Vector Black Lime - Suunto

Vector Black Lime – Suunto

da Gioielleria Bolzoni
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Vector Black Lime – Suunto

Vector Black Lime è il leggendario Orologio per l’outdoor ormai punto di riferimento per avventure ad alta quota. Altimetro, barometro, bussola. Altimetro, barometro, bussola. Resistente e leggero.

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Vector Black Lime – Suunto

Vector Black Lime è il leggendario Orologio per l’outdoor ormai punto di riferimento per avventure ad alta quota. Altimetro, barometro, bussola. Altimetro, barometro, bussola. Resistente e leggero.

Contenuto della confezione del Vector Black Lime

Suunto Vector Black Lime, Guida rapida

IL PRIMO OROLOGIO DA MONTAGNA

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  1. Allenamento Aerobico 2°Parte - Pillole di Corsa di F. Marzullo

    Allenamento Aerobico 2°Parte


    Rubrica Pillole di Corsa di Franco Marzullo - CAPITOLO 6


    1. COMMENTO ALLA MARATONA DI NEW YORK
    2. SECONDA  PARTE ALLENAMENTI AEROBICI : IL CORTO VELOCE ED IL FARTLEK.
    3. TABELLE DI ALLENAMENTO


    Cari lettori,
    ormai posso chiamarvi cari RUNNERS. Oggi proseguiamo il nostro percorso verso traguardi podistici sempre più consistenti. Prima però un brevissimo commento alla Maratona di New York che si è appena conclusa.


    Abbiamo assistito come ormai sottolineo da diverse puntate allo strapotere dei corridori africani o di origine africana (Keniani, Etiopi o Eritrei): il terzo classificato maschile è di nazionalità statunitense ma l'aspetto ed il cognome tradiscono origini Keniane. Unica bianca sul podio nella maratona femminile l'americana Molly Huddle. Gli italiani: lontanissimi.


    La considerazione fondamentale è che il vincitore Ghirmay Ghebrselassie, Eritrea, ha 21 anni e aveva già vinto la maratona dei Campionati Mondiali di Pechino nell'Agosto dello scorso anno, non ancora ventenne. Questo è un segno che in rari casi, alcuni atleti giovani, ovviamente fenomeni, si dedicano prestissimo alla maratona senza passare attraverso le tappe delle gare più corte, come invece fanno molti atleti di livello internazionale.


    Noi siamo ancora molto lontani da tali traguardi, ma mi auguro che qualcuno possa un giorno correre la maratona in maniera soddisfacente.


    La quarantesima Maratona di New York sarà anche ricordata per la partecipazione del quarantaquatrenne perugino Leonardo Cenci che, pur essendo ammalato di cancro da quattro anni, è riuscito a prepararsi, partecipare e concluderla in 4 ore e 27 minuti. Cenci è il fondatore di una associazione ONLUS dal nome “AVANTI TUTTA” per sostenere gli ammalati di tumore. (qui il link al progetto: http://www.avantitutta.org/)




    [caption id="attachment_21460" align="alignnone" width="720"]Leonardo Cenci - Maratona di New York Leonardo Cenci - Maratona di New York[/caption]

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    Allenamento aerobico 2° Parte


    Oggi vi propongo altri due allenamenti aerobici, con bassa produzione di LATTATO  che comunque viene smaltito rapidamente nelle ore successive.



    Tabella 1 - Corsa Forte o Corto Veloce


    Il primo di questi allenamenti si chiama CORSA FORTE O CORTO VELOCE.


    Va svolto al limite delle 4 millimoli di lattato, cioè al limite della SOGLIA ANAEROBICA, ma voi non lo potete calcolare in questo modo perché lo possono fare atleti evoluti, che hanno a disposizione strumentazioni sofisticate.


    Chi usa il cardiofrequenzimetro  deve condurre l'allenamento alla frequenza cardiaca di tale soglia:


    200 b/m per chi ha 20 anni, maschio
    195 b/m per chi ne ha 25
    190 b/m per chi ne ha 30
    175 b/m per chi ne ha 35
    170 b/m per chi ne ha 40
    165 b/m per chi ne ha 45
    160 b/m per chi ne ha 50


    Non consiglio di effettuare questo allenamento a chi ha più di 50 anni ed è alle prime armi come voi, ciò non toglie che atleti che corrono da molti anni a tale età riescono ancora ad effettuare allenamenti vicini alla soglia anaerobica.


    Chi non ha il cardiofrequenzimetro può rifarsi al calcolo già fatto per conoscere la velocità della corsa media, propongo quindi la seguente tabella, che non va presa alla lettera ma può dare indicazioni.


    CORSA LENTA                            


    10 km ai 6'00” al km
    11 km ai 5'30” al km
    12 km ai 5'00” al km


    CORSA MEDIA


    6 km ai 5'30” al km
    7 km ai 5'00” al km
    8 km ai 4'30”/4'35” al km


    CORTO VELOCE


     3 km ai 5'00” al km
    4 km ai 4'30”/4'35” al km
    5 km ai 4'00”/4'10” al km


    Ovviamente anche il corto veloce deve essere eseguito a velocità costante ed essere preceduto da riscaldamento stretching ed andature, seguirà defaticamento.



    Tabella 2 - Fartlek


    Il secondo allenamento aerobico che propongo è il FARTLEK.


    Il termine in svedese significa gioco di velocità, è un allenamento difficile da eseguire da soli se non si è dotati di un pizzico di fantasia, di buona conoscenza del proprio stato di forma e delle proprie capacità.


    Si tratta di iniziare, dopo il consueto riscaldamento, una corsa a ritmo lento e dopo due/tre minuti effettuare un cambio di velocità (allungo) per qualche decina di secondi, per poi ritornare alla velocità precedente (recupero).


    Ovviamente l'allungo avrà determinato una condizione di affanno, che non appena sarà superato, in genere in 1 o 2 minuti, si potrà ripetere un altro allungo.


    ATTENZIONE, gli allunghi NON DEVONO ESSERE TUTTI UGUALI, e qui sta la capacità del soggetto ad  AUTOGESTIRSI. Potranno essere allunghi di 20-30 secondi ma anche di 1 minuto poi di 2 minuti fino a 3 minuti.


    Il miglior FARTLEK è quello svolto su un percorso con saliscendi, a circuito di 1-2 km, ripetibile più volte.


    Altra caratteristica fondamentale è quella che NON ci si deve MAI FERMARE, pertanto l'abilità consiste nel saper dosare le proprie forze tra la durata e la velocità degli allunghi e dei recuperi.


    La DURATA varia dai 30' di chi corre il lento ai 6'/km sino ai 45' per chi corre il lento sotto i 5'/km.


    Per chi non ha fantasia e poca capacità di autogestione propongo un schema a piramide:


    allungo 30” - recupero 1'


    allungo 45” - recupero 1' 30”


    allungo 1' - recupero 2'


    allungo 1' 30” - recupero 2' 30”


    allungo 2' - recupero 3'


    allungo 3' - recupero 3'


    poi a ritroso allunghi di 2'; 1' 30”; 1'; 45”; 30” con i recuperi proporzionali come nella prima metà.


    Al termine: defaticamento.


    Questo tipo di allenamento, oltre a non accumulare acido lattico nei muscoli ha diverse funzioni: migliora lo stile di corsa, la velocità, la resistenza alla velocità, la potenza aerobica, la capacità e potenza cardiaca.


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    Come impostare la settimana


    SETTIMANE  TIPO da alternare


    GRUPPPO A) CORSA LENTA AI 6'/KM


    Prima settimana:


    I° giorno: corsa lenta per un'ora.
    2° giorno: progressione per 6 km.
    3° giorno: riposo
    4° giorno: corsa lenta per un'ora
    5° giorno: corsa media per 6 km.
    6° e 7° giorno: riposo


    Seconda settimana:


    I° giorno: corsa lenta per un'ora.
    2° giorno: fartlek
    3° giorno: riposo
    4° giorno: corsa lenta per un'ora
    5° giorno: corto veloce per 3 km.
    6° e 7° giorno: riposo


    GRUPPPO B) CORSA LENTA AI 5'30"/KM


    Prima settimana:


    I° giorno: corsa lenta per un'ora.
    2° giorno: progressione per 7 km.
    3° giorno: corsa lenta per un'ora
    4° giorno: corsa media per 7 km.
    5° giorno: corsa lenta per un'ora
    6° e 7° giorno: riposo


    Seconda settimana:


    I° giorno: corsa lenta per un'ora.
    2° giorno: fartlek
    3° giorno: corsa lenta per un'ora
    4° giorno: corto veloce per 4 km.
    5° giorno: corsa lenta per un'ora
    6° e 7° giorno: riposo


    GRUPPPO C) CORSA LENTA AI 5/KM


    Prima settimana:


    I° giorno: fartlek.
    2° giorno: corsa lenta per un'ora
    3° giorno: progressione per 8 km.
    4° giorno: corsa lenta per un'ora
    5° giorno: corsa media per 8 km.
    6° e 7° giorno: riposo


    Seconda settimana:


    I° giorno: fartlek.
    2° giorno: corsa lenta per un'ora
    3° giorno: corto veloce per 5 km.
    4° giorno: corsa lenta per un'ora
    5° giorno: corsa media per 8 km.
    6° e 7° giorno: riposo


    Dalla prossima puntata introdurrò qualche allenamento anaerobico, nozioni di programmazione annuale e l'approccio alle gare su strada.




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  2. Allenamento aerobico per la corsa

    Allenamento aerobico per la corsa


    Rubrica: "Pillole di Corsa" 5° Puntata - di Franco Marzullo

    GLI ALLENAMENTI AEROBICI, PRODUZIONE E METABOLIZZAZIONE DELL'ACIDO LATTICO,  SOGLIA AEROBICA, SOGLIA ANAEROBICA, RESISTENZA,CAPACITA' E POTENZA  AEROBICA, CORSA MEDIA,  DEFATICAMENTO.


    Cari lettori,


    con questa puntata distinguiamo gli allenamenti AEROBICI da quelli ANAEROBICI, quest'ultimi caratterizzati dalla produzione e accumulo di ACIDO LATTICO. Incomincio quindi a fornire indicazioni a chi di voi intende migliorare  le proprie performances sulle distanze che già è in grado di percorrere, cioè 10/11 chilometri in un'ora.


    Gli allenamenti AEROBICI, sono definiti tali perché la quantità di OSSIGENO che arriva ai muscoli è sufficiente a bruciare le fonti di energia principali che abbiamo a disposizione e cioè i LIPIDI (Acidi Grassi) ed il GLUCOSIO, che è depositato nelle cellule muscolari in “pacchi” più grandi chiamati GLICOGENO.


    Come ho spiegato nelle precedenti puntate per correre in condizioni di aerobiosi occorre non percepire il battito cardiaco e la respirazione deve essere regolare e non affannosa ed inoltre non si deve sentire dolore e affaticamento ai muscoli delle gambe, salvo che negli ultimi minuti dell'allenamento. Ciò accade se la frequenza cardiaca non supera mediamente nei maschi adulti i 130 battiti al minuto, mentre nelle donne occorre considerare uno scarto di 10 pulsazioni, ossia 140 battiti al minuto.


    Se continuiamo a correre lentamente, in aerobiosi, potremo arrivare ad aumentare la distanza, grazie all'aumento di depositi di GLICOGENO nelle cellule muscolari, ma difficilmente potremo migliorare la velocità di percorrenza: miglioriamo cioè solo la RESISTENZA AEROBICA.


    Nella precedente puntata abbiamo individuato un allenamento che può essere considerato aerobico, se eseguito come vi ho indicato, cioè iniziando a correre lentamente, terminando gradualmente ad una velocità superiore, tale da impegnarvi in modo significativo ma senza eccedere: la CORSA IN PROGRESSIONE.


    Vi ho anche indicato di eseguire prima un RISCALDAMENTO, integrato da esercizi di STRETCHING, ANDATURE ed ALLUNGHI. Al termine ho anche suggerito di eseguire il DEFATICAMENTO.


    Questo allenamento però vi costringe nel finale ad aumentare la frequenza cardiaca e la respirazione diventa più veloce e profonda, cioè avete bisogno di più ossigeno per reggere quella velocità.


    Nel finale le cellule delle vostre FIBRE MUSCOLARI vanno in DEBITO DI OSSIGENO, e sono costrette a produrre ACIDO LATTICO.


    Negli allenamenti aerobici però la quantità di acido lattico prodotta è minima, viene immessa facilmente nel sangue e viene smaltita contemporaneamente da altre fibre muscolari non coinvolte nella corsa, dal fegato, dai reni e dal cuore.


    La quantità di ACIDO LATTICO che passa nel sangue è stata misurata, con appositi procedimenti e si è visto che quando l'allenamento è condotto a velocità molto basse, con frequenze cardiache di 130/140 battiti al minuto, non oltrepassa il limite di 2 millimoli per litro di sangue (2 mmol/l).


    Questo limite viene chiamato SOGLIA AEROBICA.


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    Quando invece si incomincia ad effettuare una corsa più veloce, le cellule muscolari producono ACIDO LATTICO in quantità maggiore e finchè non si raggiunge il livello di 4mmol/l nel sangue, si è in una situazione di equilibrio, ossia l'acido lattico prodotto viene smaltito. Questo limite di 4mmol/l viene definito SOGLIA ANAEROBICA: quando viene superata  vi è ACCUMULO DI ACIDO LATTICO nei muscoli che gradualmente si affaticano sino a produrre fastidio, dolenzia e addirittura dolore.


    Pochi atleti evoluti hanno la possibilità di misurare nel sangue la concentrazione di acido lattico ( la definizione migliore sarebbe LATTATO), a noi basta sapere che la frequenza cardiaca si alza e la respirazione diventa un po' più affannosa. L'indicatore che si usa di consueto è la misurazione della frequenza cardiaca che negli allenamenti aerobici non deve oltrepassare i 160-180 battiti al minuto a seconda dell'età, sesso e frequenza di base (l'avevo spiegata nelle prime pubblicazioni delle PILLOLE DI CORSA)


    Al fine di ottenere un miglioramento delle proprie prestazioni occorre produrre un certo quantitativo di acido lattico. Più allenamenti sono dedicati alla produzione di quantitativi elevati di acido lattico e prima si raggiungono i risultati attesi, ma il rischio di dover interrompere la preparazione è proporzionale alla quantità ed all'intensità: traumi muscolari, tendinei, articolari, infiammazioni in diverse sedi, fino ad uno stato di affaticamento costante: in gergo si dice che l'atleta è scoppiato, il termine più appropriato è che è andato in SUPERALLENAMENTO.


    Il podista amatoriale alle prime armi che ha un'età superiore ai 40 anni dovrebbe evitare allenamenti anaerobici ed accontentarsi di utilizzare i sei allenamenti aerobici fondamentali:


    CORSA LENTA O LUNGO LENTO


    CORSA IN PROGRESSIONE


    CORSA MEDIA


    CORSA FORTE O CORTO VELOCE


    FART-LEK


    INTERVAL-TRAINING


    Ciò che consente al nostro corpo di migliorare le proprie prestazioni attraverso la produzione di acido l'attico, consiste in due fenomeni fondamentali.


    Il primo è centrale, ossia il CUORE, costretto a pompare più sangue in tempi più brevi, si rafforza gradualmente e, insieme ad una ventilazione da parte dei POLMONI  più efficace, arriverà a portare il quantitativo di ossigeno ai muscoli  necessario a tollerare lavori sempre più intensi.


    Il secondo è periferico: le cellule delle fibre muscolari imparano attraverso l'incremento di microscopici laboratori chiamati MITOCONDRI ad aumentare i depositi di ossigeno.


    Entrambi i meccanismi appartengono a quella caratteristica degli esseri viventi che si chiama ADATTAMENTO, cioè la capacità in seguito ad uno stimolo sconosciuto, spesso nocivo, di adattarsi alla nuova condizione. Spesso si tratta di variazioni climatiche, ambienti modificati, agenti patogeni come virus e batteri, assunzione di farmaci e droghe, ed infine la capacità di reggere l'aumento dello sforzo fisico. Ma si tratta anche di tollerare mentalmente la fatica ed il dolore.


    Ho descritto l'adattamento in modo semplicistico, in realtà entrano in gioco tanti fattori molto complessi quali variazioni metaboliche, ormonali, anticorpali ed enzimatiche, nelle quali sarebbe troppo specialistico addentrarci.


    Gradualmente il soggetto aumenterà la propria CAPACITA' AEROBICA, ossia la capacità di lavorare più a lungo, eliminando contemporaneamente l'acido lattico, prodotto e la POTENZA AEROBICA, ossia la capacità di utilizzare quantitativi maggiori di ossigeno ogni minuto, a velocità sempre più elevate.


    I maratoneti keniani ed etiopi che corrono la maratona pochi minuti sopra le 2 ore, cioè ai 3'/km, sono arrivati con l'allenamento a possedere elevati livelli di RESISTENZA, CAPACITA' E POTENZA AEROBICHE.


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    LA CORSA MEDIA


    Oltre la Corsa in Progressione potete inserire nel vostro bagaglio di allenamenti anche la Corsa Media.


    Dopo il consueto riscaldamento, stretching, andature e allunghi in pianura, inziate a correre a velocità costante per 6 km.


    Ma a quale velocità deve essere effettuata la Corsa Media?


    Un atleta evoluto sa che deve effettuarla ad una frequenza cardiaca del 85-90% della frequenza che ha quando corre alla velocità di soglia anaerobica.


    Ma per i neofiti e gli amatori è abbastanza attendibile un calcolo di questo genere:


    Togliere 25-30 secondi dal ritmo che si tiene nella corsa lenta. Quindi:


    - chi corre la corsa lenta al ritmo di 6'00”/km, cioè in un'ora effettua 10 km, correrà i 6 km di corsa media al ritmo di 5'30”/km.

    - Chi corre ai 5'30” la  corsa lenta (circa 11 km in un'ora), eseguirà la corsa media ai 5'00”


    - Chi corre ai 5'00” la  corsa lenta ( cioè 12 km in un'ora), eseguirà la corsa media ai 4'30”- 4'35”. 



    Quante corse medie occorre effettuare?


    Chi fa solo 2/3 sedute alla settimana eseguirà nella prima settimana una progressione e nella seconda una corsa media, la terza settimana una progressione e la quarta una media, e così via alternandole. Gli altri allenamenti settimanali saranno di corsa lenta.


    I più bravi che riescono a fare quattro sedute di allenamento, faranno:


    I° giorno: corsa lenta per un'ora.


    2° giorno: riscaldamento, stretching, andature, allunghi poi una progressione per 6 km.


    3° giorno: riposo


    4° giorno: corsa lenta per un'ora


    5° giorno: riscaldamento, stretching, andature, allunghi poi una corsa media per 6 km.


    6° e 7° giorno: riposo


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    Il DEFATICAMENTO


    Perchè occorre eseguire il defaticamento dopo aver effettuato allenamenti più veloci della corsa lenta?


    Per il principio che ho spiegato precedentemente: i muscoli avranno prodotto una certa quantità di acido lattico,  non eccessiva ma che forse non si è ancora smaltita.


    Correre subito dopo la prova per alcuni minuti consentirà ai muscoli di versare eventuali residui di acido lattico nel sangue, intanto che il corpo è ancora caldo, che verrà quindi metabolizzato da altri muscoli, dal fegato, dai reni e dal cuore.


    Anticipo gli argomenti della prossima puntata: l'implementazione del numero di sedute di allenamento e la Corsa Forte detta anche Corto Veloce.


    Alla prossima.




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  3. Olimpiadi, doping, anoressia e la corsa in progressione

    Olimpiadi, doping, anoressia e la corsa in progressione


    Carissimi lettori,


    la nostra quarta puntata di pillole di corsa esce contrariamente a quanto preannunciato dopo le Olimpiadi.


    Inizio quindi con un BREVE COMMENTO ALLE GARE DI MEZZOFONDO E FONDO.


    Italiani inesistenti, se si esclude la presenza di Veronica Inglese nei 10000, della Straneo, della Bertone, di Pertile e di La Rosa nelle maratone. Ritirati la Incerti e Meucci proprio in maratona.


    Nazionale italiana che nella maratona si è affidata a tre over 40, segno che i giovani fanno fatica ad emergere e che comunque le gare di lunga lena vedono sempre più resistere i nuovi giovani over 40, pertanto voi nuovi amatori avete davanti un lungo futuro.


    Occorre inchinarsi a chi a 4 anni di distanza è riuscito a doppiare sia i 5000 che i 10.000 metri,  Mohamed Farah, con maglietta britannica, ma con il colore della pelle degli africani, che hanno dominato su tutte le distanze. Nella maratona l'unico atleta non africano a mettersi in evidenza è stato l'americano Galen Rupp, medaglia di bronzo, a distanza di sette giorni dalla finale dei 10.000, terminata con un eccellente quinto posto. Il mio quesito è sempre lo stesso: è riuscito a recuperare pienamente in sette giorni?


    Primato mondiale stratosferico della etiope Ayana nei 10.000 femminili, 29'17" secondi.


    Continuiamo con l'argomento reintegrazione corretta, differenziandola  dalla pratica vietata del doping. Faremo anche un cenno al problema della anoressia che affligge alcune donne che praticano il podismo. In seguito proporrò un altro passo in avanti per il miglioramento delle vostre performances attraverso la corsa in progressione.


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    REINTEGRAZIONE SI, DOPING NO


    Oggigiorno la dieta di una persona sedentaria non è sufficiente per chi pratica uno sport di durata, soprattutto se svolto in condizioni climatiche sfavorevoli, in genere caratterizzate da temperature elevate.


    Nelle puntate precedenti abbiamo fatto cenno al fatto che la corsa prolungata porta ad un consumo di calorie, e che quindi può essere usata per favorire, insieme ad una  dieta equilibrata, la perdita di peso in eccesso.


    Ora invece, per chi ha un peso corporeo nella norma, occorre parlare di reintegrazione delle perdite determinate da discipline sportive caratterizzate da uno sforzo prolungato nel tempo.


    Di seguito in ordine di importanza elenco le sostanze che vanno reintegrate dopo l'allenamento/gara prolungata:




    • acqua con sali minerali perse attraverso il sudore

    • carboidrati, che costituiscono la principale fonte energetica, e sono “bruciati” in maniera elevata durante uno sforzo intenso e prolungato

    • lipidi o grassi, che è meno importante reintegrare, in quanto il nostro organismo li risintetizza partendo dai carboidrati in eccesso ( chi mangia molta pasta, dolci e pane tende ad accumulare grasso)

    • infine le proteine, che sono l'ultima riserva energetica che il nostri muscoli  utilizzano, quando sono terminate le altre due fonti basilari energetiche costituite dai carboidrati e dai lipidi. Il consumo di proteine può avvenire nella parte finale di allenamenti molto lunghi o di gare di fondo prolungato quali la maratona.


    Ne consegue che dopo una corsa di diverse decine di minuti è lecito bere acqua, meglio ancora con l'aggiunta di sali minerali quali magnesio e potassio: le aziende produttrici aggiungono a loro piacimento, sodio, cloro, calcio e vitamine.


    I carboidrati possono essere reintegrati con la dieta consueta: si trovano nella pasta, nel riso, nelle patate, nel pane, nello zucchero comune, nel miele, nei dolci in genere, nella frutta e in alcuni tipi di  frutta secca.


    Le proteine, invece sono meno necessarie al corridore di lunga durata e si trovano comunemente nella carne, nei salumi, nei formaggi, nell'albume dell'uovo, nel latte, nei legumi.


    I lipidi o grassi in molte carni rosse, nei salumi, nel latte, nel burro, nell'olio, in altri tipi di frutta secca. Qui poi c'è da sbizzarrirsi nella distinzione tra  lipidi dannosi e quelli salutari, con discussioni infinite e scelte dietetiche. E' opinione comune che le carni rosse ed il burro aumentino il cosiddetto colesterolo cattivo (LDL) mentre le carni bianche, il pesce e l'olio extravergine d'oliva favoriscano il colesterolo buono (HDL).


    Si sostiene che siano necessari anche gli acidi grassi OMEGA-3, di cui sono ricche le creature marine, (come i Krill da cui deriva il nome di questo sito che mi ospita).


    Sarebbero utili per ritardare l'invecchiamento, per difenderci dal colesterolo cattivo e quindi per ridurre il rischio di malattie cardiocircolatorie.


    Diversamente da coloro che praticano la corsa con impegno elevato, che devono assumere gli integratori proposti anche in questo sito, al vostro attuale livello di allenamento è sufficiente una dieta equilibrata, se proprio volete essere più tranquilli, potete aumentare le riserve di carboidrati nei muscoli (GLICOGENO) almeno dodici ore prima dell'allenamento.


    Se volete invece caricare subito prima della fatica è meglio usare i carboidrati caratterizzati da rapido assorbimento e che non provochino il cosidetto picco glicemico, che invece causerebbe una intensa debolezza muscolare.


    Quindi bene maltodestrine e fruttosio, sconsigliato il saccarosio.


    Fino ad ora abbiamo quindi trattato di corretta reintegrazione se effettuata dopo la prova o di integrazione alla dieta al di fuori dell'allenamento.


    Coloro che invece anche a livello amatoriale sono alla ricerca di prodotti considerati leciti, che diano la carica per migliorare la propria prestazione nella consueta gara domenicale, abitano la terra di confine tra l'integrazione, più che giustificata dalla perdita di acqua e di sostanze varie, ed il doping. Il loro approccio mentale, a mio avviso sbagliato, è quello di trovare quell'aiutino che aggiunga qualcosa magari ad un allenamento insufficiente.


    Sono allora alla ricerca di prodotti che contengano gli energizzanti più innovativi ed efficaci, spesso senza garanzie che l'etichetta dica esattamente la verità.


    Non usano sostanze ufficialmente vietate, ma l'assetto psicologico è il medesimo di chi fa uso di sostanze dopanti. La differenza sta solo nella sostanza, ma non nello scopo.


    Il corretto miglioramento delle prestazioni va ricercato attraverso l'allenamento e il reintegro delle sostanze consumate.

    Attenzione: anche ai corridori di lunga lena vengono proposti prodotti contenenti aminoacidi, che sono i mattoncini che formano le proteine, che a loro volta sono i mattoni delle cellule muscolari.

    In realtà questi prodotti sono utili a chi deve aumentare la massa muscolare e cioè ai velocisti ed ai lanciatori o a chi deve effettuare uno sforzo intenso ma breve. Il muscolo del podista ha bisogno di avere a disposizione carboidrati e ossigeno.

    Avete visto le Olimpiadi di Rio?  I corridori keniani ed etiopi che sono i protagonisti delle gare di mezzofondo e fondo sono filiformi con massa muscolare minima.

    I PRINCIPALI SISTEMI DOPANTI NELLA CORSA


    In genere si tratta di sostanze utilizzate in medicina per curare varie patologie, ma usate forzosamente in assenza di malattie per migliorare le proprie performances.


    1) uso aggiuntivo di EPO o eritropoietina (normalmente prodotta dal nostro organismo), la sostanza che aumenta la disponibilità di globuli rossi nel sangue, che sono i trasportatori di ossigeno. L'indicatore di una quantità eccessiva di globuli rossi nel sangue è dato dalla misurazione dell'emocromo, che quando supera valori vicino al 50%, viene considerato pericoloso per il cuore e per la formazione di trombi.


    2) sostanze stimolanti quali caffeina, amfetaminici e broncodilatatori (spray o sciroppi) in realtà non danno apporto energetico, ma fanno in modo che l'atleta consumi fino all'ultima riserva energetica portandolo ad una condizione di pericolo anche per la propria vita.


    3) Altre sostanze usate per migliorare le proprie performances sono gli antidolorifici: anche questi portano a non saper leggere il livello di esaurimento energetico raggiunto, segnalatoci dal dolore, con il rischio di oltrepassare il limite di fatica che il nostro corpo può sopportare.


    4) Anabolizzanti a base di ormoni ed il GH (ormone della crescita), anche questi molto pericolosi per la salute nel lungo periodo.


    5) Diuretici, vengono assunti nel tentativo di nascondere l'uso di sostanze illecite.


    Alle Olimpiadi di Rio sono stati riammessi atleti ex-dopati ed esclusi altri tra cui il nostro Schvarzer: diventa veramente molto complesso districarsi in questa matassa dove la trasparenza, la verità e la giustizia fanno fatica a venire a galla.



    CORSA E ANORESSIA NERVOSA


    Se il doping serve per migliorare illecitamente la propria prestazione dall'altra parte ci sono persone, in genere donne, che non reintegrano a sufficienza le calorie consumate: sono disponibili a bere acqua e sali minerali ma sono terrorizzate dall'idea di accumulare calorie. Effettuano quindi diete poverissime di carboidrati e ricercano nella corsa un mezzo accessorio per dimagrire senza fine.


    Nei primi mesi fanno anche prestazioni dignitose, essendo magre come le etiopi e le keniane, ma c'è un punto oltre il quale mettono in pericolo la propria vita, andando a consumare, in assenza di carboidrati e lipidi, le proteine costituenti il proprio corpo.


    Quando queste persone non si rendono conto dei rischi in cui incorrono, provano vero e proprio terrore al pensiero di poter recuperare un solo etto di peso e si piacciono esageratamente magre, al di là della opinione di tutti, rientrano nel campo della medicina, essendo afflitte da una patologia molto diffusa negli ultimi decenni, chiamata Anoressia Nervosa.


    A mio parere, medici sportivi, dirigenti di società e allenatori dovrebbero vietare a queste donne di partecipare alle gare, anche se non potranno impedire loro di correre fino allo sfinimento: ma qui dovrebbero intervenire i sanitari che hanno in cura la persona.


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    LA CORSA IN PROGRESSIONE


    E' il primo metodo d'allenamento, diverso dalla corsa lenta che già effettuate, che vi propongo in campo aerobico (consumo di ossigeno moderato senza andare in debito). Ormai siete in grado di correre quasi un'ora consecutivamente, senza misurare però il tempo e la distanza che riuscite a percorrere.


    Quando arriverete a correre un'ora consecutivamente, due o tre volte la settimana, cominciate a misurare la distanza percorsa ed a rilevare il tempo che impiegate a percorrerla: il cronometro è un accessorio che non vi deve più mancare. Se proprio volete strafare, prendetelo con il cardiofrequenzimetro incorporato.


    Per svolgere bene la corsa in progressione è bene che segniate con precisione anche ogni singolo chilometro del vostro percorso.


    Qui di seguito imposterò uno schema, ma prendetelo solo come esempio, dovete saperlo adattare al livello da voi raggiunto.


    Supponiamo che in un'ora siate in grado di fare 10 km, ne consegue che la vostra velocità di 10 km/h si traduce in una velocità, nel linguaggio podistico, di 6 minuti al chilometro.


    Dovete dividere i vostri 10 Km in tre settori:




    1. il primo, di 3 km, eseguiti lentamente, sono quelli che rappresentano il riscaldamento (vi spiegherò prossimamente perché è necessario effettuare il riscaldamento);

    2. il secondo, di 6 km è il settore su cui svolgerete la progressione;

    3. il terzo, di 1 km, è il settore che utilizzerete per fare defaticamento, ossia una corsa ancora lenta, come quella del riscaldamento (vi spiegherò anche a cosa serve il defaticamento)


    Effettuato il riscaldamento sui 3 km di corsa lenta, quindi intuitivamente di 18 minuti, vi fermerete e per 10 minuti vi dedicherete agli esercizi ed allo stretching.


    Accertatevi della frequenza cardiaca a riposo prima di partire per la progressione: dovrebbe essere sotto i 100 battiti al minuto


    Partite per la prova, effettuate questa progressione:


    primo chilometro: 6'

    secondo chilometro 6'

    terzo chilometro 5'50

    quarto chilometro 5'50

    quinto chilometro 5'40

    sesto chilometro 5'30”.

    La progressione che vi ho indicato è solo un esempio, ma siete liberi di gestirla come credete, il concetto fondamentale è che ad ogni chilometro la velocità aumenti gradualmente. La frequenza cardiaca dovrebbe raggiungere al termine un incremento di 20/30 battiti al minuto, pertanto chi al primo chilometro parte da 110/120 battiti al minuto, alla fine non dovrebbe superare i 130/150 battiti al minuto.


    Finita la progressione vi fermerete per 2/3 minuti e poi effettuerete il chilometro restante di defaticamento.


    E' un allenamento facile da definire ma difficile da svolgere, perché occorre una grande conoscenza di se stessi, quindi sono possibili diversi errori, il più comune è quello di partire forte e finire male.


    Se avrete la perseveranza di continuare, riuscirete ad eseguirlo correttamente e a prendere confidenza con le vostre possibilità ed i vostri limiti attuali e futuri.


    Questo allenamento va svolto una volta alla settimana mentre nell'altra o nelle altre sedute continuerete a fare un'ora di corsa continua con esercizi e stretching alla fine.


    Potrete osservare che col passare delle settimane la vostra velocità di percorrenza aumenterà e che nell'ora di corsa incomincerete ad aumentare la distanza percorsa.


    Nel salutarvi vi anticipo i prossimi argomenti.


    Gli allenamenti aerobici e la produzione di acido lattico: la corsa media.




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  4. Staffetta 4x100 misti femminile Rio 2016 Olimpiadi

    Staffetta 4x100 misti femminile Rio 2016 


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    Staffetta 4x100 misti femminile Rio 2016 - Finale


    Alle 03.49 (ora italiana) l'Italia della staffetta femminile 4x100m misti scenderà in acqua con Federica Pellegrini tentando di centrare una difficilissima medaglia olimpica.


    La squadra italiana è composta da Federica Pellegrini, Carlotta Zaflova, Arianna Castiglioni e Ilaria Bianchi. Una gara molto difficile per l'Italia che non va oltre l'ottavo posto con 3'59"50. Medaglia d'oro per gli Stati Uniti con 3'53"13, argento per l'Australia con 3'55"00 e bronzo per la Danimarca a solo un centesimo dal secondo posto con 3'55"01.



    Staffetta 4x100 misti femminile Rio 2016 - Batterie


    Alle 18.40 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della Staffetta 4x100 misti femminile Rio 2016. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 2.


    Buona gara per le azzurre che ottengono il quarto posto in batteria con il tempo di 3'59"09 e si qualificano per la finale.

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  5. 1500m stile libero maschile Rio 2016 Olimpiadi

    1500m stile libero maschile Rio 2016


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    1500m stile libero maschile - Finale


    [caption id="attachment_20922" align="alignnone" width="850"]1500m stile libero maschile Rio 2016 - Gregorio Paltrinieri Oro e Gabriele Detti Bornzo 1500m stile libero maschile Rio 2016 - Gregorio Paltrinieri Oro e Gabriele Detti Bornzo[/caption]

    Alle 03.11 (ora italiana) andrà in scena la finale dei 1500m stile libero maschile con Gregorio Paltrinieri, favorito per la vittoria finale, in corsia 4 e in corsia 2 Gabriele Detti che ha la possibilità di arrivare a medaglia.


    "Vado a canna, se qualcuno vuole starmi dietro ci provi", questo è quello che ha pensato Gregorio Paltrinieri alla partenza della finale dei 1500m stile libero maschile. Una partenza velocissima e un ritmo forsennato per tutta la gara. Gli avversari provano ad inseguirlo ma l'italiano è sempre davanti. Alla fine chiude al primo posto con la conquista dell'oro olimpico con 14'34"57.


    Bellissima gara anche per Gabriele Detti che centra l'obiettivo e conquista la medaglia di bronzo con 14'"40"86. Medaglia d'argento per lo statunitense Jaeger con 14"39"48.




    1500m stile libero maschile - Batterie


    Alle 18.40 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della 1500m stile libero maschile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 5 con Gabriele Detti e Batteria 6 con Gregorio Paltrinieri.


    Nella batteria 5 buona gara di Gabriele Detti che chiude al terzo posto con 14'48"68 e si qualifica per le finali. Primo posto per lo statunitense Wilimovsky con 14'48"23 e secondo l'australiano Horton con 14'48"47.


    Nella batteria il campione del mondo Gregorio Paltrinieri conferma la sua imbattibilità e chiude la batteria al primo posto con il tempo di 14'44"51 e si qualifica per la finale. Secondo lo statunitense Jaeger con 14'45"54 e terzo l'australiano Mcloughlin con 14'56"02.


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  6. 50m stile libero femminile Rio 2016 Olimpiadi

    50m stile libero femminile Rio 2016


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    50m stile libero femminile - Batterie


    Alle 18.02 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della 50m stile libero femminile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 8, con Erika Ferraioli in corsia 3 e con Silvia Di Pietro in Batteria 11.


    Buona prestazione di Erika Ferraioli che chiude la sua gara al quarto posto con il tempo di 25"40. Purtroppo questo tempo non permette alla nuotatrice italiana di accedere alle semifinali.


    Primo posto per portoricana Garcia con 24"94, secondo posto per  la francese Henique con 25"36, e terza l'israeliana Hen Shikler.


    Nella batteria 11 Silvia Di Pietro chiude al settimo posto 24"89, tempo che purtroppo non le permette di accedere alla semifinali.


    Primo posto per l'inglese Halsall con 24"26, secondo posto per la danese Ottesen con 24"48, e terza l'australiana Campbell con 24"52.

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  7. 200m dorso femminile Rio 2016 Olimpiadi

    200m dorso femminile Rio 2016


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    200m dorso femminile - Batterie


    Alle 20.00 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della 200m dorso femminile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 2, con Margherita Panziera che chiude la sua gara al sesto posto con il tempo di 2'10"92. Tempo che purtroppo non è sufficiente per accedere alle semifinali.

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  8. 100m farfalla maschile Rio 2016 Olimpiadi

    100m farfalla maschile Rio 2016


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    100m farfalla maschile - Batterie


    Alle 19.32 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della 100m farfalla maschile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 4, con Pietro Codia che chiude la sua gara al secondo posto con il tempo di 51"72. Tempo sufficiente per accedere alle semifinali.


    Nella Batteria 5 invece Matteo Rivolta che partecipa alla sua prima olimpiade. Il tempo finale è di 52"67 e  gli vale il sesto posto ma non le qualificazioni per le semifinali.

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  9. 50m stile libero maschile Rio 2016 Olimpiadi

    50m stile libero maschile Rio 2016


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    50m stile libero maschile - Batterie


    Alle 19.02 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della 50m stile libero maschile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 9, con Luca Dotto che chiude la sua gara al terzo posto con il tempo di 21"87. Tempo sufficiente per accedere alle semifinali.


    Nella Batteria 11 invece Federico Bocchia che partecipa alla sua prima olimpiade. Il tempo finale è di 22"54 e  gli vale l'ottavo posto ma non le qualificazioni per le semifinali.

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  10. Staffetta 4x200m stile libero femminile Rio 2016 Olimpiadi

    Staffetta 4x200m stile libero femminile Rio 2016


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    Staffetta 4x200m stile libero femminile - Batterie


    Alle 19.31 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della Staffetta 4x200m stile libero femminile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 1 in corsia 4.


    Prima frazione con la Mizzau che parte un po' più lenta delle altre, dopo 100m è sesta ma le atlete sono tutte molto vicine. Al termine della prima frazione l'Italia è indietro  e ha perso circa 2" rispetto alle prime. Seconda frazione con la De Memme che non migliora la situazione dell'Italia e al cambio l'Italia è ultima. Terza frazioni con la Masini Lucetti che prova a recuperare ma senza riuscirci e al cambio l'Italia è ancora ultima in ottava posizione. Quarta frazione con Federica Pellegrini che disputa un'ottima gara ma non può rimediare al distacco che si è creato con le prime. L'atleta azzurro riesce comunque a recuperare due posizioni e chiude al sesto posto. Purtroppo il tempo di 7'57"74 non consente all'Italia di accedere alla finale.


    Primo posto per l'Australia con 7'49"24, secondo posto per la Russia con 7'50"52 e terzo posto per il Canada con 7'51"99.

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  11. 100m stile libero femminile

    100m stile libero femminile Rio 2016


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    100m stile libero femminile - Batterie


    Alle 18.02 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della 100m stile libero femminile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 3, con partenza prevista per le ore 18.17 (ora italiana), con Erika Ferraioli in corsia 5.


    Partenza non perfetta per la Ferraioli che poi rientra fino ai 75m vicino alle prime del gruppo poi rallenta la bracciata e la fatica si fa sentire. Alla fine la nuotatrice italiana chiude al quinto posto con il tempo di 55"20. Purtroppo questo tempo non le permetterà di accedere alle semifinali.


    Prima la russa Popova con il tempo di 54"60, seconda la svizzera Ugolkova con 54"85 e terza la nuotatrice di Hong Kong Cheng con 54"92.


    Grande assente della gara la nuotatrice azzurra Federica Pellegrini che ha deciso di non partecipare per riservare tutte le energie alla staffetta 4x200m prevista oggi.


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  12. Staffetta 4x200m stile libero maschile Rio 2016

    Staffetta 4x200m stile libero maschile Rio 2016


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    Staffetta 4x200m stile libero maschile Rio 2016 - Batterie


    Alle 19.17 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale dei staffetta 4x200m stile libero maschile Rio 2016. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 1 in corsia 8.


    Dopo la prima frazione con D'Arrigo l'Italia è al quarto posto. Seconda frazione con Di Giorgio e Italia al quinto posto. Terza frazione con Belotti e Italia passa al secondo posto. Ultima frazione con Detti che chiude al terzo posto con il tempo di  7'09"20. Purtroppo il tempo non è comunque sufficiente per accedere alle semifinali.


    Primo posto per gli Stati Uniti con il tempo di 7'06"74, seconda l'Olanda con il tempo di 7'09"16 e terza l'Italia con il tempo di  7'09"20.

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  13. 200m rana maschile Rio 2016 Olimpiade

    200m rana maschile Rio 2016


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    200m rana maschile Rio 2016 - Batterie


    Alle 18.50 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale dei 200m rana maschile Rio 2016. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 5, con partenza prevista per le ore 19.10 (ora italiana), con Luca Pizzini in corsia 1.


    Buona la partenza di Pizzini che stacca bene dal blocchetto. Primo 50m aggressivo che vede il nuotatore italiano in terza posizione. Secondo 50m più lento e Pizzini viene superato perdendo la terza posizione. Alla fine l'azzurro chiude al quinto posto con il tempo di 2'11"26 che gli permette di accedere alle semifinali.


    Primo posto per il russo Chupkov con il tempo di 2'07"93, secondo posto per l'americano Cordes con il tempo di 2'09"30 e terzo lo statunitense Prenot con il tempo di 2'09"91.

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  14. 200m farfalla femminile Rio 2016 Olimpiadi

    200m farfalla femminile Rio 2016


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    200m farfalla femminile Rio 2016 - Batterie


    Alle 18.28 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale dei 200m farfalla femminile Rio 2016. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 2, con partenza prevista per le ore 18.33 (ora italiana), con Alessia Polieri in corsia 6 e nella Batteria 4, partenza ore 18.43 (ora italiana), scenderà in vasca Stefania Pirozzi in corsia 8.


    Alessia Polieri chiude al quinto posto con il tempo di 2'08"95  che le consente di accedere alle semifinali.


    Partenza lenta nei primi 50m per la Pirozzi, nel secondo 50m aumenta il passo e rimane costante fino alla fine in settima posizione e chiude con il tempo di 2'09"40. Purtroppo per pochi centesimi non può accedere alle semifinali.

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  15. 100m stile libero maschile Rio 2016 - Olimpiade

    100m stile libero maschile Rio 2016


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    100m stile libero maschile - Batterie


    Alle 18.02 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della 100m stile libero maschile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 5, con partenza prevista per le ore 18.14 (ora italiana), con Filippo Magnini in corsia 7 e nella Batteria 8, partenza ore 18.23 (ora italiana), scenderà in vasca Luca Dotto in corsia 5.


    Partita la batteria 5 con Filippo Magnini in corsia 7. L'atleta italiano rimane un po' indietro nei primi 50m e poi migliora nella seconda frazione di gara chiudendo al sesto posto con il tempo di 49"40. Purtroppo questo tempo non gli consentirà di accedere alla semifinali.


    Primo della batteria l'inglese Scott con il tempo di 48"01, secondo il belga Surgeloose con il tempo di 48"65 e terzo il greco Goloméev con il tempo di 48"68.


    Partita anche la batteria 8 con Luca Dotto in corsia 5. Una bella gara per il nuotatore italiano che chiude al quarto posto con il tempo di 48"47 e accede alle seminifinali.


    Primo l'australiano McEvoy con il tempo 48"12, secondo il tedesco Wierling con il tempo di 48"35 e terzo il belga Timmers con il tempo di 48"46.

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  16. 200m misti femminile Rio 2016 - Olimpiadi

    200m misti femminile Rio 2016


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    200m misti femminile - Batterie


    Alle 18.02 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della 200m misti femminile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 2, con partenza prevista per le ore 19.01 (ora italiana), con Luisa Trombetti in corsia 3. Nella Batteria 5, partenza ore19.16 (ora italiana) invece scenderà in vasca Sara Franceschi in corsia 8.


     Luisa Trombetti ottiene il quarto posto in batteria 2 con il tempo di 2'14"66. Ottavo posto invece per Sara Franceschi in batteria 5 con il tempo di 2'15"61. Entrambi i tempi purtroppo non sono sufficienti per accedere alle semifinali.

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  17. 200m stile libero femminile Rio 216 - Olimpiadi

    200m stile libero femminile Rio 2016


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    200m stile libero femminile - Finale


    La partenza è prevista per le 03.19 (ora italiana). Partirà la finale con Federica Pellegrini in corsia 3. Una gara all'inseguimento per la nuotatrice italiana che deve rincorrere le avversarie e purtroppo non riesce a trovare lo spunto finale e per pochi centesimi non centra il podio e arriva quarta con il tempo di 1'55"18.


    Medaglia d'oro per l'americana Ledecky con il tempo 1'53"73, medaglia d'argento per la svedese Sjöström con il tempo di 1'54"08 e medaglia di bronzo per l'australiana McKeon 1'54"92.



    200m stile libero femminile - Semifinale


    Un'altra ottima prestazione per Federica Pellegrini che in semifinale 2 centra il terzo posto con il tempo di 1'55"42 migliorando il tempo della batteria e accedendo alla finale.

    Prima la svedese Sjöström con il tempo di 1'54"65 e seconda l'americana Ledecky con il tempo di 1'54"81.

    200m stile libero femminile - Batterie


    Alle 18.02 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della 200m stile libero femminile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 4, con partenza prevista per le ore 18.17 (ora italiana), con Federica Pellegrini in corsia 4 e con Alice Mizzau in corsia 2.


    Buona la prima gara di Federica Pellegrini, la campionessa italiana conquista il primo posto in batteria 4 con il tempo di 1'56"37 e si qualifica per le semifinali. Seconda la cinese Yanhan con il tempo di 1'56"77 e terza la russa Popova con il tempo di 1'57"08.


    Niente da fare invece per la Mizzau che nonostante una buona gara finisce sesta in batteria con il tempo di 1'59"16 e non riesce a qualificarsi per le semifinali.

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  18. 100m rana femminile Rio 2016 - Olimpiadi

    100m rana femminile Rio 2016


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    100m rana femminile - Batterie


    Alle 118.51 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della 100m rana femminile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 5, con partenza prevista per le ore 19.03 (ora italiana), con Martina Carraro in corsia e con Arianna Castiglioni in corsia 6.


    Le ragazze azzurre non riescono nell'impresa e non si qualificano per le fasi finali. Il risultato finale vede la Castiglioni sesta con il tempo di 1'07"32, seguita dalla Carraro con il tempo di 1'07"56.


    Prima ella batteria 5 la russa Efimova con il tempo di 1'05"79, seconda la giamaicana Atkinson con il tempo di 1'06"72 e terza la svedese Johansonn con il tempo di 1'06"84.

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  19. 200m stile libero maschile Rio 2016 - Olimpiadi

    200m stile libero maschile Rio 2016


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    200m stile libero maschile - Batterie


    Alle 18.19 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della 200m stile libero maschile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 2, con partenza prevista per le ore 18.24 (ora italiana) con Marco Belotti in corsia 5 e nella Batteria 3 con Andrea Mitchell D'Arrigo in corsia 3 con partenza prevista per le 18.29 (ora italiana).


    Buona prestazione di Marco Belotti che conquista i terzo posto nella batteria con il tempo di 1'48"71, preceduto dal cinese Keyuan con il tempo di 1'48"46 e dal venezuelano Quintero che chiude al primo posto con il tempo di 1'47"02. Purtroppo il nuotatore italiano non si è qualificato per le fasi finali.


    Buona anche la gara di D'Arrigo che finisce quarto nella batteria molto vicino ai primi. Il tempo finale è di 1'47"46. Primo della batteria l'austriaco Auböck con il tempo di 1'47"24, secondo posto per il neozelandese Stanley con il tempo di 1'47"37 e terzo il l'argentino Grabich con il tempo di 1'47"41. Purtroppo il nuotatore italiano non si è qualificato per le fasi finali.

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  20. Staffetta 4x100m stile libero femminile Rio 2016

    Staffetta 4x100m stile libero femminile Rio 2016


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    Italia sesta nella staffetta 4x100m stile libero femminile Rio 2016


    Dopo la grande prova disputata nelle batterie la staffetta italiana femminile 4x100m non riesce a ripetere l'impresa e si aggiudica il sesto posto con il tempo di 3'36"78. Medaglia d'oro e nuovo record del mondo per l'Australia con il tempo di 3'30"65, medaglia d'argento per gli Stati Uniti con il tempo di 3'31"89 e medaglia di bronzo per il Canada con il tempo di 3'32"89.



    Staffetta 4x100m stile libero femminile Rio 2016 - Batterie


    Alle 20.24 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale della Staffetta 4x100m stile libero femminile. L'Italia scenderà in vasca nella Batteria 1, con partenza prevista per le ore 20.24 (ora italiana).


    Prima frazione con la Fereoli e l'Italia al terzo posto. Seconda Frazione con la Di Pietro e l'Italia in quarta posizione. Terza frazione con l'Italia ancora terza a 0,79s. Quarta frazione con in acqua Federica Pellegrini che esegue un recupero straordinario e conquista il primo posto nelle batteria con il tempo di 3'35"90 che vale anche il record italiano e la qualificazione per la fase finale.


    Classifica della batteria 1 vede al primo posto l'Italia con il tempo di 3'35"90, seconda l'Olanda con il tempo di 3'35"94 e terza la Svezia con il tempo di 3'36"42.

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  21. 100m rana maschile Rio 2016 - Olimpiadi

    100m rana maschile Rio 2016


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    100m rana maschile Rio 2016 - Batterie


    Alle 20.04 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale dei 100m rana maschile. Per l'Italia scenderà in vasca Andrea Toniato nella Batteria 5, con partenza prevista per le ore 20.16 (ora italiana).


    Partita la batteria 5 con Andrea Toniato in corsia 8. Buona la partenza con il passaggio al quarto posto nei 50m poi chiude la gara al settimo posto, comunque molto vicino agli altri atleti, con il tempo di 1'00"45. Purtroppo il tempo non è sufficiente per permettere all'atleta azzurro di proseguire nelle fasi finali.


    La classifica della batteria 5 vede al primo posto il brasiliano Silva con il tempo di 59'01", al secondo posto il sudafricano Van der Burgh con il tempo di 59'35", e al terzo posto il brasiliano Junior con il tempo di 59'46".

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  22. 400m misti femminile Rio 2016

    400m misti femminile Rio 2016


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    400m misti femminile Rio 2016 - Batterie


    Alle 19.32 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale dei 400m misti femminile. Per l'Italia scenderà in vasca Sara Franceschi nella Batteria 2, con partenza prevista per le ore 19.38 (ora italiana), e Luisa Trombetti nella Batteria 3, con partenza prevista per le ore 19.44 (ora italiana).


    Partita la batteria 2 con Sara Franceschi in corsia 4. Una gara affrontata con impegno dall'atleta italiana, la più giovane del gruppo azzurro con i suoi 17 anni, e forse l'emozione per la partecipazione alla sua prima olimpiade le mette i bastoni fra le ruote. La gara è subito difficile e la frazione a rana la mette ulteriormente in difficoltà. Alla fine la Franceschi chiude al quarto posto con il tempo di 4'48"48. Purtroppo questo tempo non le permette di proseguire il cammino verso le fasi finali.


    La batteria 2 si chiude con il primo posto della croata Samardžić con il tempo di 4'"39"41, secono posto per la serba Crevar con il tempo di 4'43"19, e terzo posto per la portoghese Kaminskaya con il tempo 4'"46"03.


    Partita anche la batteria 3 con Luisa Trombetti in corsia 3. Gara difficilissima per la Trombetti che parte subito male incontrando subito delle difficoltà fin dalle prime vasche e chiude all'ottavo posto con il tempo di 4'45"52. Purtroppo questo tempo non le permette di proseguire il cammino verso le fasi finali.


    La batteria 3 si chiude con il primo posto della vietnamita Thi Anh Vien con il tempo di 4'36"85, al secondo posto alla canadese Pickrem con il tempo di 4'38"06, terzo posto per la brasiliana Maranhão con il tempo di 4'"38"88.

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  23. 400m stile libero maschile Rio 2016

    400m stile libero maschile Rio 2016


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    Bronzo per Gabriele Detti nei 400m stile libero maschile Rio 2016 


    Una bellissima gara per il nuotatore azzurro Gabriele Detti che conquista il bronzo nei 400m stile libero alle Olimpiadi di Rio 2016 grazie ad una grande rimonta. L'atleta italiano chiude la sua gara con il tempo di 3'43"49. Medaglia d'oro per l'australiano Horton con il tempo di 4'41"55, Medaglia d'argento per il cinese Sun Yang con il tempo di 3'"43"68.



    400m stile libero maschile Rio 2016 - Batterie


    Alle 18.48 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale dei 400m stile libero maschile. Per l'Italia scenderà in vasca Gabriele Detti nella Batteria 7. La partenza è prevista per le ore 18.40 (ora italiana).


    Iniziata la gara di Gabriele Detti che nuota in corsia 3. Dopo 100m Detti è insieme al gruppo dei primi e ai 250m passa in terza posizione con un buon recupero. A 300m Detti ancora terzo, prova ad aumentare e passa in seconda posizione ai 350m. Alla fine l'italiano chiude terzo con il tempo di 3'43"95 e si qualifica per le fasi finali.


    La classifica della batteria 7 vede al primo posto l'americano Dwyer con 3'43"42, seguito dall'australiano Horton con il tempo di 3'43"84 e terzo Detti con 3'43"95.

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  24. 100m farfalla Femminile Rio 2016

    100m farfalla Femminile Rio 2016


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    100m farfalla Femminile Rio 2016 - Batterie


    Alle 18.28 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale dei 100m farfalla femminile. Per l'Italia scenderà in vasca Ilaria Bianchi nella Batteria 5. La partenza è prevista per le ore 18.40 (ora italiana).


    Partita la gara con Ilaria Bianchi in corsia 6. Bene i primi 50 metri per l'atleta italiana poi nella seconda parte si è staccata un po' troppo dalle prime. Alla fine Ilaria Bianchi chiude al sesto posto con il tempo di 58"48. Purtroppo il tempo non consente alla nuotatrice italiana di proseguire il cammino verso la finale.


    La classifica della batteria 5 vede al primo posto l'americana Worrel con il tempo di 56"97, secondo posto per l'australiana McKeon con 57"33 e terzo per la sudcoreana Sehyeon con 57"80.

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  25. 400m misti Maschile Rio 2016

    400m misti Maschile Rio 2016


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    400m misti Maschile Rio 2016 - Batterie


    Alle 18.02 (ora italiana) inizieranno le batterie per accedere alla finale dei 400m misti maschile. Per l'Italia scenderanno in vasca nella Batteria 4 Luca Marin e Federico Turrini. La partenza è prevista per le ore 18.20 (ora italiana).


    Partita la Batteria 4 con Luca Marin in corsia 1 e Federico Turrini in corsia 6. Gara difficile da subito per i due italiani che si staccano dai primi tre già dopo i primi 100m a farfalla. Una gara tutta in rincorsa e che purtroppo preclude l'accesso dei due italiani alle fasi successive.


    Luca Marin chiude quinto con 4'17"88 mentre Federico Turrini  sesto con 4'18"39.


    Nella Batteria 4 il primo posto va all'americano Kalisz con 4'08"12, secondo posto al giapponese Seto 4'08"47, e terzo posto per l'americano Litherland con 4'11"10.

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  26. Costumi Swimxwin, collezione 2016
    https://youtu.be/yZ6EC1kNJZI

    Costumi Swimxwin, collezione 2016


    SWIMXWIN ovvero “nuota per vincere” è il brand innovativo che nasce nel 2007 con il re-styling del vecchio occhialino svedese portando sul mercato italiano il celebre “The Original Frank”.


    Oggi SWIMXWIN è sinonimo di cuffie estrose e divertenti o colorate al limite del possibile, a volte bizzarre e irriverenti ma tanto gradite al popolo che profuma di cloro ma anche e soprattutto di costumi interamente made in Italy che ricalcano le stesse caratteristiche di qualità, innovazione e tendenza.


    L’Azienda, tutta italiana, punta dritto a rispolverare gli scaffali dei vecchi punti vendita in piscina per trasformarli in ambienti giovani, frizzanti, pieni di colore e stile, lo stile libero italiano di SWIMXWIN… moda e tendenze entrano in vasca!



    Caratteristiche e qualità dei prodotti swimxwin


    Gli elementi base della produzione SWIMXWIN si concentrano prevalentemente su cuffie, occhialini e costumi, prodotti basilari dove l’Azienda è sempre alla ricerca della massima qualità unita a grafiche di tendenza.



    LE CUFFIE SWIMXWIN


    La maggior parte delle cuffie derivano soprattutto da una produzione riservata in Asia, le cuffie swimxwin sono caratterizzate da un logo dell’Azienda in rilievo. Una piccola produzione, di altissima qualità, viene invece affidata a partner Koreano. Lì nascono le particolarissime Art Luxuria Cap caratterizzate da background d’effetto e colori molto brillanti rispetto ai normali standard. Anche l’Art Luxuria Cap è un prodotto esclusivo SWIMXIWN.



    GLI OCCHIALINI SWIMXWIN


    La filosofia dell’Azienda prevede lo sviluppo di un numero limitato di modelli di occhialino da piscina che siano stati precedentemente ben testati dai propri atleti testimonial. Quindi non una vastissima scelta di modelli ma la sicurezza di prodotti sempre di grande soddisfazione per il cliente in quanto a comodità, visibilità e tenuta.



    I COSTUMI SWIMXWIN


    La caratteristica primaria è la produzione completamente nazionale a partire dai tessuti che vengono scelti per caratteristiche particolari di resistenza al cloro e differenziati per modello e sesso affinché il cliente abbia sempre il miglior compromesso tra vestibilità, confort e durata. La linea principale di costumi è il Living, costume olimpionico donna e slip uomo, prodotto con tessuti di altissima qualità Carvico di Milano poi interamente sublimati ed assemblati nei nostri laboratori italiani.



    Scopri ora tutti i costumi swimxwin:


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  27. Nuoto di Fondo e Alimentazione

    Nuoto di Fondo e Alimentazione


    L'alimentazione è forse uno degli ultimi aspetti ad essere preso in considerazione nella programmazione alla prestazione sportiva agonistica o dilettantistica che sia. La regola generale è sempre la stessa: un'alimentazione varia, cibi genuini e uno stile di vita regolare.


    Spesso anteponiamo all'alimentazione la scelta del tipo e del luogo di allenamento, del materiale tecnico e altro, ma non per questo essa è meno importante per il conseguimento del nostro obiettivo sportivo.


    L'alimentazione, specialmente nella prestazione di fondo, è fondamentale per reintegrare i liquidi e le energie utilizzate, in modo che non si creino squilibri organici: dobbiamo cercare di mantenere costanti per tutta la competizione le nostre energie fisiche.


    Occorre sempre partire dal concetto di base che l'alimentazione è la fonte di energia di cui abbiamo bisogno per la nostra attività sportiva.


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    Allenamento per il nuoto e alimentazione


    L'alimentazione va programmata anche nei periodi di allenamento per fare in modo di creare delle buone riserve per quando in gara dovremo dare fondo a tutte le nostre risorse fisiche e mentali.


    Nel nuoto di fondo, una buona disponibilità di energia ci viene dai carboidrati che vengono gradualmente rilasciati dall'organismo durante la performance fornendoci l'energia necessaria per la prolungata prestazione in acqua.


    Più le nostre scorte di energie sono di buon livello e vengono reintegrate unitamente ai liquidi e ai sali persi durante la prestazione, tanto maggiore sarà la nostra possibilità di gestire la nostra performance.


    Un consiglio che possiamo dare in tutta tranquillità quando ci si pongono obiettivi piuttosto impegnativi dal punto di vista fisico è di farsi seguire da un esperto medico nutrizionista.


    Quando si programma la partecipazione ad una  gara è comunque buona cosa individuare l'alimentazione che conviene seguire nel periodo precedente ad essa, in modo da incamerare tutte quelle energie che ci serviranno al momento della prestazione.



    I cibi: caratteristiche nutrizionali


    Cibi con una buona fonte di energia sono i carboidrati, quindi pane, pasta, patate, cereali, ricchi di amidi che nella digestione vengono scomposti in malto-destrina utile a fornire l'energia necessaria a sostenere l'esercizio fisico intenso e prolungato. Inoltre saranno molto utili in gara per reintegrare le riserve di energia o nell'immediato dopo gara o dopo l'allenamento.


    Cibi che ci forniscono proteine e grassi, come legumi, latte, uova e carne, servono per ricostruire i tessuti dei muscoli, a veicolare nell'organismo molte e diverse vitamine ed a fornire un supplemento di energia negli sport aerobici. Assolutamente si consiglia di prediligere grassi non idrogenati o essenziali.


    Occorre tenere presente che proteine e grassi si caratterizzano per la lentezza della digestione e quindi nelle ore immediatamente precedenti la gara è meglio non farvi ricorso.


    Nel nuoto, in modo particolare, gli alimenti solidi hanno bisogno di tempi prolungati per la digestione e, di conseguenza, per fornire energia al nostro organismo.


    Poiché ci si trova in acqua e in una particolare postura nel nuoto, è molto meglio che gli alimenti siano leggeri e vengano distribuiti nell'arco della gara in modo da non originare problemi digestivi che possono danneggiare la prestazione: è molto importante prevedere le modalità e le quantità di alimenti da assumere durante la gara.


    Particolare attenzione va posta all'organizzazione specialmente in acque libere per quanto riguarda l'assunzione degli alimenti, in modo da avere rifornimenti al seguito o punti sul percorso di gara ove rifornirsi: se si è soli bisogna curare l'alimentazione, in modo da incamerare energie preziose, soprattutto nei giorni che precedono la competizione e poi vedere di trovare soluzioni creative e realizzabili per la gara: in piscina tutto diventa molto più semplice.


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    Integratori per il nuoto di fondo


    Un pensiero particolare va poi agli integratori alimentari, visto che anche nelle gara di lunga durata, come il nuoto di fondo, occorre alimentarsi per non restare senza energie a cui poter attingere.


    Gli integratori alimentari devono essere di marchi affidabili e non contenere prodotti di sintesi, ma devono essere ottenuti attraverso l'utilizzo e la trasformazione di elementi naturali: è fondamentale per qualsiasi atleta un particolare riguardo alla salute e all'integrità del proprio corpo.


    Per questo motivo si consiglia, nel nuoto di fondo, di utilizzare delle barrette che impegnano poco la digestione e in poco meno di un'ora sono in grado di rifornirci di energia.


    Anche integratori liquidi permettono di alimentarsi in acqua e avere una maggiore facilità di digestione, facilitando di conseguenza l'attività motoria-sportiva.


    E' sempre consigliabile testare questi integratori alimentari già in allenamento in modo da conoscerne i tempi e le modalità di utilizzo ottimali.


    In questa fase assumono importanza gli integratori alimentari per i momenti precedenti la gara, durante e  dopo la gara, oltre che come complementi della nostra dieta in base alla loro composizione, alle nostre caratteristiche fisiche e al tipo di sforzo da sostenere.


    Possiamo perciò programmare sulla base delle suddette conoscenze il tipo di alimentazione da seguire durante la gara.


    Gli integratori pregara, da utilizzare un paio d'ore prima della gara, ci permettono di assumere miscele di carboidrati, il cui risultato in termini di energia verrà rilasciato con gradualità durante la gara.


    Una volta che si è nel pieno della prestazione si consiglia di assumere bevande con sali minerali e con miscele di carboidrati che ci aiutino a reintegrare energie e liquidi utilizzati in gara.


    E' bene ricordare che una volta esaurite le riserve di energia queste richiedono un certo tempo per essere ricostituite: di conseguenza facciamo molta attenzione a tutti i segnali che ci avvisano di un'eventuale crisi.


    Siamo perciò portati ad utilizzare bevande costituite da miscele di carboidrati a lento e graduale rilascio, per la resistenza, oppure quelle con più rapido effetto per superare le avvisaglie di una crisi oppure in vista di un finale di gara a grande intensità.


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  28. Tecniche per migliorare lo stile di corsa

    Tecniche per migliorare lo stile di Corsa


    Articolo n°3 della Rubrica Pillole di Corsa di Franco Marzullo


    Carissimi,


    siamo alla terza puntata ed al terzo step.


    Ormai possiamo prendere in considerazione solo due gruppi in quanto chi nei due mesi passati è riuscito a progredire gradualmente, ormai potrà arrivare tra un mese ad iniziare la seduta con  alcuni minuti di cammino per poi svolgere una corsa unica e concludere con alcuni minuti ancora di cammino.


    Invece  i soggetti del gruppo a), che sono ancora in notevole sovrappeso o che non sono più giovanissimi o che non intendono sottoporsi a visita medica o non ce l'hanno fatta a progredire in termini di minuti di corsa o che comunque desiderano solo mantenersi in salute, possono continuare a fare 2/3 uscite alla settimana alternando il cammino alla corsa. Nelle prossime puntate non tratterò più di loro.


    Il gruppo b) arriverà gradualmente tra un mese a 6 min di cammino + 40 min di corsetta + 4 min di cammino.


    Il gruppo c) può incominciare a togliere il cammino iniziale e finale, arrivando tra un mese a correre continuamente per 50 minuti.


    Per ambedue i gruppi il minimo necessario è di due sedute settimanali, meglio ancora è riuscire a fare tre sedute.


    Man mano che si aumenta la quantità di lavoro occorre anche migliorare la qualità, altrimenti, come vi dicevo, si corre il rischio di produrre danni articolari o muscolo-tendinei nel breve periodo ma  è possibile che permangano anche per un periodo protratto.


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    Come migliorare lo stile di corsa


    allunghi_fig_aLa volta scorsa ho descritto in diversi punti le caratteristiche di un buon stile di corsa. In questa e nelle successive puntate fornisco alcuni suggerimenti su come migliorarla.


    1° suggerimento, attuabile da tutti, consiste nell'effettuare allunghi in salita di circa 100m come da figura A)


    L' allungo è un tipo di corsa breve di circa 80/200 metri con una velocità elevata, non massimale, in cui il soggetto forza la lunghezza della falcata e la rapidità di ogni passo, cercando di tenere alto il bacino. Effettuare 4/5 allunghi alla fine dell'allenamento.


    2° suggerimento: effettuare circa 20 passi a skip in uno spazio di circa 10 metri. Ripetere 4/5 volte questo esercizio alla fine dell'allenamento.


    Nel breve filmato successivo si vede come vanno eseguiti.


    https://youtu.be/cx5Rv1Lo-Fk

    Per evitare contratture muscolari o altri tipi di lesione è opportuno alla fine dell'allenamento aggiungere esercizi di stretching.


    Esistono addirittura dei libri sullo stretching, quando viene utilizzato come principale forma di esercizio fisico, ma nel nostro caso è un utile complemento da non dimenticare.


    E' opportuno dedicare almeno dieci minuti ad esercizi di stretching in ogni seduta, riguardanti nel nostro caso gli arti inferiori ed il dorso poi, col prosieguo delle nostre puntate,  ne vedremo altri per altri settori del corpo.


    Per il momento impariamo quelli fondamentali del polpaccio, degli estensori, dei flessori e degli adduttori della coscia, e infine quello della colonna vertebrale come nelle figure successive.




    [caption id="attachment_20696" align="alignnone" width="850"]esercizi_stretching_1 Esercizi di Stretching per le gambe[/caption]

    [caption id="attachment_20697" align="alignnone" width="850"]esercizi_strechting_2 Esercizi di Stretching per la colonna vertebrale[/caption]

    Tenere la posizione per ogni gamba per almeno 30 secondi, ripetendo ogni posizione 3 volte.


    Quindi:




    • tre polpaccio sinistro e tre destro;

    • tre coscia anteriore sinistra e tre destra

    • tre coscia posteriore sinistra e tre destra

    • tre adduttori sinistra e tre destra

    • tre della colonna.


    ATTENZIONE: in questa fase in cui si effettua  una corsa lenta continua, non resta altro che effettuare gli allunghi in salita o gli skip e lo stretching alla fine della seduta.


    Quando tratteremo tipi di allenamento più evoluti consiglierò di eseguirli dopo il riscaldamento e come parte integrante del defaticamento.


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    Campionati Europei di Amsterdam


    Avevo preannunciato che avremmo parlato di integrazione e di doping, di anoressia e di un breve commento sugli atleti italiani alla mezza-maratona dei Campionati Europei di Amsterdam che si sono chiusi il 10 Luglio. I quattro argomenti hanno un sottile filo conduttore che li unisce.


    Ciò che li unisce è che il corpo umano non è fisiologicamente adatto ad effettuare fatiche prolungate, soprattutto con le temperature e l'afa estiva.


    Poiché per motivi di spazio non riesco a trattarli tutti insieme oggi partiamo dai Campionati Europei e dal doping.


    Se siete riusciti a seguire in TV la mezza maratona al mattino di Domenica 10, saprete che l'Italia ha ben figurato nel computo a squadre con il secondo piazzamento della compagine femminile e il terzo della squadra maschile. Ciò grazie a due atleti: Veronica Inglese di 25 anni medaglia d'argento femminile e Daniele Meucci di 30 anni, medaglia di bronzo maschile.


    Tra l'altro, se riusciste a reperire i filmati su internet o su youtube, vedreste che sono due atleti snelli, con un fisco armonioso, una corsa stilisticamente eccellente, fluida e leggera, quindi proprio adatti alle corse prolungate.


    Sono dotati ambedue di altre caratteristiche fondamentali: la motivazione, la determinazione, la caparbietà, la resistenza alla fatica e il coraggio.


    Occorre però anche la capacità di ragionare e non muoversi d'istinto: a mio parere la Inglese ha peccato un po' di presunzione basandosi sulle prime sensazioni positive dei primi chilometri mettendosi a “tirare” da sola davanti al gruppo, per poi venir riassorbita da altre due atlete, tra cui la vincitrice, portoghese, più anziana ma più esperta, che negli ultimi chilometri l'ha staccata di 16 secondi.


    Inoltre la portoghese per vincere questa gara e avere tutte le energie a disposizione aveva rinunciato a correre i 10.000 metri alcuni giorni prima, mentre la nostra Veronica aveva gareggiato con un buon risultato arrivando sesta.


    A Meucci nessun rilievo se non che a metà gara si è agganciato ai tre di testa con un allungo troppo impetuoso, che a mio parere gli è “rimasto” un po' nelle gambe. Purtroppo ha poi dovuto competere con atleti non proprio europei, perchè in realtà africani: volenti o nolenti alcune etnie africane hanno una marcia in più rispetto ai bianchi.


    Osserviamo le due prestazioni di Veronica Inglese e di Daniele Meucci , che ci possono fornire alcune indicazioni fondamentali.



    Veronica Inglese:



    • 10.000 del 6 luglio in 31' e 37”, cioè ai 3'10” al Km

    • Mezza-maratona del 10 luglio:1h:10' e 35”, cioè 3' 22” al km


    Daniele Meucci:



    • 10.000 nel 2012 in 27' e 33”, cioè ai 2'45” al km

    • Mezza-maratona nel 2013 in 1h: 01' e 06”, cioè ai 2'54” al Km


    Ne deriva che gli atleti evoluti tra le due gare hanno una differenza di 9/10 secondi al Km.


    Ovviamente man mano che si scende nella scala dei valori questa differenza aumenterà gradualmente e ciò ci servirà tra molti mesi quando vorremo affrontare le prime gare su strada



    Corsa e Doping


    Incominciando a trattare della piaga del doping, oggi è un argomento di cui si parla diffusamente, avrete saputo dai media che il nostro talento italiano della marcia Alex Schwarzer, è stato riscontrato positivo al doping anche quest'anno e allo stato attuale non potrà partecipare alle Olimpiadi di Rio che si terranno ad Agosto. Il suo legale ha presentato ricorso e il suo allenatore Donati è affranto, quanto Alex, perché si dichiara sostenitore dello sport pulito.


    Parallelamente lo squadrone russo non ha potuto partecipare a questi campionati ed è stato escluso dalla partecipazione alle Olimpiadi, in quanto la Russia è stata considerata colpevole di doping di stato, nell'Atletica. Inoltre tanti altri sportivi in varie discipline vengono di tanto in tanto “pizzicati” ed esclusi dalle competizioni per alcuni anni: famosissimo il caso del pluricampione americano di ciclismo Lance Armstrong.


    Al momento esprimo un'opinione e cioè che la piaga del doping è estremamente diffusa in molti sport ed in alcuni settori gli atleti sono caldamente invitati, se non costretti, a fare uso di sostanze dopanti.


    L'allenatore di Schwarzer, Donati, in una recente intervista sostiene che dietro al doping c'è un giro di affari notevole, quanto a mio parere nelle scommesse, che hanno in questi anni “dopato” lo sport, nel senso che questi interessi miliardari sono in grado di alterare il risultato sportivo in qualsiasi parte del mondo.


    Sarà mai possibile arrivare ad uno sport pulito negli anni futuri? Me lo auguro, ma fin tanto che ci sono interessi economici nello sport, sarà un cammino arduo.


    Noi intanto non cediamo alla tentazione e come dice una pubblicità “ FAI SPORT ED HAI VINTO COMUNQUE”


    Per il momento chiudo questa puntata e la volta prossima le “pillole di corsa” usciranno prima delle Olimpiadi: parlerò ancora diffusamente della differenza tra doping ed integrazione e farò un cenno al problema della anoressia nella corsa.


     
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  29. Pescasub a Punta Calamita - Isola d'Elba

    Pescasub a Punta Calamita - Isola d'Elba


    [caption id="attachment_20543" align="alignleft" width="300"]Pescasub a Punta Calamita - Isola d'Elba - Il Sentiero Pescasub a Punta Calamita - Isola d'Elba - Il Sentiero[/caption]

    [caption id="attachment_20542" align="alignleft" width="300"]Pescasub a Punta Calamita - Isola d'Elba - Il Sentiero Pescasub a Punta Calamita - Isola d'Elba - Il Sentiero[/caption]

    Effettuare un battuta di pescasub a Punta Calamita è il sogno di tanti pescatori per le acque cristalline e per la presenza abbondante di pesce di tutti i tipi. Chi è dotato di un mezzo nautico può sbizzarrirsi in tutti i versanti dell'isola e trovare quasi ovunque dei posti bellissimi dove insidiare sia pesce bianco lungo la costa o grandi predoni sulle secche.


    Ma se anche tu sei fra i tanti che pescano partendo da terra i posti si riducono e conoscere i punti di accesso e le prede che si possono trovare risulta fondamentale per non sprecare la giornata, specialmente durante il periodo estivo. Oggi scopriremo insieme Punta Calamita, un ottimo spot situato nella parte sud dell'isola, nel comune di Capoliveri.


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    Pescare a Punta Calamita


    Punta Calamita è un'antica miniera, ormai in disuso, utilizzata per l'estrazione del ferro. La zona è accessibile solo a piedi o in mountain bike. Si accede attraverso una strada sterrata fino ad arrivare all'accesso della miniera che è chiuso da una sbarra. Ci vogliono circa 15/20min a piedi per raggiungere il mare.


    Il panorama è davvero stupendo e una piacevole camminata o discesa in mountain bike, per chi è attrezzato, può essere un piacere da aggiungere a quello della pesca.




    [caption id="attachment_20544" align="alignnone" width="850"]Pescasub punta Calamita - Vista Pescasub punta Calamita - Vista[/caption]

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    Il fondale e i pesci di Punta Calamita


    Il fondale di Punta Calamita si presta davvero benissimo per la pescasub offrendo situazioni adatte per ogni tipo di pesca e pescatore. Il posto è ben frequentato durante il periodo invernale da cefali, saraghi e spigole. I posti da visitare saranno le spiagge e l'immediato sottocosta.




    [caption id="attachment_20545" align="alignnone" width="850"]Pescasub a Punta Calamita - Isola d'Elba - La Spiaggia Pescasub a Punta Calamita - Isola d'Elba - La Spiaggia[/caption]

    Durante il periodo estivo invece si potrà procedere all'esplorazione della punta e della bellissima franata che inizia dal piccole pontile che si trova sotto ai primi edifici delle miniere e prosegue fin oltre la punta in direzione ovest.


    Qui il fondale è ricco di tane dove trovano rifugio corvine e cernie, oltre a diffidentissimi saraghi. Nella stagione giusta si possono incontrare tutti i principali predoni: ricciole, dentici, barracuda e talvolta anche i serra.


    Partendo da terra incontreremo un pianoro, con alcuni massoni sparsi, che arriva fino ai 10m di profondità e da lì inizia la franata che precipita rapidamente fino ad arrivare a 20-22m. Il posto è sempre ricco di mangianza e in base alle condizioni meteomarine potremo trovare i predatori in diversi livelli della colonna d'acqua con la possibilità di fare qualche bell'incontro anche nel pianoro iniziale.


    I pesci sono molto smaliziati e la nostra abilità tecnica farà la differenza. Gli amanti del basso fondo dovranno considerare con attenzione anche l'orario di pesca scegliendo sicuramente l'alba e il tramonto perché saranno i momenti dove il pesce si avvicinerà di più alla costa.


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    Video Pescasub a Punta Calamita Isola d'Elba


    In questo video vi mostreremo la cattura di una ricciola realizzata nel mese di giugno proprio sulla franata di Punta Calamita.


    https://www.youtube.com/watch?v=mj2WGcIlofQ

    Attrezzatura per la pescasub a punta calamita


    In questa uscita di pescasub a Punta Calmita abbiamo utilizzato un'attrezzatura molto semplice e alla portata di tutti. Per la pesca entro i 20 m o nel basso fondo abbiamo utilizzato delle pinne Cressi Gara LD, le più morbide della serie. Una muta Mimetica su misura da 5mm. Per la pesca all'aspetta o agguato abbiamo utilizzato un Mister Carbon 104cm monoelastico.


    Per la pesca in tana avevamo al seguito un Fucile Comanche 75cm e la torcia Salvimar Lecoled. Plancetta autocostruita e boa Omer Master Sferica.


    Durante la nostra battuta di pescasub a Punta Calamita abbiamo utilizzato la e abbiamo utilizzato la nuova maschera Omer UP-M1 della linea Umberto Pelizzari.  Dove aver effettuato diverse prove in mare abbiamo riscontrato delle ottime caratteristiche di questa maschera come il silicone morbido e confortevole e il ridottismo volume interno abbinato ad un'ottimo campo visivo. Una maschera ideale per la pesca in profondità.


    Speriamo che questo articolo sulla pescasub a Punta Calamita vi sia piaciuto e vi aspettiamo a breve per scoprire il fondale di Cavoli sempre all'isola d'Elba con il video racconto di una bella cattura.


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  30. Corsa Aerobica, Stile di Corsa, Peso Corporeo e Cuore

    CORSA AEROBICA, STILE DI CORSA, PESO CORPOREO E CUORE


    Salve cari neofiti della corsa, com'è andato il primo approccio?


    Oggi chi vuole già avere nuovi schemi di allenamento resterà un po' deluso, ne parlerò poco alla fine. E' necessario fare le cose per bene: occorre che vi fermiate a riflettere sul senso di questo nuovo impegno.


    Dovete essere sicuri di ciò che avete iniziato a fare, vi deve piacere e dovete soprattutto pensare alla salute.


    La corsa appare qualcosa di naturale, ma può far male all'organismo ed all'apparato locomotore (muscoli, articolazioni, ossa) ed inoltre è possibile che il movimento stesso sia fatto male e alla lunga possa essere deleterio.



    Il peso corporeo


    Il primo aspetto da considerare è il PESO, come sapete, se questo è eccessivo, è bene ridurlo per la  vostra salute. Come si fa a sapere se si è in sovrappeso?


    Se volete una risposta scientifica dovreste farvi visitare da un dietologo e farvi misurare l'Indice di Massa Corporea (BMI in in Inglese). Le persone in normopeso hanno un valore di BMI che rientra tra il 19 ed il 25.


    In modo ancora più sofisticato si può effettuare una plicometria che misura la quantità di grasso superfluo: si misura con un particolare strumento che vi pinza l'addome.


    In modo più semplice, dalla vostra altezza dovete sottrarre 100, se il vostro peso supera il valore calcolato, allora siete in sovrappeso o addirittura siete obesi. Un esempio: maschi,altezza m.1.75, bisogna pesare meno di 75 Kg. Per le donne occorre sottrarre ancora qualche chilo: altezza m.1.65 occorre pesare meno di 60 Kg.


    La tabella successiva vi può essere d'aiuto.




    [caption id="attachment_20453" align="alignnone" width="300"]Tabella Peso Corporeo Ideale Tabella Peso Corporeo Ideale[/caption]

    Forse, per chi si dedica alle immersioni in acque fredde, un po' di adipe in più aiuta a sentire meno freddo, ma per chi ha più di quarant'anni, il rischio di malattie cardiovascolari aumenta se è maschio, obeso, iperteso, svolge un lavoro stressante, è fumatore ed è abituato a bere alcolici.


    Insomma se avete in parte le caratteristiche sopradette, o le possedete tutte, prima di procedere con gli schemi di allenamento, pensate a dimagrire alternando la camminata alla corsa e riducete cibo, fumo ed alcool, sin tanto che non raggiungete il livello di normopeso, ma non abbiate fretta: il cuore è un muscolo resistente ma non potete chiedere che sopporti sforzi eccessivi.


    Le persone in sovrappeso che cercano di correre hanno anche maggiori rischi di subire danni alle articolazioni delle anche  delle ginocchia e delle caviglie.


    Appena possibile sottoponetevi ad una visita cardiologica con ECG e seguite le indicazioni del medico: se vi si dice che al momento è bene che camminiate solamente, rinunciate temporaneamente alla corsa e fatevi lunghe camminate, meglio in compagnia, anche tre/quattro volte alla settimana possibilmente lontano dal traffico.


    Adesso che avete compreso che la corsa è uno dei migliori mezzi per dimagrire ma che a sua volta  l'eccesso di peso può essere una controindicazione alla corsa, passiamo a qualche altra semplice nozione.


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    LA CORSA  AEROBICA


    [caption id="attachment_20454" align="alignnone" width="850"]Corsa Aerobica Corsa Aerobica[/caption]

    Vi spiegavo che per definire corsetta quello che state facendo, occorre non andare troppo forte ed essere in grado di parlare.


    Questo livello di fatica si chiama AEROBICO, cioè la quantità d'aria che si introduce, ovvero che si INSPIRA, è sufficiente per  non mettere in difficoltà il cuore ed i muscoli. In realtà non è l'aria che si inspira ad essere necessaria, ma l'OSSIGENO contenuto in essa.


    L'ossigeno passa dai polmoni al sangue, che tramite i suoi  globuli rossi lo trasporta agli organi che lo utilizzano: in particolare per chi corre gli organi più interessati sono i muscoli delle gambe, il cuore ed il cervello. Ma è proprio il cuore che spinge il sangue verso i muscoli.


    Capirete che per un podista o altro atleta di sport di durata, l'insieme di POLMONI-CUORE-SANGUE-MUSCOLI costituisce l'impalcatura a sostegno del lavoro che si svolge.


    Tutti voi saprete, come conseguenza di queste informazioni, che sotto sforzo il cuore batte più forte e la respirazione diventa affannosa.


    E' quindi giunto il momento di definire la FREQUENZA CARDIACA, ossia del numero di battiti o PULSAZIONI che il cuore effettua ogni minuto.


    Riassumendo, quella che chiamavo corsetta si chiama CORSA AEROBICA E LA FREQUENZA CARDIACA NON DEVE SUPERARE UN CERTO NUMERO DI PULSAZIONI AL MINUTO.


    Il valore della frequenza cardiaca non è uguale per tutti, per esempio i bambini, le persone in sovrappeso e le donne hanno una frequenza più alta.


    Grosso modo un adulto normopeso sano ha una frequenza a riposo di 60/70 pulsazioni al minuto, e riesce a correre in condizioni di AEROBIOSI sotto le 130 pulsazioni.


    Quindi incominciate a sapere da quale base partite: in una fase di riposo della giornata, provate a misurarvi i battiti cardiaci mettendo la mano al petto oppure con le dita della mano destra sulla parte interna del polso sin.


    Contate i battiti per un minuto, ma è sufficiente per 20 secondi, moltiplicando poi per tre. Ripetete il conteggio per tre volte, la terza volta sarà la più corretta.


    Questa è la vostra frequenza di base,  se rientra nel range che vi ho detto potrete ritenere i 130 battiti  al minuto come la frequenza di SOGLIA AEROBICA, altrimenti se siete BRADICARDICI, cioè avete una frequenza a riposo sotto i 60 battiti al minuto, potete considerare una soglia di 115/120 battiti al minuto.


    Se al contrario siete TACHICARDICI, sopra i 70 battiti al minuto, potete concedervi una soglia aerobica intorno ai 140 battiti.


    Ma come si misura la frequenza cardiaca sotto sforzo? Se potete, fermatevi per pochi secondi e fate esattamente come a riposo, ma contate subito, una sola volta e solo per 15 secondi e moltiplicate il numero di battiti per 4. Non si deve contare troppo tardi o per più tempo, perché ovviamente il battito cardiaco tende a ritornare gradualmente verso i valori di base.


    Esiste uno strumento che si chiama CARDIOFREQUENZIMETRO: se ne trovano di diversi prezzi , quelli meno costosi  hanno la fascia da mettere al petto e quelli più costosi e sofisticati rilevano la frequenza direttamente al polso. E' uno strumento comodo, ma non sempre di facile utilizzo ed a qualcuno la fascia può essere d'ingombro, soprattuto alle donne. Se non volete spendere soldi, fate come vi ho spiegato manualmente.


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    LO STILE DI CORSA


    Siete sicuri che avete corso in maniera corretta? L'errore più comune è quello di correre “seduti” con la schiena indietro, il bacino basso e le gambe che non si estendono al meglio.


    Sappiate che come nel nuoto, nel tennis o nello sci, se non si correggono immediatamente i difetti, questi si trascinano in maniera permanente.


    Poche indicazioni:




    • il busto deve essere lievemente inclinato in avanti, collo rilassato e lo sguardo verso un punto a terra qualche metro avanti a voi.

    • Le spalle rilassate e abbandonate verso il basso devono avere una minima oscillazione: sono invece le braccia, anch'esse rilassate, che devono muoversi quasi parallele con una minima tendenza delle mani ad incrociarsi davanti all'addome

    • i gomiti ad ogni oscillazione vanno indietro, in alto e non troppo in fuori

    • il bacino non deve stare basso, ma deve ad ogni passo superare di pochi centimetri l'altezza della posizione eretta da fermo.

    • dopo la fase d'appoggio in cui il ginocchio si flette leggermente, la gamba spinge il bacino in avanti ed in alto quasi raddrizzandosi sotto e dietro il bacino ( fase di sospensione)

    • poi si piega dietro e successivamente il ginocchio flesso passa davanti al bacino ( fase di oscillazione) per poi raddrizzarsi ed appoggiare nuovamente il piede a terra poco avanti al bacino

    • è bene che gli amatori non più giovani e poco leggeri appoggino tutta la pianta del piede a terra, mentre i giovani magri e leggeri possono appoggiare la parte anteriore del piede per poi ammortizzare abbassando il tallone senza che questi tocchi terra.

    • Cercate di sapere anche se mettete la punta del piede in fuori.

    • Chi corre non si accorge dei propri difetti, ma ormai con un qualsiasi cellulare è possibile farvi filmare di fronte, per le spalle e le braccia, di lato per vedere la fase di spinta e di oscillazione, e posteriormente per vedere l'appoggio ( pronazione o supinazione o punta del piede in avanti


    Le immagini che seguono possono dare un'idea.




    [caption id="attachment_20460" align="alignnone" width="500"]Stile di Corsa Stile di Corsa[/caption]

    Gli allenamenti per la corsa, Step 2


    Ricordate gli schemi che vi ho proposto nella prima puntata?


    Come procedere?


    Semplice, il principio di base consiste nell'aumentare il tempo di corsa e ridurre quello di camminata.


    Pertanto il gruppo a) arriverà alla fine del secondo mese al traguardo del gruppo b) del mese precedente, sempre che siano dimagriti e nel frattempo abbiano ottenuto l'idoneità alla visita cardiologica 3 min cammino + 10 min di corsa aerobica: ogni ciclo va svolto 4 volte, per un totale di 52 minuti


    Il gruppo b) alla fine del secondo mese arriverà al traguardo precedente del gruppo c) 6 min cammino+ 20 min di corsa aerobica + 2 min cammino + 20 min corsa aerobica + 2 min cammino, per un totale di 50 minuti.


    Il gruppo c) alla fine del secondo mese non avrà più intervalli 6 min cammino + 40 min di corsa aerobica  + 4 min cammino, per un totale di 50 minuti


    Logo Campionati Europei Atletica

     Dal 6 al 10 Luglio si svolgeranno ad Amsterdam i Campionati Europei di Atletica e nel prossimo articolo farò anche un commento sugli atleti italiani della maratona.


    Questa seconda puntata è finita e vi saluto. Nella prossima parleremo della differenza tra reintegrazione e doping, degli esercizi per migliorare lo stile, di stretching, della relazione tra corsa e anoressia nervosa ed ancora di un piccolo incremento delle vostre capacità.


     Franco Marzullo


    Contatta Franco Marzullo

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  31. La corsa e i carboidrati

    LA  CORSA e i carboidrati


    Ormai è ben noto che l'alimentazione è un aspetto fondamentale per tutti gli atleti. Ma sappiamo quanto siano importanti i carboidrati nella corsa? Scopriamolo insieme in questo articolo.


    Gli aspetti importanti per l'atleta, da curare e migliorare, per raggiungere buoni risultati nella corsa di resistenza possono essere così riassunti:




    • uno  stile di vita sobrio ed equilibrato,

    • una attenta programmazione della preparazione fisica,

    • un corretto approccio psicologico alla gara,

    • una strategia di corsa in funzione delle difficoltà del percorso e della conoscenza delle caratteristiche proprie e degli avversari,

    • ma non meno importante è la qualità dell'alimentazione e le scelte che ne conseguono in funzione delle nostre aspettative sportive.


    La scienza sportiva ci evidenzia che nella preparazione alle corse di resistenza è di grande importanza che l'alimentazione sia ricca di carboidrati per consentire al nostro organismo una disponibilità continua di energia.


    Cibi ricchi di carboidrati sono la pasta, il pane, le patate, cereali, i legumi,  ricchi di amidi, che vengono scomposti nella digestione in maltodestrina e in diversi amminoacidi.


    Questi elementi sono in grado di fornirci energia quando siamo sottoposti ad una prestazione fisica intensa e prolungata, aiutandoci a ricostituire  nei muscoli il glicogeno che andiamo spendendo durante la corsa.


    Ne consegue che la nostra dieta dovrà comprendere un quantitativo elevato di carboidrati di qualità perché il glicogeno da essi ricavato si accumulerà nel nostro organismo e sarà la nostra benzina durante la corsa.


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    Integrare i carboidrati


    A volte capita di avvertire un  senso di stanchezza: in questo caso gli integratori nutrizionali possono venirci in soccorso, per evitare di scoprirci “svuotati” e in crisi nelle fasi importanti della corsa, quando dovremo fare appello a tutte le nostre qualità ed energie per stare in gara con soddisfazione.


    Sono di grande importanza in questi casi i vari integratori nutrizionali, prima della gara, durante la gara e dopo la gara, che in base alla loro formulazione, alla conoscenza dello sforzo da sostenere e delle proprie caratteristiche fisiche ci permettono di deciderne assunzione per aiutarci in particolari momenti della corsa.


    Gli integratori pre-gara sono da assumere mezz'ora prima dell'inizio della corsa, sono composti da una miscela di carboidrati (maltodestriine e amminoacidi) e costituiscono un supplemento di energia che viene rilasciata durante la fase iniziale della corsa.


    Una volta partiti possiamo decidere se è il caso di assumere integratori durante la gara: bevande idrosaline contenenti anche miscele di carboidrati che ci aiutino a ricostituire i livelli di sali minerali e le nostre riserve energetiche.


    E' bene ricordare che una volta esaurite le riserve di energia queste richiedono un certo tempo per essere ricostituite: di conseguenza facciamo molta attenzione a tutti i segnali che ci avvisano di un'eventuale crisi.


    Quindi è importante riconoscere i segnali che il nostro corpo ci invia e in funzione delle prevedibili difficoltà del percorso e della nostra strategia di corsa possiamo decidere quali integratori nutrizionali assumere.


    Siamo perciò portati ad utilizzare bevande costituite da miscele di carboidrati a lento e graduale rilascio, per la resistenza, oppure quelle con più rapido effetto per superare le avvisaglie di una crisi oppure in vista di un finale di gara a grande intensità.


    L'integrazione nutrizionale ha anche importanza nei momenti direttamente successivi il termine della corsa, in cui possiamo favorire l'organismo sia a smaltire l'affaticamento che a ritemprare e ricostruire le riserve di energia in essa spese, con l'assunzione di sali minerali e vitamine e con miscele di carboidrati e amminoacidi.


    Nell'immediato dopo-gara per cancellare i segni della fatica utilizzeremo bevande idrosaline e vitaminiche e integratori a base di carboidrati per ripristinare le scorte di energia e rinnovare le fibre muscolari.


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  32. Come Preparare la Stagione Agonistica

    Come Preparare la Stagione Agonistica: la modulazione degli Obiettivi


    Quando ci si appresta ad affrontare una nuova stagione agonistica occorre avere già chiari gli obiettivi fin dall'inizio. Questi obiettivi ci aiuteranno ad arrivare nelle migliori condizioni atletiche e psicologiche ai vari appuntamenti in cui abbiamo scelto di cimentarci.


    Inoltre determinare con esattezza gli obiettivi ci porta a delineare in maniera equilibrata l'allenamento nelle varie fasi di avvicinamento ai più importanti appuntamenti della nostra attività agonistica.


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    Perché serve avere degli obiettivi durante una stagione agonistica?


    Avere degli obiettivi serve ad avere sempre presente l'azione e la finalità per cui la si compie, cioè il miglioramento che deve apportare alla nostra attività. Nella formulazione degli obiettivi occorre tenere in considerazione anche il fattore tempo in funzione del lavoro previsto per il loro raggiungimento.


    Ponendoci un obiettivo andiamo ad individuare dei termini di confronto, dei punti di arrivo, in modo da poter sviluppare, attraverso un allenamento mirato, una sempre più completa acquisizione delle qualità utili per realizzare la nostra prestazione.


    Avere tanti piccoli obiettivi durante la stagione agonistica stimola la concentrazione dell'atleta permettendo di sviluppare un impegno costante ed appropriato al loro conseguimento. Inoltre è uno stimolo continuo a  individuare nuove soluzioni per il superamento dei problemi che si  possono manifestare.


    Una volta definiti gli obiettivi eviteremo così di disperdere energie fisiche e mentali e potyremo investire le energie solo nelle attività più appropriate per raggiungere gli obiettivi.


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    8 Consigli per preparare la stagione agonistica


    #1. Ogni obiettivo dev'essere definito in maniera chiara e senza approssimazione.


    #2. L'obiettivo dev'essere di rilevante importanza e quindi stimolante per l'atleta.


    #3. Ogni obiettivo deve avere come risultato l'acquisizione di nuove competenze e abilità, per questo deve risultare misurabile e confrontabile.


    #4. L'obiettivo dev'essere realistico e raggiungibile, ma il livello della sfida va mantenuto sempre sempre alto e prevedere una buona dose d'impegno, altrimenti si rischia di avere risultati insoddisfacenti.


    #5. Occorre suddividere gli obiettivi in base ad un arco temporale che tenga conto di tutti i diversi impegni della stagione agonistica, quindi avremo obiettivi di breve, medio e lungo periodo.


    #6. Bisogna puntare sempre su obiettivi di miglioramento di prestazione e non su obiettivi di risultato, a cui non sempre è possibile, anche per cause esterne, arrivare.


    #7. Occorre studiare gli strumenti ed i metodi per arrivare con successo agli obiettivi fissati.


    #8. Sulla base delle nostre prestazioni dobbiamo verificare se stiamo rispettando il nostro avvicinamento agli obiettivi fissati.


    Per finire è certamente utile la considerazione che preparazione atletica e psicologica siano coerenti e si sommino ad una vita privata dell'atleta serena ed equilibrata, per arrivare ai risultati sperati.

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  33. Quali sono i tuoi punti di forza? Mente & Sport

    Quali sono i tuoi punti di forza? 


    Conosci i tuoi punti di forza? Sai come utilizzarli al meglio? Sai che le migliori permformance sportive nascono proprio dalla consapevolezza delle proprie capacità? Per questo è per altri motivi è importante conoscersi, scopriamoli insieme.



    Come riconoscere i punti di forza


    Se vogliamo raggiungere risultati eccellenti nello sport, ma più in generale nella vita, è opportuno cercare di conoscerci sempre meglio sia per quanto riguarda le nostre capacità tecniche che fisiche e psicologiche.


    Conoscere sé stessi è fondamentale per progredire nello sport: questo è anche un compito difficile ed impegnativo perché spesso non  riusciamo a individuare le nostre qualità e i nostri punti deboli.


    Spesso abbiamo bisogno del confronto con gli altri, amici o competitori, per arrivare ad avere una visione di noi stessi, come persone e come atleti, quanto più vicina alla realtà.


    A volte capita, autovalutandoci, di attribuire ad una nostra caratteristica una valenza negativa mentre nel campo di una onesta competizione potrebbe essere considerata positiva. Ad esempio l'essere molto orgogliosi può avere aspetti e risvolti negativi ma forse è questa stessa caratteristica che ci spinge a non mollare quando ci troviamo ad attraversare un momento di difficoltà.


    A tanti sportivi capita di eccedere in senso critico nei confronti dei propri punti deboli mancando nel contempo di evidenziare le loro qualità che alle volte vengono addirittura ignorate.


    Concentrarci sui nostri punti di forza, quelli che ci hanno permesso di ottenere in passato tanti ottimi risultati, è il primo passo importante per intraprendere la via di un ulteriore miglioramento.


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    Come migliorare i nostri punti di forza


    Il miglioramento dei nostri punti di forza si ottiene passando per il raggiungimento graduale di nuovi e realistici obiettivi. Portare in gara le proprie qualità al meglio diventa di fondamentale importanza.


    Per essere pienamente consapevoli dei nostri punti di forza occorre dedicare, anche pochi minuti al giorno, ad interrogarci, evidenziando le criticità, le cose costruttive emerse ed esaminando le modalità attraverso cui siamo arrivati a quei risultati.


    La consapevolezza delle nostre qualità con riguardo alla prestazione da effettuare ci permette di sentirci adeguati, all'altezza della situazione e della prestazione da compiere.


    Una componente psicologica che interviene nella prestazione è la convinzione di essere assolutamente all'altezza della situazione, che non sempre, in quel momento, coincide realmente con quanto possiamo esprimere qualitativamente.


    Per l'atleta è quindi indispensabile rifarsi ad un ricordo positivo delle qualità che si riconosce e non lasciarsi condizionare da una comprensione di eventi o situazioni negative che nell'arco di un'esperienza agonistica possono senz'altro essersi verificati.


    Il semplice rifarsi ad una situazione di debolezza innescherà, con tutta probabilità, un'atteggiamento mentale e psicologico, meno forte ed adeguato a raggiungere il massimo risultato realizzabile.


    L'autostima si alimenta delle nostre qualità positive e viene diminuita dalle nostre qualità negative, o interpretate come tali: quando si alimenta l'autostima si aumenta anche l'efficacia della nostra prestazione.


    I punti di debolezza possono essere utilizzati in maniera efficace durante l'allenamento con l'obiettivo di migliorarli.


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    Come procedere per migliorarsi


    Se sei disposto a procedere realizza che questo è già un tuo punto di forza: devi esserne fiero.


    Proviamo a mettere nero su bianco le abilità che riteniamo indispensabili nel nostro sport e ordiniamole partendo da quelle in cui ci riteniamo più forti per finire con quelle in cui ci sentiamo più carenti.


    In questo modo potremo costruire un programma mirato ad ottenere i miglioramenti che ci interessano e con le modalità che riteniamo utili per raggiungere tale obiettivo.


    Come preparazione alla gara valuta quali abilità entreranno maggiormente in gioco (in base alla distanza, all'altimetria, alla meteorologia prevista, agli avversari in campo, alla strategia di gara che intendi adottare) e quindi provvedi a scegliere le qualità su cui vuoi concentrare il lavoro.


    Al termine delle gare ascolta le impressioni dei compagni, dell'allenatore, esperti del tuo sport e di chi ti conosce anche al di fuori dell'ambito sportivo, anche se non ha conoscenze specifiche della tua pratica sportiva, a volte anche da un'osservazione apparentemente banale puoi trovare benzina per la tua ricerca.


    E soprattutto ripensiamo ai nostri valori, come uomini, donne e come atleti, vedremo che molte delle nostre qualità hanno origine proprio da questi valori.

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  34. Europei Nuoto Londra: Cagnotto oro e Bertocchi Argento nel trampolino da 1m

    Europei Nuoto Londra: Tania Cagnotto d'oro nel trampolino da 1m


    Tania Cagnotto apre gli europei di nuoto a Londra con un nuovo oro nel trampolino da 1 m. Bellissimo secondo posto per la 21enne Elena Bertocchi, astro nascente dei tuffi.

    La finale inizia bene per le due atlete, dopo il primo tuffo la Cagnotto è subito in testa e la Bertocchi terza. Al secondo tuffo la campionessa del mondo va abbondante e perde posizioni posizionandosi sesta, mentre la Bertocchi avanza di una posizione guadagnando il secondo posto.

    A metà la plurititolata campionessa russa Bazinha sbaglia il salto mentre la Cagnotto e la Bertocchi si tuffano alla perfezione e recuperano posizioni. Al quarto tuffo si decide la gara, le due atlete azzurre non sbagliano e alla fine della gara si ritrovano nelle prime due posizioni firmando una doppietta storica agli europei.

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  35. I primi fondamenti della corsa

    Rubrica: Pillole di Corsa. Articolo 1



    I primi fondamenti della corsa


    di Franco Marzullo


    Carissimi,


    mi è stato chiesto di scrivere qualche appunto sulla corsa a piedi, dedicato a voi, che come passione principale coltivate l'amore per il mare, ma che potreste interessarvi collateralmente anche al Jogging e perché no, forse anche al podismo. Intitolerei questa rubrica Pillole di corsa, proprio perché non intendo scrivere un manuale sulla corsa agonistica ma scambiare opinioni con voi intorno a questo secondo universo che può rappresentare anche un'opportunità per migliorare le vostre performances fisiche quando vi approssimate o assaporate “profondamente” il mare.




    [caption id="attachment_19624" align="alignnone" width="850"]Allenamento per la corsa Allenamento per la corsa[/caption]

    CHI SONO 


    E' opportuno che mi presenti. Mi chiamo Franco Marzullo, sono un medico laureato ormai da 38 anni, specializzato nel trattamento del disagio psichico, quindi non chiedetemi nulla che riguardi il vostro corpo dal punto di vista sanitario: ci sono specialisti ben più esperti e competenti a cui chiedere opinioni o terapie. Vivo a Parma.


    Ho iniziato a correre fin da bambino, a 14 anni  le mie prime gare, da allora mi sono cimentato in tutte le distanze dagli 800 metri alla maratona (Km. 42,195), con qualche sporadica apparizione sulle distanze più lunghe. I risultati sono stati discreti, ma ottenuti non perché fossi un talento, ma solo perché la passione e la motivazione, non dimenticatevi questi due sostantivi durante i nostri futuri dialoghi, mi hanno spinto ed allenarmi costantemente. Non dimenticatevi neppure l'avverbio costantemente.


    Nelle categorie giovanili sono stato tra i primi 40 in Italia nei  3000 e nei 10000 e nella maturità ho realizzato un tempo nella maratona che mi consentirebbe oggi di entrare tra i primi 100 dei 50.000 partecipanti alla Maratona di New York.


    Da circa 40 anni alleno nell'ambito del mezzofondo e maratona, anche qui con discreti successi e ho già scritto qualche monografia sulle metodiche di allenamento. Finita la doverosa presentazione, incominciamo la rubrica.



    Hai Domande? Falle subito!


    Premetto che mi piacerebbe che il sito FUNNYKRILL ci consentisse di interagire. Ogni volta che scrivo sulla corsa, siete liberi di inviarmi quesiti ma, mi raccomando, solo sugli argomenti già trattati: non chiedetemi di abbigliamento tecnico o di tendiniti sin tanto che non ne avremo già parlato.


    Bene si parte!


    Contatta Franco Marzullo

    I fondamenti della corsa


    Innanzitutto siete di sesso maschile o femminile, che età avete, siete magri o in sovrappeso, avete qualche malattia che controindica la corsa, avete già fatto una visita cardiologica, avete già praticato qualche sport, avete già corso in passato o recentemente?


    Eh si, le variabili sono molte, dovrei conoscervi personalmente per darvi qualche consiglio appropriato, ma cercherò di partire proprio dalle basi per evitare di fare danni.


    Ho in questo modo già evidenziato il primo scopo: non fare danni perché l'obbiettivo fondamentale per tutti è migliorare il proprio stato di salute ed il proprio benessere psico-fisico.




    [caption id="attachment_19620" align="alignnone" width="850"]corsa La corsa fa bene sia al nuoto che alla mente[/caption]

    Intendiamoci, non soltanto la corsa  ha questo effetto: tutte le attività che si praticano con passione, motivazione e costanza nel lungo periodo migliorano il proprio benessere psicofisico: dagli scacchi agli sport di durata, compresi l'alpinismo, il nuoto, la bicicletta e tanti altri.


    Si incrementa quella caratteristica del mondo vivente che è la RESILIENZA, ossia di adattarsi ad un cambiamento di solito traumatico o ad un periodo di difficoltà: cambiamento o perdita del lavoro, un fallimento nel lavoro, in famiglia o negli studi, perdita di una persona cara, una malattia propria o di un familiare, o anche lo spostamento del proprio ambiente di vita consueto.


    Si dice comunemente che si fanno gli anticorpi. In effetti ci si ammala meno, minori episodi influenzali, minore rischio di malattie cardio-respiratorie, minore incidenza di tumori anche di depressione dell'umore e nella vita si è più allegri, felici e meno nervosi.


    Io stesso,  dopo una bella corsetta, vedo tutto con maggiore serenità e spesso mi  dimentico ciò che mi ha innervosito in precedenza. E poi sfido chiunque a fumare una sigaretta o a bere alcolici durante la corsa. Insomma la corsa allunga la vita e la fa vivere meglio.


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    L'attrezzatura per la corsa


    Primo step: procuriamoci le scarpe. Potete scegliere di andare in un negozio di sport attrezzato, dove trovare del personale esperto che conosce bene ogni marca e modello. In alternativa vi fornirò alcune indicazioni utili sulla scelta della scarpa adatta per iniziare le vostre sedute di corsa.


    Molte aziende producono scarpe per il Jogging ed il podismo, direi però che la ASICS e la NIKE hanno la maggiore ricchezza di modelli adatti a tutti i gusti: mentre altri marchi come la MIZUNO si dedicano a calzature per atleti più evoluti. Scarpe a prezzi contenuti si possono trovare anche con ADIDAS, BROOKS, NEW BALANCE e SAUCONY.


    Non spendete troppo in questa fase iniziale: le scarpe devono essere comode, provatele con calze adatte, di solito il negoziante le fornisce, non dovete sentire punti di contatto fastidiosi, sia sopra che sotto le dita e dietro a contatto con il tendine d'achille. Devono essere abbastanza flessibili se vi sollevate sulla punta.


    La categoria di scarpe di questa fase si chiama “A3dotate di massimo ammortizzamento.


    Cercate subito di sapere se avete un appoggio neutro, oppure con pronazione (verso l'interno) o con supinazione (verso l'esterno). Un negoziante esperto lo riconosce e vi fornisce la scarpa adatta.


    Ribadisco che è meglio consigliarsi col venditore che vede la scarpa indosso, ma una prima richiesta può essere di stare intorno ai 100 euro di spesa.


    Per partire potete chiedere la serie Asics Gel Pulse o la serie Asics Gel Cumulus. Potete chiedere anche le NIKE Air Zoom Pegasus, la serie SAUCONY Jazz, SAUCONY Ride o le ADIDAS Supernova Glide.
    Alla fine prendete quello che vi consiglia, dicendogli però che se non vanno bene ritornerete indietro, perché d'ora in poi sarete clienti fissi a volte soddisfatti ma anche critici se occorresse.


    Scelte le scarpe e le calze, in questa fase potete benissimo non acquistare indumenti tecnici ma usare magliette di cotone, a manica lunga o corta a seconda della stagione ed eventualmente una tuta non troppo pesante e guanti, quest'ultimi è bene che siano specifici. Cappellino sia d'estate che di inverno o cuffia invernale.



    Come iniziare ad allenarsi: tempi e modi


    [caption id="attachment_19622" align="alignnone" width="850"]Come allenare la corsa Come allenare la corsa[/caption]

    Con questo capitolo fornisco consigli a chi non si è mai avvicinato alla corsa. Nei capitoli successivi troveranno suggerimenti coloro che già praticano la corsa

    A che ora correre?


    Ovviamente nell'orario che vi è più comodo in autunno, inverno e primavera, meglio nella prima parte del  mattino oppure al calar del sole se c'è molto caldo.



    Percorso:


    Lontano dal traffico, meglio se sterrato, al momento in pianura.



    Quanto correre inizialmente? 


    Consiglio di incominciare con molta  prudenza e quindi vi propongo degli schemi molto facili da eseguire. Trovate la giusta misura tra le seguenti tre opzioni, ma da qualsiasi punto partiate, dovete fare  due uscite settimanali, un'uscita sola diventa uno sforzo fisico di cui si perdono gli effetti nei giorni successivi.


    a) Sopra i 50 anni, femmine, in sovrappeso, senza una visita cardiologica


    Iniziate camminando per 10 minuti poi fate una corsetta leggera per 2 minuti, ripetete per 4 volte. Totale 48 minuti. Nella seconda e terza settimana riducete i minuti di cammino ed aumentate quelli di corsa, sino ad arrivare alla quarta settimana a fare 6 minuti camminando e 6 minuti di corsetta, ripetuti per 4 volte.


    b) 40 anni, maschi e femmine, normopeso con idoneità alla visita cardiologica.


    Prima settimana: 6min cammino + 6 min di corsetta per 4 volte. Tot 48 minuti. Nelle settimane successive incrementate i minuti di corsa ed arrivate alla quarta settimana con 3 min cammino + 10 min di corsetta per 4 volte.


    c) Ventenni e trentenni, maschi, normopeso, senza visita cardiologica.


    Prima settimana: 6 min cammino +10 min di corsetta +2 min cammino. Poi altre tre volte 10 +2. Tot 56 min. Arrivare alla quarta settimana con 6 min cammino + 20 min di corsetta + 2 min cammino + 20 min corsetta + 2 min cammino.


    Cosa intendo per corsetta: un livello di fatica che vi consenta di parlare con un eventuale compagno. Durante i minuti di cammino dovete riportare la respirazione alla norma. In futuro vi insegnerò anche il termine aerobico, a rilevare la frequenza cardiaca, e vi parlerò dello stile di corsa.


    Ultimo consiglio: non mangiate cibi solidi nelle due ore precedenti ma bevete alcuni sorsi di acqua naturale non fredda. Alla fine bere nuovamente e fare una doccia calda. Parleremo di alimentazione ed integratori quando effettuerete uno sforzo più intenso.


    Per questa puntata vi saluto. Attendo vostre domande.


    Franco Marzullo


    Contatta Franco Marzullo
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  36. Integratori per il Nuoto: il giusto rapporto fra alimentazione e integrazione

    Integratori per il Nuoto: il giusto rapporto fra alimentazione e integrazione


    Come utilizzare gli integratori nel nuoto? Qual è il giusto equilibrio fra alimentazione, allenamento e integrazione? Oggi proviamo a rispondere a queste domande e a capire come possono essere utilizzati gli integratori per il nuoto.


    Chi pratica nuoto a livello agonistico o ha comunque un forte impegno nell'allenamento, per il solo piacere di migliorarsi, conosce l'importanza di trovarsi al meglio della propria efficienza fisica nell'imminenza delle gare o di un impegno fisico importante.


    Per questo motivo sottolineiamo l'importanza di un'alimentazione ricca e varia di nutrienti in modo da offrire all'organismo tutti gli elementi necessari per reintegrare l'energie che vengono chiamate in gioco per realizzare la prestazione.


    Il nuoto è una disciplina sportiva che richiede all'atleta un consumo di energie medio-alto, che può variare in base all'intensità della performance ed in relazione alla distanza da coprire, allo stile utilizzato e alla correttezza del gesto tecnico ed infine anche al sesso dell'atleta.


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    Integratori per il Nuoto: come utilizzarli


    L'alimentazione nel nuoto deve prevedere circa un 60% di carboidrati, un 20% di grassi e un 20% di proteine, dove i carboidrati vengono utilizzati negli sforzi intensi mentre i grassi vengono utilizzati quando l'intensità è inferiore.


    Molte volte l'atleta non riesce a reintegrare efficacemente le energie e i nutrienti ed ecco che nasce l'esigenza di un integratore nutrizionale che lo aiuti per essere in piena efficienza.


    Partendo dal presupposto che una corretta e sana alimentazione, non può essere sostituita da nessun integratore alimentare, ci sono momenti dove per ragione di tempo o stanchezza ci troviamo ad utilizzare integratori nutrizionali.


    In base alle finalità che si pone l'atleta dobbiamo valutare i tempi e i modi per l'assunzione e reintegrazione di acqua, zuccheri e sali minerali. Gli integratori alimentari aiutano molto l'atleta durante i periodi di allenamento intenso e durante la ricerca della performance in quanto gli elementi  prima citati vengono consumati in quantità elevata.


    L'integratore nutrizionale allevia le insufficienze che si avvertono nella prestazione, grazie ad una miscela di nutrienti ed elementi energetici di facile assimilazione. Per questo motivo si suggerisce 2-3 ore prima della prestazione di alimentarsi con carboidrati complessi magari abbinati a integratori nutrizionali Pre-Gara, come il Pre-Gara Dinamyc per chi dovrà affrontare attività anaerobiche.
    Per le le situazioni dove è prevalentemente l'impegno aerobico, come nelle gare di lunga durata, prima della seduta possiamo utilizzare l'integratore nutrizionale Pre-Gara Endurance più adatto a preparare l'organismo a questo tipo di sforzo.



    Integratori per il Nuoto dopo la performance


    Nei momenti successivi all'attività, per facilitare il recupero, l'integratore nutrizionale Recupero e quello per facilitare il recupero dopo le attività più intense Recupero Extreme.


    Performance Sete ci rigenera di acqua ed anche di preziosi sali minerali e di maltodestrina, cioè carboidrati a lento rilascio destinati a rigenerare le energie consumate nell'attività.


    Soprattutto ricordiamoci che la scienza ci viene in aiuto con gli integratori nutrizionali: facciamone un uso intelligente, quindi utilizziamoli per determinati periodi e il resto lasciamolo fare all'Alimentazione giornaliera, naturale, ricca e variegata.


    Buon allenamento!!


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  37. Integratori per l'apnea, migliora la performance in sicurezza

    Integratori per l'apnea, migliora la performance in sicurezza


    Oggi proviamo a rispondere alle tante domande che ci vengono poste riguardo all'utilizzo di integratori per l'apnea o per la pesca in apnea. A cosa servono gli integratori durante l'apnea? Che benefici hanno sul nostro organismo? Sono utili o no? Queste sono alcune delle domande che ci vengono poste ed ecco alcune considerazioni.



    Integratori per l'apnea: quando possono essere utili


    Non sempre la nostra passione per il mare viene sorretta da condizioni ambientali favorevoli, magari a causa di una temperatura elevata, che ci porta un'abbondante sudorazione o l'eliminazione di urina con conseguente perdita di sali; oppure in acque fredde e nuotando contro corrente si è portati a sostenere un maggiore impegno fisico.


    Altre volte capita di non essere in condizioni fisiche ottimali e non ci si accorge del sopraggiungere della fatica, a volte accompagnata persino dai crampi.


    In tutti quei casi dove un eccesso di stanchezza o una perdita sostenuta di sali minerali e liquidi, con conseguente perdita di forza, rischia di mutare la piacevolezza della nostra immersione abbiamo bisogno di integrare la perdita di questi preziosi elementi. 


    Ancora meglio se possiamo provvedere a questi stati di riduzione di performance assumendo in via preventiva gli integratori, che sulla base delle prevedibili difficoltà da affrontare, vengono incontro alle nostre esigenze di essere in mare al meglio della nostra efficienza fisica.


    Una cosa molto importante, che ognuno di noi devo considerare, è distinguere fra uno stato di lieve stanchezza che può essere migliorato con l'utilizzo degli integratori e uno stato di spossatezza e di stanchezza che indica il limite per terminare l'attività di apnea o di pesca.


    Gli integratori non vanno intesi come un aiuto per stare in acqua otre le proprie capacitàPer stare in acqua più tempo e in sicurezza l'unico modo è allenarsi di più, gli integratori per l'apnea non bastano.


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    Integratori per l'apnea: quali utilizzare


    Avete già compreso l'importanza di compensare eventuali squilibri relativi alla disidratazione e alla fatica che ne consegue: reintegrare nel nostro organismo acqua, elettroliti (sodio, cloro, magnesio, potassio), carboidrati con diversa velocità di assorbimento (per evitare una carenza di zuccheri e quindi di rimanere senza "benzina").


    Sapete benissimo l'importanza che riveste un'alimentazione equilibrata per il nostro benessere fisico, ma è importante anche rimediare a momentanei scompensi fisici mediante integratori nutrizionali di provata affidabilità. Quando è ancora più vero per chi passa tante ore in acqua.


    Un'altra domanda che riceviamo spesso è questa: passo molto tempo in acqua, uscite di 4-5 ore, quali integratori posso utilizzare? 


    Ci sono diverse possibilità in base alle attività che andrete a svolgere, qui vi indichiamo alcuni integratori per l'apnea che possono aiutarci a superare una prevedibile carenza durante la nostra permanenza in mare.



    Prima dell'apnea


    L'integratore Pre-gara Endurance aiuta a migliorare la resistenza muscolare durante impegni fisici prolungati e previene l'insorgere dei crampi muscolari. Quindi è utile per chi deve passare davvero diverse ore in acqua, se prevedete di fare un'uscita di un paio d'ore non vi serve prenderlo.


    Molto utili da assumere sono anche gli Omega 3 che hanno un'azione antiossidante importante.



    Durante l'apnea


    L'integratore Energia Rapida fornisce un apprezzabile supplemento di energia quando si affrontano impegni fisico-atletici di un certo rilievo in condizioni ambientali particolari, come può essere l'immersione in acque fredde, e per periodi di tempo prolungati. In queste situazioni anche integratori a base di maltodestrine, zuccheri semplici a rapido assorbimento, come Maltoshot, sono molto utili.


    Quando si effettuato, lo stesso giorno, ripetute immersioni anche le Barrette Energetiche Tecniche sono un valido supporto per continuare con soddisfazione la nostra attività sportiva.



    Dopo l'apnea


    Ci sono diversi integratori che aiutano a migliorare il recupero fisico dopo l'apnea, anche in questi prodotti vanno intesi come un complemento e non dobbiamo utilizzarli per tornare in acqua prima di aver recuperato debitamente le energie. Anche questa volta sarà la conoscenza delle vostre capacità e del vostro stato di allenamento a guidarvi nella scelta.


    Alcuni integratori validi per recuperare al meglio sono costituiti dalle proteine e da integratori che permettono un efficace recupero di nutrienti, vitamine e elettroliti, come Recupero Extreme.



    Integratori per l'apnea: conclusioni


    Una dieta equilibrata, una vita sana e una preparazione adeguata ai vostri obiettivi sportivi non possono essere sostituite da nessun integratore alimentare poiché questi sono dei supporti, ed è la "base" della vostra vita sportiva che deve essere serena, stabile e armonica.


    Gli integratori per l'apnea sono molto utili, abbinati a un corretto e costante allenamento, per migliorare l'efficienza del nostro organismo e per prevenire o affrontare al meglio alcuni stati che possono essere potenzialmente pericolosi durante la pratica della pesca o dell'apnea.


    In questa armonia rientra quindi una dieta equilibrata e molto varia e poiché la nostra passione è fatta di imprese sportive ma anche di convivialità e di condivisione, per scambiarci impressioni ed emozioni di cui il nostro sport continuamente ci arricchisce, la tavola rappresenta il luogo migliore per consolidare e alimentare la nostra passione e il nostro amore per il mare.


    Quindi vanno bene gli integratori per l'apnea ma la cosa fondamentale rimane sempre un costante allenamento e una dieta equilibrata.


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  38. Oltremare intervista a Marco Steiner

    Oltremare intervista a Marco Steiner


     Oggi abbiamo il piacere di intervistare Marco Steiner, per parlare del suo romanzo “Oltremare”  che annovera fra i personaggi un giovane Corto Maltese. Il libro è dedicato al grande Hugo Pratt. Marco Steiner è stato Editor e traduttore per 13 anni nella casa editrice Lizard fondata insieme a Patrizia Zanotti e allo stesso Hugo Pratt. Ha avuto la fortuna di collaborare direttamente con lui fra il 1988 e il 1995 per le ricerche geografiche, bibliografiche, letterarie e musicali concernenti molte delle sue ultime storie e i progetti. Ha completato il romanzo di Hugo Pratt "Corte Sconta detta Arcana" e pubblicato altri due romanzi L’ultima pista e "Il corvo di pietra" che vedono entrambi la presenza di Corto Maltese.


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    Ecco l’intervista, buona lettura a tutti e grazie mille a Marco Steiner!

    All'inizio della storia il Comandante Kee e il suo equipaggio si trovano in Grecia e lì vengono coinvolti in una vicenda che accompagnerà il lettore sott'acqua con la skandalopetra, la pietra usata dagli spugnari greci per immergersi. Questa vicenda si ispira in parte ad una storia vera come il recupero dell'ancora della nave Regina Margherita compiuto da Haggi Statti?


    Mi documento molto quando scrivo e quindi ho letto anche questa storia, ma tutto è partito da una mia esperienza personale e reale. Per tanti anni ho girato in barca in Grecia e spesso ero con due miei amici pescatori apneisti. Di solito facevo semplicemente il barcaiolo, cioè quello che rimane a bordo per controllare il passaggio di altre barche mentre i miei amici erano in immersione, visto che quei due indisciplinati non amavano trascinarsi dietro i palloni d’avvistamento.


    Pensavo, scrivevo, facevo il bagno o semplicemente guardavo il mare. Uno dei due è un ottimo pescatore, ha una buona capacità di apnea e limiti di discesa notevoli, ma l’altro è impressionante. Un giorno decisi di seguirli per un po’ e rimasi colpito dal fatto che quando dovevo risalire senza fiato loro continuavano a scendere verso il buio del fondo, leggeri, nel silenzio. Era bellissimo vederli scomparire. Poi uno dei due riemergeva mentre l’altro restava ancora là sotto, sembrava incredibile, all’inizio mi preoccupavo molto. Tutto andò sempre bene, per fortuna. Quando la giornata terminava, col sole ormai in mare cominciavano a raccontare storie d’immersione, a sfilettare una spigola, tagliare il limone, il pane, bevevamo un bicchiere.


    Un giorno arrivò la storia del Meccanismo di Anticitera e delle antiche tecniche dei primi palombari e apneisti. Qualcosa scattò e cominciai a documentarmi sul serio. I migliori spunti per le storie di solito mi capitano per caso, passa il tempo e mi rendo conto che non era stato un caso, ma era quello che stavo cercando, anche se non me n’ero reso conto sul momento.



    Il Comandante Kee ha un modo di comportarsi che per certi aspetti è molto simile al Corto Maltese adulto, possiamo pensare che sia lui, con il suo esempio, a formare il giovane avventuriero?


    Il “mio” giovane Corto è un ragazzino, ha nel suo DNA tante caratteristiche che gli provengono dai genitori: un marinaio celtico e una gitana andalusa, nel suo sangue ci sono le favole irlandesi e lo spirito mediterraneo, il suo atteggiamento distaccato e il suo aspetto latino, ma poi ciascuno di noi cresce, si forma e si modifica in base alle amicizie e alle esperienze.


    Kee è una delle possibili guide per Corto, un sostituto di suo padre, un grande marinaio, un uomo solitario, una figura inquieta, un viaggiatore che non si preoccupa delle destinazioni e del tempo necessario a raggiungere una meta. Kee sa benissimo che può essere bellissimo deviare. Oltremare in fondo nasce per questo, ho lasciato nella storia precedente (il Corvo di Pietra) uno spiraglio, una porta socchiusa, una finestra temporale da riempire e Kee non esita, s’infila in quella deviazione di spazio e tempo che lo porterà non solo verso la Grecia, ma verso un’altra avventura.


    Kee, come tutti i marinai sa che è inutile combattere contro il mare, il mare richiede rispetto. “Possa il vento stare sempre alle tue spalle” dice un’antica benedizione irlandese e Conrad dice qualcosa di molto simile.



    In Oltremare ci sono molti riferimenti a scrittori, come Coleridge. Che ruolo ha la letteratura in una storia di avventura?


    La letteratura è un terreno fertile in cui crescono le mie storie, sia in maniera conscia che inconscia. A volte scrivo un passaggio per rendere un omaggio a uno scrittore che vive ancora dentro di me, altre volte succede senza che lo decida razionalmente.


    Mi sono rimaste dentro tante storie che ho letto da ragazzo ed erano quelle dei grandi scrittori d’avventura, gli stessi che Pratt conosceva tanto bene, a parte Salgari che a me piaceva e a lui no, c’erano Stevenson, Conrad, London, Melville, ma anche Coloane, Chatwin, Steinbeck, Auster, Larsson e via di seguito, poi si sono aggiunti tutti i viaggi che ho fatto e si è realizzata una sorta di fusione fra storie che ho letto e quelle che ho vissuto, sentieri che ho percorso e pagine sulle quali ho viaggiato leggero.


    Non ho una grande memoria dei passaggi precisi dei libri, quello che conservo sempre vivo sono le sensazioni che ricevo dalle letture e così, la letteratura si può amalgamare armonicamente con le sensazioni e con il vissuto reale. Mentre scrivo mi si materializzano in testa determinate visioni che arrivano senza troppe spiegazioni, i personaggi mi parlano e io li seguo, cerco di indirizzarli, è una specie di discesa lungo un fiume a volte è calmo, altre impetuoso e serve lavorare di remo, ma è un bellissimo vogare.



    In Oltremare Kee ritrova anche figure femminili che hanno lasciato un segno nella sua vita. Che rapporto ha il comandante Kee con l'amore? 


    Ho scelto di inserire in Oltremare diverse figure femminili, una fa parte della vita e dei sogni di Kee, le altre sono degli incontri importanti per il giovane Corto Maltese, parlo nello specifico della ragazza cambogiana Ai Van e di un drammatico anche se breve incontro con una ragazza armena nel porto di Atene.


    In Oltremare ho cercato di raccontare diverse figure femminili, ma tutta la storia, in fondo, è dedicata alla Donna con la lettera “D” maiuscola. Perché “è la donna che fa nascere e rinascere” dice Midleton. Può trattarsi di una donna che ha segnato un’esperienza indimenticabile nella vita come Morrigan, la passione di Kee, oppure una figura passeggera che però rappresenta qualcosa d’importante, in questo caso la ragazza armena racconta una storia di violenza o infine Ai Van una donna orientale che esprime la forza, il coraggio, la resilienza e la sua silenziosa poesia.


    Kee ha vissuto un’esperienza familiare traumatica e anche in questa storia dovrà affrontare un altro duro colpo. Kee ha chiuso il suo cuore in una corazza di protezione e con il suo viaggiare continuo cerca il distacco dal sentimento, è una scelta di solitudine, è una difesa da ulteriori dolori, ma tutti possono cambiare…



    Nella storia il lettore incontra degli uomini che svolgono lavori ormai andati perduti come gli spugnari o gli uomini mulo. Come li hai scoperti?


    Ho visto e imparato tante cose viaggiando. In Turchia, nei vicoli di Istanbul ho visto gli “uomini mulo”, in Grecia, nelle isole del sud, gli spugnari, ma ce ne sono tanti altri che ho incontrato, come i ragazzi che scavavano le grotte con le mani ai bordi del lago Atitlan in Guatemala perché non avevano strumenti, e ricordo bene il fabbro che fra le scintille forgiava pezzo dopo pezzo l’alare per un caminetto tradizionale friulano che desiderava mio padre e ho sentito il profumo del legno nei colpi di pialla dei maestri d’ascia che lavorano le barche a vela tradizionali in giro per il mondo.


    Forse questo è il lavoro manuale che mi ha affascina di più ed è un ricordo vivo anche perché li ho visti lavorare dalle parti di Antigua, che poi sarebbe la residenza anagrafica di Corto Maltese.



    Riley ricorda, come personaggio, il SGT. Kirk, il rinnegato che odia la falsità dei governi e l'ipocrisia della società. Un omaggio al personaggio di Hugo Pratt a cui è dedicato il libro?


    In realtà non è così anche perché conosco poco questa storia di Pratt. Riley nasce come una mia scelta precisa per parlare di determinati concetti: coraggio, onore, rispetto dell’amicizia e della natura, distanza dall’ipocrisia. Riley nasce dal film Breaker Morant e dalla mia passione per le storie aborigene australiane, dal fascino che mi ha trasmesso Bruce Chatwin in “Le vie dei canti”. Riley è un altro esempio per Corto, un altro tassello nella sua formazione, un personaggio che può aprire percorsi interessanti per un giovane curioso e libero come lui.


    È un militare, un duro che sa come uccidere, ma in fondo ha una grandissima spiritualità e sensibilità che nasconde fra le pieghe della sua pellaccia ruvida. Mi piace molto la personalità di Riley.



    Cabala, simbolismo e avventura, come sono legati questi tre aspetti nei tuoi romanzi?


    Quello che ho sempre amato nelle storie di Hugo Pratt è lo stimolo a conoscere qualcosa di nuovo, incuriosire. Cabala, simboli, sono tutti passaggi stretti a volte bui che bisogna superare, in fondo sono stimoli e giochi che mi piace fare con il lettore, perché non voglio raccontare tutto, voglio innescare la curiosità e allora certi momenti socchiudono delle porte segrete, si superano e si va avanti con maggiore soddisfazione o si scoprono rileggendo il libro e allora danno qualcos’altro, magari nella seconda lettura, una piccola luce in più.


    Ma Oltremare ha meno esoterismo del Corvo di Pietra, c’è più aria, vento, mare, viaggio perché il percorso di Corto sta diventando più fisico e sensuale. Corto sta maturando e in fondo ha superato il passaggio dell’esoterismo e dell’alchimia di cui si parlava nella storia precedente e sta diventando sempre più maturo e libero. Lentamente diventerà il Corto che ha creato Hugo Pratt, io ho lavorato di sottrazione e progressivamente cerco di aggiungere colore.



    Dopo Oltremare come proseguirà il viaggio di Kee e Corto Maltese?


    Come proseguirà? Non posso svelare troppo, diciamo che Corto dovrà tornare in Occidente e ho una mezza intenzione di farlo raccontare a lui stesso questo viaggio di ritorno…


     

     
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  39. Pellegrini medaglia d'oro nei 200 stile agli Europei di Netanya 2015

    Pellegrini medaglia d'oro nei 200 stile agli Europei di Netanya 2015


    Federica Pellegrini lascia il segno anche agli Europei di Netanya 2015 conquistando la medaglia nei 200m stile libero con il tempo di 1'51"89 migliorando il tempo realizzato lo scorso anno nello stesso periodo.  Per Federica Pellegrini questa è la 40° medaglia conquistata durante la sua straordinaria carriera e ora tutte le attenzioni sono per i giochi di Rio che si disputeranno il prossimo anno.


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  40. Un magico incontro con i delfini a Sestri Levante

    Delfini a Sestri Levante


    Ecco un emozionante incontro con dei delfini, tursiopi per la precisione, davanti alla costa di Sestri Levante in Liguria. La scuola di tursiopi era formando da diversi esemplari che nuotavano sparpagliati e gli avvistamenti sono continuati per oltre un'ora.


    Uno spettacolo coinvolgente che ci mostra l'infinità bellezza della natura e del mare che tutti noi amiamo. Buona visione!


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  41. Intervista a Marco Steiner "Il corvo di Pietra"

    Intervista a Marco Steiner "Il corvo di Pietra"


    Oggi abbiamo il piacere di intervistare Marco Steiner, per parlare del suo romanzo "Il corvo di pietra"  che annovera fra i personaggi un giovane  Corto Maltese. Marco Steiner è stato Editor e traduttore per 13 anni nella casa editrice Lizard fondata insieme a Patrizia Zanotti e allo stesso Hugo Pratt. Ha avuto la fortuna di collaborare direttamente con lui fra il 1988 e il 1995 per le ricerche geografiche, bibliografiche, letterarie e musicali concernenti molte delle sue ultime storie e i progetti. Ha completato il romanzo di Hugo Pratt Corte Sconta detta Arcana e pubblicato altri due romanzi L’ultima pista e Oltremare che vedono entrambi la presenza di Corto Maltese.


    Puoi acquistare "Il corvo di pietra" anche su:  IBS logo  Logo Amazon


    Ecco l’intervista, buona lettura a tutti e grazie mille a Marco Steiner!



    Come è nata l'idea di scrivere "Il corvo di pietra"?


    È nata casualmente, in Sicilia. Mi trovavo a Scicli nella zona del Val di Noto e un amico mi aveva parlato di suoi antenati che verso la fine dell’’800 importavano dall’Inghilterra ceramiche, erano le bellissime porcellane Wedgewood, quelle dei piatti con i disegni bianchi e blu, le scene di caccia, i cavalli, le volpi e i pavoni dalle lunghe code.
    Il fatto che mi colpì maggiormente era il cognome della famiglia: Maltese. Iniziai a immaginare i velieri che con i preziosi carichi imballati nella paglia solcavano l’Atlantico dalla piovosa Inghilterra per entrare nel Mediterraneo da Gibilterra e puntare la prua verso i colori e il sole della Sicilia e pensai che su uno di quei velieri sarebbe potuto arrivare un giovane Corto Maltese ancora ragazzino.
    Poi una mattina in cui mi svegliai molto presto, sul tetto di una casa vicina si posò un grosso corvo e iniziò a gracchiare. Lo fece a lungo, senza alcuna intenzione di spostarsi e volare via. Mi sembrò che volesse dire qualcosa, in effetti fu proprio così, in mezzo a quei carichi di porcellane infilai anche la statuetta di un misterioso corvo di pietra.



    Né "Il Corvo di Pietra" un giovane Corto Maltese compare nella storia ma non come protagonista. Come mai questa scelta?


    Questo libro è un omaggio a Hugo Pratt e al suo personaggio e ho cercato di scriverlo con il massimo rispetto e discrezione. Il senso generale è che avendo conosciuto Corto Maltese e Pratt volevo provare a immaginare come sarebbe potuto essere questo giovane marinaio prima di diventare il Corto del suo creatore, quello che tutti noi conosciamo.
    Credo che ognuno di noi sia un misto di genetica, di casualità, d’incontri, amicizie ed esperienze che accadono lungo la strada. Non avevo la presunzione di scrivere un romanzo con Corto protagonista, ma conoscendolo bene ho lavorato per sottrazione, cioè ho immaginato come avrebbe fatto a crescere attraverso questi passaggi. Non c’è niente di meglio di un viaggio per mare per conoscere e scoprire uomini e paesi diversi. Ho provato a disegnare le innumerevoli sfaccettature del suo carattere attraverso incontri ed esperienze e ho scelto di essere anch’io libero come Corto raccontando l’equipaggio, il veliero, il viaggio e lui come parte di questo insieme.


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    Quali sono le differenze fra il tuo stile e quello di Hugo Pratt?


    Pratt è un maestro e un genio artistico che ha inventato la “letteratura disegnata”, io sono uno scrittore che ha sempre apprezzato il suo modo di raccontare le storie. Le nostre radici letterarie sono state quasi le stesse: Stevenson, Conrad, Melville, Poe, Hemingway, e tutta la grande letteratura dell’avventura, poi c’era la comune passione per la musica, il cinema e il viaggio. La differenza fondamentale è che lui disegnava quello che scriveva io ho uno stile che cerca di far “vedere” e sentire con i sensi le situazioni che racconto.



    Il romanzo è un invito alla scoperta, al viaggio e all'avventura. In questo scenario quanto è importante l'ambientazione storica?


    L’ambientazione storica è importante nel fare sentire più “vera” tutta l’avventura. Pratt mi diceva spesso: “racconta le verità come fossero bugie, così potrai raccontare bugie come fossero verità”. Mi è sempre piaciuto cercare particolari autentici da incastonare nel racconto, come delle pietre guida, inoltre ho scelto una cronologia esatta: Corto Maltese, secondo Pratt è nato nel 1887, dunque negli anni fra il 1901 e il 1902 era un ragazzo di 15 anni.



    Le vicende raccontate né "Il corvo di Pietra"  sono tratte da episodi veri oppure è la fantasia a guidare la storia?


    Nel “Corvo di pietra” ci sono due avvenimenti storici reali che sono il cardine temporale della storia: la caduta del campanile di San Marco a Venezia e l’alluvione di Modica. Poi ci sono le masserie in Sicilia e i cibi che gustano i personaggi, i velieri dell’epoca, i personaggi storici come Chiaromonte e gli alchimisti citati e poi la fantasia si mescola con le leggende dei tesori nascosti che in Sicilia vengono chiamati “Truvature”. Ci sono storie vere come il modo in cui è realmente nato il vino Marsala e personaggi assolutamente incredibili, ma autentici come Frank Lentini, l’uomo con tre gambe. La mia fantasia non sarebbe arrivata a tanto, ci ha pensato la storia e l’anatomia.



    Nel romanzo fa una breve comparsa anche il padre di Corto Maltese. Che ruolo ha nella formazione del giovane avventuriero?


    C’è un passaggio breve, ma essenziale, proprio all’inizio della storia: in una situazione di pericolo, nel vento e nella pioggia di una notte fra gli scogli aguzzi dei fiordi scozzesi, c’è un veliero da portare in salvo rapidamente. È già carico di armi e di whiskey destinati ai ribelli irlandesi, ma la polizia si sta avvicinando. Il padre di Corto è insieme al suo migliore amico, il comandante Kee, e compie un gesto importante, affida la barca e suo figlio all’amico, loro prenderanno il mare, lui si occuperà di sviare le ricerche dei militari consentendogli la fuga. Un padre che affida suo figlio all’amico, compie un grande gesto simbolico. Il padre di Corto Maltese, in fondo è Hugo Pratt e nella storia lo affida al comandante Kee, un mio personaggio perché lo porti un po’ in viaggio con lui. È una grande responsabilità, per questo ho scelto di far crescere lentamente il personaggio, è giusto e doveroso che sia così. Corto fa parte di una ciurma e coglierà aspetti ed esperienze attraverso gli incontri. Il Corvo di pietra è una specie d’itinerario di formazione per il giovane Corto, non avrebbe potuto essere un protagonista a quell’età.



    Che ruolo ha l'ironia in una storia d'avventura?


    L’ironia ha un ruolo fondamentale, non bisogna mai prendersi troppo sul serio ed è divertente cercare di raccontare qualcosa di imprevedibile, una specie di gioco con il lettore. Mi piacerebbe che alla fine del libro si scoprisse sempre qualcosa di nuovo, che al lettore venisse la voglia di visitare un luogo, assaggiare un cibo o cercare una leggenda o le vicende di un personaggio che ho citato. Insomma la cosa che vorrei trasmettere è la curiosità, in questa maniera il libro vive due volte, con la scrittura e attraverso la visione di chi legge in una specie di viaggio da fare insieme.



    Perché hai ambientato l'avventura in Sicilia?


    Per i motivi che ho detto all’inizio e perché questa storia profuma intensamente di mare, ma anche di pietre battute dal sole, di campi e di ulivi. E poi c’è il piacevolissimo contributo gastronomico che è derivato dalla conoscenza di un grande chef come Ciccio Sultano che non mi ha parlato solo di piatti e ricette, ma anche d’ingredienti e di storie di terra e di mare, di sale, olio, grano e sole che entrano nei suoi piatti e indorano questa terra meravigliosa che mi ha concesso amicizie e momenti di vita autentici e unici.


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    Quanto è importante la ricerca del tesoro in quest'avventura?


    La ricerca del tesoro è la base del viaggio e questo è il cuore pulsante della storia, ma poi non sarà il tesoro a cambiare la vita, ma il viaggio intrapreso per inseguirlo. In fondo attraverso quest’avventura il giovane Corto Maltese entra in contatto non solo con il mare e i marinai della sua lunga traversata, ma con l’alchimia, con la natura di una regione che non conosce, vive amicizie importanti e nel finale capisce quanto sia liberatorio mollare gli ormeggi per ripartire ancora una volta verso un “mare” diverso. Perché il tesoro del viaggio, non è il trovare o conquistare qualcosa, ma capire e ritornare migliori, soltanto in questa maniera l’arricchimento sarà interno e non superficiale.



    Le avventure di Corto Maltese non terminano con "Il corvo di pietra" infatti è già uscito il nuovo romanzo "Oltremare". Dove andrà Corto Maltese questa volta?


    La storia cambia radicalmente, in Oltremare c’è un viaggio lungo e articolato che porterà Corto insieme ai suoi compagni fino in Cambogia. In questa storia il nostro personaggio matura incontrando mondi e culture a lui sconosciute, vivendo un profondo dolore e scoprendo una donna che rappresenta il desiderio insostituibile della libertà e dimostra la forza e la caparbietà necessarie per ottenerla.




     
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  42. In Apnea al Cristo degli Abissi

    In Apnea al Cristo degli Abissi


    Era l'11 ottobre, giornata estiva e acqua ancora abbastanza trasparente. Questo è stato lo scenario che ha accolto gli apnesiti di Biella Apnea, Omegna Apnea e Apnea Clan Milano. La giornata è iniziata con l'arrivo nella baia di San Fruttuoso, ancora deserta e avvolta da una tenue ombra mattutina, a bordo del traghetto. Qui gli apnesiti hanno infilato le mute e preparato le telecamere per filmare l'incontro con il Cristo degli Abissi e con i pesci dell'area Marina Protetta.


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    Condizioni perfette per praticare apnea, mare calmissimo e pochissima gente. Il silenzio regnava quando i gruppi arrivano in prossimità del Cristo degli Abissi, ancora immerso nell'ombra, con le braccia alzate al cielo in attesa del sole che di lì a poco sarebbe tornato a salutarlo. La statua del Cristo degli Abissi regala uno scenario sempre ricco di suggestioni.


    Subito gli apneisti hanno iniziato ad effettuare i primi tuffi intorno alla statua, circondata da un branco di castagnole e di occhiate.  Poi è stata la volta di tuffi più fondi alla ricerca delle grosse cernie che popolano le acque di San Fruttuoso. Gli incontri con esemplari di taglia non sono mancati e sono comparse anche grosse corvine e i dentici.


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  43. Sarah Sjostrom realizza un'impresa: 1’09” nei 100 stile usando solo le gambe!

    Sarah Sjostrom realizza un'impresa: 1’09” nei 100 stile usando solo le gambe!


    Sarah Sjostrom ha stupito tutti ancora una volta, infatti durante l'evento Champions Crew, organizzato per motivare i e ispirare i giovani nuotatori svedesi, è riuscita in un'impresa davvero incredibile. Sarah Sjostrom ha percorso i 100 m in 1'09" usando solo le gambe!


    La nuotatrice ventiduenne svedese ha percorso la distanza seguendo delle precise regole:




    • nessuna fase subacquea

    • utilizzo della tavola

    • una sola bracciata prima di ogni virata


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    Un tempo davvero incredibile e la stessa Sarah Sjostrom ha commentato su così Facebook la sua performance: "Grazie a tutti quelli che hanno fatto il tifo per me. Gli ultimi 15 m mi sentivo ferma! Ma voi mi avete aiutato! #AcidoLattico".


    Sarah Sjostrom è stata la più giovane atleta svedese a salire sul podio europeo, a soli 14 anni, conquistando la medaglia d'oro nei 100m farfalla a Eindhoven nel 2008. Detiene ancora due record in vasca lunga nei 50m e 100m farfalla e in vasca corta nei 100m farfalla.


     
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  44. Il nuovo Corto Maltese raccontato da Marco Steiner

    Il nuovo Corto Maltese raccontato da Marco Steiner


    Oggi abbiamo il piacere di intervistare Marco Steiner, per farci raccontare il suo punto di vista sul nuovo Corto Maltese. Marco Steiner è stato Editor e traduttore per 13 anni nella casa editrice Lizard fondata insieme a Patrizia Zanotti e allo stesso Hugo Pratt. Ha avuto la fortuna di collaborare direttamente con lui fra il 1987 e il 1995 per le ricerche geografiche, bibliografiche, letterarie e musicali concernenti molte delle sue ultime storie e i progetti. Ha completato il romanzo di Hugo Pratt Corte Sconta detta Arcana e pubblicato tre romanzi: L'ultima pista, Il corvo di Pietra e Oltremare che vedono tutti la presenza di Corto Maltese.


    Ecco l'intervista, in fondo potrete trovare le prime due pagine del nuovo Corto Maltese Sotto il sole di mezzanotte!!
    Buona lettura a tutti e grazie mille a Marco Steiner!


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    A vent’anni dalla scomparsa del maestro Hugo Pratt, Corto Maltese torna Sotto il sole di mezzanotte. Un titolo evocativo che promette un’altra grande avventura?


    È proprio così, questa è una bellissima avventura “alla Corto” sia dal punto di vista della sceneggiatura che del disegno, i dialoghi sono perfetti (del resto Canales è lo sceneggiatore di un bellissimo noir come Black Sad che conoscevo bene perché per un certo periodo sono stato il traduttore di questa serie per Lizard edizioni) il tocco di Pellejero richiama il tratto veloce di Pratt, ma al tempo stesso dimostra il suo stile elegante.



    Sotto il sole di mezzanotte vede ancora la presenza di Jack London. È lui, con la sua lettera, che guida Corto Maltese in questa nuova avventura facendo da tramite fra l’opera di Pratt e quella di Canales-Pellejero?


    È bello seguire un personaggio storico realmente esistito che faccia da guida in un’avventura a fumetti o letteraria, la contestualizza e in più ci regala altre visioni che vanno oltre le immagini e con questo non intendo soltanto i disegni, ma anche le nostre proiezioni mentali che scaturiscono dalle parole, i dialoghi, l’ambiente e poi si collegano inconsapevolmente ai libri che abbiamo letto, ai film, a tutto un mondo che si apre a seguito della lettura. Jack London è parte integrante di quel mondo di frontiera del Grande Nord, non solo per “Zanna Bianca” o “Il richiamo della foresta”, ma anche per il fantastico “Vagabondo delle stelle” che Canales sapientemente ha messo fra le mani di un poliziotto in un carcere. Quel libro è uno dei miei preferiti ed è un inno alla libertà anche quando la possibilità di raggiungerla può avvenire solamente tramite il sogno e questa breve immagine è una vera finezza.



    Proseguire l’opera di un maestro come Hugo Pratt non deve essere semplice. Cosa c’è di nuovo e cosa è rimasto invariato nel Corto Maltese di Canales e Pellejero?


    C’è il rispetto dello stile prattiano, ma soprattutto dello “spirito” di Corto, ma c’è un’altra riflessione da aggiungere: Corto Maltese di Hugo Pratt lo conosciamo attraverso una serie di storie che ricoprono un periodo di oltre vent’anni di lavoro, in tutto questo tempo Corto è stato spesso diverso, basta pensare al Corto barbuto che viene salvato da Rasputin in mezzo al Pacifico nella “Ballata” rispetto al Corto di Mü. Le differenze ci sono perché anche Pratt cambiava, evolveva, sperimentava e sintetizzava progressivamente il suo stile insieme con il suo personaggio. Questa è la prima storia di un Corto/Pellejero, vedremo cosa succederà col tempo se Ruben avrà voglia di proseguire con questa splendida avventura.



    I lettori affezionati a Hugo Pratt potrebbero storcere il naso di fronte a questa nuova paternità. Come va accolto questo “nuovo” Corto Maltese?


    Come lo avrebbe accolto Hugo Pratt, con un sorriso e una pacca sulla spalla ai due autori che sono stati coraggiosi perché era molto più facile essere criticati che apprezzati come invece è successo. Sono stati bravissimi, professionali e discreti, non hanno voluto strafare, non hanno voluto copiare o stravolgere, e così ci hanno regalato un’altra possibilità di proseguire il viaggio in compagnia di Corto, che è sicuramente un Corto diverso, ma si sente che è lui, quando getta dalla nave il certificato di proprietà di una ricca concessione petrolifera, quando guarda le foglie cadere e in tantissime altre scene d’azione o di silenzio. Questo lavoro è un ottimo omaggio al bellissimo mondo che ruota intorno a Corto Maltese.



    Canales e Pellejero hanno lo stesso modo di lavorare di Hugo Pratt?


    Questo non lo so, immagino che oggi sia molto più facile documentarsi tramite internet sui particolari, ai tempi di Pratt serviva una biblioteca fornita e l’aiuto di amici e “ragazzi di bottega”, come sono stato io per un certo periodo, che andassero su e giù nella casa-libreria di Pratt a cercare un determinato volume che descriveva il preciso modello di fucile o il tipo di alberi che crescevano nelle foreste di una specifica regione del mondo in una determinata stagione.


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    Tu hai potuto lavorare per lungo tempo al fianco di Hugo Pratt, avete mai parlato di un’eventuale prosecuzione delle avventure di Corto Maltese?


    Certo, ha cominciato incaricandomi di collaborare con lui nella scrittura dei romanzi tratti dalle sue storie a fumetti editi da Einaudi, poi, purtroppo, nel 1995 dopo “Una Ballata del mare salato” Pratt è mancato e così ho completato “Corte Sconta detta Arcana” che lui aveva già impostato, ma Hugo mi aveva suggerito di cercare altre piste nascoste nelle sue storie, Pratt sapeva bene che il mio mondo era quello della letteratura e non del fumetto e così un giorno mi suggerì di proseguire idealmente una storia che secondo lui era particolarmente interessante ( era Tango) e così ne trassi un racconto breve “L’ultima pista” edito da Cadmo. Per quanto riguarda la continuazione delle sue storie disegnate, diceva che Corto avrebbe proseguito la strada per conto suo, dopo di lui e che avrebbe deciso da solo quando sarebbe stato il momento giusto.



    Qual è stata l‘emozione che hai provato ritrovando Corto Maltese?


    Un’iniziale esitazione che si è trasformata progressivamente in un piacevole sensazione ed è sfociata nella soddisfazione di aver ritrovato un grande compagno di viaggio e la possibilità di vederlo disegnato ancora in giro per mari o deserti.



    Cosa ti ha trasmesso questa nuova avventura?


    La voglia di mantenere sempre viva la curiosità nei lettori, di non raccontare le solite storie scontate di supereroi e di proseguire, come diceva Fabrizio De André, sempre in direzione ostinata e contraria, perché in fondo è proprio quello che fa Corto, l’antieroe delle scommesse vinte e non riscosse. Proprio come in questa storia dove alla fine Corto se ne va via senza mappe, bagagli né obblighi…


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    Alla fine del racconto Sotto il sole di mezzanotte viene svelato l’inizio di una nuova avventura, quando uscirà?


    Questo proprio non lo so di preciso, ma penso fra un paio di anni, nel 2017. Di certo so che sta uscendo il mio ultimo romanzo “Oltremare” edito da Sellerio e la mia strada è quella di cui ho parlato prima, cercare delle piste diverse, in questo caso, avendo conosciuto prima Hugo Pratt e poi il suo personaggio, ho provato a immaginare un periodo in cui questo giovane marinaio, attraverso viaggi e amicizie sarebbe diventato il Corto Maltese di Hugo Pratt. Ho scelto un periodo che andava dalla fine del 1901 al 1904, il momento storico in cui Pratt ambienta la “Giovinezza” di Corto. Spesso sono proprio esperienze e incontri giovanili che formano o definiscono il carattere delle persone e le sfaccettature del carattere di Corto sono talmente complesse che mi sono divertito a tratteggiarne diversi aspetti attraverso amicizie “possibili”. È il mio modo di rendere omaggio al grande apritore di porte che è stato e che continua a essere Hugo Pratt attraverso Corto, un vero stimolo ad andare…


    E per finire ecco le due pagine le prime due pagine del nuovo Corto Maltese Sotto il sole di mezzanotte!!




    [caption id="attachment_18154" align="alignnone" width="670"]Corto Maltese. Sotto il sole di mezzanotte Corto Maltese. Sotto il sole di mezzanotte[/caption]

    [caption id="attachment_18155" align="alignnone" width="670"]Corto Maltese. Sotto il sole di mezzanotte Corto Maltese. Sotto il sole di mezzanotte[/caption]
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  45. Cyrano EVO HF Mares, caratteristiche e utilizzo

    Cyrano EVO HF Mares, caratteristiche e utilizzo


    Oggi vi presento uno dei fucili che utilizzo più spesso durante le mie battute di pesca in apnea l'oleopneumatico Cyrano EVO HF della Mares. Ho voluto realizzare una breve guida che racconti le caratteristiche principali di questa serie di fucili e i modi migliori per utilizzarli. Alla fine dell'articolo inoltre troverete dei brevi racconti che riguardano alcune situazioni di pesca che mi sono capitate. Buona lettura!



    Il Cyrano EVO HF


    Cyrano EVO HF - Mares come utilizzarlo

    Il nuovo serbatoio del Cyrano EVO HF viene prodotto con una particolare lavorazione che gli conferisce la caratteristica forma Hydroforming contraddistinta da due rigonfiamenti, uno più grande verso l’impugnatura e uno più piccolo verso la volata. Questa particolare forma oltre ad aver decisamente migliorato il brandeggio ha conferito un aumento di circa il 20%,rispetto ai vecchi modelli,della quantità di aria presente nel serbatoio.


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    Nel processo di lavorazione oltre alla particolare forma viene creata anche una “bindella” di mira che come sulle armi terrestri aiuta moltissimo nelle fasi di puntamento.
    Altro accorgimento tecnico che migliora notevolmente la facilità di puntamento è la posizione della canna all'interno del fusto,essendo molto decentrata verso l'alto favorisce la messa in mira del bersaglio sopratutto nei tiri istintivi.




    [caption id="attachment_13811" align="aligncenter" width="185"]Cyrano EVO HF Fusto - Mares, come utilizzarlo Cyrano EVO HF Fusto - Mares[/caption]

    Queste due caratteristiche secondo la mia personale esperienza da “arbalettaro” sono quelle che hanno avvicinato moltissimo questi fucili all'elastico e che li faranno apprezzare anche a chi in passato ha avuto spiacevoli esperienze con l'aria per mancanza di feeling nel tiro.


    Rispetto ai suoi predecessori la testata è più piccola e formata da due parti distinte;la prima parte in materiale plastico funge da raccordo tra la canna e la volata ospitando l’anello scorrisagola e il dente per raccogliere le passate del monofilo.
    La volata presenta fori per lo scarico dell’acqua di dimensioni maggiori rispetto al passato e con una angolazione studiata appositamente per consentire un più veloce deflusso verso l’esterno della colonna d’acqua contenuta nella canna,grazie a questi accorgimenti aumenta la velocità dell'asta.




    [caption id="attachment_13812" align="aligncenter" width="231"]Cyrano EVO HF Testata - Mares, come utilizzarlo Cyrano EVO HF Testata - Mares[/caption]

    Tutti i componenti interni sono stati oggetto di studio e sviluppo a cominciare dal pistone i cui attriti all’interno della canna sono stati diminuiti e tale operazione ha dato notevoli miglioramenti,diminuendo di molto lo sforzo di caricamento e sopratutto conferendo una maggiore velocità e stabilità dell’asta al momento del tiro.


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    L'impugnatura del Cyrano EVO HF


    [caption id="attachment_13809" align="alignleft" width="158"]Cyrano EVO HF Impugnatura - Mares come utilizzarlo Cyrano EVO HF Impugnatura - Mares[/caption]

    [caption id="attachment_13808" align="alignleft" width="150"]Cyrano EVO HF Impugnatura - Mares come utilizzarlo Cyrano EVO HF Impugnatura - Mares[/caption]

    [caption id="attachment_13810" align="alignleft" width="159"]Cyrano EVO HF Impugnatura - Mares come utilizzarlo Cyrano EVO HF Impugnatura - Mares[/caption]

    La nuova impugnatura del Cyrano EVO HF 90 è la gemella della riuscitissima impugnatura del Mares Viper Pro e ne ricalca tutte le caratteristiche più apprezzate.


    E' realizzata con un materiale che rende la presa confortevole e sicura anche utilizzando i guanti invernali, presenta nella parte alta un profilo per l’appoggio del pollice in oltre ha un sistema che consente di regolare la distanza tra il grilletto e l’impugnatura su tre posizioni, in modo da adattarsi alle dimensioni della mano di ogni pescatore


    Anche il grilletto e il dente di sgancio hanno visto i tecnici della casa di Rapallo impegnati in lunghi studi ottenendo una maggiore sensibilità e notevoli benefici nella fase di tiro.


    Rispetto ai precedenti modelli cambia posizione anche lo sgancia sagola che adesso si trova lateralmente sulla parte superiore dell’impugnatura riducendo gli attriti sul grilletto e mantenendo la sagola molto aderente al serbatoio.


    In oltre è stato anche migliorato il variatore di pressione diminuendo gli attriti e sopratutto con la novità di lavorare rovesciato rispetto ai vecchi modelli (minima in avanti e in alto anziché avanti e basso) facilitando la rapidità dell'utilizzo e la naturalezza del movimento del pollice che lo può azionare con l'arma in linea di mira.

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    Condizioni di utilizzo dei fucili Cyrano EVO HF


    La serie Cyrano EVO HF è composta dalla misura 90-100-110-120 e si propone con una dotazione di serie composta dall’asta tahitiana Race da 7 millimetri e dal mulinello Vertical Spiro, nella misura 60 per il 90 e il 100 mentre in misura 80 per il 110 e 120.


    Dopo svariate uscite e pescate effettuate in varie condizioni di visibilità e pesca con l'intera serie dei fucili mi sento di poter tranquillamente indicare le situazioni di pesca in cui i fucili danno le migliori prestazioni:

    Il Cyrano EVO HF 90 è un fucile perfetto per tutti i tipi di pesca a stretto contatto del fondale come aspetto/agguato in basso fondo a pesce bianco ed eventuali incursioni in tana sfruttando la facilità di utilizzo del variatore di potenza per poter sparare nei buchi senza paura di danneggiare l'asta.
    Altra situazione in cui il Cyrano EVO HF 90 si dimostra insuperabile è l'aspetto/agguato con acqua molto torbida o fortissima risacca grazie all'ottimo brandeggio dell'arma.

    Il Cyrano EVO HF 100 in linea di massima da il meglio di se nelle stesse condizioni e tecniche in cui si utilizza il “fratello minore” ma con visibilità medio buona e schiuma non estrema.


    Il Cyrano EVO HF 110 e 120 sono armi indirizzate ai grossi calibri, entrambi sono dedicati alla pesca all'aspetto o alla caduta ai grossi predatori.
    Grazie all'ottima gittata e precisione il dentice o la ricciola che prima erano fuori tiro non saranno più irraggiungibili...e perchè no..nei periodi consentiti il grande tonno con queste armi in mano potrebbe non rimanere solo un sogno.

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    Ecco il video ufficiale Mares Pure Instinct che presenta tutte le caratteristiche della serie Cyrano EVO HF descritte finora:

    https://www.youtube.com/watch?v=kmfdyoRdLA0

     

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  46. Pesca in apnea alla Mostella con Luca Santi

    Pesca in apnea alla Mostella con Luca Santi


    Oggi parliamo con Luca Santi, atleta del Team Mares Pure Instinct, della pesca in apnea alla mostella un pesca diffidente e schifo che ama starsene al sicuro in profonde tane.



    1. In quali occasioni si può incontrare la mostella?


    La mostella è una preda abbastanza frequente per chi pratica in prevalenza la pesca in tana ma in alcuni casi può capitare di insidiarla in caduta o all'agguato ferma davanti all'imboccatura della sua tana o nelle vicinanze di una frana.


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    2. Quali sono i fondali per adatti per pescare in apnea la mostella?


    La mostella si può trovare un po' in tutti i tipi di fondale a patto che nelle vicinanze ci siano delle buone tana nelle quali può nascondersi.Girando vari posti per le gare ho visto mostelle su fondali rocciosi, frane che cadono sulla sabbia, lastre isolate, tubi o relitti in un mare di sabbia e nei panettoni di grotto.


    In linea di massima questo pesce, avendo abitudini notturne, predilige le zone buie ma con della vita intorno perché da buon predatore non si lascia scappare la possibilità di un facile pasto. Infatti può capitare che ci sbuchi davanti all'improvviso attirata dal sangue dopo aver colpito un sarago o una corvina con cui condivideva la tana.



    3. Quali sono le accortezze da seguire per avere più probabilità di catturarla?


    Anche se le tane e i buchi da visitare saranno in prevalenza bui bisogna usare con criterio la torcia e cercare di illuminare l'insieme della tana senza spaventare il pesce. Essendo un pesce schivo e abituato al buio se lo illuminiamo direttamente tenderà a scodare e raggiungere velocemente l'angolo piu buio e inaccessibile della sua tana.


    Consiglio di non azzardare mai tiri senza certezza di dove si è mirato perché la mostella ha carni molto deboli e, se non colpita ottimamente, si rischia davvero di strapparla e perderla.
    In questo caso, oltre a perdere il pesce, bruceremo a lungo la tana: se un pesce resta morto nel buco quelli che proveranno a entrare trovando i resti lo riterranno non sicuro e lo eviteranno a lungo.

    Per evitare questo rischio nei tiri ravvicinati miro con la fiocina alla testa che ha un ottima tenuta e nel caso di tiri lunghi con la taitiana miro a centro corpo.


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    4. La mostella ha una buona presenza in Liguria oppure si incontra di rado?


    Nelle zone della Liguria con fondali rocciosi, pescando bene in tana, le catture di mostelle nel giusto periodo non sono rare. Negli anni ho notato che durante il periodo più freddo dell'anno (marzo/aprile) fino all'inizio di giugno la presenza di questo pesce sembra aumentare non so se per il periodo riproduttivo o perché si avvicinano alle acque più basse per la maggiore presenza di cibo.


    Cala anche la presenza con il procedere della stagione perché con l'aumentare del numero di pescatori in acqua aumenta la possibilità che i pesci di buona dimensione vengano trovati e catturati.

     

    5. Che attrezzature usi per pescare in apnea la mostella?


    In tutte le mie uscite utilizzo esclusivamente i prodotti della linea Mares Pure Instinct variando i fucili in base alle situazioni. Nelle tane dove il pesce mi concede tiri ravvicinati uso il Viper 55 armato con fiocina Pro 4 punte e torcia Eos. Se la tana è più fonda e il tiro è più lungo passo al Viper Pro 75 o 90 in base a che distanza si trova il pesce.


    In ogni occasione utilizzo la maschera X-VU liquidskin che grazie alla sua ampia visuale mi agevola nell'esplorazione degli angoli più bui.

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    6. La mostella è un pesce apprezzato in cucina?


    La mostella è la “sorella” minore del merluzzo e ha carni bianche e delicatissime. Quindi non è adatta alle cotture “traumatiche”, ma da il meglio di sé nelle cotture in umido o lessa condita con una lacrima di olio d'oliva delicato. Salse o altri condimenti andrebbero a coprire e alterare il sapore delicato delle carni.


    Avendo carni molto delicate la mostella tende a deperire molto rapidamente se non pulita in fretta e soprattutto se viene lasciata esposta al sole troppo a lungo.
    Se si pesca con la barca è meglio riporla il prima possibile nel frigo o se a nuoto riporla all'ombra della boa/plancetta e non tenerla nel portapesci in cintura perché più esposta al sole.

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  47. Oro per Gregorio Paltrinieri nei 1500m

    Oro per Gregorio Paltrinieri nei 1500m


    Gregorio Paltrineri conquista l'oro nei 1500m dopo aver condotto una gara esemplare. Nella prima frazione il canadese Ryan Cochrane parte davanti ma viene costantemente controllato da Gregorio Paltrinieri che poi mette una marcia in più e scivola via in solitaria. Anche lo statunitense Jaeger prova a recuperare sull'italiano ma non c'è nulla da fare.


    Una gara di carattere per Gregorio Paltrinieri, avvantaggiato anche dall'assenza del cinese Sun Yang che comunque avrebbe avuto vita difficile contro il nuotatore italiano. Alle fine Gregorio Paltrinieri conquista l'oro e il record europeo, argento per lo statunitense Jaeger e bronzo al canadese Cochrane.


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  48. Gregorio Paltrinieri d'argento negli 800m

    Gregorio Paltrinieri negli 800m


    Gli 800 m stile libero non sono la gara preferita di Gregorio Paltrinieri ma quello che il nuotatore italiano ha dimostrato finora lascia spazio per grandi aspettative.


    Dopo una gara da protagonista Gregorio Paltrinieri si aggiudica l'argento e realizza il nuovo record europeo con il tempo di  7'40"81. L'oro va al cinese Sun Yang  con il tempo di 7'39"96. Bronzo per l'australiano Mack Horton con il tempo di 7'44"02.


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  49. Federica Pellegrini d'argento nei 200m stile libero

    Federica Pellegrini  d'argento nei 200m stile libero


    Grande attesa e grandi aspettative, come sempre, per la regina del nuoto italiano Federica Pellegrini. I 200 m stile libero sono la gara con cui ha fatto la storia ma oggi ha dovuto affrontare delle avversarie davvero eccezionali come la statunitense Katie Ledecky già oro nei 1500 m con una prestazione superlativa che le è valsa il record del mondo.


    Alla fine dopo una gara durissima si aggiudica l'oro la statunitense Katie Ledecky con il tempo di 1'55"16, argento per la campionessa italiana Federica Pellegrini con 1'55"32 e bronzo per l'altra statunitense Missy Franklin con il tempo di 1'55"49.


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  50. Oro e record del mondo per Katie Ledecky nei 1500m

    Oro e record del mondo per Katie Ledecky nei 1500m


    Una gara strepitosa condotta in solitaria dall'inizio alla fine da Katie Ledecky che è partita subito fortissimo senza perdere mai il passo. La gara è stata combattuta solo per il secondo posto fra la Neozelandese Lauren Boyle, che ha conquistato l'argento con il tempo di 15'40"14, e l'Ungherese Boglarka Kapas che si è aggiudicata il bronzo 15'47"09.  Ottava l'italiana Aurora Ponselè in 16'09"56 che si ritiene comunque soddisfatta per la sua prova.


    Katie Ledecky ha realizzato anche il nuovo record del mondo con il tempo di 15'25"48.


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  51. Oro per il britannico James Guy nei 200m stile libero

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    Oro per il britannico James Guy nei 200m stile libero


    Una finale per nulla scontata con tanti campioni in vasca ma alla fine la spunta il britannico James Guy aggiudicandosi l'oro mondiale con il tempo di 1'45"14. Argento al cinese Sun Yang con il tempo di 1'45"20 e bronzo per il tedesco Paul Biedermann con il tempo di 1'45"38. Solo quarto lo statunitense Ryan Lochte.


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  52. Bronzo per gli azzurri della staffetta 4x100 stile libero

    Bronzo per gli azzurri della staffetta 4x100 stile libero 


    Il quartetto azzurro composto da Dotto, Orsi, Santucci e Magnini ha conquistato la medaglia di bronzo nella staffetta 4x100 stile libero ai mondiali di Kazan 2015. Oro per la Francia e argento per la Russia.


    La squadra femminile, composta daFerraioli, Di Pietro, Letrari e Pellegrini, si è invece aggiudicata la sesta posizione nella 4x100 realizzando però il record italiano con il tempo di 3'37"16.


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  53. Cagnotto-Verzotto coppia di bronzo nel sincro misto

    Cagnotto-Verzotto coppia di bronzo nel sincro misto


    Un'altra medaglia per Tania Cagnotto che dopo l'oro dal trampolino da 1m e il bronzo in quello da 3m, conquista un altro bronzo nel sincro misto con Maicol Verzotto.


    La coppia azzurra Cagnotto-Verzotto ha chiuso con un totale di 315.30 punti, dietro ai cinesi Wang Han e Yang Han (339.90), che si sono aggiudicati l'oro, e ai canadesi Jennifer Abel e Francois Imbeau-Dulac (317.01) che hanno conquistato l'argento.


    Per l'Italia dei tuffi i Mondiali di Kazan 2015 si chiudono con tre medaglie (1 oro e due bronzi).


    Ecco il commento di Tania Cagnotto: "Argento o bronzo non fa differenza, l'importante era salire lassù. Sono felicissima, non potevo chiudere in un modo migliore quello che è stato il mio più bel Mondiale in carriera. Stamattina ci ho pensato, volevo chiudere in bellezza ed è andata così - spiega la 30enne tuffatrice delle Fiamme Gialle - Maicol è stato davvero bravo: io venivo da tante gare ed ero veramente tranquillo, lui anche ha gareggiato tanto ma sapeva che si stava giocando qualcosa. In più, è un piattaformista: non è stato facile per lui fare una gara così bella" (www.repubblica.it)


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  54. Bronzo per Tania Cagnotto nel trampolino da 3 m

    Bronzo per Tania Cagnotto nel trampolino da 3 m 


    Arriva un'altra grande soddisfazione per l'atleta italiana Tania Cagnotto che conquista il bronzo nel trampolino da 3 m ai Mondiali Di Kazan 2015. Dopo una gara all'inseguimento che ha visto Tania Cagnotto occupare la 4° e 5° posizione è stato l'ultimo tuffo quello decisivo che ha permesso alla campionessa italiana di conquistare il terzo posto.


    Tania Cagnotto esegue l'ultimo tuffo perfetto mentre la Abel, in terza posizione, sbaglia e si fa superare dalla tuffatrice italiana.


    Questa il podio della gara:


    1) Shi Tingmao (Cina) 383,55
    2) He Zi (Cina) 377,45
    3) Tania Cagnotto (Italia) 356,15

    Le dichiarazioni di Tania Cagnotto dopo aver ritirato la medaglia:
    "Questa medaglia è bellissima, ma ho avuto talmente tanta soddisfazione nella gara da un metro che oggi proprio non me la aspettavo, ero convinta di arrivare quarta o quinta dietro alla canadese. Ho fatto una buona gara e lei un po' me l'ha regalato, mi dispiace anche un po' per lei, si vede che in questi giorni ho una nuvoletta sopra. Questo è sicuramente il più bel Mondiale per me. Ho ancora un po' di energie per la gara di domani in sincro con Maicol Verzotto e la prenderò serenamente per divertirmi"

    Grande soddisfazione per l'atleta italiana che al suo ultimo mondiale conquista due medaglia: 1 oro nel trampolino da un metro e il bronzo di oggi nel trampolino da 3 metri.


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  55. Minisini-Perrupato di bronzo nel Duo Misto Sincro

    Minisini-Perrupato di bronzo nel Duo Misto Sincro


    La coppia italiana Minisini-Perrupato si aggiudica la medaglia di bronzo nel Duo Misto Sincro. L'oro mondiale va alla coppia russa Maltsev-Valitova, seguita da quella americana May-Underwood che conquista l'argento.


    Un risultato sorprendente per il 19enne atleta italiano Minisini che si ripete dopo aver conquistato il bronzo nel tecnico in coppia con la Flamini.


    Ecco il commento di Minisini:«Adesso con tutta l'adrenalina che sta scemando sto iniziando anche a sentirne il peso -racconta ai microfoni della Rai-. Abbiamo dato tutto e adesso mi tremano un po' le gambe.Indubbiamente alcuni nomi potevano pesare tantissimo sul risultato, fortunatamente siamo stati più forti noi di queste due campionesse e i giudici lo hanno notato. E' stata una vittoria netta e siamo felici di questo.ue medaglie? Non ci speravo - ammette -. Oggi siamo stati dei kamikaze, ci siamo lanciati cercando di prendere tutto il possibile. In questi giorni, dopo la medaglia nel tecnico, tantissima gente ci è stata vicina e ci ha fatto i complimenti anche sui social. Questa medaglia la dedico a mio padre, a mia madre e alla mia fidanzata Eleonora che sono qui, per me sono stati una spinta in più. E poi alla squadra, senza di loro non ce l'avrei fatta.» (www.gazzetta.it)


    Il commento della Perrupato:«Prima della finale ci siamo detti: godiamocela tutta senza pensare al dopo. In acqua le emozioni sono state bellissime, dopo indescrivibili.» (www.gazzetta.it)


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  56. Quarto posto per l'Italia nel Team Event Nuoto di Fondo 5 Km

    Quarto posto per l'Italia nel Team Event Nuoto di Fondo 5 Km


    La squadra italiana scende in acqua nel Team Event del Nuoto di Fondo 5 Km con Federico Vanelli, Simone Ercoli e Rachele Bruni


    La gara è stata guidata dalla Germania che si è aggiudicata l'oro con il tempo di 55'14"4, medaglia d'argento a pari merito per Olanda e Brasile con il tempo di 55’31”2. Quarto posto per l'Italia con il tempo 55'49"4.


    Comunque buona la prova degli azzurri, guidati dal veterano Simone Ercoli che sabato tornerà in gara nella 25 chilometri e con una Rachele Bruni pimpante dopo l’altro legno – ben più amaro – conquistato nella 10 km. Sesti all’intertempo e inspiegabilmente mai inquadrati dalla regia internazionale, gli italiani superano la Russia nella seconda metà e danno il massimo fino all’arrivo. Purtroppo però non basta e il podio rimane distante diciotto secondi.


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  57. Tania Cagnotto oro nel trampolino da un metro

    Tania Cagnotto oro nel trampolino da un metro


    Tania Cagnotto si aggiudica l'oro nel trampolino da un metro ai Mondiali di Nuoto di Kazan, mettendosi alle spalle le fortissime atlete cinesi. Per Tania Cagnotto questo è il primo oro mondiale dopo tre argenti e quattro bronzi conquistati nelle edizioni precedenti.


    La gara è partita bene e Tania Cagnotto ha guidato da subito la gara, ottenendo un punteggio finale di 310.85 punti, in seconda posizione la cinese Shi Tingmao con 309,20 punti e terza l'altra cinese He Zi con 300,30 punti.


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    Ecco le parole della campionessa del Mondo Tania Cagnotto:


    "Un sogno che si realizza. Ho sempre messo sullo stesso piano vincere un mondiale e una medaglia olimpica. Volevo raggiungere uno di questi due obiettivi e finalmente è successo. Sono al settimo cielo. È una bella soddisfazione personale e familiare. Avevo una strana sensazione già dalle eliminatorie. Ieri è stata una giornata infinita, non sapevo dove sbattere la testa. Non mi sono allenata tutto il giorno e sapevo che potevo farcela, avrei voluto saltare subito anziché aspettare. Avevo perfino sognato di battere le cinesi. Ma la realtà è ancora più bella. Due anni fa, a Barcellona, ero finita a dieci centesimi di punto da He Zi e avanti a Wang Han. Con loro sarei partita alla pari. Ma qui sapevo che fare più punti di Shi Tingmao sarebbe stato difficile, quasi impossibile. La finale è iniziata bene, col doppio e mezzo avanti ho perso qualche anno di vita ma poi ho continuato meglio. Prima dell'ultimo tuffo avevo dieci punti di vantaggio, non era necessario strafare e ho cercato di controllare. È bastato per vincere. In attesa del trampolino da 3 metri posso dire di aver chiuso in bellezza la mia carriera ai campionati mondiali. È uno dei momenti più belli della mia vita"


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  58. 10 consigli per affrontare le prime uscite di apnea in mare

    10 consigli per affrontare le prime uscite di apnea in mare




    [caption id="attachment_6812" align="alignnone" width="870"]10 consigli per affrontare le prime uscite di apnea in mare 10 consigli per affrontare le prime uscite di apnea in mare[/caption]

    Oggi è nostro ospite Daniele Rotella, Istruttore di Apnea (Apnea Academy), e fondatore della Scuola Biella Apnea che oggi conta più di 60 iscritti. Daniele ci spiegherà come affrontare le prime uscite in apnea della stagione. Dopo il lungo periodo invernale che vede molti apneisti abbandonare il mare in attesa dell'estate oppure per i neofiti che la prima volta si avvicinano al meraviglioso mondo dell'apnea in mare ecco le 10 regole per affrontare le prime uscite divertendosi in sicurezza.



    1. La prima uscita in mare è solo il secondo passo


    Verissimo, praticare apnea è fantastico, ma non si può pensare che l’apnea sia come un interruttore da accendere e spegnere a nostro piacimento. L’apnea ha una buona componente mentale e anche una fisica ed entrambe vanno allenate. Per questo ormai moltissime scuole hanno spazi acqua tutto l’anno dedicati proprio a chi ha già un brevetto e vuole allenarsi o semplicemente mantenere attivo ciò che ha appreso durante il corso frequentato.



    2. L'attrezzatura è la tua compagna di avventure


    [caption id="attachment_6815" align="alignnone" width="870"]L'attrezzatura da apnea deve essere sempre in ordine L'attrezzatura da apnea deve essere sempre in ordine[/caption]

    Una delle componenti fondamentali per poter godere appieno le nostre uscite in apnea è data dall’attrezzatura, che deve essere, semplice, comoda ed efficiente. A differenza di altri sport, fortunatamente, per praticare apnea non dobbiamo spendere un patrimonio in attrezzatura e una volta acquistato il necessario, se ben conservato, lo utilizzeremo per molti anni. Quattro le cose fondamentali:




    • Pallone (boa segna sub)

    • Pinne

    • Muta e zavorra

    • Maschera e boccaglio


    La boa non può e non deve mancare mai! Che facciate apnea pura o pesca in apnea, la boa segnala alle imbarcazioni dove siete; io la consiglio anche se decidete di farvi una nuotata a largo. Ogni anno, purtroppo, leggiamo di brutti incidenti: nel periodo estivo il traffico di natanti cresce a dismisura e di conseguenza anche il pericolo. Quindi boa con bandierina bene in vista sempre!


    E’ prima di tutto una questione di sicurezza, inoltre se la capitaneria vi trova senza boa, rischiate multe salate e il sequestro dell’attrezzatura.


    Per le pinne dovranno essere lunghe, né troppo dure, né troppo morbide, l'importante è che siano adatte alle caratteristiche fisiche dell’apneista. Il tuo istruttore saprà sicuramente consigliarti quelle più adatte a te.


    Per la muta io consiglio di farla su misura, ormai i costi sono molto vicini a quelle che si acquistano già realizzate in taglie standard, ma la comodità non è paragonabile. Considerando che la si indossa per ore e la si utilizzerà per anni, sono soldi spesi bene. Di pari passo con la muta ci occorre la zavorra, composta da cintura in gomma tipo marsigliese e tre/quattro kg a seconda sempre della nostra struttura fisica. Per fare apnea pura sconsiglio vivamente di andare oltre i 4 kg, non dimentichiamo che l’assetto dell’apneista in superficie dev’essere sempre positivo, è una questione di sicurezza.


    La maschera, elemento fondamentale per poter vedere in acqua, deve essere di volume ridotto. Oggi in commercio se ne trovano per tutti le esigenze, ma va scelta con cura perché in acqua è fastidiosissimo avere delle infiltrazioni o ancora peggio dolori al naso o all’arcata sopraccigliare causati dalla pressione della maschera.


    La cosa più importante per preservare la nostra attrezzatura è lavare sempre tutto abbondantemente con acqua dolce e, quando non la utilizziamo, conservarla al riparo dal sole.


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    3.  Cerca le belle sensazioni non i metri


    Sicuramente l’allenamento invernale in piscina è utilissimo, se non indispensabile, ma purtroppo nessun allenamento in piscina può farci provare le sensazione che proviamo nella discesa in mare: la pressione, la compensazione, il blood shift, tutte modificazioni fisiologiche che avvengono durante un tuffo in apnea. Negli ultimi anni sono stati realizzati degli impianti natatori con vasche che permettono di immergersi da 10 fino a 40 metri.


    Un giretto invernale non guasta, ma non sempre sono logisticamente comodi, quindi la cosa da fare quando si torna al mare è cominciare con calma, immergendoci sempre alla metà delle nostre quote abituali per far sì che il nostro corpo torni ad abituarsi alla pressione, a me piace dire “ all’abbraccio del mare”.



    4. La tua guida in mare è il cavo


    Per rientrare in mare è consigliabile l’utilizzo del cavo guida, chi ha fatto un corso di apnea lo ha sicuramente provato e ne conosce l’importanza. Oggi alcuni stabilimenti balneari frequentati spesso da apneisti ne sono forniti, altrimenti sarà sufficiente una cima attaccata alla boa segna sub e qualche kg di zavorra sul fondo. Io utilizzo un’ancoretta a ragno da tre kg con qualche metro di catena, in questo modo l’ancoretta eviterà che il vostro cavo scarrocci spostandosi qua e là.


    Il cavo guida è necessario per la ripresa graduale in quanto ci permette di effettuare le prime discese a braccia, tirandoci lungo il cavo, potendo in questo modo gestire al meglio la compensazione e permettendoci di fermarci in qualsiasi momento afferrandolo.



    5. Cerca le belle sensazioni non i metri


    Questo verrà naturale, sarà la conseguenza dell’aver adottato un approccio graduale rispettando sia il nostro corpo, sia il mare.

    6. Mai da soli


    [caption id="attachment_6814" align="alignnone" width="870"]L'apnea va condivisa con i compagni L'apnea va condivisa con i compagni, mai in mare da soli[/caption]

    L’apnea va condivisa, l’importanza di un buon compagno apneista è fondamentale, sapere che c’è sempre qualcuno che veglia su di te non ha prezzo. Sia in apnea che durante una battuta di pesca in apnea, tra un tuffo e l’altro si possono scambiare due chiacchiere sulle sensazioni, su cosa si è visto sul fondale oppure condividere il piacere di una bella cattura.



    7. Non avere fretta, ritornare in mare deve essere un piacere non una fatica.


    Sei tornato in mare, non vedevi l’ora, ma….. qualcosa non va, le sensazioni non sono quelle che ti aspettavi, la compensazione, l’orecchio, qualsiasi cosa ti senti, non forzare. Probabilmente è a causa della stanchezza del viaggio o della tensione.


    Prenditi il tuo tempo, rovinarsi una vacanza è un attimo. L’apnea va vissuta e amata e ti ricompenserà con grandi soddisfazioni.



    8. I primi tuffi della giornata devono sempre essere fatti in pochi metri 


    Anche una volta ripreso il ritmo, effettuate sempre i primi tutti della giornata in pochi metri d’acqua così da allontanare qualsiasi rischio e permettere al corpo di adattarsi.



    9. Bevi regolarmente


    Idratarsi quando si fa sport è sempre consigliato, inoltre recenti studi hanno dimostrato che l’idratazione è coinvolta anche nella buona riuscita della compensazione. Nell’apnea in particolare avviene un processo detto “diuresi dell’apneista” e si è soggetti alla perdita di molti liquidi quindi bevi regolarmente durante una sessione di apnea o una battuta di pesca!



    10. Divertiti in sicurezza


    Questo punto credo sia alla base di tutto, la mia didattica APNEA ACADEMY ha come obiettivo insegnare l’apnea consapevole: attraverso la consapevolezza di ciò che si fa, si può acquisire sicurezza e da lì... divertirsi è d’obbligo!!


    Grazie a Daniele per questi ottimi consigli!


    Se vuoi altre informazioni contatta Daniele a questi recapiti:


    Email: toiorot@alice.it
    cell: +39 333 223 4255


    Biella Apnea

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  59. Foche in Grecia e “amici” capodogli riavvistati nel Santuario

    Foche in Grecia e “amici” capodogli riavvistati nel Santuario


    E tre turni in più di citizen science in agosto!


    Le spedizioni di Tethys sono partite da poche settimane, sia nel Santuario Pelagos in mar Ligure sia nella Grecia Ionica, e già ricercatori e partecipanti “non-specialisti” segnalano diverse interessanti notizie.




    [caption id="attachment_6264" align="alignnone" width="870"]Capodogli Riavvistati nel Santuario Capodogli Riavvistati nel Santuario[/caption]

    Cetacean Sanctuary Research (CSR): intervallati da due settimane interamente dedicate al lavoro del noto fotografo inglese Danny Kessler e di Doug Perrine, conosciuto in tutto il mondo per le sue riprese della vita marina (pubblicate su tutte le testate più importanti, compreso il National Geographic), i turni 2015 hanno già riservato delle sorprese: nel corso del primo mese 27 sono le balenottere avvistate, ma soprattutto due dei capodogli si sono rivelati vecchie conoscenze: “Nicola” e “Shrek”, riavvistati rispettivamente a distanza di 8 e 7 anni, e facilmente riconosciuti grazie alla fotoidentificazione.




    [caption id="attachment_6299" align="alignnone" width="867"]Avvistamento Capodoglio Shreck - Santuario dei Cetacei Avvistamento Capodoglio Shreck - Santuario dei Cetacei[/caption]

    [caption id="attachment_6300" align="alignnone" width="870"]Avvistamento Capodoglio Nicola - Santuario dei Cetacei Avvistamento Capodoglio Nicola - Santuario dei Cetacei[/caption]

    Il “catalogo” di Tethys degli individui identificati - non solo di capodoglio ma anche di balenottere, grampi, globicefali, è ormai vastissimo e racchiude preziose informazioni sull’arco di quasi tre decenni. Per assicurare anche quest’anno la continuità della raccolta dati il progetto ha aperto tre nuovi turni che inizialmente non erano previsti, in partenza rispettivamente il 10, il 17 e il 24 agosto a una quota di partecipazione speciale di 798 Euro.


    Ionian Dolphin Project (IDP): un eccezionale avvistamento ha inaugurato la stagione nella splendida cornice della Grecia ionica, dove un gruppo di ben tre foche monache, specie estremamente rara in Mediterraneo, ha accolto il primo survey nell’arcipelago. Quanto ai tursiopi, specie avvistata regolarmente e oggetto principale delle ricerche, un incontro particolare è stato quello con “Picco”, un delfino noto ai ricercatori da 15 anni, avvistato per la prima volta addirittura nel 2001.




    [caption id="attachment_6302" align="alignnone" width="870"]Avvistamento Foca Monaca - Grecia Avvistamento Foca Monaca - Grecia[/caption]

    Anche la Grecia ha ancora alcuni posti disponibili per i prossimi turni.


    Le spedizioni in Grecia e nel Santuario del mar Ligure sono condotte, come è noto, con la formula della citizen science, che prevede cioè la partecipazione attiva sul campo di non-specialisti. Per affiancare i ricercatori in mare non occorre quindi alcuna preparazione nel campo né della biologia né della nautica - solo entusiasmo e spirito di adattamento.


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  60. Ciconat: strategie vincenti per la pesca profonda

    Ciconat, il maestro della pesca profonda rivolta ai grossi predatori, ci svelerà le sue strategie per avere la meglio in questa difficile disciplina, senza dimenticare la preparazione e le precauzioni da adottare per pescare in sicurezza.


    Prima di iniziare la lettura vorrei ringraziare Ciconat per aver condiviso le sue conoscenze con noi: è sempre un piacere quando un grande pescatore cerca di aiutare gli altri con passione e umiltà. Grazie Ciconat e buona lettura a tutti!



    1. La pesca profonda è un'arte tanto affascinante quanto pericolosa. Qual è il modo corretto di avvicinarsi a questo tipo di pesca? 


    [caption id="attachment_5649" align="alignleft" width="400"]Ciconat Pesca Profonda: cattura di un tonno Ciconat Pesca Profonda: cattura di un tonno[/caption]

    La prima cosa da ricordarsi sempre, quando si entra in mare, è che siamo degli ospiti e come tali saremo graditi fino a quando ci comporteremo in maniera corretta. La pesca non è una sfida contro il mare o una guerra con i pesci, chi la vive in questa maniera parte già con il piede sbagliato. L’unica sfida che ci potrà essere sarà solo con noi stessi e con le nostre paure.


    C’è un proverbio che recita: “pochi possono dare del tu al mare… e quei pochi non lo fanno”.


    Detto questo, io penso che il primo passo per avvicinarsi alla pesca profonda sia farsi un bel bagno di umiltà, lasciare perdere la ricerca sfrenata del metro e del secondo in più e concentrarsi sulle proprie sensazioni. Il nostro vero obiettivo deve essere far si che ogni tuffo sia più bello del tuffo precedente. I metri ed i secondi arriveranno da soli, senza sforzi e riducendo al minimo i rischi.


    Quanto sopra non prescinde il fatto che in mare non si va mai da soli, a maggior ragione se decidi di pescare a quote impegnative. La pesca in coppia, un tuffo a testa, è l’unico vero modo per aumentare la sicurezza.



    3. Come ci si allena per la pesca profonda?


    La pesca profonda richiede un grosso impegno fisico e mentale. Quando ero ragazzo mi capitava di vedere forti subacquei, profondisti per l’epoca, sovrappeso e con la sigaretta in bocca. Adesso è impensabile vedere un profondista (vero e non da web) che non sia un vero atleta. Sempre più spesso i pescatori profondi sono anche dei forti apneisti. Un tempo le due discipline erano fortemente distinte ma oramai si è preso atto che tutto quello che riguarda l’apnea pura può essere utilizzato nella pesca profonda. Tutta la prima parte di un tuffo profondo (fino a che non si vede il fondo per intenderci) è esattamente come un tuffo in apnea e come tale può essere gestito nella stessa maniera (respirazione, rilassamento, pinneggiata, ecc.).


    Il modo migliore per allenarsi sarebbe poter andare in mare sempre ma è inevitabile che, d’inverno, nel mediterraneo, si debba ridurre drasticamente le uscite e le quote operative a causa del freddo e della torbidità dell’acqua.


    L’apnea a differenza di altri sport non ha ancora dei canoni fissi su come ci si deve allenare per incrementare la performance. I primi dieci tennisti del mondo si allenano più o meno nello stesso modo, così come i primi dieci nuotatori, centometristi ecc…i primi dieci apneisti si allenano tutti in maniera differente. Questo perché i meccanismi di adattamento che regolano l’apnea sono ancora in parte ignoti. Facendo però tesoro delle esperienze altrui e derivando alcune metodologie di allenamento dal nuoto, che è comunque lo sport più affine perlomeno perché si svolge in acqua con una serie ripetuta di brevi apnee, si sono ottenuti degli ottimi risultati.


    Senza entrare troppo nel dettaglio (esistono diversi libri ben fatti), indipendentemente dallo sport che decidete di fare a secco (nuoto, bici, corsa), diciamo che l’allenamento invernale va diviso in due parti, una che possiamo definire generale ed una specifica. Nella parte generale, solitamente nei mesi freddi (nov-dic-genn-febbr), io faccio soprattutto un lavoro di “quantità” facendo allenamenti abbastanza lunghi (nuoto circa 1 ora) con intensità molto variabili con l’ obiettivo di alzare la soglia anaerobica, cioè quel numero di battiti oltre in quale cambiano i meccanismi di produzione dell’energia (da aerobico ad anaerobico).


    Anche in rete esistono molti siti che, a seconda della disciplina, forniscono delle tabelle utilizzabili per rendere l’allenamento vario ed efficace. Nella seconda parte della stagione (mar-apr-mag) faccio un allenamento più specifico, in piscina, apnea dinamica e qualche svolta statica. Cerco di replicare il gesto che verrà poi fatto in mare seguendo anche qui delle tabelle specifiche variabili a seconda di quelli che possono essere i miei obiettivi.


    Negli ultimi anni ho scoperto anche lo yoga e cerco di fare almeno 3 pratiche alla settimana, serve molto a livello di elasticità fisica, elasticità della gabbia toracica, respirazione e testa (mentale).


    Da un anno esiste anche un piscina profonda 42 metri, Y-40, nei pressi di Padova che permette di allenare la profondità anche in inverno. Quest’inverno ci sono andato due volte a Febbraio ed a Marzo ed è veramente eccezionale per mantenere l’adattamento alla profondità anche nei mesi più freddi.


    Questo è quello che cerco di fare io ma non è legge, ci sono apneisti, molto più forti di me, che fanno cose completamente diverse.


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    4. Quali sono i principali pericoli della pesca profonda?


    In primis il black-out (perdita di coscienza) meglio noto con il nome di sincope anche se tale nome è effettivamente inesatto perché nella sincope è presente anche un arresto cardiaco mentre negli apneisti, solitamente, il cuore continua a battere. E’ dovuta ad un tuffo troppo prolungato. I livelli di ossigeno nel sangue scendono sotto certi valori ed il cervello manda in stand-by il corpo (si sviene) mantenendo attivi solo i due organi principali cuore e cervello. Se il risveglio avviene in acqua si muore per annegamento se avviene in aria tutto si risolve solitamente con un grande spavento. Avviene quando ignoro i campanelli d’allarme che il mio corpo mi manda e sopravvaluto le mie possibilità.


    Penso che l’agguato profondo e la pesca in tana siano i tipi di pesca più pericolosi in assoluto. L’agguato profondo unisce lo sforzo del tuffo profondo al movimento in orizzontale che può terminare con il tiro su una grossa cernia ed eventuale necessità di staccarla dal fondo. Questo è il mix migliore per superare i propri limiti. La pesca in tana, soprattutto il lavorare un cernia incastrata, comporta l’eseguire grossi sforzi sul fondo per estrarla ed il problema nasce se effettivamente riesco a tirarla fuori dopo aver faticato, non la voglio lasciare per evitare che si rinfili e cerco di riportarla su faticando il doppio.


    Penso che, se si potesse fare un conto di quale pesce ha provocato più morti fra gli apneisti la cernia vincerebbe di gran lunga. L’aspetto profondo invece è il meno dispendioso dal punto di vista energetico, sul fondo ci si “riposa” e con le giuste tecniche di rilassamento, il tuffo diventa qualcosa di piacevole per niente faticoso.


    Altro problema che sempre maggiormente colpisce i profondisti ed anche i non profondisti è il “taravana”, non si sa bene quale sia la causa scatenante, se bolle di azoto o qualcos’altro. Sta di fatto che si manifesta con una emiparesi solitamente reversibile. Non si sa bene quale sia la causa però si è capito cosa fare per limitarne l’accadimento, l’idratazione è fondamentale, bere l’equivalente di un bicchiere d’acqua ogni ora e rispettare dei tempi in superficie che siano almeno il triplo della durata del tuffo. Io personalmente aspetto il doppio quando pesco fino a 25 mt, il triplo tra i 25 mt ed i 35 mt ed anche il quadruplo oltre. Cerco inoltre di non fare mai più di dieci tuffi oltre i 40 metri in una stessa giornata.


    Il taravana capita molto spesso anche a chi non pesca particolarmente profondo ma con tempi di recupero molto ridotti…vedasi gli agonisti in gara.


    Un altro problema che può capitare nella pesca profonda è trovare del sangue nella saliva sintomo di un edema polmonare con gravità variabile. Anche in questo caso i meccanismi non sono ancora chiarissimi ma si è notato che, oltre ad un fattore genetico, contribuisce la difficoltà di compensazione e lo scarso adattamento/rilassamento. Uno sforzo compensatorio o una gabbia toracica non elastica può essere causa di una lesione polmonare che si manifesta con tosse, fiato corto ed escreato roseo o rosso.


    Anche in questo caso si è capito che facendo una decina di tuffi di adattamento tra i 5 ed i 10 metri anche i più predisposti eliminano quasi totalmente il problema.




    [caption id="attachment_5648" align="alignnone" width="870"]Ciconat Pesca Profonda: le strategie vincenti - Dentici con Umberto Pelizzari Ciconat Pesca Profonda: le strategie vincenti - I compagni di pesca rendono la pescata sicura e divertente[/caption]

    In tutti i casi esposti sopra la presenza di un compagno in superficie che vigili su di me è fondamentale per far si che il problema si risolva in maniera positiva.


    Il mio consiglio è quello di trovarsi un compagno con prestazioni ed “attitudine” mentale simile. La pesca in coppia non vuol dire dividere la benzina del gommone e poi pescare ognuno per conto suo. La pesca in coppia prevede che si faccia alternativamente un tuffo a testa e che il compagno in superficie sia sempre pronto a controllare la mia risalita. Io consiglio inoltre di fare un corso BLS (basic life support) per imparare le più semplici tecniche di primo soccorso e sapere fare una RCP (rianimazione cardio-polmonare) se necessario. Ci potrebbe tornare utile in mare ma anche nella nostra normale vita quotidiana.


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    5. Qual è la preda che preferisci insediare con la pesca profonda?


    [caption id="attachment_5647" align="alignnone" width="870"]Ciconat Pesca Profonda: strategie vincenti - Dentice Ciconat Pesca Profonda: strategie vincenti - Dentice[/caption]

    Il pesce che preferisco catturare è il dentice, chi vede i miei video se ne sarà reso conto. Io imposto tutte le battute di pesca sulla ricerca di questo pesce, solitamente le altre prede sono di ripiego. Non sono un amante della pesca alla cernia proprio per i pericoli che ho esposto prima. Preferisco fare dieci tuffi in posti differenti alla ricerca di un branco di dentici che dieci tuffi nella stessa tana per tirar fuori (forse) una cernia incastrata.



    6. Qual è stata la cattura effettuata in profondità che ricordi con maggior piacere e perché?


    Una delle più belle è un dentice di circa 8.0 chili preso quest’estate, il perché?... avevo Umberto Pelizzari come barcaiolo.

    https://www.youtube.com/watch?v=BoHq6EbtvAo

    7. Quali sono le tecniche che si possono usare in questo tipo di pesca?


    Come ho detto prima aspetto, agguato e pesca in tana… questo l’ordine anche in cui le pratico io. Provo a fare un aspetto, se non da frutti provo a muovermi ed eventualmente, se vedo qualche bel pesce intanarsi provo a pescare in tana, ma è molto raro e deve veramente valerne la pena. La pesca in tana tendenzialmente mi annoia.


    Io pesco quasi esclusivamente in assetto costante, non sgancio se non in rare occasioni in cui le quote sono troppo impegnative rispetto alla mia condizione di quel momento. A rigor di logica se non riesco ad andarci con le mie forze non ci vado e mi alleno per andarci l’anno seguente. La pesca a sgancio non la condanno ma mi sembra un po’ antisportiva, è come decidere di scalare lo Stelvio in bicicletta ma facendosi tirare da una macchina… salvo poi vantarsi con gli amici di aver scalato lo Stelvio in bicicletta.


    Inoltre la trovo farraginosa e pericolosa per problemi di taravana.



    8. Quali emozioni sa regalare la pesca profonda?


    https://www.youtube.com/watch?v=ofGQYKnrRKg

    Io trovo bellissimo scendere nel blu, adoro tutto il tuffo, il rilassamento, la respirazione, la discesa, la caduta, l’appostamento, la risalita. Quando faccio un bel tuffo la cattura è un contorno, mi godo le belle sensazioni a prescindere. Ho fatto tuffi bellissimi senza prendere niente e tuffi bruttissimi con catture eccezionali…e preferisco di gran lunga i primi.


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    9. Quali sono le strategie per avere successo nella pesca profonda?


    Nella pesca profonda devi ottimizzare i tuffi, solitamente se ne fanno pochi e vanno fatti nei punti giusti. Devi conoscere il fondale e saper leggere bene lo scandaglio. Se i posti sono conosciuti è più facile altrimenti ti devi basare sulla distribuzione della mangianza, sulla corrente e sulla conformazione del fondale.


    Importante è anche l’arma, solitamente faccio tiri lunghi su grossi pesci e preferisco fucili potenti con aste grosse.


    https://www.youtube.com/watch?v=61UPpfk7aRc

    10. Qual è la tua etica di pesca quando peschi in profondità?


    [caption id="attachment_5650" align="alignnone" width="870"]Ciconat Pesca Profonda: cattura di una grossa ricciola Ciconat Pesca Profonda: cattura di una grossa ricciola[/caption]

    Non sono mai stato un pescatore dai grandi carnieri, ho sempre preferito una bella cattura fatta come piace a me che tante catture senza la giusta soddisfazione. Non vivo di pesca e la pesca è solo un piacere e per questo non mi interessa fare collane di pesci. Mi capita spesso di tornare senza niente però quelli che prendo mi fanno apprezzare veramente il piacere di stare in mare e tutti i sacrifici fatti.


    Quando peschi in profondità, sapendo di avere pochi tuffi a disposizione, devi ottimizzare tutto rinunciando a qualche preda nella speranza dell’incontro importante. (Guarda qui il video della cattura della grossa ricciola da 42 Kg)


     

     
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  61. Volvo Ocean Race Leg 9 Lorient-Goteborg (Live)

    Volvo Ocean Race Leg 9 Lorient-Goteborg


    Segui live la Volvo Ocean Race Leg 9 Lorient-Goteborg. Inseriremo gli aggiornamenti in modo da tenervi informati sull’evoluzione della regata.



    DIRETTA VOLVO OCEAN RACE LEG 9 LORIENT-GOTEBORG


    22.06.2015: Team Alvimedica vince la Volvo Ocean Race Leg 9 e Abu Dhabi Ocean Racing diventa campione


    [caption id="attachment_5862" align="alignnone" width="870"]Volvo Ocean Race Leg 9 - Lorient-Goteborg Team Alvimedica vittoria Volvo Ocean Race Leg 9 - Lorient-Goteborg Team Alvimedica vittoria[/caption]

    Team Alvimedica ha vinto l'ultima battaglia della Volvo Ocean Race 2014/15 e Abu Dhabi Ocean Racing ha vinto il giro del mondo. Giungendo primi a Goteborg i giovani turco/americani hanno conquistato l'ultima tappa e diventano il sesto team a cogliere un successo parziale, mentre con il quinto posto odierno Abu Dhabi Ocean Racing ha potuto finalmente celebrare la vittoria overall.


    Il giovane equipaggio di Team Alvimedica, tagliando la linea del traguardo alle 12.26:52 (ora italiana) di oggi si è aggiudicato la nona e ultima tappa della Volvo Ocean Race da Lorient a Goteborg dopo 4 giorni 9 ore e 53 secondi navigazione in un finale assolutamente all'ultimo respiro, con un vento leggerissimo che ha messo a dura prova la resistenza nervosa dei velisti., fra due ali di barche spettatori. Team Alvimedica è il sesto equipaggio su sette a vincere una tappa in questa edizione del giro del mondo, mentre Alberto Bolzan diventa il primo velista italiano da 17 anni a questa parte a raggiungere il successo dal 1998 quando Paolo Bassani a bordo di Merit Cup, con lo skipper neozelandese Grant Dalton, vinse la tappa conclusiva da La Rochelle a Southampton.



    19.06.2015: Team Alvimedica in testa al pit-stop dell'Aia


    [caption id="attachment_5666" align="alignnone" width="870"]Volvo Ocean Race Leg 9 - Lorient-Goteborg Team Alvimedica Volvo Ocean Race Leg 9 - Lorient-Goteborg Team Alvimedica[/caption]

    E' stato Team Alvimedica, con Alberto Bolzan alla ruota, a entrare per primo nel porto dell'Aia, aggiudicandosi la prima posizione nella prima frazione della Volvo Ocean Race Leg 9, ma soprattutto accumulando un prezioso vantaggio di oltre un'ora e quarantasei minuti sugli avversari, che certo sarà un buon margine per affrontare la seconda sezione fino a Goteborg. Secondo Dongfeng Race Team e terzo MAPFRE.


    Ma laVolvo Ocean Race Leg 9 non è ancora finita e Team Alvimedica, tuttavia, mancano ancora 480 miglia di navigazione in acque insidiose prima di poter finalmente coronare il sogno di una vittoria di tappa. “E' sempre una bella situazione arrivare primi nello spogliatoio.” Ha detto Charlie Enright usando una metafora di altri sport. “Ma in realtà si tratta proprio solo di questo. E' un po' come il nostro passaggio in testa a Capo Horn, nessun punto ma un grande risultato.



    16.06.2015: al via la Volvo Ocean Race Leg 9, l'ultima tappa della regata più dura del mondo


    [caption id="attachment_5571" align="alignnone" width="870"]Volvo Ocean Race Leg 9 Lorient-Goteborg -  Partenza Volvo Ocean Race Leg 9 Lorient-Goteborg - Partenza[/caption]



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    La Volvo Ocen Race Leg 9 inizia con una bellissima partenza, con un vento intorno ai 12 nodi di intensità, sole e molto pubblico a seguire le evoluzioni delle sette barche sul percorso sulle boe, prima di affrontare il tratto costiero nella Baia di Quiberon e puntare le prue verso il mare aperto. Un pezzo di storia anche la barca comitato, il celeberrimo Tara che fu di Sir Peter Blake.


    Con Team SCA e Team Alvimedica in anticipo, e quindi costrette a tornare sulla linea, sono stati gli olandesi di Team Brunel e gli spagnoli di MAPFRE ad animare le prime fasi, protagonisti quasi di un match-race, inseguiti da Team Vestas Wind.


    “Tutto è un ostacolo.” Ha detto l'espertissimo navigatore di Team Brunel Andrew Cape. “Ci sono scogli dappertutto, banchi di sabbia, fattorie eoliche, navi e canali di transito commerciale: Questa tappa potrebbe decidersi dopo aver passato la punta della Bretagna, ci saranno corrente e vento leggero, credo sarà uno dei momenti critici.”



    LA ROTTA DELLA VOLVO OCEAN RACE LEG 9 LORIENT-GOTEBORG


    [caption id="attachment_5567" align="alignnone" width="870"]Volvo Ocean Race Leg 9 Lorient-Goteborg Rotta Volvo Ocean Race Leg 9 Lorient-Goteborg Rotta[/caption]

    Potrebbe essere il tratto più difficile di tutta la regata! Il pit-stop di 24 ore a L'Aia potrebbe sconvolgere le probabilità di vittoria. La Volvo Ocen Race Leg 9 sarà dunque breve ma intensa. Gli equipaggi dovranno affrontare lunghi tratti di navigazione costiera, corsie di traffico, forti correnti e tempo instabile. Inoltre i marinai saranno stanchi dopo otto mesi di navigazione, quindi ancora una volta si preannuncia una tappa sicuramente affascinante.


    Inizialmente i team della Volvo Ocen Race Leg 9 dovranno navigare lungo la costa della Bretagna e cercare di essere in fase con la marea. Poi dovranno affrontare il traffico intenso del Canale della Manica. Dopo il pit-stop a L'Aia di 24 ore dovranno avventurarsi nel Mare del Nord con le sue piattaforme petrolifere e le centrali eoliche. Il clima molto variabile può portare a strategie aggressive. In fine arriva il Skagerrak e l'approccio di Göteborg, sulla costa occidentale della Svezia, per il gran finale della Volvo Ocean Race 2014-15.

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  62. Pinne CETMA: ecco perché sono così innovative

    Pinne CETMA, ecco perché sono così innovative


    Le pinne CETMA nei due modelli EDGE e PRANA rappresentano una delle grandi innovazioni in termini di pinne in carbonio grazie al modo in cui vengono progettate e prodotte. Vediamole più da vicino e scopriamo perché sono così innovative e se vuoi andare subito allo shop clicca sul pulsante sotto.


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    L'ingegnerizzazione delle pinne CETMA


    Le pinne CETMA sono progettate da ingegneri dei materiali che da anni lavorano nel campo della progettazione di componenti in carbonio per l’industria spaziale, aeronautica e automobilistica. tutti settori che prestano molta attenzione al rapporto fra robustezza del materiale, resistenza e leggerezza. Proprio grazie alle competenze acquisite in questi settori e alle sofisticate attrezzatura di cui l’azienda dispone, gli ingegneri di CETMA hanno potuto progettare un nuovo sistema per realizzare le pinne da apnea in carbonio assicurando una grande uniformità nei risultati e nelle prestazioni.


    Per la prima volta le pinne vengono progettate con un metodo chiamato “distribuzione ingegnerizzata delle rigidezze”: un metodo ingegneristico che consiste nel distribuire la rigidezza con la finalità di far deformare la pala nel modo più efficiente possibile. gli ingegneri di CETMA sono i primi al mondo ad aver utilizzato questa metodologia, infatti tutte le pale finora presenti in commercio sono realizzate senza tener conto di questa importante tecnologia.


    Proprio per questo motivo abbiamo voluto dare un impulso a questo settore applicando le nostre esclusive competenze, che già da circa 20 anni utilizziamo in altri settori con grandissimi risultati. Le pinne CETMA rappresentano una svolta importante offrendo ai pescatori tutto il know how e le tecnologie di uno dei centri di ricerca più grandi d'Europa che da oltre che da 20 anni si occupa dello sviluppo di materiali e processi innovativi con centinai di pubblicazioni scientifiche sull'argomento.


    Inoltre le pinne CETMA vantano diversi brevetti produttivi fra i quali la saldatura dei materiali compositi che molte case automobilistiche e aeronautiche utilizzeranno e di cui si sentirà parlare molto  per i prossimi 20 anni.


    Per poter progettare le pinne CETMA gli ingegneri utilizzano una caratterizzazione fisico meccanica dei materiali, circa 1000-1500 test di trazione, compressione, taglio, fatica, ecc. dai quali non si può prescindere e che devono essere effettuati su ogni lotto di pre-preg. Una volta note le proprietà si può parlare di progettazione che realizzata con software all’avanguardia ad elementi finiti F.E.M. (finite element modelling).


    Le pinne CETMA vengono realizzate con materiali esclusivi: dei pre-preg aeronautici della tipologia hot-melt, il fornitore del pre-preg realizza però la resina con una “ricetta segreta” messa a punto dagli ingegneri di CETMA, che non può essere quindi copiata da altri. Nella resina sono infatti disperse delle nano particelle di tenacizzante che aumentao la vita delle pale. Questo, infatti, unito alla progettazione FEM permette di ridurre le zone di accumulo degli stress nella pala. Diverse le fibre di carbonio impiegate per i pre-preg: dalle Giapponesi Toho-Tenax alle T800 della Toray.


    Contrariamente a quanto si possa pensare non è solo il materiale a fare le prestazioni, ma l'utilizzo abbinato di una materiale eccellente e di una progettazione all'avanguardia capace di garantire  la massima efficienza della pala. Questo approccio caratterizza e distingue il lavoro della CETMA.

    Il design viene realizzate nello stesso modo sia per le pinne EDGE che per le pinne PRANA.

    https://youtu.be/YFmD6jVHFDA

    Il design delle pinne CETMA


    Un altro elemento distintivo delle pinne CETMA è il desgin rivolto anche questo a ottimizzare le performance, quindi non solo una ricerca estetica, ma più che altro funzionale. L'utilizzo di software all'avanguardia permette agli ingegneri di CETMA di distribuire in maniera ottimale le rigidezze in base alle condizioni in cui dovrà lavorare la pala. Il design viene realizzate nello stesso modo sia per le pinne EDGE che per le pinne PRANA.



    L'efficienza delle pinne CETMA


    Per quanto avanzate possono essere i macchinari e i software non possono sostituirsi agli utilizzatori e non possono fornire sensazioni e impressioni sull'utilizzo. Così CETMA ha invitato diversi atleti di altissimo livello, come Michele Giurgola, a testare i prodotti in mare e in piscina seguendone così lo sviluppo. Le pinne CETMA dunque nascono da questa intensa collaborazione fra campioni: da una parte gli ingegneri di CETMA con i loro macchinari all'avanguardia e dall'altra i campioni delle profondità che possono fornire tutta la loro esperienza.


    Per questo le pinne CETMA sono così innovative: hanno tutto quello che serve per ottenere grandi risultati, e grande divertimento, sia in apnea che durante le battute di pesca in apnea.


    Chi ha provato le pinne CETMA ha riferito di aver provato un'estrema sensazione di comfort nel nuoto ma anche un'ottima reattivtà quando serve, come lo stacco dal fondo durante la risalita.


    Queste sensazioni sono dovuto alla progettazione della pinne CETMA in quanto la reale distribuzione  delle rigidezze massimizza il ritorno elastico durante la variazione di curvatura della pala e regala una spinta superiore a qualsiasi altra pala a parità di energia propulsiva applicata. Gli effetti dissipativi dovuti sia alla non corretta canalizzazione dell’'acqua che agli smorzamenti dovuti all’'eccessivo uso di gomma dei water rails sono ridotti al minimo.


    https://youtu.be/orBNe8nIgH0

    Registrati al sito e ricevi uno sconto sull'acquisto delle pinne Cetma e di altri prodotti!


    [mc4wp_form id="18257"]



    Le pinne in carbonio EDGE


    [caption id="attachment_2133" align="alignleft" width="300"]Pale in carbonio EDGE (Cetma Composities) Pale in carbonio EDGE (Cetma Composites)[/caption]

    Le pinne in carbonio EDGE rappresentano il top di gamma dell'azienda e sono adatta per ogni tipo di utilizzo sia in apnea che in pesca anche su profondità. Vengono realizzate in tre rigidezze differenti per soddisfare le esigenze di ogni apneista e pescatore subacqueo:




    • SOFT: adatte per chi preferisce una pinneggiata morbida e meno faticosa.

    • MEDIUM: la soluzione più richiesta che presenta una pala più reattiva ma comunque con un'ottima morbidezza che non affatica la gamba.

    • HARD: adatte per chi ama pinne molto reattive anche se un po' più faticose da muovere in acqua.


    Le pinne EDGE inoltre hanno una finitura appositamente studiata per non riflettere la luce, rendendo il pescatore meno visibile, e il water rails disponibile in due colori: verde o magenta.


    [call_two href="http://www.funnykrill.com/categoria-prodotto/pesca-apnea/pinne/pinne-apnea/pinne-apnea-cetma/" background_color="#ffffff" title_text="Pinne EDGE" title_font_size="18" title_color="#6d6c6c" subtitle_text="Affronta la profondità con le pinne EDGE " subtitle_font_size="14" subtitle_color="#5b5a5a" label_button="Acquista subito!" label_size="14" class="call-to-action-two" animation_delay="0" animate="" ]

    Le pinne PRANA


    [caption id="attachment_5490" align="alignleft" width="300"]Pinne PRANA - (Cetma Composites) Pinne PRANA - (Cetma Composites)[/caption]

    Le pinne PRANA sono state progettate appositamente per la pesca in bassofondo e per la percorrenza di lunghe distanze in superficie. Entrambe le azioni vengono facilitate dalle ridotte dimensioni e dall’angolo di piega della pala maggiorato.


    L’angolo di piega maggiorato permette anche a chi non molto allenato o abituato a pinneggiare di avere una pinneggiata efficace. L’angolo di piega maggiorato, permette anche di mantenere la pinna sempre allineata al corpo favorendo gli spostamenti nella schiuma e nella risacca.


    Le pinne PRANA sono state progettata con la distribuzione ingegenerizzata (3D-Design) che massimizza spinta ed efficienza anche a batimetriche impegnative. Questa pinna è una pinna particolarmente indicata per chi pesca senza l’ausilio di imbarcazione e magari svolge spostamenti che possono durare ore senza pregiudicare l’efficienza e la reattività.


    Sono disponibili in due differenti rigidezze (Soft e Medium) e in tre colorazioni (giallo, arancio e rosso).


    [call_two href="http://www.funnykrill.com/categoria-prodotto/pesca-apnea/pinne/pinne-apnea/pinne-apnea-cetma/" background_color="#ffffff" title_text="Pinne PRANA" title_font_size="18" title_color="#6d6c6c" subtitle_text="Le nuovissime pinne della Cetma!" subtitle_font_size="14" subtitle_color="#5b5a5a" label_button="Acquista subito!" label_size="14" class="call-to-action-two" animation_delay="0" animate="" ]

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  63. Video Pescasub: Grossa Leccia in caduta in Liguria - Luca Santi

    Video Pescasub: Grossa Leccia in caduta in Liguria - Luca Santi


    Una bel video che ci mostra la cattura di una grossa leccia in caduta nelle acque della Liguria di Levante realizzata da Luca Santi.



    Il racconto di Luca


    Mentre pinneggiavo per andare a visitare una zona interessante, complice l'acqua piuttosto limpida, ho notato a mezz'acqua la sagoma di un grosso pesce fermo in corrente. Dalla forma mi sono accorto che si trattava di una bella Leccia e vista la tranquillità del pesce, distratto dalla presenza di un grosso branco di occhiate, ho acceso la telecamera e ho tentato la cattura in caduta.


    Appena ho iniziato a ridurre le distanze la Leccia si è accorta di me e ha cominciato ad allontanarsi lenta e leggermente fuori tiro allora ho deciso di giocarmi il tutto per tutto provando a fare dei rumori con la glottide (questo stratagemma in alcuni casi stimola la curiosità dei predatori).


    Sentendo i rumori il pesce incuriosito ha invertito la rotta e mi ha puntato deciso passandomi fortunatamente vicino, ma vista la velocità di avanzamento e sapendo che avrei avuto un'unica possibilità ho azzardato il tiro colpendola leggermente alta ma fortunatamente in un punto di buona tenuta.
    Appena colpita, la leccia ha avuto una reazione violenta, srotolando una quindicina di metri di filo dal mulinello, allora ho pedagnato la boa per non rischiare un groviglio di sagole. Ho afferrato la sagola del mulinello e ho iniziato il combattimento con il pesce che non essendo stato colpito in zona ottimale era ancora molto vitale.


    Dopo alcune fughe purtroppo il pesce ha puntato la boa segna sub e si è andato a ingarbugliare con la sagola vanificando la mia scelta precedente. Allora, essendo vicino alla boa, ho preferito  prendere l'unico fucile che avevo a disposizione per doppiarla e non rischiare di vedere vanificare la cattura.



    Ho preso il viper 50 armato di fiocina e con non poche difficoltà ho doppiato il pesce colpendolo in testa e sono riuscito a recuperarlo in un groviglio di sagole e aste 😂.


    Rivedendo il video mi sono accorto di un simpatico colpo di fortuna il viper pro 90, con cui ho colpito la Leccia, legandosi con la boa era rimasto a mezz'acqua con la telecamera accesa che ha registrato l'azione di recupero come se un altro pescatore mi stesse filmando da sotto nelle fasi finali della cattura. Due situazioni fortunate nello svolgimento della stessa azione di pesca... cosa si può volere di più!

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  64. Volvo Ocean Race Leg 8: Lisbona-Lorient (LIVE)

    VOLVO OCEAN RACE LEG 8 LISBON-LORIENT


    Segui gli avvenimenti salienti della Volvo Ocean Race Leg 8 Itajaí-Newport. Inseriremo gli aggiornamenti in modo da tenerti informati sui principali avvenimenti della regata.



    DIRETTA VOLVO OCEAN RACE LEG 8 LISBON-LORIENT


    11-05-2015: vittoria storica per TEAM SCA


    [caption id="attachment_5459" align="alignnone" width="870"]Volvo Ocean Race Leg 8: Vittoria Team SCA Volvo Ocean Race Leg 8: Vittoria Team SCA[/caption]

    Team SCA, il primo equipaggio femminile alla Volvo Ocean Race da 12 anni a questa parte, ha vinto la Volvo Ocean Race Leg 8 ottenendo un successo storico. Grande prestazione anche da parte di Team Vestas Wind, la barca danese ricostruita dopo l'incagliamento nell'Oceano Indiano, che è salita sul secondo gradino del podio. Terzo Abu Dhabi Ocean Racing che, salvo incidenti, si è assicurato la vittoria generale.


    Felice e sorridente, la skipper Sam Davies, non appena tagliata la linea, ha dichiarato: “Grazie a tutti per il supporto. Non ci rendiamo ancora ben conto di quello che abbiamo fatto, forse lo faremo una volta arrivate in banchina, quando vedremo che non c'è altra barca. Siamo felici perché abbiamo potuto finalmente navigare come abbiamo voluto, non ci siamo fatte prendere dal panico per difendere la prima posizione, siamo riuscite a non rompere nulla a bordo e a mantenere l'equipaggio in forma. Per noi è un grande riconoscimento per tutto il lavoro fatto, ci dà un enorme fiducia nei nostri mezzi. E' il nostro primo podio, una vittoria è ancora meglio!”



    8-05-2015: TEAM SCA GUIDA LA FLOTTA DELLA VOLVO OCEAN RACE LEG 8


    [caption id="attachment_5163" align="alignnone" width="870"]Volvo Ocean Race Leg 8 - Team SCA Volvo Ocean Race Leg 8 - Team SCA[/caption]

    Ha preso il via da Lisbona la Volvo Ocean Race Leg 8. I sette team hanno passato una nottata piuttosto burrascosa, con temporali e vento estremamente instabile. Dalla situazione incerta sono uscite in testa le veliste di Team SCA, che guidano la flotta nella risalita lungo la costa portoghese con un buon margine sui redivivi di Team Vestas Wind.


    L'equipaggio della barca magenta, il primo tutto femminile da 12 anni a partecipare al giro del mondo, ha saputo approfittare di una rotta più sotto costa con vento più fresco per passare la prima nottata, che non è stata semplice affatto con molti temporali e grandi fluttuazioni nella direzione e nell'intensità del vento. “E' stata una notte intensa. Siamo uscite dalla partenza sul fiume un po' dietro al gruppo ma siamo riuscite, a giocare bene sotto costa e a riprenderli. Abbiamo navigato fianco a fianco con Dongfeng fino al tramonto e durante la notte vedevamo le luci di navigazione di tutti. D'ora in avanti dobbiamo continuare a essere veloci e cercare di cogliere le opportunità che ci si presenteranno.” Ha raccontato nel suo primo blog la onboard reporter di Team SCA Anna-Lena Elled.



    LA ROTTA DELLA VOLVO OCEAN RACE LEG 8 LISBON-LORIENT


    [caption id="attachment_5156" align="alignnone" width="1023"]Rotta volvo Ocean Race Leg 8 Lisbon-Lorient Rotta volvo Ocean Race Leg 8 Lisbon-Lorient[/caption]

    La prima tappa europea attraversa il Golfo di Biscaglia, una pietra miliare della vela. Nella scorsa edizione, le barche hanno attraversato uno delle peggiori tempeste proprio poco prima di arrivare in Francia, quindi gli equipaggi della Volvo Ocean Race Leg 8 non dovranno sottovalutare le 647 miglia nautiche che separano Lisbon da Lorient.


    Quest'anno la flotta procederà dritto, senza circumnavigare le Azzorre, come hanno fatto nel 2011-12. Una rotta molto veloce, allora? Non nelle prime miglia, in quanto dovranno navigare controvento lunga la costa spagnola per arrivare nel Golfo di Biscaglia che può essere molto ventoso se è in arrivo una tempesta dal Nord Atlantico; mentre si verifcano condizioni di vento leggero se la bassa pressione si forma nella zona del golfo.


    La Volvo Ocean Race Leg 8 per quanto sia una tappa breve sembra comunque presentare diverse insidie.

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  65. Video Pescasub: Grossa cernia in Liguria con Luca Santi

    Video Pescasub: Grossa cernia in Liguria con Luca Santi


    Una bella cattura di una grossa cernia in tana nelle acque della Liguria realizzata da Luca Santi. Giornata decisamente estiva, traffico nautico intenso e sole già alto. Nonostante questa Luca è riuscito ad eseguire una bellissima cattura di una grossa cernia di 4 Kg in tana. L'avvicinamento e la tecnica sono state davvero ottime e il risultato è ben visibile nel video che ci mostra inoltre la cattura di un bel sarago sempre in tana. Ma ora lasciamo la parola a Luca che ci racconterà come è avvenuta la cattura.



    Il racconto di Luca


    "In entrambe le catture visto l'orario è traffico nautico ho deciso di controllare 2 spacchi conosciuti nascosti nella posidonia. Ho fatto questa scelta perché queste tane sono tra le più difficili da individuare e quindi subiscono una minore pressione venatoria e le sorprese non sono mancate davvero.


    In entrambi i casi ho affrontato la tana con un arbalete Viper Pro 90 perché speravo di individuare le prede durante la fase di caduta. Non vedendo niente ho deciso di controllare a testa in giù entrambe le tane, affacciandosi in questa posizione, quando la tana lo concede, si ha la migliore visuale possibile all'interno dello spacco e il pesce all'interno tende a spaventarsi meno perché vede entrare nel suo rifugio una porzione minore del subacqueo. Utilizzo una maschera Maschera X-VU Liquid Skin che mi consente di avere un'ottima visuale anche in queste situazioni.


    La cernia fortunatamente si presentava di muso e mi ha concesso subito un tiro agevole e un rapido recupero. In caso contrario non avrei sparato subito. E avrei valutato la posizione del pesce e la morfologia della tana. La cernia colpita malamente o peggio di coda rende molto difficoltoso il recupero e può capitare di uccidere per niente l'animale perché non c'è modo di estrarla e lo sforzo può diventare pericoloso per la propria incolumità esponendo il pescatore subacqueo al rischio di sincope."



    E per finire il video di pesca in apnea in tana con cattura di un grosso sarago. Buona visione!


    https://youtu.be/29tFbpTP69I

     

     
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  66. ALLSTARMASTER, i campioni del nuoto a Parma

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    #ALLSTARMASTER, i campioni del nuoto a Parma


    Sabato 25 Luglio si terrà a Parma, nella piscina zona Moletolo, il grande evento ALLSTARMASTER con i campioni del nuoto Mirco Di Tora, Paolo Bossini, Niccolò Beni, Matteo Pelliciari, Andrea Marcato, Raffaele Lococciolo e Alberto Montini che metteranno il loro talento a disposizione degli atleti partecipanti per tutta la giornata. Il programma prevede due eventi principali: lo SWIMCAMP NESC con Mirco Di Tora e Niccolò Beni, e la 100x100 m NON COMPETITIVA a cui tutti potranno partecipare percorrendo almeno 100 m, anche con la formula a staffetta.


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    Tornate a trovarci perché pubblicheremo su questa pagina tutte le news e i video promo dell'evento!


    https://www.youtube.com/watch?v=IzhK_jkGHZ8

    L'invito di Paolo Bossini a ALLSTARMASTER


    https://www.youtube.com/watch?v=E_uuCr0v6Vs

    Programma evento ALLSTARMASTER:


    ore 13.30: SWIMCAMP
    ore 16.00: 100x100 NON COMPETITIVA (ripartenza a 2’)
    ore 20.00: pasta party e festa



    PREZZI EVENTO ALLSTARMASTER:


    Ci sono tre possibilità in base alle attività a cui si vuole partecipare durante l'evento ALLSTARMASTER:

    30 €: Swimcamp, 100x100, Pass Buffet, T-shirt e Ingresso piscina per il giorno successivo
    15 €: 100x100, Pass Buffet, T-shirt e Ingresso piscina per il giorno successivo
    10 €: (per accompagnatori) Ingresso piscina e Pass Buffet

    ALLSTARMASTER è APERTO A TUTTI: AGONISTI, MASTER E AMATORI!


    Per iscrizioni: Davide Bonomini: bonomini@coopernuoto.it
    Per info: Giulio Trinca: trincagiulio@gmail.com


    Ecco la locandina dell'evento #ALLSTARMASTER




    [caption id="attachment_5013" align="alignnone" width="300"]ALLSTARMASTER Locandina Evento Sabato 25 Luglio -  #allstarmaster ALLSTARMASTER Locandina Evento Sabato 25 Luglio - #allstarmaster[/caption]

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  67. Video Pesca Sub: Grosso Barracuda in Liguria

    Video Pesca Sub: Grosso Barracuda in Liguria 


    Un bellissimo video di pesca in apnea realizzato da Michele Mozzoni nelle acque della Liguria di Levante che ci mostra la cattura di un grosso esemplare di barracuda. La tecnica impiegata è la pesca all'aspetto. Buona visione!


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  68. Vacanze a Sestri Levante: pesca, apnea, sub, vela e ciclismo

    Vacanze a Sestri Levante: pesca, apnea, sub, vela e ciclismo


    Devi scegliere la tua vacanza e non sai dove andare? Ti piace lo sport e vorresti approfittarne durante le vacanze? Allora trascorri le tue vacanze a Sestri Levante: potrai praticare tantissimi sport, come la pesca in apnea, l'apnea, la vela e il Ciclismo, oltre a godere di meravigliosi paesaggi naturali. E dopo una giornata intensa potrai gustare le prelibatezze in qualche ristorante tipico e poi concludere la serate sul lungomare o nella baia nei tanti locali adatti sia per le famiglie che per i giovani. Tantissimi alberghi situati nel centro del paese ti permetteranno di goderti la giornata in tutta comodità senza l'uso della macchina perché le spiagge sono vicinissime e raggiungibili a piedi.


    Anche la tua famiglia si godrà le vacanze a Sestri Levante perché potrà trovare stabilimenti balneari attrezzati dove consumare un buon caffè direttamente davanti al mare, con i piedi nella sabbia. Potrai lasciare tranquillamente i tuoi figli a giocare sulla riva perché l’acqua, sia nella Baia del Silenzio che nella Baia delle Favole, diventa profonda lentamente. Invece chi non ama la vita sotto l'ombrellone potrà fare un bel giro in canoa, giocare a beach volley, a calcetto oppure imparare la navigazione a vela nelle scuole presenti sul lungomare.


    Inoltre durante le tue vacanze a vacanze a Sestri Levante potrai vistare anche altre spiagge come quelle della vicina Cavi di Lavagna o di Riva Trigoso, oppure fare shopping e degustare i prodotti tipici nella vicina Chiavari.


    Ma ora passiamo allo sport e scopriamo insieme tutto quello che potresti fare durante le tue Vacanze a Sestri Levante.


    Vacanze a Sestri Levante

    Vacanze a Sestri Levante

    Vacanze a Sestri Levante per gli appassionati di pesca in apnea


    [caption id="attachment_2948" align="alignnone" width="870"]Da buon agonista la pesca in tana è una delle tecniche fondamentali da saper padroneggiare a pieno per poter aspirare a qualche buon piazzamento anche nelle competizioni più difficili. Secondo me, anche se negli ultimi anni la maggior parte dei pescatori si sta orientando verso la pesca all'agguato e la pesca all'aspetto, essere un buon tanista resta un'arte indispensabile nella pesca in apnea. Pesca in Apnea durante le Vacanze a Sestri Levante[/caption]

    Sestri Levante è uno dei paesi più gettonati fra gli amanti di pesca in apnea perché ha dei fondali davvero belli e variegati che offrono la possibilità di divertirsi a tutti, dal neofita al pescatore esperto. Ecco alcuni itinerari per la pesca in apnea che potrai visitare durante le tue Vacanze a Sestri Levante. (Potrebbe interessarti anche questo articolo: Pesca in tana in Liguria: 10 domande a Luca Santi)



    Punta Manara (Sestri Levante)


    Profondità: da 0 a oltre 30 m,
    Fondale: scogli, franate, massoni e piccole risalite di roccia.
    Questo è un ottimo itinerario di pesca per le tue Vacanze a Sestri Levante. Si entra in acqua dalla Baia del Silenzio, ci si dirige verso l’uscita e superata la scogliera artificiale che delimita il porticciolo, si può già iniziare a pescare saraghi e branzini a ridosso degli scogli. Proseguendo per il mare aperto invece, si incontra, dopo circa 300 metri, una secca quasi affiorante dove ci può essere pesce di passaggio. Proseguendo lungo la costa verso Punta Manara, si incontrerà una franata ricca di tane che termina sulla sabbia su un fondale di circa 15 metri. Arrivati a Punta Manara le pareti di roccia formano lunghi canaloni e il fondale degrada oltre i 25 m metri di fondo e qui si possono incontrare davvero tutti i tipi di pesci.



    L'isola (Sestri Levante)


    Profondità: da 0 a oltre 25 m,
    Fondale: scogli, franate, massoni e piccole risalite di roccia.
    Un altro buon itinerario di pesca per le tue Vacanze a Sestri Levante. Si entra in acqua dalla Baia del Silenzio, si supera la scogliera artificiale di destra che delimita il porticciolo e si può già iniziare su un fondale che degrada dolcemente fino ai 15 m. Proseguendo verso destra per circa 300 metri si incontra la Secca di San Nicolò dove ci può essere pesce di passaggio. Superata la secca si apre un'ampia baia caratterizzata da una franata di massi che degrada fino ad oltre 2o m di profondità ed ospita saraghi, spigole e pesci pelagici di passaggio. Arrivati alla punta il fondale inizia a scendere velocemente fino ai 7-10 m e poi proseguirà oltre i 25 m terminando su una zona di grotto che ospita diversi specie stanziali e qualche predone come dentici e ricciole.


    Se vuoi più informazioni sugli itinerari di pesca che puoi affrontare durante le tue Vacanze a Sestri Levante contattaci subito!



    Vacanze a Sestri Levante per gli appassionati di Sub


    [caption id="attachment_4660" align="alignnone" width="870"]Vacanze a Sestri Levante - Immersioni Vacanze a Sestri Levante - Immersioni[/caption]

    Per gli appassionati subacquea le Vacanze a Sestri Levante offrono tante immersioni affascinati, partendo dall'Area Marina Protetta di Portofino raggiungibile velocemente in barca, mentre chi non vuole rinunciare al fascino dei relitti potrà visitare il Cargo Armato, la Bettolina, il Colosso, il Mohawk, il Deer, il Kt, la Marcella, la Genova, la Saint-Nazaire e la Foce. Inoltre si potrà realizzare un particolare tipo di immersione immersi in un mare di pesce all'interno delle vasche di acquacoltura dove vengono allevati branzini e orate. Come hai potuto leggere ci sono tante possibilità di effettuare bellissime immersioni durante le tue Vacanze a Sestri Levante.



    Vacanze a Sestri Levante per gli appassionati di Vela


    [caption id="attachment_4514" align="alignnone" width="870"]Vacanze a Sestri Levante - Barca a Vela Vacanze a Sestri Levante - Barca a Vela[/caption]

    Se hai la passione per la vela o vorresti imparare l'arte della navigazione le vacanze a Sestri Levante sono quello che fa per te. Se vuoi intraprendere un corso di vela potrai muovere i primi passi nella Baia delle Favole e già dal nome, preannuncia qualcosa di magico. Le acque della baia sono riparate e il mare si mantiene solitamente più calmo, così anche i principianti possano esercitarsi in sicurezza.  Se invece sei già esperto e vuoi avventurarti al largo ti basterà prendere il largo dal porticciolo di Sestri Levante e dirigerti verso due dei luoghi più belli d'Italia: l'Area Marina Protetta di Portofino e l'Area Marina Protetta delle Cinque Terre.



    Vacanze a Sestri Levante per gli appassionati di Ciclismo


    [caption id="attachment_4653" align="alignnone" width="870"]Vacanze a Sestri Levante - Ciclismo Vacanze a Sestri Levante - Ciclismo[/caption]

    Se sei appassionato di Ciclismo potrai trovare tanti percorsi per praticare il tuo sport pedalando sui monti con vista sul mare. Ecco alcune idee di itinerari per le tue vacanze a Sestri Levante in bici e MTB:

    Chiavari – Passo del Biscia – Varese Ligure – Sestri Levante

    È un anello di 74 km con salite sia dolci che più dure, discese tecniche con asfalto perfetto soprattutto nell’ultima.
    Pendenza max: 26%
    Dislivello: 892 m

    Sestri Levante – Casarza Ligure
    Percorso ciclopedonale, adatto a tutti, di 6 km, asfaltato. Non ci sono salite dure.
    Pendenza max: 7%
    Dislivello: 30 m

    Sestri Levante – Lungo Mare
    Affascinante tratto asfaltato di 2km, ciclabile che percorra tutta Sestri Levante a pochi passi dal mare.
    Pendenza max: 3%
    Dislivello: 8 m

    Sei pronto per trascorrere le Vacanze a Sestri Levante? E sei vuoi ricevere altre informazioni sulle opportunità offerte dalla vacanze a Sestri Levante contattaci e cercheremo di fornirti tutte le info necessarie.

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  69. Pinne da Apnea: come scegliere le migliori per te[vc_row][vc_column width="1/1"][vc_column_text]

    Pinne Apnea, come scegliere le migliori per te


    Scegliere l'attrezzatura subacquea non è mai semplice, specialmente per un neofita. Cerchiamo allora di capire insieme come scegliere uno degli attrezzi più importanti per l'apnea e la pesca in apnea: le pinne.


    Esistono tantissimi modelli di pinne da apnea e ogni ditta ne produce modelli diversi che possono adattarsi alle esigenze di tutti gli sportivi, da chi pratica l'apnea pura in profondità a chi si dedica alla pesca in apnea in poca acqua.


    Analizziamo insieme le pinne da apnea offerte da quattro aziende la Omer, la Mares, la Cetma Composites e la Cressi.


    [/vc_column_text][vc_separator color="grey"][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width="1/3"][vc_single_image border_color="grey" img_link_target="_self" image="3940" img_size="medium" img_link_large=""][vc_column_text]

    Pinne Apnea Mares


    La Mares propone la serie Razor caratterizzata da tre modelli:




    1. Razor: pinna da apnea a pala intercambiabile con scarpetta che unisce comfort ad efficienza. Pinna da apnea morbida e reattiva adatta alla pesca in media profondità e a lunghi spostamenti in superficie. È sicuramente una delle più utilizzate.

    2. Razor Pro: Innovativa pinna da apnea a pala intercambiabile realizzata in collaborazione con un importante centro podologico. Studiata per trasmettere la maggior spinta con la minor fatica, più rigida rispetto alla Razor. Adatta alla pesca in apnea in medio fondale. Disponibile anche in versione mimetica.

    3. Razor Carbon: La pinna da apnea top di gamma Mares, con angolo della scarpetta di 22° e pale in carbonio. Adatta per l'apnea e la pesca profonda che per lunghi spostamenti in superficie.


    In aggiunta alla serie Razor troviamo la Instinct Pro: pinna da apnea innovativa e sviluppata con nuovi materiali. La pala a sezione variabile abbinata ad un nuovo tecnopolimero hanno permesso di raggiungere risultati ottimali sia in termini di potenza che di modularità di spinta. Adatta per la pesca in medio fondale.


    Se vuoi altre info sulle Pinne da Apnea Mares contattaci subito! Un nostro esperto ti consiglierà il modello giusto per te!


    [call_two href="http://www.funnykrill.com/categoria-prodotto/pesca-apnea/pinne/pinne-apnea/pinne-apnea-mares/" background_color="#ffffff" title_text="Pinna da Apnea Mares" title_font_size="18" title_color="#6d6c6c" subtitle_text="Fino al 40% di Sconto" subtitle_font_size="14" subtitle_color="#5b5a5a" label_button="Acquista Ora!" label_size="14" class="call-to-action-two" animation_delay="0" animate="" ]


    [/vc_column_text][/vc_column][vc_column width="1/3"][vc_single_image border_color="grey" img_link_target="_self" image="3850" img_size="medium" img_link_large=""][vc_column_text]

    Pinne Apnea Omer


    La Omer propone la serie di pinne da apnea Stingray adatta a soddisfare anche i pescatori più esigenti in fatto di mimetismi.




    1. Stingray: pinne da apnea con pala amovibile. L'angolo di 22° tra pala e scarpetta è invece frutto di studi volti ad ottimizzare il potere di spinta delle pinne a parità di sforzo. Adatte per la pesca in apnea in medio-basso fondale. Disponibile anche in versione mimetica.

    2. Stingray Short: pinne da apnea con pala ridotta di 15 cm rispetto alla Stingray tradizionale. La pala più corta, oltre a rendere meno impegnativa la pinna, permette di fare lunghe battute di pesca senza affaticare troppo le gambe. Ideale per chi pesca in bassi fondali.

    3. Stingray Composite 25 Camu 3D: Innovativa pinna mimetica in materiale composito con prestazioni che si avvicinano a quelle del carbonio ma con un prezzo più accessibile. Adatta per l'apnea e la pesca in medio fondale.

    4. Stingray Carbon Camu 3D: La livrea mimetica di queste pinne in carbonio riproduce esattamente la fotografia di un tipico fondale marino. Adatta per la pesca e l'apnea profonda.

    5. Stingray Carbon: Le Stingray Carbon sono dotate di pale in carbonio realizzate con l’innovativa tecnologia ad infusione a doppio sottovuoto. Oltre a non affaticare durante gli spostamenti in superficie garantiscono la massima spinta durante le discese e le risalite anche a grandi profondità. Adatte per l'apnea profonda e la pesca in profondità.


    Se vuoi altre info sulle Pinne da Apnea Omer contattaci subito! Un nostro esperto ti consiglierà il modello giusto per te!

    [call_two href="http://www.funnykrill.com/categoria-prodotto/pesca-apnea/pinne/pinne-apnea/pinne-apnea-omer/" background_color="#ffffff" title_text="Pinna da Apnea Omer" title_font_size="18" title_color="#6d6c6c" subtitle_text="Fino al 30% di Sconto e Spedizione Gratuita" subtitle_font_size="14" subtitle_color="#5b5a5a" label_button="Acquista Ora!" label_size="14" class="call-to-action-two" animation_delay="0" animate="" ]


    [/vc_column_text][/vc_column][vc_column width="1/3"][vc_single_image image="2127" border_color="grey" img_link_large="" img_link_target="_self" img_size="medium"][vc_column_text]

    Pinne Apnea Cetma Composites


    La Cetma Composites è una ditta innovativa che mette al centro dei suoi progetti la ricerca e proprio seguendo questa strada sono state realizzate le Pinne da Apnea EDGE:

    Si tratta di una pinna in carbonio che coniuga performance uniche a un design accattivante, frutto di numerosi studi e simulazioni nelle più ostili condizioni di esercizio.


    La pinna, proposta in tre versioni (SOFT, MEDIUM, HARD) che si differenziano per rigidezza flessionale può essere scelta sulla base della fisicità e delle esigenze dell’apneista


    Adatta sia per la pesca che per l'apnea in profondità. Le pale in carbonio conferisce un'ottima spinta con poco sforzo. Disponibile solo le pale oppure montate con scarpette Mares Razor o Pathos.


    Se vuoi altre info sulle Pinne da Apnea Cetma contattaci subito! un nostro esperto ti consiglierà il modello giusto per te!


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    [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width="1/3"][vc_single_image image="4457" border_color="grey" img_link_large="" img_link_target="_self" img_size="medium"][vc_column_text]

    Pinne Apnea Cressi


    La Cressi propone due modelli innovativi di pinne da apnea entrambe della serie Gara Modular con pala amovibile:

    1. Gara Modular: sono Pinne da Apnea a pala intercambiabile, molto leggere e reattive con prestazioni adatte anche agli apneisti più esigenti. Elevata resa propulsiva durante la passata di gamba che viene incrementata da un ottimo ritorno della pala.  Elevata costanza di rendimento della pala nel tempo. Pinne un po' più rigida per chi ama pinne da apnea reattive, adatta per la pesca in medio-basso fondale e per l'apnea.

    2. Gara Modular Carbon Mimetic: sono Pinne da Apnea a pala intercambiabile, rappresentano il top di gamma della serie. La colorazione mimetica è stata realizzata per i pescatori più esigenti che oltre ad avere un pinna reattiva ed efficiente non vogliono rinunciare al mimetismo. Adatta per la pesca in apnea medio-fonda o per lunghi spostamenti.


    [call_two href="http://www.funnykrill.com/categoria-prodotto/pesca-apnea/pinne/pinne-apnea/pinne-apnea-cressi/" background_color="#ffffff" title_text="Pinna da Apnea Cressi" title_font_size="18" title_color="#6d6c6c" subtitle_text="Fino al 40% di Sconto e Spedizione Gratuita" subtitle_font_size="14" subtitle_color="#5b5a5a" label_button="Acquista Ora!" label_size="14" class="call-to-action-two" animation_delay="0" animate="" ]

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  70. Record San Francisco-Shanghai: segui live il tentativo di Maserati-Soldini

    Record San Francisco-Shanghai: segui live il tentativo di Maserati-Soldini


    Segui live il tentativo di Record San Francisco-Shanghai di Soldini a bordo di Maserati. Inseriremo gli aggiornamenti ogni 24h in modo da tenerti informato sull'evolversi di ogni giornata.



    Il record San Francisco-Shanghai


    7.315 miglia nell'Oceano Pacifico, questa è la distanza che separa San Francisco da Shanghai sull'antica rotta del Té utilizzata già nel 1800 come rotta parallela alla più commerciale Londra-Hong Kong. Già nell'800 i clipper più avventurosi si sfidavano per tentare il record San Francisco-Shanghai.


    Il più veloce fu Swordfish, comandato da Charles Collins, che nel 1853 compì la tratta in 32 giorni e 9 ore, con una media di 225 miglia al giorno, battendo di due giorni il record precedente che apparteneva a Romance of the Sea.



    Diretta live del Record San francisco-Shanghai


    31.05.2015: obiettivo raggiunto per Soldini e Maserati


    [caption id="attachment_4751" align="alignnone" width="899"]Record San Francisco Shanghai Giovanni Soldini Maserati - Arrivo Record San Francisco Shanghai Giovanni Soldini Maserati - Arrivo[/caption]

    Obiettivo raggiunto per Giovanni Soldini e Maserati che in 21 giorni, 19 ore, 32 minuti e 54 secondi hanno percorso l'antica rotta del Té sulla tratta San Francisco-Shanghai realizzando un tempo valido per essere omologato come record. Un ottimo tempo di traversata, che Giovanni Soldini e Maserati chiederanno di ratificare al World Sailing Speed Record Council, l’organismo internazionale che certifica i migliori tempi di percorrenza delle imbarcazioni moderne sulle rotte storiche dei clipper.


    Soldini ha tagliato la linea del traguardo a Shanghai il 31 maggio alle ore 21:25:44 (le 23:25:44 italiane, le 5:25:44 del 1 giugno locali) dopo essere partito da San Francisco la notte del 10 maggio alle ore 1:52:50 GMT (le ore 3:52:50 italiane), percorrendo 7392 miglia reali (5334 sulla rotta ortodromica) alla velocità media di 14,1 nodi.


    ecco le parole di Giovanni Soldini al termine del Record San Francisco-Shanghai: "Siamo soddisfatti. Maserati si è rivelata come sempre un ottimo mezzo, e l’equipaggio si è dimostrato efficiente e affiatato. 21 giorni da San Francisco a Shanghai sono un tempo di tutto rispetto. Chiederemo al World Sailing Speed Record di certificarlo. Abbiamo avuto quasi sempre buone condizioni. La prima parte del percorso è stata molto veloce: ci abbiamo messo solo sei giorni fino alle Hawaii. Poi una bella cavalcata nell’aliseo. La parte finale, di avvicinamento alla Cina, è stata la più ostica, con venti deboli, ma ce l’aspettavamo. La speranza è queste 7000 e passa miglia diventino in futuro un record classico, come la New York-San Francisco”.



    29.05.2015: torna il vento a 800 miglia da Shanghai


    Maserati naviga di nuovo con 20 nodi di vento, a 800 miglia da Shanghai.
    Giovanni Soldini e il team del VOR 70, dopo essere passati a nord di una depressione, sono a ovest del centro con venti da nord est.
    Maserati dovrebbe arrivare a Shanghai il 31 maggio.



    26.05.2015: circa 1.800 miglia alla conclusione del tentativo diRecord San Francisco-Shanghai


    [caption id="attachment_4520" align="alignnone" width="870"]Record San Francisco-Shanghai - GiovannI Soldini Maserati Record San Francisco-Shanghai - GiovannI Soldini Maserati[/caption]

    Maserati continua a navigare nell’aliseo, 14 giorni dopo la partenza da San Francisco. Già 4.650 le miglia fatte, ancora 1.850 quelle che mancano per arrivare a Shanghai (5.334 le miglia totali teoriche).


    Scrive Giovanni Soldini: “Stiamo entrando nell’alta pressione lambendo il suo lato ovest. Non appena il vento girerà da sud est, stramberemo e usciremo dall’alta pressione per andare incontro a una depressione con un fronte freddo associato che ci porterà vento forte da sud ovest e poi venti da nord est fino quasi all’arrivo. Nei prossimi giorni quindi attraverseremo una depressione con 20, 30 nodi di vento. A bordo tutto bene”.



    22.05.2015: sull'aliseo per affrontare le ultime 2.700 miglia


    [caption id="attachment_4420" align="alignnone" width="800"]Record San Francisco-Shanghai - GiovannI Soldini Record San Francisco-Shanghai - GiovannI Soldini[/caption]

    Giovanni Soldini a bordo di Maserati prosegue la sua corsa verso il tentativo di record San Francisco-Shanghai, navigando spinto dall’aliseo. Sono passati 11 giorni dalla partenza e mancano da percorrere ancora 2700 miglia sulle 5334 totali teoriche.


    Ecco il commento di Giovanni Soldini sulla situazione del tentativo di record San Francisco-Shanghai: “Qui si procede a strambate. Per navigare nel vento dobbiamo fare dei bordi verso sud che non ci avvicinano alla meta ma ci fanno restare in una zona con l’aliseo un po’ più sostenuto. La barca e l’equipaggio sono in forma e siamo a 2695 miglia dall’arrivo. In questi giorni abbiamo fatto ottime medie, speriamo di continuare cosi. L’ultima parte della nostra rotta ha l’aria complessa: dovremo passare una depressione e un colle di alta pressione. Staremo a vedere come ce la caveremo”.



    18.05.2015: piccolo incidente durante il tentativo di Record San Francisco-Shanghai




    [caption id="attachment_4204" align="alignnone" width="870"]Record San Francisco-Shanghai - GiovannI Soldini Maserati - Piccolo incidente Record San Francisco-Shanghai - GiovannI Soldini Maserati - Piccolo incidente[/caption]

    Durante il sesto giorno di navigazione GiovannI Soldini, a bordo di Maserati, ha superato le Hawaii e naviga a 15, 16 nodi di velocità con 15, 16 nodi di vento in poppa.


    Nella giornata di ieri un piccolo incidente a Oliver Herrera Perez, prodiere del VOR 70 italiano, che è caduto e il bordo di uscita del foil gli ha provocato un taglio piccolo ma profondo alla base del mignolo della mano sinistra. Immediatamente è stata allestita a bordo un’improvvisata sala operatoria e Oliver è stato ricucito con perizia da Guido Broggi (“capitano della barca” nonché “chirurgo per necessità”) e assistito dal punto di vista farmacologico da Andrea Fantini (pitman e farmacista).




    15.05.2015: Fra plastica e tifoni



    Dopo cinque giorni di navigazione sulla rotta per il tentativo di Record San Francisco-Shanghai Giovanni Soldini a bordo di Maserati ha già percorso più di 1.816 miglia sulle 5.334 in linea retta (anche se nel 1853 le miglia percorse dal clipper Swordfish furono 7.315).


    Maserati ha navigato in questi giorni con condizioni meteo favorevoli ma le preoccupazioni dovute ai due tifoni che si stanno avvicinando alla rotta sono molte e la situazione viene monitorata con attenzione da tutto l'equipaggio. Negli ultimi giorni la navigazione è stata ulteriormente rallentata dai rifiuti di plastica galleggianti che ruoptano attorno alla tristemente nota Isola di Plastica, situata nell'oceano Pacifico, fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord, la cui estensione stimata varia dai 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km².


    Giovanni Soldini riassume così la situazione del tentativo di Record San Francisco-ShanghaiNavighiamo in un mare di plastica con due tifoni sulla nostra rotta



    13.05.2015: Un'isola di plastica sulla rotta tentativo di record San Francisco-Shanghai


    [caption id="attachment_4143" align="alignnone" width="752"]Record San Francisco-Shanghai Isola di Plastica - Giovanni Soldini Record San Francisco-Shanghai Isola di Plastica - Giovanni Soldini[/caption]

    Durante il tentativo di Record San Francisco-Shanghai, Giovanni Soldini e il suo equipaggio sono transitati vicino alla famosa isola di plastica ed è stato un passaggio forte perché in tratto di oceano le due facce dell'uomo si sono scontrate: il tentativo di record, espressione del meglio, e l'inquinamento, espressione del peggio.


    Giovanni Soldini ha commentato con parole forti questa triste realtà e noi di Funnykrill ci associamo alla sua voce: “Stiamo navigando sempre belli veloci sulla nostra rotta. Ma un grosso problema si sta rilevando la quantità pazzesca di oggetti di plastica che galleggiano in mare. Continuiamo ad avvistare boette, pezzi di cima galleggianti, pezzi di cellofan, pneumatici di automobili, pezzi di rete, grosse sfere nere di plastica alla deriva, insomma una miriade di oggetti consunti dal mare e dal sole che navigano insieme a noi intorno all’alta pressione. A qualche centinaio di miglia a nord della nostra posizione si trova la tristemente famosa isola di plastica ma evidentemente i suoi confini non sono così netti e i rifiuti viaggiano per buona parte di questo mare. Questa notte abbiamo lottato un paio d’ore per cercare di liberare il timone sinistro da una cima galleggiante di plastica e continuiamo a vigilare verso prua per cercare di evitare ì moltissimi oggetti che incontriamo.
    “E` una sensazione triste di impotenza e rassegnazione quella che si prova davanti a uno spettacolo cosi devastante. Veniamo dal triangolo d’oro dell’intelligenza umana, la Silicon Valley, dove immensi capitali sono concentrati in poche mani che ogni giorno pensano e inventano il nostro futuro. Lungo la costa della California ogni anno centinaia di balene risalgono la corrente per andare a nutrirsi nel Pacifico del nord e a prima vista sembra che il mondo, questo mondo, stia pensando anche a un futuro sostenibile. Ma a sole mille miglia da costa la visione è ben diversa e lo scempio si presenta davanti ai nostri occhi nella sua immonda crudezza. E’ questa la vera faccia del progresso? E’ questo quello che ci aspetta? Mari pieni di plastica, pesci e uccelli morti avvelenati. Forse invece di pensare solo al nostro tecnologico futuro dovremmo investire risorse per difendere da noi stessi le risorse di questo pianeta”.



    12.05.2015: Due tifoni sulla rotta del tentativo di record San Francisco-Shanghai


    [caption id="attachment_3902" align="alignnone" width="689"]Record San Francisco-Shanghai - Giovanni Soldini Maserati Record San Francisco-Shanghai - Giovanni Soldini Maserati[/caption]

    Maserati naviga veloce sulle onde con una velocità di 20 nodi e e dopo quasi 48 ora ha già percorso 1.000 miglia, ma in lontananza due tifoni avanzano minacciosi sulla rotta per il tentativo di Record San Francisco-Shanghai di Giovanni Soldini. Ecco le parole del velista italiano: “Continuiamo a fare belle miglia spi e randa piena. Questa notte dovremo strambare verso sud, direzione Hawaii, per allontanarci dal centro dell’alta pressione e cercare di mantenere un buon vento. Sulla nostra prua a qualche migliaio di miglia i tifoni sono diventati due. Il secondo probabilmente interesserà direttamente la nostra rotta speriamo non ci faccia perdere tempo. La vita a bordo procede bene, l’equipaggio è in forma e la barca anche”.


     

    11.05.2015: Soldini e Maserati navigano veloci in direzione delle Hawaii


    Maserati e Soldini hanno percorso già 330 miglia sulla rotta per il Record San Francisco-Shanghai nelle prime 24h e ci sono ottime condizioni per le prossime 24h. Quindi un'ottima partenza per Soldini e il suo equipaggio. Ecco le parole di Soldini sulla situazione a un giorno dalla partenza per il tentativo di Record San Francisco-Shanghai: “Qui tutto bene, abbiamo fatto più di 400 miglia dalla partenza e stiamo navigando da qualche ora a 20 nodi di media con randa piena e spi. Ieri è stata una giornata di assestamento, abbiamo fatto tre cambi di vele e siamo passati dalla bolina larga alla poppa piena. A questo punto siamo dentro l’aliseo e giriamo insieme al vento intorno all’alta pressione”.


    Ma ora saliamo a bordo di Maserati ascoltiamo il racconto della situazione.





    11.05.2015: Soldini e Maserati navigano veloci in direzione delle Hawaii


    A 24h dalla partenza del tentativo di Record San Francisco-Shanghai Maserati naviga veloce verso le Hawaii. Ecco i commenti di Giovanni Soldini sulla situazione metereologica: “L’alta pressione per ora ci regala un bel vento da nord/nord ovest che ci spinge verso sud ovest. Dobbiamo continuare a navigare così velocemente verso le Hawaii per rimanere nella zona di vento che si sposta con noi verso sud ovest. Nel frattempo a ovest delle Hawaii si sta formando un ciclone che per ora è solo una grossa depressione tropicale ma nel giro di 48 ore le previsioni lo vedono diventare brutto e cattivo. Il ciclone si dovrebbe spostare lentamente verso nord incrociando proprio la nostra rotta. Per fortuna è molto lontano e spero non ci crei problemi. Dietro quegli affari in genere il vento fa le bizze e l’aliseo ci mette un po’ a ristabilirsi. Vedremo come evolvono le cose, anche se la stagione dei cicloni dovrebbe cominciare solo a giugno. Ma la meteo sta cambiando e sembra che quelle che erano le regole di un tempo non valgano più per nessuno”. (www.maserati-soldini.it)



    10.05.2015: partito il Record San Francisco-Shanghai


    [caption id="attachment_3714" align="alignnone" width="870"]Partenza Record San Francisco-Shanghai - Soldini Maserati Partenza Record San Francisco-Shanghai - Soldini Maserati[/caption]

    Alle ore 18.52.50 locali di ieri (le ore 1.52.50 di oggi GMT e le ore 3.52.50 di oggi in Italia), è partito il tentativo di Record San Francisco-Shanghai sulla rotta del Té di Giovanni Soldini a bordo di Maserati.


    Maserati ha superato il Golden Gate bridge navigando con un vento di circa 15 nodi pronta per affrontare le 7.315 miglia del record San Francisco-Shanghai, dall'America alla Cina. L'equipaggio di Maserati è composto da nove uomini: Giovanni Soldini, Guido Broggi, Andrea Fantini, Francesco Malingri e Marco Spertini; il tedesco Boris Herrmann; il cinese Jianghe “Tiger” Teng; lo spagnolo Oliver Herrera Perez; lo svedese Andreas Axelsson.


    Ecco le parole di Soldini alla partenza per il Record San Francisco-Shanghai: “Abbiamo deciso di partire oggi perché non avevamo altra scelta. Nei prossimi due giorni, in Pacifico si formerà una grossa depressione, si colmerà l’alta pressione che in questo momento sta portando un bell’aliseo e tutta la zona che sta davanti a San Francisco per le prime mille miglia rimarrà senza vento. Dobbiamo quindi cercare di passare quest’area il più velocemente possibile e entrare nella zona dove troveremo un aliseo più stabile e permanente che dovrebbe spingerci oltre le Hawaii e poi verso Shanghai”. (www.maserati-soldini.it)


    Ecco l'intervista a Giovanni Soldini prima della partenza per il tentativo di Record San Francisco-Shanghai:




    Video della partenza del tentativo di Record San Francisco-Shanghai.
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  71. Pescasub all'isola d'Elba in Primavera con Sascha Orsi

    Scopriamo i segreti della Pescasub all'isola d'Elba in Primavera con Sascha Orsi


    [caption id="attachment_3537" align="alignleft" width="138"] Sascha Orsi Sascha Orsi[/caption]

    Oggi facciamo due chiacchiere con Sascha Orsi, atleta del Team Omer, che ci svelerà alcuni segreti sulla pescasub all'isola d'Elba in Primavera. Grazie mille a Sascha per l’intervista e buona lettura!



    BIOGRAFIA


    Sascha Orsi, classe 1985, atleta del Team Omer e impegnato nelle gare di pesca in apnea dal 2009. Ha partecipato ai campionati assoluti nel 2009-2010-2013.



    1. QUALI SONO LE ZONE DOVE PRATICHI LA PESCASUB ALL'ISOLA D'ELBA?


    Tutta l'isola,ma prevalentemente la costa sud,e,particolarmente in estate, mi sposto sulle secche a largo,come ad esempio il Banco di Mezzo Canale o la secca dell'Africhella.

    2. QUALI SONO LE CONDIZIONI CHE SI INCONTRANO DURANTE UNA BATTUTA DI PESCASUB ALL'ISOLA D'ELBA IN PRIMAVERA?


    Le condizioni possono essere le più disparate in base al meteo, in linea di massima possiamo dire che nella prima metà della primavera l'acqua tendenzialmente è ancora fredda, con presenza di sospensione e pesce poco attivo. Nella seconda metà invece, quando iniziano le belle giornate, l'acqua si pulisce e si scalda, formando il classico taglio freddo che porta il pesce verso batimetriche alla portata di tutti. Le correnti spesso sono forti per cui bisogna fare attenzione, specialmente per chi è alle prime armi, perché la pesca potrebbe risultare più impegnativa e quote che normalmente si raggiungono senza sforzo potrebbero diventare difficili.



    3. QUALI SONO I PESCI CHE SI POSSONO INSIDIARE DURANTE UNA BATTUTA DI PESCASUB ALL'ISOLA D'ELBA IN PRIMAVERA?


    [caption id="attachment_3532" align="alignleft" width="300"]Pescasub all'isola d'Elba in Primavera con Sascha Orsi Pescasub all'isola d'Elba in Primavera con Sascha Orsi[/caption]

    La primavera, in particolare durante il mese di maggio, è il periodo dei dentici che hanno da poco finito l'accoppiamento e sono molto voraci. Grazie al termoclino alto e al disturbo ancora limitato di imbarcazioni risalgono fino a pochi metri, permettendo anche a chi non possiede doti apneistiche da professionista di insidiare prede anche di grossa mole. Anche le cernie iniziano a risalire dalle profondità e potremo trovarle spesso a batimetriche inferiori con un atteggiamento non troppo smaliziato. Infine in primavera può capitare di incontrare qualche bella ricciola.



    4. QUALI SONO I PESCI CHE PREFERISCI INSIDIARE IN QUESTO PERIODO?


    Senza dubbio i dentici, in questo periodo se ne possono incontrare di grossi ed essendo a inizio stagione, sono meno smaliziati del solito. Inoltre questa pesca può essere effettuata in maniera più comoda e più sicura visto che i dentici risalgono a batimetriche poco impegnative.



    5. QUALI SONO I FONDALI DOVE SI POSSONO INCONTRARE I DENTICI IN PRIMAVERA? 


    I dentici in primavera si pescano spesso sottocosta, generalmente prediligono fondali di roccia o grotto con risalite, anche se piccole,  perché in questi luoghi si raccoglie la mangianza e i predoni si avvicinano per cacciare.

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    6. COME IMPOSTI LE TUE BATTUTE DI PESCASUB ALL'ISOLA D'ELBA IN PRIMAVERA?


    Quando imposto le mie battute di pescasub all'isola d'Elba in primavera preferisco sempre uscire in gommone, anche se non mi piace pianificare troppo l'uscita, una volta in acqua valuto in basse alle condizioni meteomarine: termoclino, corrente, visibilità,  ecc, e a quel punto imposto la pescata nelle zone che ritengo più fruttuose.


    https://youtu.be/mE6k9r1samo

    7. SVELACI UN SEGRETO PER EFFETTUARE UNA BUONA BATTUTA DI PESCASUB ALL'ISOLA D'ELBA IN PRIMAVERA?


    Come spesso accade, se ci buttiamo in zone dove il mare sbatte un po' e c'e almeno una leggere corrente è probabile trovare più pesce attivo. Poi ovviamente se si ha un mezzo che ci dà la possibilità di spostarsi più volte le probabilità di fare belle catture aumentano ancora.



    8.QUALI CONSIGLI PUOI DARE A UN NEOFITA CHE VUOLE EFFETTUARE UNA BATTUTA DI PESCASUB ALL'ISOLA D'ELBA IN PRIMAVERA?


    Certamente gli consiglierei di venire durante la seconda metà della primavera perché la temperatura dell'acqua è un po' più elevata, prima si rischia di fare ore e ore di mare nell'acqua torbida e senza vedere una pinna.Con l'acqua più calda invece, come ho detto prima, chiunque può incontrare prede di mole, anche uscendo a pinne e pescando in 5/10 metri d'acqua. Per un neofita credo sia il periodo ideale per iniziare.


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    [caption id="attachment_3529" align="alignright" width="300"]Pescasub all'isola d'Elba in Primavera con Sascha Orsi Pescasub all'isola d'Elba in Primavera con Sascha Orsi[/caption]

    9. PARTICOLARITÀ DELLA PESCASUB ALL'ISOLA D'ELBA IN PRIMAVERA?


    Le condizioni che si trovano durante una battuta di pescasub all'isola d'Elba in primavera sono fra le migliori per la pesca: acqua pulita, mangianza a "secchiate", poco traffico nautico. Tutte condizioni che aumentano le possibilità di incontrare qualche bel pesce senza troppa fatica.



    10. ATTREZZATURA PER LA PESCASUB ALL'ISOLA D'ELBA IN PRIMAVERA?


    Quando mi immergo per una battuta di pescasub all'isola d'Elba in primavera utilizzo un arbalete Omer E.T. 115 con triplo elastico da 14 mm, e porto sempre con me un Omer Cayman Sport 75 o un Omer HF2 90 per eventuali cernie. Immancabile la Action Float per mettere in trazione quest'ultime e un fucile Cayman Cave armato di fiocina per eventuali capponi o pesci di tana. Per quanto riguarda le mute invece tendo ad usarla ancora da 7 mm liscia, soprattutto quando non si è ancora formato il termoclino, mentre nella tarda primavera passo a una muta 5 mm sempre liscia.

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  72. Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaí-Newport (Live)

    Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaí-Newport


    Segui gli avvenimenti salienti della Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaí-Newport. Inseriremo gli aggiornamenti in modo da tenerti informati sui principali avvenimenti della regata.



    DIRETTA VOLVO OCEAN RACE LEG 6 ITAJAÍ-NEWPORT


    7-05-2015: Dongfeng Race Team vince la Volvo Ocean Race Leg 6


    [caption id="attachment_3515" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaì-Newport - Vittoria Dongfeng Race Team Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaì-Newport - Vittoria Dongfeng Race Team[/caption]

    Un altro finale al cardiopalma per la sesta tappa. I franco/cinesi di Dongfeng Race Team con lo skipper Charles Caudrelier, si sono aggiudicati la loro seconda vittoria nella Volvo Ocean Race con soli tre minuti e 25 secondi di vantaggio su Abu Dhabi Ocean Racing con cui hanno combattuto fino agli ultimi metri in un vero match-race nella baia di Nagarasset. Terzi gli olandesi di Team Brunel, arrivati meno di un'ora dopo, quarti gli spagnoli di MAPFRE e a seguire Team Alvimedica  e Team SCA.


    Dongfeng Race Team ha tagliato la linea del traguardo di Newport, nello stato del Rhode Island, alle 22.03 locali (le 4.03 del mattino italiane) di oggi 7 maggio 2015, dopo 17 giorni e 9 ore di navigazione.


    Un felice skipper Charles Caudrelier non appena tagliata la linea ha dichiarato: “Sono molto orgoglioso del mio gruppo, specialmente dello shore team. Il nostro obiettivo per questa tappa era essere pronti a Itajaì e il team ha fatto un lavoro fantastico. Voglio dedicare a loro questa vittoria. Sono veramente, veramente felice.” Caudrelier ha aggiunto che la tappa è stata: “Molto dura, è successo almeno dieci volte che quello che eravamo riusciti a guadagnare si perdesse e gli altri si rifacevano sotto. Non siamo stati molto fortunati, ogni volta che avevamo un po' di vantaggio lo abbiamo perso. Devo congratularmi con Abu Dhabi Ocean Racing, hanno fatto un grande recupero. Anche nelle ultime ore, ci hanno passato ma poi siamo riusciti a a ripassarli.” Alla domanda su quale sia stato il segreto della vittoria, lo skipper transalpino ha risposto: “E' stato un vero lavoro di squadra, sono orgoglioso del miglioramento di tutti, e dei ragazzi cinesi. In questa tappa c'era praticamente una scelta tattica da fare ogni giorno, ma quello che ci ha salvato è stata una buona velocità.” A bordo dello scafo con bandiera cinese anche l'Onboard reporter Sam Greenfield, che vive proprio a Newport dove la Volvo Ocean Race fa scalo per la prima volta nella sua storia, è stato dunque il primo statunitense a vincere una tappa nella località del Rhode Island.


    Solo tre minuti e 25 secondi dopo l'arrivo di Dongfeng Race Team è stato il leader della classifica generale Abu Dhabi Ocean Racing a tagliare il traguardo di Newport, un risultato che consente a Ian Walker e al suo equipaggio di mantenere la leadership. “Tutto bene.” Ha detto lo skipper britannico. “Abbiamo passato gli ultimi giorni sperando di riuscire a rimanere al secondo posto. Per noi questa è la cosa più importante, ovviamente ci sarebbe piaciuto vincere, ma finire secondi era cruciale. Siamo molto soddisfatti. Penso che questa sia stata la nostra tappa migliore finora.” Walker ha anche voluto congratularsi con gli avversari. “Congratulazioni a Charles e al suo equipaggio, specialmente ai ragazzi cinesi. Hanno corso una tappa fantastica e la loro è una vittoria davvero meritata.”



    5-05-2015: Le barche della Volvo Ocean Race superano il triangolo delle Bermude e si avvicinano a Newport


    [caption id="attachment_3451" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaì-Newport - Team Brunel Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaì-Newport - Team Brunel[/caption]

    La natura è stata magnanima con flotta della Volvo Ocean Race Leg 6 alle prese con l'attraversamento di una zona di transizione e del famigerato triangolo delle Bermuda. Le sei barche sono passate indenni o quasi da uno degli ultimi ostacoli verso Newport, a cui mancano ormai poco più di 800 miglia.


    Ieri tutte le barche hanno attraversato la zona di transizione da un vento da sud-ovest a uno di nord-est, un salto di 180°, e ora navigano di bolina al margine del sistema di alta pressione delle Bermuda con una buona aria sui 16/18 nodi. Se i battistrada temevano una compressione, e dunque un riavvicinamento degli inseguitori, questi ultimi non hanno potuto recuperare tanto quanto avrebbero voluto sui leader. La posizione di testa è sempre occupata da Dongfeng Race Team, seguito a distanza ravvicinata da Team Brunel e Abu Dhabi Ocean Racing, mentre più staccati MAPFRE, Team Alvimedica e Team SCA con un ritardo più importante.


    Dopo sette mesi di regata la stanchezza inizia a farsi sentire. Charles Caudrelier ha riassunto così la situazione: “L'introduzione del monotipo ha cambiato completamente la regata. Il fatto che le velocità siano cosi simili spiega in gran parte perché io distacchi sono così ridotti. Dopo 14 giorni e 4.300 miglia siamo ancora tutti quasi a vista. E' chiaro che tutti controllano tutti e una meteo incerta ci costringe a stare in gruppo. Con le nuvole e i corridoi stretti di vento, abbiamo tutti fasi positive o negative.Ieri sera ero al carteggio e controllavo, sicuro che tutta la flotta era troppo a sud e che chiunque avesse osato strambare verso nord avrebbe potuto guadagnare bene. Ma nessuno si è mosso. Con un po' di coraggio abbiamo deciso di strambare. Dopo venti minuti però non abbiamo resistito e siamo tornati con gli altri... E' una cosa che logora i nervi! ”


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocean Race Leg 6:




    [caption id="attachment_3452" align="alignnone" width="583"] Volvo Ocean Race Leg 6 - Classifica 5.05.2015 Volvo Ocean Race Leg 6 - Classifica 5.05.2015[/caption]

    24-04-2015:  Team Alvimedica alla guida della Volvo Ocean Race Leg 6


    [caption id="attachment_3362" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaì-Newport - Team Alvimedica Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaì-Newport - Team Alvimedica[/caption]

    Team Alvimedica, il team di casa a Rhode Island, guida il gruppo della Volvo Ocean Race Leg 6 quando mancano 4200 miglia all'arrivo. Un viaggio ancora lungo dove tutto può ancora succedere. Team Alvimedica, guidato dallo skipper Charlie Enright, è il team dove corre l'unico italiano in gara Alberto Bolzan. I team della Volvo Ocean Race Leg 6 hanno compiuto ufficialmente il giro del mondo incrociando la rotta percorsa durante la Volvo Ocean Race Leg 1 da Alicante a Città del Capo.


    La situazione meteorologica della Volvo Ocean Race Leg 6 è molto instabile e ci sono parecchi alti di vento e temporali che rendono davvero imprevedibile la navigazione. in questi primi giorni Abu Dhabi Ocean Racing ha condotto buona parte della regata ma oggi sono stati i giovani di Team Alvimedica a conquistare la prima piazza.


    In seconda posizione i franco/cinesi di Dongfeng Race Team che hanno ripreso a navigare a pieno regime dopo aver riparato il guasto al dissalatore di bordo. In terza posizione Team SCA che nonostante la rottura di uno dei verricelli utilizzati per le sartie volanti sta continuando a navigare bene. A seguire MAPFRE, Team Brunel e Abu Dhabi Ocean Racing. Le sei barche, tuttavia, navigano in condizioni di vento leggero e non molto stabile di direzione


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocen Race Leg 6:




    [caption id="attachment_3361" align="alignnone" width="585"]Volvo Ocean Race Leg 6 - Classifica 24.04.2015 Volvo Ocean Race Leg 6 - Classifica 24.04.2015[/caption]

    20-04-2015:  i team della Volvo Ocean Race Leg 6 verso Newport


    [caption id="attachment_3359" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaì-Newport - Dongfeng Race Team Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaì-Newport - Dongfeng Race Team[/caption]

    Dopo una partenza faticosa e particolarmente lenta a causa di un vento quasi assente al largo di Itajaì, la flotta della Volvo Ocean Race Leg 6 ha finalmente preso velocità puntando con più decisione verso la lontana Newport.


    I team della Volvo Ocean Race Leg 6 sono entrati in una zona di venti più freschi e stabili, navigando con un'andatura più costante. Alla guida della flotta ci sono gli spagnoli di MAPFRE ma tutte le imbarcazioni sono racchiuse in poche miglia.


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocen Race Leg 6:




    [caption id="attachment_3358" align="alignnone" width="585"]Volvo Ocean Race Leg 6 - Classifica 19.04.2015 Volvo Ocean Race Leg 6 - Classifica 19.04.2015[/caption]

    19-04-2015: al via la Volvo Ocean Race Leg 6


    [caption id="attachment_3356" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaì-Newport - Partenza Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaì-Newport - Partenza[/caption]

    Alle 14 locali (le 19 ora italiana) ha preso il via la Volvo Ocean Race Leg 6, da Itajaì in Brasile alla volta di Newport nello stato nordamericano del Rhode Island, una delle città considerate capitali mondiali della vela.  La rotta prevede oltre 5.000 miglia di navigazione strategicamente e meteorologicamente complessa.


    Team Alvimedica, con l'equipaggio più giovane della regata, è stato il primo a lasciare la baia. A poca distanza è passata la barca rossa degli spagnoli di MAPFRE e poi Abu Dhabi Ocean Racing, Team SCA, Dongfeng Race Team e Team Brunel nell'ordine.


    Ecco le voci dei protagonisti della Volvo Ocen Race Leg 6:


    "Sarà divertente perché passeremo da maglietta e short alla partenza e poi forse a tutto quello che abbiamo messo nelle borse” ha commentato con ironia Simon Fisher, navigatore di Abu Dhabi Ocean Racing. (www.volvooceanrace.com)


    "Una volta partiti da Itajaí, pare chiaro che cercheremo di agganciare gli alisei di sud-est il prima possibile. Sembra che navigheremo bordeggiando lungo la costa del Brasile con rotta verso l'Equatore. Raggiungeremo la zona più alta dell'Atlantico meridionale, caratterizzata da aree di alta pressione. Poi dovremmo passare per la quarta volta l'Equatore e trovarci nelle calme dei Doldrum.” Ha spiegato il navigatore di Team Brunel, il veterano della Volvo Ocen Race Leg 6 Andrew Cape, che ha aggiunto: “Quando riusciremo a uscire dalle calme equatoriali, rientreremo nell'emisfero nord dopo sei mesi di regata e dovremmo entrare in un flusso più stabilito di aliseo di nord-est.” (www.volvooceanrace.com)


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocen Race Leg 6:




    [caption id="attachment_3353" align="alignnone" width="586"]Volvo Ocean Race Leg 6 - Classifica 19.04.2015 Volvo Ocean Race Leg 6 - Classifica 19.04.2015[/caption]

    LA ROTTA DELLA VOLVO OCEAN RACE LEG 6 ITAJAÍ-NEWPORT


    [caption id="attachment_3346" align="alignnone" width="870"]Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaì-Newport Volvo Ocean Race Leg 6 Itajaì-Newport[/caption]

    La rotta della Volvo Ocean Race Leg 6 è composta da una tratta costiera con alcuni ampi tratti che si prestano alla scelta della navigazione in mare aperto. Qualunque cosa accada, l'importante per i marinai sarà realizzare un ottimo arrivo a Newport che ospita l'arrivo della Volvo Ocean Race Leg 6 per la prima volta.


    Dopo aver lasciato Itajaí il clima è molto burrascoso e variabile. Ci sono correnti calde vicino alla costa e gli equipaggi della Volvo Ocean Race Leg 6 dovranno scegliere se optare per una navigazione Offshore o costiera, se inseguire la Brezza di mare o la brezza di terra. La Brezza di terra potrebbe essere una buona scelta durante la notte nel tratto brasiliano, ma non è costante.


    Abbandonando la costa del Brasile i Team della Volvo Ocean Race Leg 6 seguiranno i venti di sud-est e una volta scelta questa opzione, gli equipaggi dovranno spingere al massimo le imbarcazioni prima di entrare nuovamente nei Doldrums ritrovando gli alisei. I Team dovranno fare attenzione a non viaggiare troppo lontano verso est nell'emisfero nord altrimenti sarebbero costretti a rientrare di bolina per un lungo tratto.


    Quando i Team della Volvo Ocean Race Leg 6 arriveranno a Miami dovranno scegliere se seguire la Corrente del Golfo oppure rimanere in mare aperto seguendo le variazioni  dei venti fino a Rhode Island.

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  73. Primavera in apnea a Noli

    Primavera in apnea a Noli


    [caption id="attachment_3121" align="alignleft" width="300"]Locandina Primavera in apnea a Noli Locandina Primavera in apnea a Noli[/caption]

    Per la primavera 2015, Noli (SV), uno dei Borghi più belli d'Italia, in collaborazione con Biella apnea ASD, ha deciso di accogliere gli apneisti con un’iniziativa dedicata a tutti gli appassionati che praticano questo sport. Da aprile a maggio 2015 tutti gli apneisti che esibiranno un brevetto di apnea presso tutte le strutture convenzionate, potranno usufruire di particolari vantaggi e usufruire delle seguenti attrezzature:




    • Stabilimenti attrezzati per gli apneisti e le loro famiglie (ombrelloni, docce, cabine, giochi bimbi, ecc.)

    • Cavi guida in mare a disposizione, con profondità variabili da 10 a 30 metri

    • Tessera sconto da utilizzare in tutte le strutture convenzionate (Alberghi, Ristoranti ecc.)

    • Parcheggio gratuito con navetta (sappiamo bene quanto costa il parcheggio al mare)

    • Mosconi di salvataggio con bagnino a disposizione degli apneisti

    • Gommoni a prezzi agevolati per escursioni all’Area Marina Protetta dell’isola di Bergeggi


    Ci saranno inoltre ulteriori vantaggi per gli istruttori che accompagnano gruppi.


    Per accedere ai cavi, in assenza di un istruttore, gli apneisti dovranno essere almeno in due in modo da garantire i requisiti minimi di sicurezza.


    TI ASPETTIAMO!


    PER INFO: Daniele Rotella, cell: 333 2234255



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    Le strutture cha hanno aderito a "Primavera in apnea a Noli"


    Alberghi:

    • Hotel Miramare: tel. 019 748926 www.hotelmiramarenoli.it

    • Villa Salvarezza: tel. 019 7490192 www.villasalvarezzza.it

    • Real Collegio: tel. 338 9296307 www.relaisrealcollegio.com

    • Capo Noli: tel. 019 748751 www.hotelcaponoli.it

    • Cà de Badin: tel. 347 3509193

    • Cà de Tobia: tel. 019 7485845 www.cadetobia.it

    • Albergo Romeo: tel. 019 748973 www.albergoromeo.it


    Ristoranti:

    • Ritorno in Baianita: tel 019 748641 - 349 2879290

    • Ponte Antico: tel 019 9481207

    • Bucun du Preve: tel 019 7485289


    Stabilimenti balneari:

    • Bagni Ondina: tel 019 7485453 - 349 2898949

    • Bagni Lido: tel 346 5634346

    • Bagni Letizia: tel 019 7485807

    • Bagni Tripodoro: tel 019 7485807

    • Bagni Florida: tel 019 7485100

    • Bagni Anita: tel 019 748641 - 346 6054621


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  74. Pesca in tana in Liguria: 10 domande a Luca Santi

    Scopriamo i segreti della pesca in tana insieme a Luca Santi


    Oggi facciamo due chiacchiere con Luca Santi, atleta del Team Mares, che ci svelerà alcuni segreti sulla pesca in tana in Liguria.
    Grazie mille a Luca Santi per l'intervista e buona lettura!



    Biografia


    Luca Santi, classe 1983, Atleta del Team Mares dal 2010 e si è qualificato per i campionati di 2a categoria nel 2008-2010-2012-2013-2014. Ha ottenuto anche buoni piazzamenti e podi in trofei nazionali, regionali e selettive di pesca in apnea.



    Quali sono le tue zone di pesca in Liguria?


    In base agli impegni agonistici da Genova a La Spezia. Pescando per conto mio prevalentemente tra Sestri Levante e Framura.



    Perché la pesca in tana?


    Da buon agonista la pesca in tana è una delle tecniche fondamentali da saper padroneggiare a pieno per poter aspirare a qualche buon piazzamento anche nelle competizioni più difficili. Secondo me, anche se negli ultimi anni la maggior parte dei pescatori si sta orientando verso la pesca all'agguato e la pesca all'aspetto, essere un buon tanista resta un'arte indispensabile nella pesca in apnea.




    [caption id="attachment_2947" align="alignnone" width="1170"]Pesca in tana in Liguria: 10 domande a Luca Santi Pesca in tana in Liguria: 10 domande a Luca Santi[/caption]

    Quando hai iniziato a pescare in tana?


    Da quando ho messo la testa in acqua ho iniziato ad avvicinarmi a questo tipo di pesca sopratutto perché il mio maestro è stato mio padre che era un forte tanista e mi ha avvicinato a questa difficile tecnica. Solo negli anni a seguire ho iniziato ad affinare anche le altre tecniche ma senza mai abbandonare e affinare la pesca in tana.


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    Come imposti le tue battute di pesca in tana in Liguria?


    Il mio modo di affrontare la pesca in tana cambia in base al contesto in cui mi trovo, se pesco per conto mio e le condizioni meteo sono propizie, mi piace andare a segnale, variando spesso le zone in base alle condizioni del giorno e del periodo dell'anno. Spesso cerco di programmare la pescata già da casa, riguardando i carnieri fatti negli anni precedenti nello stesso periodo. In ogni caso cerco di variare le zone anche per non sottoporre a un eccessiva pressione le tane che rischierebbero di essere abbandonate dai pesci perché non le ritengono più sicure.


    Se invece sono in gara la cosa cambia, in base alla conoscenza del campogara o della preparazione svolta nei giorni precedenti, cerco di battere le zone più vive e faccio un'accurata ricerca delle prede in ogni pietra abitabile.


    https://youtu.be/evwAsNKfjIA

    Quali sono le prede della pesca in tana in Liguria e quali sono i pesci che preferisci insidiare?


    In Liguria le prede più frequenti sono saraghi, corvine, mostelle, cefali, capponi e qualche rara cernia di mole, senza dimenticare le prede classiche di chi si avvicina a questa tecnica, come gronghi, murene e tordi. Ma la pesca in tana può riservare piacevoli sorprese regalando la cattura di spigole, orate e dentici che di solito sono prede che si insidiano in acque libere.


    Proprio a proposito di prede "nobili" catturate in tana ricordo con piacere un dentice di 3,5 kg, sorpreso al tramonto in una tana di corvine, e una spigola (leggi anche "Pesca in apnea alla spigola [miniguida]"), di pari peso, catturata in una tana passante in 4 mt d'acqua a Vernazza il giorno di ferragosto prima che venisse proibita la pesca nella zona C del Parco delle 5 Terre.


    Un'altra pescata che ricordo con piacere è stata quella in cui ho catturato diverse orate fatta l'inverno scorso con un amico dopo aver trovato un piccolo branco di questi nobili pesci che giocavano a nascondino in una zonetta di lastrine.


    I pesci che preferisco catturare in tana sono saraghi e corvine. Sono le mie prede preferite e più frequenti perché sono le due specie che frequentano più spesso le tane e le frane nelle zone che frequento. Oltre a questo motivo attirano la mia attenzione per la mole che possono raggiungere, infatti non sono rare le catture di peso abbondantemente sopra il chilo di peso e infine le loro carni sono di ottima qualità a livello culinario.




    [caption id="attachment_2970" align="alignnone" width="1170"]Luca Santi Pesca in tana in Liguria - orate Luca Santi Pesca in tana in Liguria - orate[/caption]

    Quali consigli puoi dare a un neofita che si avvicina alla pesca in tana?


    A chi inizia a pescare in tana consiglio di non abbattersi di fronte alle prime difficoltà che si incontrano avvicinandosi a questa tecnica: riconoscere le pietre “vive” e che fanno pesce non è facile come sembra e non si possono passare le giornate a controllare ogni pietra. Se si ha un compagno di pesca più esperto le cose diventano un po' più semplici, ma poi bisogna imparare a camminare con le proprie gambe e capire da soli quale pietra "fa pesce" e quale no.


    Una tana “viva” di solito ha il fondo e l'ingresso pulito: cioè i pesci con il loro transito tengono l'ingresso sgombro da alghe morte, dalla sabbia o da altri detriti. Poi ci sono altri piccoli particolari che possono aiutare come la presenza di piccoli pesci che stazionano all'ingresso o indicano la presenza di qualche possibile preda, come nel caso di uno sciarrano che punta deciso un buco. Molte volte ci si troverà davanti solo a piccole murene o tordi ma la sorpresa può sempre essere dietro l'angolo!


    Infine consiglio di non essere monotoni e variare spesso i luoghi di pesca aiuta a non fossilizzarsi sulle tane conosciute e aiuta a sviluppare il “fiuto” del pesce indispensabile per avere buoni risultati.




    [caption id="attachment_2948" align="alignnone" width="1170"]Da buon agonista la pesca in tana è una delle tecniche fondamentali da saper padroneggiare a pieno per poter aspirare a qualche buon piazzamento anche nelle competizioni più difficili. Secondo me, anche se negli ultimi anni la maggior parte dei pescatori si sta orientando verso la pesca all'agguato e la pesca all'aspetto, essere un buon tanista resta un'arte indispensabile nella pesca in apnea. Luca Santi con un bello scorfano catturato pescando in tana in Liguria[/caption]

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    Particolarità della pesca in tana in Liguria?


    In Liguria il fondale non si estende molto come in altre parti d' Italia e quindi le zone buone sono spesso conosciute da diverse persone. In queste condizioni il pesce è molto mobile e cambia spesso i rifugi, obbligando il pescatore ad affinare le proprie capacità per poter fare carniere.


    In base alla stagione bisogna capire la zona che potrebbe fare pesce e la fascia batimetrica su cui è meglio concentrarsi. Seguendo il proprio intuito bisogna controllare la pietre e gli spacchi che sembrano propizie: rendono più 10 tuffi fatti seguendo gli indizi che ci da la zona piuttosto che 100 fatti a caso guardando sotto ogni pietra. Nel caso si trovi il pesce è fondamentale sparare solo a colpo sicuro e cercare di puntando i pesci al limite dell'eventuale branco. Un pesce sparato male o peggio ancora strappato porta il panico e svuota in pochi secondi una tana abitata.


    Ovviamente svuotare o ipersfruttare una tana conosciuta regala buone pescate sul momento ma porterà ad anni di sterilità per la zona che verrà evitata dai pesci perché ritenuta non sicura.


    https://youtu.be/QF5t3jyrYXs

    Attrezzatura per la pesca in tana in Liguria?


    Per la pesca in tana utilizzo tutti i prodotti Mares, in base all'ampiezza e alla conformazione della tana che sto ispezionando, Uso in prevalenza il Viper Pro in tre misure 90, 75 e 55 armato di fiocina Marespro 4. Per esplorare le tane più buie mi aiuto con la torcia a led Eos.


    Come boa utilizzo la Tech torpedo che nella copertura esterna ospita una tasca dove tengo un piccolo Gps portatile. Come pinne utilizzo le Razor pro Carbon che trovo ottime perché non affaticano le gambe nei lunghi percorsi di superficie e nella grande quantità di tuffi richiesti da questa tecnica.


    Altri prodotti a cui non saprei rinunciare pescando in tana sono la maschera X-vu Liquid Skin che con la sua ampia visuale aiuta ad esplorare al meglio anche le tane più ostiche e l'orologio Smart apnea indispensabile per tenere sotto controllo tuffi e tempi di recupero per scongiurare spiacevoli incidenti di salute come il Taravana.


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    Come si prendono le mire quando si pesca in tana?


    Da anni uso un piccolo GPS con custodia stagna che tengo nella tasca della boa e su cui segno le pietre e le zone più interessanti. Ho preferito questa scelta perché cambiando spesso zona se non si ha il libro delle mire a bordo è difficile ricordarsi sempre tutti i posti che si vogliono visitare, sopratutto in caso di acqua torbida.


    In ogni caso per prendere mire valide e sicure bisogna prendere tre riferimenti: uno a destra, uno al centro e uno a sinistra. Gli allineamenti non sono altro che coppie di segnali che si trovano sulla costa. Edifici specifici molto alti rispetto alle zone circostanti, come chiese, torri, pali della luce, tralicci, antenne telefoniche o cime di colline. Chiaramente bisogna evitare segnali che possono essere modificati o cambiare, come alberi, cespugli o gru, per non avere poi una brutta sorpresa a distanza di tempo.


    Per controllare se la mira presa è valida si deve fare una piccola prova: bisogna spostarsi guardando se i punti scelti si muovono. Se cambiano gli allineamenti abbiamo scelto punti di riferimento giusti visto che una retta può passare una sola volta fra due punti. In questo modo, tornando sul punto di pesca a distanza di tempo, sarà sufficiente allineare i punti per trovare la tana che avevamo segnato.


    Per aiutarci a ricordare le mire sul posto, possiamo munirci di una lavagnetta di plastica e di una matita in modo da poter disegnare i riferimenti a terra.



    Qual è la tua etica quando peschi in tana?


    Quando pesco per conto mio non catturo mai pesci sotto il mezzo kg e sotto i 3 kg di peso nel caso della cernia. Nel caso di una tana piena di pesce catturo solo alcuni pesci di taglia e poi lascio la zona perché la tana che viene svuotata poi resterà "morta", cioè vuota, molto a lungo perché i pesci non la considereranno più sicura e la eviteranno. La cosa che cerco di fare in ogni caso è di sparare solo a colpo sicuro perché le tane con pesci morti o ancora peggio con aste incastrate verranno evitate dai pesci.


    https://youtu.be/u4sESlh2bms

    Ancora un ringraziamento a Luca Santi per i suoi preziosi consigli riguardanti la pesca in tana in Liguria e per continuare ad imparare vi consigliamo di seguire i suoi video sul suo canale YouTube cliccando qui: Luca Santi YouTube
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  75. Biella Apnea: Stage Umberto Pelizzari 2015

    Biella Apnea: Stage Umberto Pelizzari 2015


    Biella, ore 9 del mattino, il sole illumina le cime innevate delle vicine montagne mentre la nebbia abbandona la città per lasciare spazio ad una magnifica giornata fatta di passione per l'apnea e amicizia.  Inizia così, nella palestra della piscina Massimo Rivetti, lo Stage di Umberto Pelizzari sulle tecniche di allenamento, organizzato da Biella Apnea. Tutto è già pronto e Daniele Rotella, fondatore di Biella Apnea, accoglie i numerosi partecipanti accorsi un po' da tutta Italia per imparare dal grande campione di apnea Umberto Pelizzari.




    [caption id="attachment_2883" align="alignnone" width="960"]Biella Apnea - Stage Umberto Pelizzari 2015 Biella Apnea - Stage Umberto Pelizzari 2015[/caption]

    Lo stage inizia subito senza perdite di tempo, Umberto vuole spiegare al meglio tutti gli argomenti e anche  gli allievi non vedono l'ora di imparare il più possibile. Le prime due ore di teoria volano: gli argomenti sono impegnativi, ma l'illustre docente riesce a raccontarli in maniera semplice, infilando qua e là una battuta o un aneddoto divertente. Poi tutti i quaranta partecipanti si tuffano in piscina per affrontare gli esercizi di apnea statica sotto la supervisione di Umberto e la preziosa assistenza dei suoi Istruttori Apnea Academy: Daniele Rotella, Luca Cleri, Federico PalumboLuca Ferrari e dell'Assistente Istruttore Stefano Ballarin.




    [caption id="attachment_2884" align="alignnone" width="960"]Biella Apnea - Stage Umberto Pelizzari 2015 Biella Apnea - Stage Umberto Pelizzari 2015[/caption]

    Gli esercizi sono impegnativi, ma sotto la guida di Umberto che invita gli allievi a provare diverse tecniche di apnea statica, tutti danno il meglio e le nozioni vengono assimilate con soddisfazione dai partecipanti. Trascorre così almeno un'ora poi tutti fuori dall'acqua, questa volta diretti al bar dove è stato allestito un buffet. Dopo una mattinata di lezione gli allievi sono affamati e abbandonano per un attimo l'apnea, dedicandosi con altrettanto impegno al cibo.


    Ma il ristoro dura poco, giusto il tempo di recuperare le energie e poi subito pronti per una nuova sessione di lezione con Umberto che nel pomeriggio affronta i temi legati all'allenamento dell'apnea dinamica e dell'apnea profonda. Anche questa volta il tempo vola sulle parole del campione che spiega come strutturare gli allenamenti per le due discipline, basandosi sugli esercizi proposti anche nei suoi due libri dedicati all'argomento Allenare l'apnea a secco e Allenamento specifico per l'apnea.




    [caption id="attachment_2882" align="alignnone" width="960"]Biella Apnea - Stage Umberto Pelizzari 2015 Biella Apnea - Stage Umberto Pelizzari 2015[/caption]

    Dopo la teoria è stata ancora la volta di un tuffo in piscina per affrontare alcuni esercizi di apnea statica e poi un'ora con le pinne ai piedi per gli esercizi di apnea dinamica. Infine, dopo una giornata impegnativa, una buona pizza per festeggiare in compagnia. Lo stage è stato senza dubbio emozionante grazie alla presenza di Umberto che con il suo carisma è riuscito a trasmettere tutte le nozioni tecniche unite ad una profonda passione per l'apnea, rendendo lo stage un momento davvero eccezionale per ogni allievo.


    Così fra lezioni teoriche, allenamenti in piscina, foto di rito con Umberto e consegna dei diplomi, si conclude una giornata davvero meravigliosa che ha visto momenti formativi e altri divertenti. Complimenti dunque a Umberto per come ha condotto lo stage e a Daniele di Biella Apnea per aver voluto questo evento e averlo organizzato in maniera impeccabile.


    Questo articolo si potrebbe anche chiudere qui ma solo ora mi accorgo che manca l'inizio di questa storia perché tutto è cominciato molto prima delle 9 di questo 8 Febbraio 2015. Era il luglio del 2007 a Santa Teresa di Gallura e proprio durante uno stage di Umberto ho conosciuto Daniele, in quell'occasione partecipava al corso come allievo. Ricordo che aveva già l'idea di diventare istruttore e di voler creare una sua Associazione per insegnare l'apnea. Ricordo che ne parlava come di cose che chissà quando si sarebbero verificate. Ora il tempo è passato e quella associazione che un tempo era un sogno oggi è diventata realtà e raccoglie tante belle persone appassionate di apnea. Ci sono voluti tanti anni, certamente tanti sacrifici ma ora le soddisfazioni sono davvero grandi e la riuscita di questo evento ne è la dimostrazione. Complimenti davvero a Daniele per quello che è riuscito a realizzare e per le tante attività che ancora oggi porta avanti e a tutti i suoi allievi perché sono riusciti con la loro passione a creare un gruppo di veri amanti del mare.

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  76. Intrepida DNA, come utilizzarla al meglio [guida definitiva]

    Intrepida DNA, come utilizzarla [guida definitiva]


    Intrepida DNA, scopriamo come utilizzarla al meglio


    [caption id="attachment_2151" align="alignleft" width="370"]Intrepida DNA (Pikotech) Intrepida DNA (Pikotech)[/caption]

    [caption id="attachment_2150" align="alignleft" width="370"]Intrepida DNA (Pikotech) Intrepida DNA (Pikotech)[/caption]

    L'Intrepida DNA è certamente una delle novità più interessanti nel panorama degli sport acquatici, in particolare per chi ama la pesca in apnea, l'apnea, la vela e il nuoto perché finalmente potrà utilizzare un prodotto nato dall'esperienza di persone appassionate di mare.


    Questa guida contiene tutte le nozioni per poter utilizzare al meglio l'Intrepida DNA e sfruttare al massimo tutte le sue caratteristiche innovative. Potrai scegliere di leggerla tutta, di inserirla nei preferiti per una futura consultazione o semplicemente di dare un’occhiata alle parti che più ti interessano. Di seguito troverai un indice della guida così potrai navigare facilmente ottimizzando la tua visita sulla pagina.


    [products_slider title="Ecco quello che può servirti per utilizzare al meglio la tua Intrepida DNA" per_page="12" hide_free="no" show_hidden="no" animation_delay="0" product_in_a_row="6" category="intrepida-dna" product_type="all" orderby="rand" order="desc" autoplay="true" animate="" ]



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    Indice della guida Intrepida DNA, come utilizzarla



    1. Intrepida DNA, le caratteristiche principali

    2. Intrepida DNA, le innovazioni

    3. Intrepida DNA, come utilizzarla

    4. Intrepida DNA, il pulsante GHOST

    5. Il contenuto della confezione dell'Intrepida DNA

    6. Come montare l'Intrepida DNA

    7. Un regalo per te



    Intrepida DNA, le caratteristiche principali


    Di seguito il video tecnico con la spiegazione di tutte le funzioni della nuova Intrepida DNA, buona visione!

    https://youtu.be/RBkvuecfWT0

    La action cam Intrepida DNA eredita dalla precedente versione molti importanti pregi come la robustezza, la semplicità di utilizzo, i pulsanti magnetici e la chiusura ermetica a vite, ma è decisamente più evoluta.


    Prima di iniziare con le caratteristiche vogliamo dare il giusto valore a un aspetto molto importante di questa videocamera: è MADE IN ITALY ed è l'espressione della capacità, tutta italiana, di realizzare prodotti davvero eccezionali.


    Ora passiamo subito alle caratteristiche tecniche dell'Intrepida DNA e, come già espresso dal nome, questa action cam è adatta a tutti gli sport estremi.



    Dimensioni:


    47 x 100 mm (diametro per lunghezza).
    Peso in aria: 220 grammi.
    Peso in acqua: 50 grammi.



    Risoluzione


    - 1080p FULL HD con angolo nativo o ridotto di 10° a 30 fps.
    - 720p HD con angolo nativo a 30 fps o angolo ridotto di 25° a 60 fps.



    Batteria


    Autonomia fino a 4 ore di ripresa continua  a 1080p e 4 ore e mezzo a 720p.



    INTREPIDA DNA IN IMMERSIONE


    La telecamera è già provvista di uno scafandro in alluminio anodizzato nero, impermeabile fino a 100 metri. L'impiego dell'alluminio inoltre impedisce la formazione di condensa all'interno dello scafandro. E per essere ancora più sicuri lo scafandro è dotato di una chiusura a vite che impedisce aperture accidentali. Lo scafandro è ricoperto da una cover protettiva nera in silicone che aiuta anche ad assorbire colpi accidentali.



    LENTI


    Intrepida DNA ha la possibilità di montare tre lenti, senza distorsione laterale, con differenti angoli (120°, 105°, 95°) in modo da soddisfare l'esigenza di ogni sportivo. La lente frontale della cam è realizzata invece con un vetro ottico, trattato anti riflesso e anti graffio. Per la pesca in apnea e l'apnea la lente consigliata è quella da 105°. 


    Ecco il video che mette a confronto le diverse lenti:


    https://youtu.be/UnsmBdhfYy8

    Altre caratteristiche di intrepida dna



    1. Pulsanti magnetici.

    2. Compatibilità con tutti gli accessori per Intrepida HD.

    3. Microfono esterno al corpo della videocamera per migliore sensibilità in acqua.

    4. Porta per connettere dispositivi esterni per aumento delle funzioni.

    5. Buona galleggiabilità grazie al volume di aria interna e anello di neoprene.

    6. Doppia modalità di ripresa video selezionabile in acqua senza aprire lo scafandro.

    7. Buzzer sonoro abbinato alla pressione dei pulsanti (disattivabile).

    8. Led di segnalazione stato della videocamera.

    9. Slot per Micro SD.

    10. Presa per microfono esterno.

    11. Cavo USB per ricarica batteria e scaricamento dati.

    12. Cavo AV per collegare la videocamera alla TV.

    13. Software per la personalizzazione dei parametri video.

    14. Funzione HDR per riprese in ambienti con forti variazioni di luce.

    15. Funzione motion detection per attivare la videocamera con il movimento.

    16. Funzione time lapse.

    17. Funzione foto con massima risoluzione fino a 3,5 megapixel.

    18. Funzione di ripresa rovesciata a 180°.

    19. Possibilità di scegliere l’estensione del file in uscita (mov-avi-mp4).

    20. Possibilità di scegliere la bitrate per una elevata qualità di ripresa.

    21. Possibilità di selezionare il frame rate.

    22. Possibilità di personalizzare: luminosità, saturazione, contrasto, nitidezza, livelli rosso/verde/blu.

    23. Possibilità di selezionare funzione tasto singolo.

    24. Funzione spegnimento automatico con tempo regolabile.

    25. Data e ora stampabile a schermo.

    26. Possibilità di registrazione in loop continuo con sovrascrittura dei file iniziali.

    27. Ampio kit viteria incluso per agevolare il fissaggio su qualsiasi tipo di supporto.

    28. Kit di manutenzione con guarnizione di ricambio e grasso al silicone.

    29. Rondelle di zinco (anodi sacrificali) per preservare la videocamera da ossidazioni.

    30. Adattatore con dado a passo fotografico incluso per fissaggio agevolato.

    31. Cavetto con clip di sicurezza e perno inclusi per assicurare la videocamera in caso di sgancio accidentale.



    Intrepida DNA, le innovazioni


    [caption id="attachment_2112" align="alignleft" width="380"]Intrepida DNA (Pikotech) Intrepida DNA (Pikotech)[/caption]

    [caption id="attachment_2112" align="alignleft" width="380"]Intrepida DNA (Pikotech) Intrepida DNA (Pikotech)[/caption]

    Entriamo subito nel vivo del discorso e vediamo le principali innovazioni della nuova Intrepida DNA partendo da quella più importante, la risoluzione video che nel nuovo modello è FULL HD 1080p oltre a quella già presente anche nel precedente modello Intrepida che aveva una risoluzione di HD 720p.


    La nuova batteria assicura riprese continuative per 4 ore in modalità FULL HD 1080p e di 4 ore e 30 minuti in modalità 720p.


    Il miglioramento della risoluzione video e della batteria hanno comportato un piccolo aumento della lunghezza della videocamera che tuttavia continua ad essere di dimensioni davvero ridotte.


    Per controbilanciare il maggior peso dovuto alla presenza di una componentistica più complessa, gli ingegneri Pikotech hanno escogitato due soluzioni semplici ma estremamente efficaci: piccoli spazi d'aria all'interno della telecamera e un anello in neoprene che la avvolge. A cosa servono? A bilanciare il peso in acqua della videocamera che in aria è di 220 gr, comunque davvero modesto, mentre in immersione grazie a questi piccoli accorgimenti appare di soli 50 gr. La forma della nuova Intrepida DNA è rimasta sostanzialmente uguale alla precedente, con un corpo cilindrico e molto idrodinamico.


    Nel nuovo design compare sul retro un piccola protuberanza, è il microfono subacqueo esterno che permette di percepire i suoni  in maniera simile a quella dell'orecchio umano, grazie ad una piccola membrana posta sull'apice. Quindi si potranno registrare suoni migliori e con la giusta intensità. Il microfono è fatto con un materiale resistente e non teme gli urti.


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    Intrepida DNA, come utilizzarla


    [caption id="attachment_2149" align="alignleft" width="400"]Intrepida DNA (Pikotech) Intrepida DNA (Pikotech)[/caption]

    Il funzionamento della action cam Intrepida DNA è davvero molto semplice e intuitivo. Per accenderla è sufficiente schiacciare il pulsante ON e la videocamera entrerà in modalità stand-by. Questa modalità verrà segnalata sul pannello posteriore grazie alla luce fissa arancione.


    Per iniziare la registrazione sarà sufficiente premere nuovamente il pulsante di accensione. In questo caso la luce arancione sul lato posteriore (quello visibile durante la pesca in apnea) diventerà intermittente. Come ulteriore conferma dell'inizio della registrazione sentirai un segnale acustico (questa funzione si può anche disattivare).


    Per disattivare la funzione del feedback sonoro basta svitare la parte posteriore della videocamera, in basso a sinistra vedrai una S, sposta la levetta verso la S e avrai disattivato questa funzione.


    Sul retro del pannello troverai altri pulsanti:




    1. MODE: serve per cambiare la modalità di ripresa, ha la stessa funzione del pulsante Ghost (vedi sotto).

    2. R: per resettare l'alimentazione della telecamera.

    3. Porta USB: per caricare la telcamera e scaricare i video e le foto.

    4. Connettore EXT: per collegare alla telecamera dispositivi esterni come comandi wireless, comandi remoti o un altro microfono.


    La nuova Intrepida DNA, come hai visto, è davvero semplice da utilizzare e rappresenta tutto quello che serve a chi come noi è appassionato  di apnea e pesca sub.

    Sono disponibili separatamente diverse tipologie di staffe per tutti i tipi di fucili subacquei come il kit completo C4  oppure il comodo sistema quick release a sgancio rapido. Clicca qui per vedere tutti i supporti disponibili per Intrepida DNA.



    Intrepida DNA, il pulsante "GHOST"


    Il pulsante Ghost è sempre quello dell'accensione ma usato in maniera differente: infatti spostandolo in avanti potrai cambiare la modalità di registrazione scegliendo fra modalità video 1, indicata dalla luce arancione sul retro; la modalità video 2, indicata da una luce fissa blu e la modalità foto indicata dall'accensione di una luce rossa.



    Il contenuto della confezione dell'Intrepida DNA


    https://youtu.be/xuaw592FPiQ

    Sulla confezione sono riportate le caratteristiche principali della videocamera Intrepida DNA e nella parte inferiore sono presenti i riquadri che indicano il tipo di lente che viene montato. La confezione è fatta di plexiglass spesso 3mm e può essere utilizzata anche come custodia per il trasporto della videocamera.


    Aprendo la confezione troverete le istruzioni, gli accessori e la cavetteria dell'Intrepida DNA:

    1. Libretto d'istruzioni

    2. Accessori

    3. Cavo USB

    4. Cavo di collegamento con la TV


    Per estrarre la videocamera potrai usare la pratica linguetta trasparente che poi va rimossa.

    Gli accessori di INTREPIDA DNA


    La videocamera Intrepida DNA viene venduta con diversi accessori in dotazione e nella confezione potrai trovare:

    1. Cordini di sicurezza per assicurare la telecamere al fucile o ad un supporto.

    2. Capsula contenente grasso al silicone per la manutenzione della videocamera.

    3. Seconda guarnizione in Viton per il tappo.

    4. Sistema con vite a passo fotografico per il fissaggio.

    5. Clip di sicurezza.

    6. Anodi sacrificali.

    7. Viteria necessaria per il montaggio della videocamera.



    Come montare l'Intrepida DNA


    Per montare la videocamera Intrepida DNA ungere con il grasso al silicone i fori presenti nella parte inferiore per preservarne la filettature. Avvitare poi i perni più lunghi che andranno stretti con una chiave a brugola del 2,5. A questo punto si inserisce una rondella sul perno che poggia sul silicone per preservare la stessa base di partenza dei distanziali anche in caso di schiacciamento del silicone. A questo punto si inseriscono i distanziali su entrambi i perni.


    A questo punto si può inserire la staffa bloccandola con i dadi a farfalla, ricordandosi di inserire nella parte sottostante, a contatto con la staffa, gli anodi sacrificali (li trovi nella confezione legati ad una fascetta di plastica rossa e una volta consumati li puoi trovare come parti di ricambio). Su uno dei fori laterali si applica una rondella e poi il perno forato dove sarà possibile legare il cordino di sicurezza. Infine chiudete i buchi laterali che non utilizzate con gli appositi tappini forniti in dotazione.


    Ora Intrepida DNA è montata sulla staffa. Semplice, vero?


    Se volete utilizzare l'adattatore a passo fotografico sarà sufficiente rimuovere i due dadi autobloccanti e procedere con l'inserimento dell'adattatore nei due fori della videocamera. Poi con la chiave brugola da 2,5 si va a stringere per fissare il tutto. L'adattatore a passo fotografico è utile per fissare l'Intrepida DNA su diversi supporti come quelli per il surf o per la bicicletta. 


    Prima di salutarti vogliamo lasciarti sognare con questo bellissimo video realizzato  con l'Intrepida DNA nella riserva della Scandola! Buon mare e a presto!


    https://youtu.be/cb3_1YKrbok


    Un regalo per te!


    Ora non ci resta che augurarti un mare di avventure insieme alla tua Intrepida DNA e se l'articolo ti è piaciuto condividilo sui social così anche altri potranno scoprire tutti i segreti dell'Intrepida DNA!

    Ma prima di salutarti un regalo per te: se acquisti  l'Intrepida DNA sul nostro shop la SPEDIZIONE è GRATUITA!

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  77. Volvo Ocean Race Leg 5 Auckland-Itajaí (LIVE)

    Volvo Ocean Race Leg 5 Auckland-Itajaí (LIVE)


    Segui live la Volvo Ocean Race Leg 5 Auckland-Itajaí. Inseriremo gli aggiornamenti in modo da tenervi informati sui principali avvenimenti della regata.



    DIRETTA VOLVO OCEAN RACE LEG 5 AUCKLAND-ITAJAÍ


    5.04.2015: Abu Dhabi Ocean Racing vince la quinta tappa e consolida la leadership nella classifica generale



    Il team di Abu Dhabi Ocean Racing vince la Volvo Ocean Race Leg 5, consolidando anche la prima posizione nella classifica generale, complice anche il ritiro di Dongfeng Race Team. La tappa è stata durissima e incerta fino alla fine, dopo aver doppiato il mitico Capo Horn gli equipaggi delle prime quattro imbarcazioni si sono dati battaglia arrivando a Itajaì distanziati di poche miglia. Il gruppo era composto da Team Alvimedica, che ha condotto buona parte della Volvo Ocean Race Leg 5, da MAPFRE, da Team Brunel e da Abu Dhabi Ocean Racing, che è uscita allo scoperto nel finale, sorprendendo gli avversari e aggiudicandosi la tappa.


    Ecco i commenti dei partecipanti alla Volvo Ocean Race Leg 5“E' stata una tappa 'mostro'. E' stata una lotta molto, molto serrata.” Ha dichiarato un entusiasta Ian Walker appena tagliata la linea del traguardo. “Siamo felicissimi per la vittoria e anche per il record sulle 24 ore, che abbiamo fatto segnare qualche giorno fa. In realtà è quello che ci ha fatto rientrare in regata.” Il team portacolori degli emirati lo scorso lunedì 30 marzo, ha infatti stabilito il record di percorrenza sulle 24 ore, con 550.82 miglia. Alla domanda su quanto sia rilevante la nuova classe monotipo Walker ha detto: “E' semplice se navighi bene, ottieni buoni risultati. Ci sono stati momenti, dove non abbiamo navigato tanto bene e abbiamo perso ma nel sud con vento forte siamo stati in grado di recuperare. Psicologicamente per noi la rottura di Dongfeng è stata importante perché ci ha tolto pressione, abbiamo potuto prendere meno rischi. A quel punto si trattava di finire, non tanto di vincere. Sono felice anche perché la nostra lista lavori non è affatto lunga, abbiamo avuto pochi problemi tecnici. E non rompere in questa tappa era uno dei nostri obiettivi principali.” (www.volvooceanrace.com)


    Con la vittoria odierna Abu Dhabi Ocean Racing, che è l'unico equipaggio fino a questo punto ad essersi aggiudicato due vittorie, mette in carniere un risultato molto importante ai fini della classifica generale, che ora guida con 9 punti ossia con un vantaggio di 7 punti sui Dongfeng Race Team. Il team franco/cinese ha infatti subito una battuta d'arresto a causa della rottura dell'albero avvenuta la scorsa settimana quando la barca si trovava a circa 240 miglia dal mitico Capo Horn. (www.volvooceanrace.com)


    L'equipaggio femminile di Team SCA, autore di una prova più che onorevole, benché plagiata da numerosi problemi tecnici segue in quinta posizione. (www.volvooceanrace.com)



    Classifica della volvo ocean race dopo 5 tappe:



    1. Abu Dabi Ocean Racing - 9 punti

    2. Dongfeng Race Team – 16 punti

    3. Team Brunel – 18 punti

    4. MAPFRE - 18 punti

    5. Team Alvimedica – 19 punti

    6. Team SCA – 24 punti (in attesa dell'arrivo)


    4.04.2015: sprint finale verso itajaí


    [caption id="attachment_2978" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 4.04.2015 Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 4.04.2015[/caption]

    Il finale della Volvo Ocean Race Leg 5 è previsto per domenica, ma le 48 ore che rimangono potrebbero riservare ancora grandi sorprese. Le quattro barche di testa, Abu Dhabi Ocean Racing, MAPFRE, Team Alvimedica e Team Brunel lottano a distanza ravvicinata e ognuna di loro potrebbe aggiudicarsi la vittoria nella tappa più dura e lunga dell'intero giro del mondo. Intanto Team SCA prosegue la sua rincorsa sui leader e Dongfeng Race Team è ripartito da Ushuaia.


    I battistrada, dopo una notte dura e una giornata relativamente più calma, sono tornati a navigare con vento da nord-ovest sostenuto, 25 nodi con raffiche a trenta. Da bordo di Team Alvimedica, Amory Ross raccontava questa mattina: “Adesso ci sono ancora più di 25 nodi, abbiamo rimesso le cinture di sicurezza e navighiamo di bolina. L'Atlantico meridionale si è rivelato complesso e difficile da interpretare, con un aria molto ballerina e sistemi meteo che ci hanno reso la vita difficile, con continui cambi di vele, salti di vento e aggiustamenti di rotta.” (www.volvooceanrace.com)


    Durante la notte ci sono stati non meno di tre avvicendamenti al vertice con Abu Dhabi Ocean Racing, Team Alvimedica e MAPFRE che hanno occupato la prima posizione. All'ultimo rilevamento delle posizioni i primi tre sono racchiusi in sole 9 miglia di distanza. E anche Team Brunel non può essere considerato fuori dai giochi, visto che ha un distacco di poco superiore alle 17 miglia. (www.volvooceanrace.com)


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocean Race Leg 5:




    [caption id="attachment_2977" align="alignnone" width="583"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 4.04.2015 Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 4.04.2015[/caption]

    31.03.2015: Dongfeng Race Team abbandona la Volvo Ocean Race Leg 5 mentre Abu Dhabi Ocean RAcing guida la flotta


    [caption id="attachment_2939" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Abu Dhabi Ocean Racing Volvo Ocean Race Leg 5 - Abu Dhabi Ocean Racing[/caption]

    La Volvo Ocean Race Leg 5 sta mettendo davvero in crisi gli equipaggi e proprio oggi giunge la notizia che Dongfeng Race Team ha informato il Race Control Centre di Alicante che il team non intende continuare la Volvo Ocean Race Leg 5 e continua a dirigersi verso Ushuaia in Argentina, navigando a vela. L'equipaggio di Dongfeng Race Team si sta avvicinando all'ingresso del Beagle Channel, lo stretto nella punta meridionale del sud America e cerca di utilizzare l'entrata di Bahia Cook. Il team molto probabilmente raggiungerà la zona nella notte, un approccio complicato e dunque il Race Control gli sta fornendo supporto. La barca più vicina è Team SCA che si trova 425 miglia dietro.


    Ma laVolvo Ocean Race Leg 5 procede comunque e Abu Dhabi Ocean Racing si porta al comando superando Team Alvimedica. Anche MAPFRE recupera e porta il suo distacco a sole 13 miglia, a seguire Team Brunel a 21 miglia dalla testa. Ultima posizione per Team SCA che dopo la rottura della vela sta navigando in sicurezza senza forzare e inevitabilmente sta accumulando un ritardo sempre maggiore, infatti si trova a 597 miglia dalla testa della Volvo Ocean Race Leg 5.


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocean Race Leg 5 dopo il ritiro di Dongfeng Race Team:




    [caption id="attachment_2936" align="alignnone" width="583"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 31.03.2015 Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 31.03.2015[/caption]

    30.03.2015: Team Alvimedica doppia per primo Capo Horn


    [caption id="attachment_2927" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Team Alvimedica primo a Capo Horn Volvo Ocean Race Leg 5 - Team Alvimedica primo a Capo Horn[/caption]

    Questo è uno dei momenti storici della Volvo Ocean Race Leg 5 e Team Alvimedica, con a bordo Alberto Bolzan, l'unico velista italiano, è stato il primo a doppiare il mitico Capo Horn, seguito a ruota da Abu Dhabi Ocean Racing a sole 8 miglia, in terza posizione Team Brunel e MAPFRE a circa 26 miglia, più staccate invece le veliste di Team SCA che dovrebbero raggiungere Capo Horn mercoledì mattina. Niente da fare invece per Dongfeng Race Team che a circa 240 miglia da Capo Horn ha subito la rottura dell'albero e ha dovuto abbandonare la Volvo Ocean Race Leg 5.


    Team Alvimedica è anche l'equipaggio con il maggior numero di matricole nel passaggio del mitico e temibile Capo Horn sulla punta più meridionale del sud America. Lo skipper statunitense Charlie Enright durante la diretta ha dichiarato: "Per me questa regata è competizione al massimo livello, ma questa tappa è un po' diversa. E' una cosa molto speciale per noi. I ragazzi sono stati assolutamente fantastici, in queste condizioni dure può accadere facilmente che la solidità del gruppo si incrini. Forse altri, sulla carta, non avrebbero scelto loro, ma io sono felicissimo di averlo fatto." Poi ha proseguito: "Ci aspettiamo un periodo di transizione della meteo, le prossime ore saranno complicate, Abu Dhabi è appena qui dietro e il match racing continua. Dobbiamo restare concentrati. Non c'è molto tempo per celebrare, la festa dovrà aspettare." (www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2929" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Abu Dhabi Ocean Racing a Capo Horn Volvo Ocean Race Leg 5 - Abu Dhabi Ocean Racing a Capo Horn[/caption]

    Poi è è stata la volta di Abu Dhabi Ocean Racing: "C'è una grande atmosfera a bordo, negli ultimi giorni abbiamo tirato il collo alla barca. Vediamo Alvimedica e Capo Horn è proprio qui alla nostra sinistra, distante solo 8 miglia. Non sono mai riuscito a vedere Capo Horn le altre volte e sono felice di essere arrivato qui senza problemi. E' la cosa più importante. C'è ancora molta strada da fare ma è un sollievo, ancor di più perchè siamo in forma." Il team degli emirati, infatti, ha stabilito il record di percorrenza sulle 24 ore di questa edizione con 551 miglia, che rappresenta il terzo miglior risultato nella storia del giro del mondo dopo quello di ABN AMRO TWO (2006 – 562.96 miglia) e di Ericsson 4 (2008 – 596.6 miglia). (www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2930" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5 - MAPFRE a Capo Horn Volvo Ocean Race Leg 5 - MAPFRE a Capo Horn[/caption]

    In terza posizione a Capo Horn gli spagnoli di MAPFRE con lo skipper Iker Martìnez: "Questa è una di quelle tappe in cui sei felice solo quando arrivi. Negli ultimi giorni ci siamo divertiti parecchio con Alivmedica, adesso siamo un po' dietro perchè abbiamo scelto di essere conservativi. Questa regata è così, dalla leadership alla terza posizione, ma siamo davvero felici." (www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2931" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Team Brunel a Capo Horn Volvo Ocean Race Leg 5 - Team Brunel a Capo Horn[/caption]

    L'olandese Bouwe Bekking, skipper di Team Brunel oggi ha potuto festeggiare il notevole traguardo di 9 volte attorno al capo. "Quelli che passano di qui in barca sono un po' pazzi. E' un posto speciale. E' bello doppiare e lasciarsi alle spalle la parte peggiore. La scorsa notte abbiamo perso qualcosa perchè tutti gli strumenti hanno smesso di funzionare, e navigare alla cieca con lo spinnaker nel buio fa abbastanza paura. Mi spiace molto per Dongfeng, non se lo meritavano ma è una cosa che può sempre accadere in questa regata. Faccio loro i miei migliori auguri e spero che possano tornare presto." (www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2934" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Dongfeng Race Team a Capo Horn Volvo Ocean Race Leg 5 - Dongfeng Race Team a Capo Horn[/caption]

    Invece la delusione su Dongfeng Race Team è evidente e l'irlandese Damian Foxall ha spiegato: "Siamo sicuri di poter recuperare l'albero con quello che abbiamo, abbiamo dovuto tagliare una vela e ci sono un po' di cose rotte. Continuiamo a mantenere i turni normali di guardia e cerchiamo di fare attenzione, di non lavorare di fretta per non rendere le cose più complicate di quanto già non siano ma almeno tutti stanno bene a bordo."  Dongfeng Race Team può scegliere di ritirarsi dalla tappa, oppure decidere di riparare e tornare in regata nel qual caso otterrebbe sei punti per la sesta posizione e non otto, due punti preziosi per la classifica finale. (www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2933" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Team SCA a Capo Horn Volvo Ocean Race Leg 5 - Team SCA a Capo Horn[/caption]

    Momento difficile anche per Team SCA che dopo aver subito un danno a una vela, il code 0, dopo la strapuggiata della scorsa settimana. Il team rosa si trova a oltre 550 miglia alle spalle dei leader. Queste le parole di Sam Davies: "Non possiamo più prenderci dei rischi con le vele che ci sono rimaste perché ci serviranno per la risalita da Capo Horn a Itajaì." (www.volvooceanrace.com)


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocean Race Leg 5:




    [caption id="attachment_2925" align="alignnone" width="584"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 30.03.2015 Capo Horn Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 30.03.2015 Capo Horn[/caption]

    30.03.2015: Rottura a bordo di Dongfeng Race Team


    https://youtu.be/iypW858-vHU

    La Volvo Ocean Race Leg 5 si conferma ancora una volta la sua fama e proprio in direzione di Capo Horn il team franco/cinese di Dongfeng Race Team ha rotto l'albero sopra la terza crocetta. Durante la notte, mentre l'imbarcazione veleggiava in controllo ad una velocità di 30 nodi, l'albero maestro ha ceduto fortunatamente senza causare feriti e tutti membri dell'equipaggio non sono in una situazione di pericolo.




    [caption id="attachment_2922" align="alignleft" width="535"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Dongfeng Race Team rope l'albero Volvo Ocean Race Leg 5 - Dongfeng Race Team rope l'albero[/caption]

    L'incidente è avvenuto a circa 240 miglia ad ovest di Capo Horn, alle 3 e 15 UTC (le 5 e 15 del mattino in Italia) durante le ultime ore della notte a bordo di Dongfeng. L'equipaggio ha informato in Race Control Centre di Alicante, che l'albero si è rotto sopra la terza crocetta, ossia nella parte alta. Dongfeng Race Team non intende continuare la Volvo Ocean Race Leg 5 e si sta dirigendo, navigando a vela, verso Ushuaia, in Argentina, per valutare come riparare l'imbarcazione e proseguire verso Itajaí.


    Ecco le parole dello skipper Charles Caudrelier ha dichiarato: "Sono devastato. Come avete visto dai report delle posizioni, non stavamo attaccando, anzi avevamo un po' tirato il freno. L'albero si è rotto all'improvviso senza dare segnali. Avevamo circa 30 nodi di vento. Ora non siamo in grado di navigare in sicurezza mura a destra ma possiamo camminare abbastanza veloci mura a sinistra. Ci dirigiamo verso Ushuaia dove potremo fare una valutazione delle opzioni che abbiamo per raggiungere Itajaì."


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocean Race Leg 5 dopo l'incidente occorso a Dongfeng Race Team:




    [caption id="attachment_2902" align="alignnone" width="583"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 30.03.2015 Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 30.03.2015[/caption]

     

    26.03.2015: la flotta della Volvo Ocean Race Leg 5 è sulla linea dei ghiacci


    [caption id="attachment_2859" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5  - La flotta sulla linea dei ghiacci Volvo Ocean Race Leg 5 - La flotta sulla linea dei ghiacci[/caption]

    I sei equipaggi partecipanti alla Volvo Ocean Race Leg 5 stanno manovrando in prossimità dell'Ice Limit con un inaspettato vento leggero. La flotta si è ricompattata e ora le prime cinque imbarcazioni si trovano racchiuse in 7 miglia, più staccato invece Team SCA con un ritardo di 85 miglia.


    La flotta ha continuato con manovre continue tutta la notte, scambiandosi più volte di posizione a causa di zone di aria leggera e salti di vento che sono più normali in una navigazione costiera che nel bel mezzo dell'oceano antartico. Tanto che a un certo punto, le quattro barche di testa si sono trovare a navigare in un raggio di appena 1 miglio.


    I franco/cinesi di Dongfeng Race Team hanno effettuato un buon recupero e guidano di misura la Volvo Ocean Race Leg 5 ma tutte le prime cinque imbarcazioni sono molto vicine. Team SCA, in ultima posizione sta recuperando molto terreno, circa 40 miglia in una notte, ma presto entreranno nella zona di vento leggero e verranno rallentate come sta accadendo ora ai battistrada.


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocean Race Leg 5:




    [caption id="attachment_2860" align="alignnone" width="583"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 26.03.2015 Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 26.03.2015[/caption]

     

    25.03.2015: MAPFRE guida la flotta verso Point Nemo, il punto più lontano dalla terra


    [caption id="attachment_2835" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5  - Team SCA in difficoltà in fondo al gruppo Volvo Ocean Race Leg 5 - Team SCA in difficoltà in fondo al gruppo[/caption]

    Un altro passaggio importante per le imbarcazioni della Volvo Ocean Race Leg 5: i sei team attraverseranno Point Nemo fra qualche decina di miglia, il luogo più remoto e isolato del mondo, tanto da essere conosciuto con il nome di Polo sud dell'Inaccessibilità. Situato a 48 52.5 Sud e 123 23.6 Ovest, si trova a 1.450 miglia dalla terra più vicina, a 463 km dal polo sud geografico e a 3718 metri sul livello del mare. Il polo sud dell'inaccessibilità fu raggiunto per la prima volta da una spedizione sovietica il 14 dicembre 1958.


    Ancora una volta la Volvo Ocean Race Leg 5 non smentisce la sua fama e si dimostra la tappa più difficile e pericolosa dell'intera competizione. Ma le sorprese non sono ancora finite perché mentre i sei team stanno puntano dritti verso Capo Horn, distante 2.100 miglia, per poi proseguire verso Itajaí situato a meno di 4.000 miglia, gli organizzatori hanno variato nuovamente gli Ice limit, spostandoli più a Nord a causa della presenza di un grosso iceberg situato in prossimità del limiti precedenti.


    Tornando alla cronaca della Volvo Ocean Race Leg 5 vediamo come MAPFRE abbia conquistato, dopo un grande recupero, la testa della regata. Il gruppo si è ricompattato e i distacchi degli inseguitori sono diminuiti. in seconda posizione a circa 13 miglia troviamo Team Brunel, seguito a poche miglia da Team Alvimedica. Appena più distante, a circa 30 miglia la coppia formata da Abu Dhabi Ocean Racing e Dongfeng Race Team, mentre in ultima posizione con 151 miglia di distacco troviamo Team SCA che sembra aver accusato l'incidente di ieri.


    Gli equipaggi della Volvo Ocean Race Leg 5 si trovano ora a dover affrontare delle difficili scelte strategiche, valutando in particolare se continuare a seguire la piccola bassa pressione a cui hanno fatto riferimento negli ultimi giorni anche se si sta spostando più a nord e quindi obbligherebbe ad allungare la strada. Sulla rotta sud invece il vento sembra essere meno intenso. Come procedere dunque? I velisti della Volvo Ocean Race Leg 5 avranno il loro bel da fare nell'azzeccare la scelta giusta.


    Queste le parole dell'Onboard reporter di Dongfeng Race Team, Yann Riou: “Si stanno formando due opzioni, continuare a surfare sulla depressione a sud, proprio lungo la linea dell'Ice limit sotto l'occhio attento dell'ex ciclone Pam che ci ritroveremo a Capo Horn. Oppure andare a cercarlo adesso e farci portare fino a Capo Horn.” (www.volvooceanrace.com)


    Le condizioni a bordo continuano a essere estreme, Amory Ross, da Team Alvimedica racconta: ”Senza ombra di dubbio la parola più usata oggi è freddo, e' tutto freddo. Le mani, la cuccetta, il cappello, gli stivali, il vento e, ovviamente anche l'oceano.” (www.volvooceanrace.com)


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocean Race Leg 5:




    [caption id="attachment_2834" align="alignnone" width="584"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 25.03.2015 Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 25.03.2015[/caption]

    24.03.2015: Notte di paura nell'oceano Antartico


    [caption id="attachment_2784" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5  - MAPFRE Chinese gybe Volvo Ocean Race Leg 5 - MAPFRE Chinese gybe[/caption]

    La flotta della Volvo Ocean Race Leg 5 ha dovuto affrontare una notte da incubo nelle acque gelide dell'oceano Antartico, infatti ben quattro imbarcazioni su sei sono state vittime di incidenti.


    Team SCA, Dongfeng Race Team e MAPFRE sono stati vittima delle cosiddette Chinese gybe, delle strambate involontarie che fortunatamente non hanno provocato feriti fra i velisti, ma hanno fatto riportare dei danni, ancora in via di definizione, sulle imbarcazioni.


    Anche Abu Dhabi Ocean Racing si è trovata a dover eseguire durante la notte due manovre al limite, una nel buio più completa mentre l'altra più controllata ma comunque a 30 nodi di velocità.


    L'equipaggio di Dongfeng Race Team è stato il primo a comunicare nella notte di essere incappato in una Chinese gybe e questo è il racconto dell'Onboard reporter Yann Riou: “Ci sono volute tre ore per mettere a posto il caos, la barca si è sdraiata su un lato, abbiamo imbarcato 300 litri d'acqua da un'apertura di ventilazione.” Lo skipper Charles Caudrelier, parlando quasi di un miracolo ha spiegato che: “I ragazzi sono tutti a bordo, non abbiamo rotto nulla e non abbiamo strappato nessuna vela.” (www.volvooceanrace.com)


    Successivamente è stat il turno di Team SCA alle 6.00 del mattino, ecco il racconto dell'Onboard reporter Anna-Lena Elled: “Siamo rimaste sdraiate su un lato per due, quattro minuti prima di riuscire finalmente a rialzarci.” Al momento le veliste erano ancora al lavoro per una stima dei danni e per delle piccole riparazioni. Poi è stata la volta di MAPFRE verso le 20.00 (ora italiana).


    Fortunatamente tutte e quattro le barche hanno comunicato che non hanno riportato danni gravi e che continueranno la loro corsa per la vittoria della Volvo Ocean Race Leg 5.


    Per capire meglio cosa sia una Chinese gybe, ecco un video girato nell'edizione 2008/2009 della Volvo Ocean Race:


    https://youtu.be/d89-0-lp7yI

    Tornando alla cronaca della Volvo Ocean Race Leg 5 troviamo sempreTeam Brunel in testa anche se Abu Dhabi Ocean Racing ha recuperato molto terreno portandosi a poche miglia dalla testa della regata. In terza posizione segue Team Alvimedica con circa 35 miglia di distacco , tallonato dagli spagnoli di MAPFRE. Nelle ultime due posizione Dongfeng Race Team e Team SCA.


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocean Race Leg 5:




    [caption id="attachment_2783" align="alignnone" width="582"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 24.03.2015 Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 24.03.2015[/caption]

    23.03.2015: la volvo ocean race leg 5 in aiuto degli oceani


    [caption id="attachment_2781" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5  - Team Alvimedica cala la boa oceanografica Volvo Ocean Race Leg 5 - Team Alvimedica cala la boa oceanografica[/caption]

    Sono trascorsi cinque giorni della Volvo Ocean Race Leg 5 e la flotta sta scendendo sempre più verso sud guidati dagli olandesi di Team Brunel anche se Abu Dhabi Ocean Racing sta recuperando terreno. Ma nonostante la competizione sia durissima, gli equipaggi hanno trovato il tempo per supportare un progetto in difese degli oceani e tutte e sei le imbarcazioni hanno rilasciato in mare delle boe equipaggiate con strumenti scientifici, chiamati drifter che serviranno per raccogliere dati in una delle zone più isolate del mondo.


    L'americana NOAA, National Oceanic and Atmospheric Administration, è un'istituzione che raccoglie dati sugli oceani e sulla meteorologia utilizzati per elaborare previsioni marine accurate sia a livello globale che locale costiero. Queste osservazioni richiedono sforzi molto ampi in tutti i bacini oceanici per garantire previsioni accurate e il NOAA non può condurle senza l'aiuto di chi naviga, e ha dunque chiesto l'aiuto dei team della Volvo Ocean Race per rilasciare le boe.


    Lo studio è particolarmente caro al navigatore di Team Alvimedica, Will Oxley, che oltre a essere un velista di altissimo livello è anche un biologo marino. “Si ritiene che gli oceani meridionali assorbano fino al 60 per cento del calore e del CO2 prodotto dalla popolazione mondiale” ha spiegato Oxley. “Quindi il Southern Ocean è un bacino molto importante di assorbimento di CO2 che rallenta il riscaldamento globle. E' un fattore che impatta sulla vita degli oceani e che noi dovremmo riuscire a capire meglio.” (www.volvocoeanrace.com)


    Tornando alla cronaca della Volvo Ocean Race Leg 5 vediamo come gli olandesi di Team Brunel stiano continuando ad accumulare vantaggio sugli avversari anche se gli altri team non stanno a guardare. I più attivi sembrano quelli di Abu Dhabi Ocean Racing a circa 50 miglia che stanno cercando di contenere la fuga degli olandesi, mentre dietro troviamo Team Alvimedica e Dongfeng Race Team a circa 70 miglia di distacco, poi MAPFRE a circa 90 miglia e infine Team SCA a 115 miglia.


    Proprio il team spagnolo di MAPFRE ha avuto qualche momento di tensione a bordo quando hanno udito un forte rumore provenire dalla parte prodiera della barca. Fortunatamente non hanno rilevato danni, ma hanno comunque per sicurezza ritenuto di voler rinforzare la zona applicando delle stecche


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocean Race Leg 5:




    [caption id="attachment_2780" align="alignnone" width="580"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 23.03.2015 Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 23.03.2015[/caption]

    22.03.2015: team brunel conquista la testa della volvo ocean race leg 5


    [caption id="attachment_2765" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5  - Team Brunel Volvo Ocean Race Leg 5 - Team Brunel[/caption]

    La flotta continua ad avanzare velocemente verso sud, incontrando situazioni ambientali davvero estremo: l'aria si fa sempre più pungente e le acque sono prossime al punto di congelamento. La vita è bordo è davvero difficile per i 57 velisti che stanno affrontando la Volvo Ocean Race Leg 5.


    In questo scenario difficile Team Brunel a conquistato la prima piazza della regata nella zona dei Quaranta Ruggenti, mantenendo una posizione più settentrionale insieme a Team Alvimedica e Abu Dhabi Ocean Racing che sta riguadagnando terreno. Più staccato i terzetto di sudisti composto da Dongfeng Race Team, Team SCA e MAPFRE naviga compatto in attesa di entrare nella fascia dei Cinquanta Urlanti.


    Team Brunel continua a guadagnare terreno sugli avversari enelle ultime 12 ore ha messo ulteriore spazio fra sé e gli inseguitori: 10 miglia su Team Alvimedica e 5 su Abu Dhabi Ocean Racing. Il team olandese è stata la barca più veloce con 15 nodi di media.


    Ma ora sentiamo le voci dei protagonisti della Volvo Ocean Race Leg 5 che ci raccontano quanto sia difficile la vita a bordo. Iniziamo con lo  svedese Martin Strömberg, componente dell'equipaggio di Dongfeng Race Team, che ci parla dell'incidente di cui è stato vittima: "La mano va bene, ma avrei anche potuto perdere qualche dito. Mi è rimasta la mano in un bozzello mentre cercavo di togliere un nodo a una cima. Pensavo "non metterci al mano, non farlo" mai poi mi è sembrato di potercela fare. C'è finita dentro, è rimasta incastrata per un po' finché qualcuno mi ha aiutato. Ho pensato di poter perdere qualche dito ma sono stato fortunato, solo una bella sbucciatura e dei lividi. Mi farà di certo male per il resto della tappa, ma poi andrà a posto." (www.volvooceanrace.com)


    Anche il team femminile di SCA ha informato di aver vissuto qualche momento di tensione quando l'inglese Annie Lush ha preso un brutto colpo alla schiena. "Stavo regolando la scotta della randa con 20 nodi d'aria e un mare ripido, sono stata catapultata dalla parte sopravento a quella sottovento e sono atterrata di schiena. Fortunatamente la cintura di sicurezza ha evitato che l'onda mi portasse via. Non c'è nulla di rotto, a parte il mio orgoglio ferito, ma il colpo mi ha provocato dei bei lividi, devo prendere degli antidolorifici e non è una bella situazione. Non stare bene è brutto, ti senti completamente inutile e in colpa, perché le altre hanno più lavoro da fare." A bordo della barca magenta anche qualche problema con il sistema radar che non funzionava correttamente e che ha costretto Liz Wardley a salire sull'albero per una riparazione d'emergenza.


    La flotta della Volvo Ocean Race Leg 5 si trova ora in uno dei mari più freddi e inospitali del globo e ogni operazione di soccorso risulterebbe davvero molto difficile e rischiosa.


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocean Race Leg 5:

    [caption id="attachment_2766" align="alignnone" width="584"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 22.03.2015 Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 22.03.2015[/caption]

    20.03.2015: team alvimedica guida la flotta della volvo ocean race leg 5


    [caption id="attachment_2760" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5  - Team Alvimedica Volvo Ocean Race Leg 5 - Team Alvimedica[/caption]

    La flotta si dirige in una gara di velocità in linea verso l'oceano antartico, la cui porta di ingresso tradizionalmente viene situata a 55° di latitudine sud. Team Alvimedica continua a mantenere la testa con una rotta più settentrionale degli avversari ma tutti i sei team si preparano ad affrontare i mari più freddi e inospitali del mondo.


    A conferma della pericolosità di queste acque, gli organizzatori hanno dovuto spostare gli Ice Limit a causa della presenza di un iceberg con dimensioni rilevate di oltre un chilometro che poteva mettere a repentaglio la navigazione della flotta.


    Tornando alla cronaca della Volvo Ocean Race Leg 5, al terzo giorno dalla partenza della tappa leggendaria e più dura di questa competizione, la flotta ha navigato nella coda del ciclone Pam nelle ultime 24 ore e ora le sei barche avanzano di bolina con vento da sud-est intorno ai 22/26 nodi di intensità. La prima piazza è occupata dal team turco/americano Alvimedica, che ha messo ulteriore spazio fra sé e gli inseguitori olandesi di Team Brunel e gli altri quattro avversari che hanno optato per una rotta più meridionale. La barca più a sud ora è Abu Dhabi Ocean Racing, terzo, mentre l'equipaggio femminile di Team SCA ha guadagnato terreno nelle ultime ore ed è quarto, quinti sono gli spagnoli di MAPFRE e sesti i franco/cinesi di Dongfeng Race Team. L'alta pressione a sud-est della Nuova Zelanda che minacciava l'avanzamento della flotta pare che non avrà invece effetti negativi, anche se ci sarà una rotazione che costringerà le barche a una navigazione di bolina. "Chi riuscirà ad agganciare prima questo cambio di vento, uscirà davanti." Ha spiegato il meteorologo della regata Gonzalo Infante, quindi ora la questione non è strategica ma riguarda l'abilità di far camminare veloce la barca e di posizione, ovvero da quale parte, nord o sud, approcciare il salto di vento. (www.volvooceanrace.com)


    Ecco le parole dello lo skipper di Dongfeng Race Team Charles Caudrelier: "C'è ancora tanta strada da fare e le cose sembrano complesse. Anche se i leader nel breve periodo potrebbero scappar via, sul medio gli inseguitori potrebbero rientrare, quindi forse la nostra posizione non è tanto catastrofica. In ogni caso questa tappa sarà molto dura per noi, siamo l'equipaggio meno esperto di tutti." (www.volvooceanrace.com)


    Ecco la classifica provvisoria della Volvo Ocean Race Leg 5:




    [caption id="attachment_2762" align="alignnone" width="582"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 20.03.2015 Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 20.03.2015[/caption]

    19.03.2015: LA FLOTTA ENTRA IN MARE APERTO E LE CONDIZIONI SONO GIà DIFFICILI


    [caption id="attachment_2741" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5  - Team Alvimedica Volvo Ocean Race Leg 5 - Team Alvimedica[/caption]

    La Volvo Ocean Race Leg 5 tiene fede alle aspettative e da subito si dimostra una tappa durissima che sta mettendo a dura prova i 57 velisti della competizione con venti che superano i 30 nodi e onde alte più di 5 metri.


    Nonostante tutti si aspettassero condizioni più favorevoli, la prima parte di navigazione costiera attraverso il canale di Colville e poi nella Baia dell'Abbondanza ha presentato condizioni difficili e i sei team dovuto affrontare venti più intensi di quanto previsto che hanno raggiunto anche intensità prossima ai 20 nodi verso East Cape, il punto più orientale della Nuova Zelanda.


    Proprio dopo East Cape i team hanno dovuto fare la prima scelta strategica valutando come affrontare l'oceano meridionale: gli spagnoli di MAPFRE che guidavano la flotta hanno optato per proseguire mantenendosi più a sud seguiti da Abu Dhabi Ocean Racing, Dongfeng Race Team e Team SCA, mentre Team Alvimedica e Team Brunel hanno deciso di dirigersi a nord sostenendo che non ci fosse più la possibilità di seguire il ciclone Pam dato che si era formata una zona di alta pressione a nord con poco vento e una fastidiosa onda residua di 3-4 metri. Così i due Team che hanno scelto di navigare più a sud hanno preferito fare una scelta legata all'ortodromia, cioè percorrere la distanza minore fra due punti del globo, puntando decisi verso Capo Horn, uno dei luoghi più suggestivi di questa Volvo Ocean Race Leg 5.


    Nelle successive dodici ore la situazioni non è migliorata anzi i venti hanno aumentato di intensità raggiungendo i 30 nodi con onde superiori ai 5/6 metri di altezza. Le condizioni i vita a bordo sono ovviamente peggiorate ma le imbarcazioni hanno potuto comunque mantenere buone velocità di regata comprese fra i 18 e 21 nodi. I due team più a nord navigano a velocità leggermente superiori rispetto a quelli a sud di circa 1 nodo. Nella notte il giovane Team Alvimedica ha optato per un'altra mossa strategica portandosi ancora più a nord rispetto agli olandesi di Team Brunel.


    All'altro estremo del "campo di regata" a una settantina di miglia di distanza, il gruppo dei sudisti è guidato da Abu Dhabi Ocean Racing il cui log ha registrato una velocità media di 20 nodi. L'onboard reporter della barca emiratina ha riassunto così la situazione: "Tutti e sei i team si sono allargati sull'asse nord/sud scommettendo su quale lato si troverà quanto rimane del vento e del moto ondoso provocato dal ciclone Pam. Stiamo cercando di prenderne i resti e pensiamo di avere un buon vento almeno ancora per le prossime 24 ore, ma le previsioni dicono che andrà a scendere man mano che la bassa pressione si allontana. Adesso abbiamo circa 30 nodi e ne facciamo 20/22. La vita a bordo non è comoda, si sbatte molto e c'è molto rumore per le onde che frangono in coperta. Qualche segno di mal di mare ed è difficile fare anche le cose più semplici." (www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2742" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5  - MAPFRE Volvo Ocean Race Leg 5 - MAPFRE[/caption]

    MAPFRE e Dongfeng Race Team sono a nord-est del team guidato da Ian Walker, mentre l'equipaggio femminile di Team SCA ha optato per un approccio più neutrale e si trova nel mezzo, ma fa registrare grosso modo le stesse velocità medie di Abu Dhabi Ocean Racing. L'onboard reporter Anna-Lena Elled scrive oggi nel suo blog: "La barca è sballottata, l'acqua di mare arriva in coperta e spesso anche sottocoperta. C'è condensa dappertutto e la temperatura sta già scendendo. Le condizioni di navigazione però sono spettacolari, con queste grandi onde, abbiamo navigato 12 ore molto veloci al lasco, alcune ragazze sono già a proprio agio altre soffrono un po'. La partenza dolce è quasi ormai un ricordo." (www.volvooceanrace.com)


    La classifica provvisoria della Volvo Ocean Race Leg 5 vede in testa i giovani del Team Alvimedica con un piccolo vantaggio su Team Brunel, più staccato il gruppo di inseguitori composto da Abu Dhabi Ocean Racing, MAPFRE, Team SCA e Dongfeng Race Team.




    [caption id="attachment_2739" align="alignnone" width="585"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 19.03.2015 Volvo Ocean Race Leg 5 - Posizioni 19.03.2015[/caption]

    Infine l'organizzazione ha confermato di aver variato gli Ice Limit (vedi cartina sotto), cioè la linea immaginaria definita per impedire che le barche entrino nella zona a maggior rischio di incontro di iceberg e growler che rappresentano una delle insidie maggiori di questa Volvo Ocean Race Leg 5.




    [caption id="attachment_2736" align="alignnone" width="911"]Volvo Ocean Race Leg 5 - Ice Limit Volvo Ocean Race Leg 5 - Ice Limit[/caption]

    17.03.2015: PARTITA LA VOLVO OCEAN RACE LEG 5


    [caption id="attachment_2680" align="alignnone" width="1170"]Volvo Ocean Race Leg 5 Auckland-Itajai - Partenza Volvo Ocean Race Leg 5 Auckland-Itajai - Partenza[/caption]

    Dopo diversi ritardi causati dal ciclone Pam, alle 9.00 del mattino (21 ora italiana) ha preso il via la Volvo Ocen Race Leg 5 che porterà gli equipaggi attraverso ad uno dei percorsi più leggendari della navigazione a vela, da Auckland in Nuova Zelanda a Itajaí, in Brasile, passando dal temibile Capo Horn. La Volvo Ocean Race Leg 5 è la tappa che tutti considerano come la più difficile dell'intera competizione oltre ad essere la più lunga con ben 6.776 miglia nautiche da percorrere.


    Dopo qualche miglio dalla partenza Dongfeng Race Team ha preso il comando ma le imbarcazioni sono tutte molto vicine e hanno ancora molte onde da solcare. Ora i team puntano verso est e nel giro di 24 dovrebbero doppiare East Cape, la punta più orientale della Nuova Zelanda e da qui inizierà la regata vera e propria nelle temibili acque dell'oceano Pacifico, per poi doppiare Capo Horn e veleggiare nell'Atlantico.


    Ed ora ecco le parole dei protagonista di questa affascinante avventura.


    Per Stu Bannatyne, alla sua sesta partecipazione e che per la tappa sarà a bordo di Team Alvimedica, è “la navigazione più bella del mondo”. Per Ian Walker, skipper di Abu Dhabi Ocean Racing “è il motivo per cui è conosciuta questa regata” e il suo navigatore Simon Fisher la definisce “la tappa più dura”. (www.volvooceanrace.com)


    “Non esiste luogo al mondo dove si può navigare tanto a lungo alle portanti e tanto velocemente” spiega ancora Simon Fisher. “Sarà la prima volta che la flotta di questa edizione troverà tanto vento per un lungo periodo e ciò potrebbe rimescolare le carte. Restare tutti interi, non far danni fino a Capo Horn è importante, perchè è lì che si vince o si perde la regata.” (www.volvooceanrace.com)


    E poi, c'è Capo Horn, il mito di tutti i velisti oceanici e uno dei punti cruciali della Volvo Ocean Race Leg 5. “Ho sentito un po' di storie” dice il giovane Willy Altadill, uno degli under 30 imbarcati su MAPFRE e figlio del veterano Guillermo Altadill. “Ho parlato con mio padre due settimane fa. Stava passando il capo durante la Barcelona World Race e ha trovato tempo pessimo. Il tempo è sempre terribile lì, non a caso è Capo Horn. Non ci sono mai stato... credo sia un bel posto per un velista.” Al contrario, Stu Bannatyne ha doppiato il capo sette volte e può quindi dare un valido consiglio. “Godetevi il momento, non ci sono tante persone che l'hanno vissuto.” (www.volvooceanrace.com)



    LA ROTTA DELLA VOLVO OCEAN RACE LEG 5 AUCKLAND-ITAJAÍ


    [caption id="attachment_2675" align="alignnone" width="1024"]Rotta Volvo Ocean Race Leg 5 Auckland-Itajai Rotta Volvo Ocean Race Leg 5 Auckland-Itajai[/caption]

    Partenza da Auckland, la città della vela, direzione est affrontando l'oceano Pacifico con venti forti, onde alte, temperature polari e albatri che si stagliano in volo. La Volvo Ocean Race Leg 5 è sicuramente la tappa più difficile e leggendaria di tutta la competizione e contiene tutti i luoghi comuni della navigazione a vela dell'oceano Meridionale, compreso l'0attraversamento dei Quaranta Ruggenti e il doppiaggio del temuto Capo Horn per raggiungere, navigando lungo la costa sud dell'America fino ad Itajaí.


    La partenza da Auckland potrebbe essere difficoltosa se un sistema tropicale deriva a sud ed entra in una bassa pressione con forti venti da nord. Uno degli aspetti più pericolosi che gli equipaggi dovranno affrontare navigando verso sud è la presenza di ghiaccio che metterà a dura prova i navigatori e le imbarcazioni. Mantenendosi più a nord il rischio è invece quello di incontrare sistemi tropicali con venti verso est molto forti, e questo potrebbe essere lo scenario peggiore perché le basse pressioni nell'oceano Pacifico meridionali viaggiano così veloci da avere un impatto devastante sul molto ondoso che non direzione fissa. In questo condizioni sarà difficile portare le imbarcazioni e preservarle, considerando anche che si navigherà con un temperatura di congelamento e l'umidità relativa è prossima al 100%.


    Un altro punto determinante della Volvo Ocean Race Leg 5 sarà il leggendario Capo Horn, ci sono circa 500 miglia fra il Capo e la punta settentrionale dell'Antartide. Nel caso peggiore il vento i velisti troveranno vento di Maestrale (Nord Ovest) perché la presenza delle Ande e delle correnti di quota genera un aumento fino al 100% della forza del vento.


    Quando doppieranno Capo Horn gli equipaggi si lasceranno alle spalle la parte più difficile della tappa e inizieranno a navigare lungo le coste dell'America del Sud optando per strategie aggressive su distanze brevi e medie. Solitamente gli equipaggi preferiscono sfruttare i venti occidentali seguendo la costa argentina prima di entrare nel clima variabile dell'alto Sud Atlantico.


    La parte finale, lungo la costa brasiliana, sarà caratterizzata dai temporali che potrebbero minacciare la flotta fino alla fine dellla Volvo Ocean Race Leg 5 a Itajaí.

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  78. Volvo Ocean Race Leg 4 Sanya-Auckland (Live)

    Volvo Ocean Race Leg 4 Sanya-Auckland (Live)


    Segui live la Volvo Ocean Race Leg 4 Sanya-Auckland. Inseriremo gli aggiornamenti in modo da tenervi informati sui principali avvenimenti della regata.



    DIRETTA VOLVO OCEAN RACE LEG 4 SANYA-AUCKLAND


    28.02.2015: MAPFRE VINCE AD AUCKLAND


    [caption id="attachment_2445" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 4 - MAPFRE vince la Volvo Ocean Race Leg 4 Volvo Ocean Race Leg 4 - MAPFRE vince la Volvo Ocean Race Leg 4[/caption]

    Dopo venti giorni di navigazione fianco a fianco con gli avversari, il team spagnolo MAPFRE vince la Volvo Ocean Race Leg 4 staccando di soli 4 minuti e 25 secondi Abu Dhabi Ocean Racing e di 8 minuti Dongfeng Race Team. Una tappa al fotofinish, infatti è davvero difficile trovare tre imbarcazioni in posizioni così ravvicinate dopo una tappa così lunga.


    MAPFRE ha tagliato la linea del traguardo di Auckland, nota come la City of Sails nel buio della notte, punteggiato dalle luci della città alle 21.31.20 locali di oggi 28 febbraio 2015,fra due ali di barche spettatori, accolto dal calorosissimo abbraccio dei fan neozelandesi.


    Bene anche il giovane equipaggio di Team Alvimedica, con il solo velista italiano del giro del mondo Alberto Bolzan, atteso sulla linea del traguardo in quarta piazza. A seguire gli olandesi di Team Brunel e l'equipaggio femminile di Team SCA, rispettivamente quinti e sesti.


    La vittoria odierna di MAPFRE segna una data importante per la Volvo Ocean Race, dato che si tratta del quarto vincitore diverso in quattro tappe, un evento che non era mai accaduto nella storia ultra quarantennale della regata.


    La classifica generale dopo quattro tappe vede ora in testa Abu Dhabi Ocean Racing a 8 punti, in parità con Dongfeng Race Team (ma in prima posizione grazie al miglior ultimo risultato), seguiti da Team Brunel, MAPFRE e Team Alvimedica entrambi a 16 punti e da Team SCA. (www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2446" align="alignnone" width="583"]Volvo Ocean Race Leg 4 - Ordine arrivo 28.02.2015 Volvo Ocean Race Leg 4 - Ordine arrivo 28.02.2015[/caption]

    27.02.2015: LOTTA SERRATA A MENO DI 400 MIGLIA DALL'ARRIVO


    [caption id="attachment_2442" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 4 - Dongfeng Race Team Volvo Ocean Race Leg 4 - Dongfeng Race Team[/caption]

    Dopo 18 giorni di navigazione, la Volvo Ocean Race Leg 4 iniziata a Sanya, sta giungendo al termine con l'arrivo ad Auckland, previsto per domani 28 Febbraio. Al vertice la lotta è serrata con diversi cambi di fronte con Dongfeng Race Team che aveva tenuto la leadership dando l'impressione di poter staccare i diretti inseguitori ma ieri Abu Dhabi si è rifatto sotto agguantando la prima posizione.


    La flotta si trova ora divisa in due gruppetti, il primo, guidato da Abu Dhabi Ocean Racing seguito da Dongfeng Race  Team e MAPRE è racchiuso in un fazzoletto di poche miglia, dietro con un distacco di circa 30 miglia si trova Team Alvimedica e in fondo il gruppetto formato da Team Brunel e Team SCA distaccati di circa 100 miglia.


    I tre team al comando continuano ad avvicendarsi al vertice navigando quasi allineati e lottando al decimo di nodo e tutti sono concordi sul fatto che la vittoria o la sconfitta sarà nelle mani di madre natura quando, una volta arrivati a Capo Brett in Nuova Zelanda, gli equipaggi incontreranno un vento più leggero e stabile che potrebbe sostenere una nuova ripartenza.


    Queste le parole di Ian Walker nel suo blog: “L'aria dovrebbe tornare e darci ottime condizioni al lasco, ma poi calerà di nuovo, nell'approccio ad Auckland. L'ultima parte potrebbe essere davvero complicata e penso che la flotta si riavvicinerà molto. Credo che saranno i venti e le correnti locali a decidere il nostro destino, ed è molto difficile immaginare qualcosa di diverso da un finale molto, molto serrato.” (www.volvooceanrace.com)


    Della stessa opinione anche lo svedese Martin Strömberg, imbarcato su Dongfeng Race Team e vincitore di questa tappa la scorsa edizione a bordo di Groupama, come il suo skipper Charles Caudrelier. “Siamo partiti bene, poi abbiamo avuto dei momenti difficili, ma siamo riusciti a rientrare e a passare in testa. Ora pare che cambi di nuovo tutto, ed è una sensazione amara. Siamo rimasti intrappolati sotto una grossa nuvola, e gli altri sono riusciti a uscirne più velocemente di noi, nel giro di pochi minuti. E' duro perdere quello per cui hai lavorato duramente per tanti giorni. Abbiamo voglia di arrivare ad Auckland, ma prima ci sono ancora due giorni di battaglia. Non molleremo e abbiamo già dimostrato di poter recuperare. Certo in passato ho visto dei finali duri, ma questo è pazzesco.” (www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2440" align="alignnone" width="584"]Volvo Ocean Race Leg 4 - Posizioni 27.02.2015 Volvo Ocean Race Leg 4 - Posizioni 27.02.2015[/caption]

    20.02.2015: TEAM BRUNEL GUIDA LA FLOTTA VERSO LE CALME EQUATORIALI


    [caption id="attachment_2432" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 4 - Team Brunel Volvo Ocean Race Leg 4 - Team Brunel[/caption]

    Undicesimo giorno di navigazione egli equipaggi della Volvo Ocean Race Leg 4 si stanno avvicinando sempre di più alla zona delle calme equatoriali, una zona di transizione molto difficile da interpretare e che potrebbe sconvolgere nuovamente la classifica della tappa.


    La flotta della Volvo Ocean Race Leg 4 è ancora divisa in due terzetti, uno più a sud, composto da dal leader Team Brunel seguito da Abu Dhabi Ocean Racing e Team Alvimedica, e uno più a nord, composto da MAPFRE, Team SCA e Dongfeng Race Team.


    La situazione attuale vede gli equipaggi alle prese con situazione meteorologiche scostanti e difficili da interpretare con nubi e temporali che alternano vento instabili e condizioni di calma. In questa fase i Team che riusciranno a cogliere i venti instabili potrebbero riuscire ad avvantaggiarsi anche di diverse miglia sugli avversari.


    Queste le parole dello skipper di Team Brunel“Siamo così vicini, ma così lontani. Se si guarda la carta si potrebbe pensare che siamo quasi arrivati in Nuova Zelanda, ma se si guardano le miglia che mancano, allora si vede una realtà del tutto diversa. Capey (Andrew Cape il navigatore) le conta in quante Sydney/Hobart ci restano, io invece preferisco pensare alla rotta da Lanzarote all'Olanda, che abbiamo fatto un paio di volte l'anno scorso, perchè mi dà un'idea più precisa di quanti giorni abbiamo ancora davanti. Non mi capita spesso di pensare quante miglia mancano, ma finora questa tappa ci ha riservato una navigazione piuttosto noiosa. Ci stiamo avvicinando all'Equatore e davanti ci sono molte nuvole enormi, il che rende il tutto più interessante dal punto di vista della strategia sul breve periodo. I velisti che sono di guardia hanno la massima libertà di affrontare le formazioni nuvolose, ed è per questo che sulla cartografia da casa vedete delle notevoli variazioni di rotta. Si tratta di piccoli sistemi meteo autonomi, cioè che possono provocare un salto di vento anche di 180 gradi. Bisogna aggredirle, oppure il rischio è di finire in una zona di bonaccia. Proprio ieri notte siamo finiti in uno di queste zone e il vento è girato tantissimo. In pochi secondi il vento arrivava da una direzione opposta, la barca si è sdraiata sull'acqua e il Code 0 si è incastrato dalla parte sbagliata dell'albero. Quelli che erano fuori turno sono corsi in coperta, sentendo che c'era qualcosa che non andava. Dopo pochi secondi tutto è tornato sotto controllo, abbiamo continuato sulla stessa rotta, ma con mura opposte! Addio noia!” (www.volvooceanrace.com)


    Quindi una fase molto delicata per tutti gli equipaggi che devono valutare strategie di breve termine e interpretare correttamente le nuove formazioni nuvolose e scegliere le vele più adatte senza correre rischi. In questo momento sembra che tutti i Team siano intenzionati a procedere verso est alla ricerca di un vento più fresco e stabile.


    Ancora una volta la Volvo Ocean Race Leg 4 si dimostra una tappa per nulla semplice e aperta fino alla fine, con la conclusione, prevista per il 28 Febbraio a Auckland.




    [caption id="attachment_2431" align="alignnone" width="635"]Volvo Ocean Race Leg 4 - Posizioni 20.02.2015 Volvo Ocean Race Leg 4 - Posizioni 20.02.2015[/caption]

    15.02.2015: TEAM BRUNEL PASSA AL COMANDO


    http://youtu.be/5dEknXtCndo

    La Volvo Ocean Race Leg 4 non smette di stupire e la mossa a sorpresa di una settimana fa di Team Brunel e Team SCA, che avevano scelto di virare in direzione Nord superando le Filippine dalla parte Nord, da i suoi frutti, portando Team Brunel al comando della regata dopo aver recuperato in una giornata più di 185 miglia nautiche su Abu Dhabi Ocean Racing, leader del quartetto di imbarcazioni che ha optato per il passaggio nella zona Sud.


    Il prossimo passaggio importante avverrà a breve quanto i Team si ricongiungeranno sulla stessa rotta e affronteranno le calme equatoriali navigando verso la Nuova Zelanda. Quste le parole dell'Onboard reporter di Abu Dhabi Ocean Racing, Matt Knighton ha raccontato che nelle ultime ore la barca ha subito due avarie, prima si è rotto un pezzo dell'aggancio del J1 e oggi il punto d'attacco di un buttafuori. “Su un Volvo 65 ci sono rumori buoni e rumori cattivi, alcuni di quelli cattivi non sono poi così brutti, come il suono stridente di una volante che viene lascata o il fischio del bollitore che segnala che è il tuo turno. Però il suono del buttafuori che si è piegato in due come un grissino ieri? Molto brutto. Un colpo secco, fortissimo che ha svegliato chi era fuori turno e che ha fatto tremare tutta la barca. Pensate di andare al lasco a venti nodi in Pacifico e che diverse tonnellate di energia vengano rilasciate nello spazio di un secondo... uno shock. La distanza fra noi e Dongfeng è aumentata e diminuita come con un effetto elastico, e ogni secondo che abbiamo navigato senza buttafuori ha significato perdere spazio prezioso. Fortunatamente all'ultimo sked (il rilevamento delle posizioni) abbiamo rimesso una decina di miglia fra noi e gli altri. Ian pensa che ci possano essere state delle rotture anche sulle altre barche. Speriamo di non rompere un altro buttafuori, per questa tappa non ne abbiamo portato uno di scorta.” (www.volvooceanrace.com)


    Queste invece le parole di Anna-Lena Elled, l'Onboard reporter della barca magenta nel suo blog quotidiano racconta così l'umore a bordo: “E' passata una settimana dalla partenza, abbiamo avuto delle belle giornate di navigazione e stiamo cominciando a stabilire la nostra routine. La vita a bordo procede senza intoppi. Abbiamo cambiato un po' di vele, quindi si è dormito poco, ma siamo veloci e finalmente andiamo nella direzione giusta, quindi l'umore è ottimo. Il vento è molto ballerino, va e viene da direzioni diverse. A volte sembra di essere completamente fermi, a volte si avanza a venti nodi. Sembra che avremo questo tipo di condizioni anche per i prossimi due giorni. Ci sono ancora tante miglia da fare e le contiamo, una a una.” (www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2423" align="alignnone" width="632"]Volvo Ocean Race Leg 4 - Posizioni 15.02.2015 Volvo Ocean Race Leg 4 - Posizioni 15.02.2015[/caption]

    12.02.2015: LA SCELTA STRATEGICA DI TEAM BRUNEL E TEAM SCA INIZIA A DARE I SUOI FRUTTI


    [caption id="attachment_2419" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 4 - Team Volvo Ocean Race Leg 4 - Team[/caption]

    E' stata una strategia coraggiosa quella di portarsi a nord della flotta, e sembra che Team SCA e Team Brunel comincino a intascare i frutti della loro scelta. Nelle ultime ore hanno guadagnato costantemente sugli avversari, riducendo di oltre 100 miglia il distacco, ma soprattutto, hanno avuto vento più fresco e si sono posizionati meglio per i giorni a venire.


    Dopo 48 ore, la strategia”nordista” dell'equipaggio femminile e degli olandesi, si sta dimostrando non solo astuta ma anche lungimirante. Il gruppo dei “sudisti” composto da Abu Dhabi Ocean Racing, seguito a un'incollatura da MAPFRE, dai giovani di Team Alvimedica con l'italiano Alberto Bolzan e dai franco/cinesi di Dongfeng Race Team, invece, ha deciso di rimanere compatto, forse anche per considerazioni di classifica. Di certo, e a sentire le dichiarazioni da bordo di oggi, il quartetto cambierebbe volentieri di posto con Team Brunel e Team SCA, che hanno sempre avuto vento fresco e hanno recuperato un centinaio delle miglia di distacco. (www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2425" align="alignnone" width="632"]Volvo Ocean Race Leg 4 - Posizioni 12.02.2015 Volvo Ocean Race Leg 4 - Posizioni 12.02.2015[/caption]

    11.02.2015: TEAM BRUNEL E TEAM SCA FANNO LA LORO MOSSA


    [caption id="attachment_2416" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 4 - Team SCA Volvo Ocean Race Leg 4 - Team SCA[/caption]

    Terzo giorno di navigazione della quarta tappa. Le condizioni di navigazione e di vita sono decisamente migliorate e ieri si è assistito alla prima opzione strategica importante. Team SCA e Team Brunel, si sono separati dal gruppo per aggirare le Filippine da nord, sperando di avere un angolo migliore di vento nella discesa verso sud-est e per evitare la Kuroshio Current, la forte corrente contraria tipica della zona costiera. La flotta si è divisa in due, ma per conoscere il verdetto, bisognerà seguire attentamente l'evolversi della situazione nei prossimi giorni.




    [caption id="attachment_2426" align="alignnone" width="636"]Volvo Ocean Race Leg 4 - Posizioni 11.02.2015 Volvo Ocean Race Leg 4 - Posizioni 11.02.2015[/caption]

    15.02.2015: LE PRIME 24 ORE SONO SUBITO DIFFICILI


    [caption id="attachment_2414" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 4 - Abu Dhabi Ocean Racing Volvo Ocean Race Leg 4 - Abu Dhabi Ocean Racing[/caption]

    Come previsto, le prime 24 ore della Volvo Ocean Race LEG 4, da Sanya ad Auckland, non hanno dato un attimo di respiro alla flotta, che avanza di bolina nel Mar Cinese Meridionale verso la punta settentrionale delle Filippine. Vento forte e onde molto alte stanno mettendo a dura prova le sei barche in regata e i 57 velisti oceanici. La flotta è ancora raggruppata in poco meno di 9 miglia, guidata da Dongfeng Race Team, Abu Dhabi Ocean Racing e MAPFRE, e tutti cercano di uscire indenni da queste condizioni potenzialmente pericolose per barche, uomini e attrezzature.



    8.02.2015: PARTITA LA VOLVO OCEAN RACE LEG 4 DA SANYA AD AUCKLAND


    [caption id="attachment_2365" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 4 Sanya-Auckland Volvo Ocean Race Leg 4 Sanya-Auckland[/caption]

    Gli equipaggi della Volvo Ocean Race Leg 4 sono partiti da Sanya con direzione Auckland che raggiungeranno dopo 5,264 miglia nautiche di navigazione in condizioni difficili. Stando alle previsioni meteo l'inizio sarà molto difficile a causa delle condizioni meteo con mare molto formato e vento forte.


    Un'altra volta la regata più dura del mondo spiega sul campo il perché di questo soprannome e gli equipaggi dovranno prepararsi ad affrontare un altro lungo viaggio di almeno tre settimana e mezzo con punti preziosi in palio nella classifica generale.


    La partenza da Sanya si è svelto con il bel tempo e gli equipaggi hanno potuto salutare agevolmente il porto cinese durante le prime fasi della partenza della Volvo Ocean Race Leg 4. Il percorso costiero si è concluso con gli equipaggi che si sono lasciati alle spalle l'imponente statua del Budda, ultimo passaggio obbligato prima di uscire in mare aperto.


    Team Alvimedica, MAPFRE e Abu Dhabi Ocean Racing hanno realizzato un'ottima partenza con il team spagnolo a superare in testa la prima boa gialla. Ma subito l'equipaggio di Dongfeng Race Team ha risposto prontamente e ha conquistato la leadership della regata, dopo aver vinto la in-port race di ieri pomeriggio.


    Gli equipaggi della Volvo Ocean Race Leg 4 si preparano ad affrontare la lunga rotta verso la celeberrima City Of Sails che si annuncia forse come le più dura dalla partenza di Alicante, con previsioni di vento intenso, forte corrente contraria e mare molto formato fin dalle prime 24/48 ore nel Mar Cinese Meridionale. Una zona decisamente infida, tanto che nel 2012 Team Telefónica registrò onde alte fino a 15 metri, cioè come un palazzo di cinque piani.


    Lotta aperta e tappa tutta da seguire per vedere come evolverà la situazione di classifica, che vede sì Dongfeng Race Team in testa, ma che ha registrato finora tre diversi vincitori su tre tappe disputate.



    VOLVO OCEAN RACE LEG 4: IL PERCORSO SANYA-AUCKLAND (5,264 MIGLIA NAUTICHE)


    [caption id="attachment_2362" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 4 Sanya-Auckland - Rotta Volvo Ocean Race Leg 4 Sanya-Auckland - Rotta[/caption]

    La Volvo Ocean Race Leg 4 da Sanya a Auckland è una rotta da nord a sud che si può iniziare però puntando la prua a nord per cercare venti migliori, priva di virare verso sud. Questa tappa sarà inoltre un ritorno a casa per i marinai Kiwi coinvolti nella regata che torneranno nella loro Nuova Zelanda ad Auckland, la città delle vele.


    Un primo ostacolo che gli equipaggi incontreranno sarà, ancora una volta il Mar Cinese Meridionale, che nella tappa precedente ha già messo a dura prova i monoscafi anche se seguendo la rotta nord sud, le imbarcazioni avranno modo di resistere meglio al mare formato.


    Il secondo punto importante è lo Stretto di Luzon dove solitamente i venti soffiano forte e dalla loro direzione dipenderà la scelta strategica del Team: se i venti sono saranno stabili gli equipaggi potranno procedere direttamente verso le isole Salomone verso sud-est, al contrario se i venti saranno variabili si dovrà decidere se proseguire verso o est o addirittura a nord per cercare una situazione ventosa più favorevole arrivando, come opzione estrema, alle coste del Giappone.


    Una volta arrivati alle isole Salomone si assisterà ad una altro passaggio interessante perché in zona si incontreranno nuovamente gli alisei provenienti dal Mar di Tasman con la possibilità di incontrare attività tropicali con piccole tempeste che possono trasformarsi rapidamente in tempeste tropicali quando viaggiano verso sud. Questa situazione potrebbe verificarsi nel tratto finale e accompagnare la flotta fino a Auckland.


    Arrivati in prossimità della Nuova Zelanda gli equipaggi della Volvo Ocean Race Leg 4 dovranno scegliere se proseguire a occidente o a oriente a seconda dei sistemi per concludere la Volvo Ocean Race Leg 4 con una navigazione costiera lungo la costa di Auckland.

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  79. Dongfeng Race Team vince la Volvo Ocean Race Leg 3

    Dongfeng Race Team vince la Volvo Ocean Race Leg 3


    [caption id="attachment_2336" align="alignnone" width="670"]Dongfeng Race Team vittoria Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya Dongfeng Race Team vittoria Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya[/caption]

    Vittoria storica per Dongfeng Race Team che si aggiudica la prima vittoria di un team cinese sul territorio di casa nella Volvo Ocean Race. Dopo 23 giorni di navigazione, conducendo la regata per 22 giorni, il team franco/cinese è riuscito nell'impresa distanziando di circa 40 miglia Abu Dhabi Ocean Racing. in quinta posizione Team Brunel l'altro equipaggio, insieme ai primi due ai vertici della classifica generale.


    Queste le parole di Charles Caudrelier, lo skipper di Dongfeng Race Team non appena tagliata la linea ha dichiarato: “E' la tappa più stressante che abbia mai fatto in vita mia. Ma il risultato è fantastico! E' stata dura, una tappa lunga ed è stato molto difficile rimanere in testa. Ogni volta che riuscivamo a prendere del margine, il gruppo ci tornava sotto. Questo progetto è fantastico, abbiamo ottenuto un risultato importante per la Cina, per la vela cinese e ne siamo molto orgogliosi.”


    Caudrelier ha anche voluto rendere omaggio ai due velisti cinesi a bordo, Cheng Ying Kit (‘Kit’) e Liu Xue (‘Black’), che fino a un anno fa non avevano nemmeno mai passato una notte in mare: “Un anno fa eravamo qui a Sanya per incontrare per la prima volta i componenti dell'equipaggio cinesi. Se ora guardo a quanta strada abbiamo fatto insieme... adesso sono diventati dei marinai di grande livello.” (www.volvooceanrace.com)


    La classifica della tappa ha visto questo ordine di arrivo: Dongfeng Race TeamAbu Dhabi Ocean RacingTeam Alvimedica, MAPFRE, Team Brunel e Team SCA.


    Questa vittoria a permesso inoltre a Dongfeng Race Team di aggiudicarsi anche il primato nella classifica generale della Volvo Ocean Race con cinque punti seguiti da Abu Dhabi Ocean Racing con 4 e da Team Brunel al terzo.


    Ma ora saliamo a bordo con gli equipaggi per seguire l'ultimo miglio di navigazione che ha dato la vittoria a Dongfeng Race Team:


    http://youtu.be/f8bphBbQ1O8

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  80. Volvo Ocean Race Leg 3: Abu Dhabi-Sanya (Live)

    Segui live la Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya. Inseriremo gli aggiornamenti in modo da tenervi informati sull’evoluzione della regata.



    DIRETTA VOLVO OCEAN RACE LEG 2 CAPE TOWN-ABU DHABI


    27.01.2015: Dongeng race team vince la volvo ocean race leg 3


    [caption id="attachment_2329" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Dongfeng Race Team vittoria Leg 3 Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Dongfeng Race Team vittoria Leg 3[/caption]

    Dopo 23 giorni di navigazione Dongfeng Race Team raggiunge il porto di casa di Sanya e conquista una storica vittoria dopo aver condotto quasi tutta la Volvo Ocean Race Leg 3, ben 22 giorni sui 23 di navigazione. Questa è la prima volta nella storia della Volvo Ocean Race che una barca cinese con a bordo due mebri dell'equipaggio cinesi si aggiudica la vittoria proprio nella tappa cinese.


    Al traguardo grande festa per Dongfeng Race Team che è arrivato con un vantaggio di oltre 40 miglia nautiche sugli inseguitori e diretti rivali per la prima posizione della classifica generale di Abu Dhabi Ocean Racing che sono arrivati secondi, seguiti dai giovani di Team Alvimedica, da MAPFRE e dagli altri contendenti la prima posizione in classifica, Team Brunel e in fondo al gruppo Team SCA.



    26.01.2015: meno di 24h all'arrivo


    [caption id="attachment_2326" align="alignnone" width="526"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Final Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - 24h[/caption]

    A meno di 24h dall'arrivo della Volvo Ocean Race Leg 3, Dongfeng Race Team guida ancora la regata con un vantaggio abbastanza stabile di poco più di 50 miglia nautiche sul gruppo di inseguitori composto da Abu Dhabi Ocean Racing, Team Alvimedica, MAPFRE e Team Brunel, infine con un distacco di circa 180 miglia nautiche l'equipaggio rosa di Team SCA.




    [caption id="attachment_2327" align="alignnone" width="635"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 26.01.2015 Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 26.01.2015[/caption]

    Dongfeng Race Team è a meno di 140 miglia dall'arrivo a Sanya dove il team ha il suo porto d'attracco e dove è stata svolta tutta la preparazione e le operazione dei velisti, quindi grande folla ad attendere una possibile vittoria del team di casa che ha un ottimo vantaggio sui rivali, ma si sa, nella Volvo Ocean Race bisogna stare attenti fino alla fine perché potrebbe accadere di tutto, proprio come successe sul finale della prima tappa.


    Caudrelier e i suoi uomini possano sentire una forte pressione alla vigilia di quella che potrebbe essere una vittoria assolutamente storica nel giro del mondo a vela. Vittoria che non solo chiuderebbe una tappa condotta in testa praticamente dall'inizio, ma che spingerebbe anche Dongfeng sul gradino più alto del podio della classifica overall della Volvo Ocean Race, che distanzierebbe Abu Dhabi Ocean Racing e Team Brunel che si sono aggiudicati rispettivamente la prima e la seconda tappa. “Dobbiamo stare concentrati, la linea d'arrivo è ancora lontana.” Ha detto Caudrelier nel suo blog, qualche ora fa quando la barca rossa e grigia navigava lungo la costa del Vietnam. (www.volvooceanrace.com)


    La notte appena trascorsa è stata una fra le più difficili dell'intera Volvo Ocean Race Leg 3 perché l'intera flotta è stata costretta a navigare con attenzione in un'area piena di ostacoli, pescherecci e reti da pesca, e compiendo innumerevoli manovre. Ian Walker ha descritto quella passata come “probabilmente la notte più dura di tutta la regata” e Charlie Enright è andato oltre, dichiarando: “è stata la notte più intensa di tutta la mia carriera velica.” Gli equipaggi cominciano a dare segni di grande stanchezza, come dimostrato dalla dichiarazione del lituano Rokas Milevicius di Team Brunel: “Non c'è una sola parte del corpo che non mi faccia male!” (www.volvooceanrace.com)


    Ma ora saliamo a bordo e viviamo dal vivo la notte più dura della Volvo Ocean Race Leg 3:


    http://youtu.be/dyqhmnXUuEM

    22.01.2015: problema tecnico per Dongfeng Race Team e gli inseguitori recuperano 


    [caption id="attachment_2321" align="alignnone" width="634"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 22.01.2015 Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 22.01.2015[/caption]

    La Volvo Ocean Race Leg 3 è entrata nella fase finale e ormai tutti gli equipaggi, ad eccezione di Team SCA sono a meno di 1.000 miglia dall'arrivo e hanno superato l'insidioso Stretto di Malacca ed entrando nel Mar Cinese Meridionale. Dongfeng Race Team è stato vittima di un problema tecnico e l'equipaggio ha infatti informato che a bordo si è verificata la rottura del punto d'attacco della scotta del J1, vela utilizzata per l'andatura di bolina, proprio quella in cui sono impegnati ora i team. Senza scotta, la grande vela con una superficie di ben 132 metri quadrati, è risalita lungo lo strallo di prua e ha costretto i velisti a una riparazione immediata. I due francesi Kevin Escoffier, vero “aggiustatutto” del team e Eric Péron in poco più di trenta minuti sono riusciti a trovare una soluzione temporanea, con uno stroppo di rispetto che ha permesso di issare di nuovo la vela. Escoffier sta lavorando per trovare una soluzione più a lungo termine, grazie anche alle indicazioni fornite via email dai responsabili delle vele del Boatyard, il centro di assistenza unificato della regata.


    Gli avversari ne hanno subito approfittato per recuperare terreno e hanno portato il loro distacco a poco più di 40 miglia, tranne Team SCA che si trova ancora distaccata di oltre 1oo miglia. L'ordine attuale vede Dongfeng Race Team al primo posto seguito dal gruppo di inseguitori composto da Abu Dhabi Ocean Racing, Team Alvimedica, Team Brunel, MAPFRE e, più staccato, Team SCA.


    A una settimana dall'arrivo dunque la gara è ben lontana dall'avere un vincitore certo perché come abbiamo visto anche in passato la Volvo Ocean Race è una gara particolarmente difficile dove nulla va dato per scontato.


    Queste le parole di Charles Caudrelier, lo skipper di Dongfeng Race Team: "Quello che è successo a bordo è stata un messaggio, ammesso che ne avessimo bisogno, di conferma per noi e per coloro che ci seguono da terra, che abbiamo ancora una strada lunga e difficile, prima di finire questa tappa. Ovviamente siamo felici di avere un buon vantaggio, ma siamo consci del fatto che potrebbe svanire in fretta per un problema meccanico come questo o per molti altri.” (www.volvooceanrace.com)


    Questo invece il racconto dell'Onboard reporter Francisco Vignale: “Ieri siamo rimasti vittime degli ostacoli e siamo finiti in coda alla flotta...Nell'ultimo tratto di Malacca c'era un numero incredibile di barche da pesca, se ne potevano vedere due ogni 500 metri, e ognuna aveva steso reti lunghe fino a due chilometri. Le boe sono praticamente impossibili da vedere, perchè sono bianche, a un'estremità c'è una piccola bandierina e dall'altra il peschereccio. Si cerca di non entrarci, anche perché per questi pescatori rappresentano la vita e noi non potremmo far altro che tagliarle. Eravamo in seconda posizione, poco distanti da Abu Dhabi e Alvimedica e siamo stati i primi a trovare le reti, abbiamo cercato di evitarle e di avvisare gli altri del pericolo. Abbiamo dovuto fare tante manovre e quindi Abu Dhabi, Alvimedica e Brunel ci hanno passato. E' stato frustrante.... Ma come dice il nostro navigatore Jean-Luc Nélias: “Abbiamo ancora sei giorni duri, quindi è importante navigare bene, tenere la posizione e recuperare miglia.” (www.volvooceanrace.com)


    Un nuovo video della Volvo Ocean Race Leg 3:


    http://youtu.be/FrGzA50CxXs

    18.01.2015: Dongfeng Race Team ancora al comando nello Stretto di Malacca


    [caption id="attachment_2279" align="alignnone" width="633"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 18.01.2015 Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 18.01.2015[/caption]

    L'equipaggio franco/cinese di Dongfeng Race Team ha doppiato l'isola di Pulau Weh, “porta d'ingresso” dello stretto di Malacca, penultima e molto temuta sezione della rotta della terza tappa, da Abu Dhabi a Sanya, in Cina. Dopo aver acquisito un buon vantaggio sul gruppo di inseguitori, nonostante le difficili condizioni incontrate nella Baia del Bengala a causa della bonaccia.


    Lo stretto di Malacca, fra la penisola malese e l'isola indonesiana di Sumatra, è lungo meno di 500 miglia e in alcuni punti ampio solo un miglio e mezzo, irto di ostacoli e denso di traffico mercantile. Dongfeng Race Team procede con unvento di 13-18 nodi da nord.


    http://youtu.be/0aVQaDk3qKY

    Il gruppo di inseguitori composto da MAPFRE, Abu Dhabi Ocean Racing e Team Brunel, è racchiuso in 6 miglia con un distacco dalla testa di circa 63 miglia, un po' più staccati Team Alvimedica e Team SCA.


    Queste le parole di Matt Knighton, Onboard reporter di Abu Dhabi Ocean Racing racconta così le ultime ore: “Abbiamo avuto sia Brunel che MAPFRE a vista durante gli ultimi due giorni, ben dentro il raggio di copertura dell'AIS. Dato che in classifica siamo a pari punti con Brunel, li teniamo sotto stretto controllo adesso che stiamo virando attorno alla punta di Sumatra. Come ha detto Ian (Walker): “Che la frenesia da AIS cominci!” Il nostro obiettivo è di entrare nello stretto di Malacca davanti a loro e di cercare poi di mantenere una certa separazione una volta arrivati nel Mar Cinese Meridionale.”




    [caption id="attachment_2277" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Team Alvimedica Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Team Alvimedica[/caption]

    Questo il commento di Amory Ross nel suo blog, imbarcato su Team Alvimedica che sta cercando di recuperare terreno su Team Brunel“Avanziamo bene, di bolina, con circa 20 nodi di vento. Non è che l'andatura di bolina sia l'ideale, perché significa che abbiamo ancora un po' di virate da fare prima di arrivare in prossimità della costa indonesiana, ma dopo una settimana passata a lottare contro la bonaccia, siamo felici di muoverci, in qualsiasi direzione...”



    16.01.2015: non c'è vento ma Dongfeng Race Team è sempre in testa


    http://youtu.be/jNC6_V6Bl1k

    Dopo una giornata passata quasi alla deriva, con un vento leggerissimo e a tratti totalmente assente, la flotta della Volvo Ocean Race Leg 3 ha ripreso a muoversi. Dongfeng Race Team e sembra non voler offrire agli avversari nessuna possibilità per attaccare la loro leadership. Dietro rimangono in gruppo MAPFRE, Team Brunel e Abu Dhabi Ocean Racing mentre un po' più staccate, ma ancora in corsa per rientrare sul gruppetto di inseguitori, si trovano Team Alvimedica e Team SCA.


    L'unico Team che è riuscito ad avvantaggiarsi dalla giornata di bonaccia è stato Dongfeng Race Team che ha addirittura aumentato il distacco dalle inseguitrici, in una giornata dove le velocità di di regata sono state fra gli 0 e i 2-3 nodi.


    Questi i commenti di Amory Ross, Onboarda reporter di Team Alvimedica“Will (Oxley, il navigatore) dice che non ha mai visto una bolla di bonaccia così grande in vita sua. E, sapendo che è ossessionato dalla meteo e anche piuttosto esperto, penso di potergli credere.” (www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2238" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Team Alvimedica Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Team Alvimedica[/caption]

    Queste le parole dello skipper di Dongfeng Race Team, Charles Caudrelier. “Calma piatta, la nostra velocità media nelle ultime 24 ore è stata inferiore ai tre nodi! E' una tortura aspettare i report ogni sei ore, ma anche se siamo stati lenti, spesso ci siamo sorpresi di vedere che eravamo più veloci degli altri. Ieri sera le cose sono cominciate male: neanche un refolo d'aria per le prime tre ore, si vedevano perfettamente le stelle riflesse nell'acqua. Bellissimo, ma avremmo preferito non vederle. Siamo impazienti di tornare a casa a Sanya, la nostra base di allenamento dove è iniziata la nostra storia un anno fa, dove ho incontrato per la prima volta i miei compagni cinesi.” (www.volvooceanrace.com)


    Francisco Vignale abordo di MAPFRE racconta: "Questa parte del mondo è una delle top tre di quelle con meno vento di tutta la Volvo Ocean Race. E' peggio dei Doldrum (le calme equatoriali), e non ne siamo ancora usciti completamente. Nelle prossime 24 ore dovremmo entrare in un po' più di vento che dovrebbe permetterci di fare un piano per raggiungere Malacca. Una volta là però avremo un sacco di scelte difficili da fare, come dice il nostro navigatoreJjean-Luc (Nélias). Ieri il calore ha fatto andare in crash i computer, andavano alla velocità della tartaruga perché dentro la barca fa un caldo pazzesco. Questa mattina è arrivata un po' d'aria e ci muoviamo. Siamo ansiosi di arrivare a Malacca, è una zona difficile e dopo lo stretto ci saranno almeno altri 4 o cinque giorni di bolina per arrivare in Cina.” (www.volvooceanrace.com)


    Matt Knighton su Abu Dhabi Ocean Racing ha scritto: “Siamo qui, nel mezzo della Baia del Bengala, praticamente tre barche in seconda posizione. Uno di noi potrà anche essere più vicino alla boa degli altri, ma siamo tutti alla mercé del vento, quindi non ha molto senso guardare la classifica.” (www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2236" align="alignnone" width="634"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 16.01.2015 Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 16.01.2015[/caption]

    14.01.2015: Dongfeng Race Team guida il gruppo verso Malacca


    Dongefeng Race Team è ancora al comando della Volvo Ocean Race Leg 3 e con la sua azione sta staccando sempre di più i diretti avversari. Gli equipaggi stanno veleggiando nelle grande Baia del Bengala con la prua puntata a est verso il nord di Sumatra, in Indonesia e verso l'imbocco dello stretto di Malacca.


    I franco/cinesi guidano il gruppo con un vantaggio di circa 45 miglia nautiche, inseguiti da quattro equipaggi, Team Brunel, MAPFRE, Abu Dhabi Ocean Racing, Team Alvimedica, racchiusi in 15 miglia nautiche, più staccato invece Team SCA.


    Dongfeng Race Team è l'imbarcazione che fa registrare velocità di navigazione medie  e di punta più alte dell'intera flotta e il vantaggio che tanno accumulando potrebbe tornargli molto utile quando dovranno affrontare il tanto temuto passaggio nello Stretto di Malacca.


    Queste le parole di Bouwe Bekking, skipper di Team Brunel in un messaggio inviato oggi alla sede della regata di Alicante riassume così la situazione: “Le temperature sono in rialzo, non c'è una sola nuvola in cielo e non c'è più molto vento. La sola compagnia che abbiamo è quella di MAPFRE e Abu Dhabi, che vediamo all'orizzonte. I ragazzi hanno fatto un buon lavoro durante la notte, ieri sentivamo il rumore dei loro verricelli, oggi li vediamo in lontananza.” Bekking dice che, tuttavia, la regata è ancora lunga. “Ovvio che momenti così sono una bella iniezione per il morale, soprattutto quando vengono dopo una delusione come quella della notte precedente dove avevamo perso molte miglia, per pura sfortuna. E, anche se Dongfeng sta regatando davvero bene, ci sono ancora molte opportunità in questa tappa. Sono i francesi a dover sopportare la pressione adesso, non solo degli avversari ma anche di tutto un paese che controlla ogni loro mossa, visto che si stanno avvicinando a casa. Sarebbe bello per la vela cinese se vincessero questa tappa, ma mi spiace per loro perché qui intorno ci sono ancora molti lupi affamati che cercano di rovinargli la festa. I prossimi tre giorni saranno penosamente lenti secondo le previsioni, 2/3 nodi e un nodo in più di vento in queste condizioni significa che puoi farne due in più di velocità. Ma il nostro navigatore Capey (Andrew Cape) non sente la pressione, è freddo come il ghiaccio perché sa che ci sono delle opportunità da cogliere.” (www.volvooceanrace.com)


    Lo stretto di Malacca, che si trova a circa quattro giorni di navigazione e sarà uno dei possibili punti di svolta della tappa. Mancano oltre 2.200 miglia a Sanya, dove la flotta potrebbe giungere il 26 gennaio prossimo, e i distacchi sono talmente ridotti che tutto potrebbe ancora succedere.




    [caption id="attachment_2235" align="alignnone" width="630"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 14.01.2015 Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 14.01.2015[/caption]

    10.01.2015: Dongfeng Race Team resiste agli attacchi e TEAM


    [caption id="attachment_2233" align="alignnone" width="633"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 10.01.2015 Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 10.01.2015[/caption]

    I franco/cinesi di Dongfeng Race Team mantengono la testa della Volvo Ocean Race Leg 3 riuscendo a interpretare al meglio le condizioni di vento leggero e instabile incontrate durante il percorso. A una settimana dalla partenza gli equipaggi sono divisi in due gruppi: il primo, composta da Dongfeng Ocean Race, Team Brunel e Abu Dhabi Ocean Racing, e il secondo da, MAPFRE, Team Alvimedica e Team SCA. I distacchi sono ancora contenuti e lo svantaggio massimo è di circa 48 miglia.


    Gli equipaggi hanno optato tutti per la stessa strategia, scegliendo una gara in linea e scartando la possibilità di navigare sottocosta. Gli unici a spingersi più verso est sono stati gli uomini di Team Brunel nel tentativo di trovare vento fresca più stabile e tentare di riprendere Dongfeng Ocean Race.


    Questo il commento di Matt Knighton, Onboard reporter di Abu Dhabi Ocean Racing: “Il vento è stato davvero noioso oggi. Stiamo puntando a sud per trovare l'angolo migliore di approcciare lo Sri Lanka, ma il vento che viene dall'India è fra i più strani che abbiamo mai trovato. Le raffiche arrivano all'improvviso, ci si sposta dalla prua estrema alla poppa estrema ogni dieci, quindici minuti, forse anche meno. Mentre eravamo in un grosso buco d'aria Ian ci ha spiegato che: “E' un vento di monsone molto leggero, ovviamente deve attraversare le montagne indiane, sembra aumentare sotto le grandi nuvole ma poi quando ti trovi in un buco, è molto instabile e rafficato. Abbiamo avuto dei salti di 80°, una cosa che sembra impossibile ma che qui succede davvero. La formula è semplice, più riesci a stare nella raffica e ad andare a sud, più veloce sarai dopo verso la baia del Bengala. La cosa positiva è che siamo tutti nella stessa situazione, la cosa negativa è che viviamo alla mercé del vento, che cambia ogni quarto d'ora...”


    Ora saliamo a bordo di Team SCA grazie a questo bellissimo video:


    http://youtu.be/GVqMYpmaIZ0

    Queste invece le impressioni di Corinna Halloran da Team SCA: “Fa giorno, comincia un altro giorno di navigazione con vento leggero. E' un po' monotono, ma a un certo punto scorgiamo il profilo di Alvimedica all'orizzonte. Siamo ancora a vista degli avversari. Essere in caccia è una bella sensazione, tutte a bordo siamo felici, e tutte restiamo concentrate. Siamo alla caccia degli avversari, e ancora vicine. Libby dice che: “Siamo tutti alla caccia del primo. Ci spinge tutti ad andare un po' più veloci finché non li prendiamo.” Le fa eco Carolijn. “E' tutta una questione di nervi, per il cacciatore e per la preda. Finora non ci eravamo mai trovate in questa posizione, di vedere quelli che stiamo inseguendo. Il che ti fa cercare di stare con l'altra barca sul breve termine. Ma sul lungo termine dobbiamo pensare in prospettiva. Le due cose devono andare insieme, è un equilibrio complesso.” (www.volvooceanrace.com) 


    La classifica attuale della Volvo Ocean Race Leg 3 è questa: Dongfeng Race Team, Team Brunel, Abu Dhabi Ocean Race, MAPFRE, Team Alvimedica, Team SCA.



    6.01.2015: Dongfeng Race Team guida la flotta nella Volvo Ocean Race Leg 3


    [caption id="attachment_2160" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Dongfeng Race Team Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Dongfeng Race Team[/caption]

    Dopo tre giorni di navigazione la flotta della Volvo Ocean Race Leg 3 avanza a fatica a causa di venti leggeri e instabili. Le imbarcazioni hanno superato Hormuz e ora puntano verso il Pakistan cercando un vento più continuo. Le barche sono tutte molto vicine a al comando si trova l'equipaggio franco/cinese di Dongfeng Race Team.


    I franco/cinesi di Dongfeng Race Team hanno effettuato la strambata decisiva per primi, riuscendo a entrare in una brezza di circa 15 nodi. Questo vento più fresco segna il progressivo passaggio delle termiche leggere del Golfo ai venti di monsone provenienti dal subcontinente indiano. Dopo oltre 48 ore di continue manovre, con decine di strambate, i velisti ora tengono anche rotte più stabili e possono dunque cogliere anche qualche momento di relativo riposo e entrare finalmente in una routine più consolidata


    Questi i commenti dei partecipanti: “Avere le altre barche vicino, mantiene alta la concentrazione” ha spiegato l'Onboard reporter di Team Alvimedica Amory Ros. Anche Matt Knighton, Onboard reporter di Abu Dhabi Ocean Racing, nel suo blog quotidiano racconta che: “I ragazzi sono stati fuori più tempo di quanto non siano stati in cuccetta. Sembra che ci sia da strambare o da virare ogni 20 minuti, ed è successo così negli ultimi due giorni. Una lotta tattica all'ultimo metro, è l'unico modo per descrivere quello che succede qui in zona. Tutti si chiedono da dove verrà il prossimo giro di vento, un'ora e paga la sinistra, l'ora dopo la destra. Anche nel buio possiamo vedere le luci bianche di quattro Volvo Ocean 65, mentre le posizioni continuano a cambiare...”  (fonte: www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_2159" align="alignnone" width="632"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 6.01.2015 Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 6.01.2015[/caption]

    3.01.2015: partita la Volvo Ocean Race Leg 3 da Abu Dhabi a Sanya


    [caption id="attachment_2140" align="alignnone" width="670"]Rotta Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Partenza Rotta Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Partenza (www.volvooceanrace.com)[/caption]

    La partenza della Volvo Ocean Race Leg 3, sulla rotta Abu Dhabi-Sanya, è avvenuta alle ore 14.00 locali, con gli equipaggi avvolti in una inusuale coltre di nebbia e con venti molto leggeri. Abu Dhabi Ocean Race ha preso subito il comando della flotta di sei imbarcazioni (Team Vestas Wind non è partita in seguito all'incidente occorsogli nella tappa precedente).

    Partenza insolita dunque per gli equipaggi cha hanno dovuto navigare nella nebbia fitta che in alcuni punti rendeva difficile persino vedere le grandi boe gialle del percorso e con il vento che è calato fino a raggiungere i 3 nodi. Una partenza in salita che però è stata affrontata con successo dal team locale Abu Dhabi Ocean Race che ha trovato il modo migliore per salutare i fans a terra con un'abile mossa tattica si sono portati in prima posizione all'uscita dell cinque boe del grande triangolo nel golfo.

    All'ultima boa del percorso, fra i saluti delle numerose barche spettatori, su quasi tutte le barche si è assistito all'ormai famoso “salto” di uno o più ospiti, fra cui un generoso fan americano da bordo di Team Alvimedica che ad ogni stopover organizza un'asta per raccogliere fondi per un'associazione benefica locale, nello specifico lo Zayed Giving Initiative’s Mobile Heart Clinic Program.


     una tappa molto difficile dove le imbarcazioni dovranno navigare in zone poco conosciute e poi affrontare lo Stretto di Malacca, uno dei tratti di mare più trafficati del mondo. Ecco il commento di Will Oxley, l'esperto navigatore di Team Alvimedica: “E' una delle parti più complicate di tutta la regata. Non è un problema gestire il vento forte o il mare formato, ma la complessità di attraversare un canale così stretto, con un traffico mercantile così alto, può essere un problema. Una nave di cento metri che ti viene incontro a 20 nodi, preoccupa sempre un po', soprattutto se non puoi controllare la tua velocità e se c'è poco vento. Poi ci sono i temporali, spesso molto violenti la notte, un sacco di barche di pescatori che non hanno luci di navigazione e reti molto lunghe. Ci si può rimanere intrappolati o, peggio ancora, entrare in collisione. E' un'area molto stressante.” (fonte: www.volvooceanrace.com)


    La flotta dovrebbe impiegare circa tre settimane per raggiungere Sanya, nella regione cinese di Hainan e unica isola tropicale del grande paese asiatico.


    Alla fine della prima giornata della Volvo Ocean Race Leg 3 questa è la classifica: Abu Dhabi Ocean Race, Dongfeng Race Team, Team Brunel, Team Alvimedica, MAPFRE, Team SCA.




    [caption id="attachment_2146" align="alignnone" width="634"]Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 3.01.2015 Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya - Posizioni 3.01.2015[/caption]

    VOLVO OCEAN RACE LEG 3: LA ROTTA ABU DHABI-SANYA (4.642 MIGLIA NAUTICHE)


    [caption id="attachment_2138" align="alignnone" width="670"]Rotta Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya Rotta Volvo Ocean Race Leg 3 Abu Dhabi-Sanya (www.volvooceanrace.com)[/caption]

     La Volvo Ocean Race Leg 3 è una delle tappe più suggestive dell'intera regata, diversi sono infatti i punti suggestivi tipici dei viaggi orientali che gli equipaggi attraverseranno durante il viaggio. Partendo dagli Emirates verranno toccate le coste dell'India, Malacca, Singapore, attraversando il Borneo o il Vietnam e infine l'isola di Hainan in Cina.


    La prima fase di regata vedrà gli equipaggi lasciare Abu Dhabi e attraversare nuovamente, ma in senso inverso, Hormuz prima di entrare in una zona di transizione dove gli equipaggi incontreranno i venti monsonici. Una volta attraversato Capo Comorin , i venti di nord-est saranno più deboli e i venti monsonici soffieranno dall'Equatore. Proprio in questo fase gli equipaggi dovranno effettuare una scelta strategica: procedere verso sud cercando un angolo migliore  o seguire una traiettoria più rettilinea e breve.


    Quando le imbarcazioni della Volvo Ocean Race Leg 3 si avvicineranno a Malacca, il vento soffierà da nord-nord-est e gli equipaggi dovranno scegliere se proseguire a sud sul lato sottovento di Sumatra. Malacca è un luogo dove i venti sono spesso instabili e leggeri, sarà quindi difficile prendere una decisione a livello tattico. Inoltre essendo vicino all'Equatore gli equipaggi potranno incontrare diversi ostacoli come un fondale variabile, carte di navigazione non particolarmente precise e molto traffico nautico.


    In seguito le imbarcazioni della Volvo Ocean Race Leg 3 incontreranno il canale di Singapore, un luogo stretto e molto traffico anche da grossi mercantili. Poi si troveranno a navigare nel mar Cinese Meridionale dove l'andature prevalente è quella di bolina, ma in alcune condizioni, si potrebbe scegliere di navigare sottovento.


    Gli equipaggi arriveranno poi in Malesia per approfittare della brezza proveniente dal Borneo e lanciarsi sul tratto finale verso Sanya dove dovranno affrontare una difficile navigazione di bolina fino al traguardo.

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  81. Tessa Gelisio e Pianeta Mare

    Biografia Tessa Gelisio


    La passione per i viaggi, ereditata da mamma e papà, la vena artistica e l'amore per l'ambiente la spingono a cominciare la carriera molto presto. A diciassette anni, infatti, lavora come modella, realizzando diverse campagne pubblicitarie e, instancabile, collabora con il Centro Carapax di Massa Marittima, specializzato nello studio e nella conservazione di tartarughe e cicogne.
    L’esordio in TV arriva nel 1998 quando partecipa come ospite fissa al programma di Rai Due Io amo gli animali. Nel 2001 è conduttrice della striscia Blu & Blu su TMC e poi è il volto della trasmissione quotidiana Oasi, un programma di documentari con ospiti in studio che La7 dedica al mondo animale e naturale. L’anno successivo approda a Sereno variabile, il settimanale di Rai Due, al fianco di Osvaldo Bevilacqua. Giornalista pubblicista, scrive di ecologia su diverse testate: Gaia Ambiente, L' Indipendente, Quattro zampe, Essere & Benessere, Modus Vivendi, Verde Oggi, Maxim, 20Anni e GQ. Con il WWF, partecipa alla creazione del Centro Life in Toscana, per la raccolta delle tartarughe Pseudemys Elegans Scripta. Porta avanti campagne per associazioni no-profit, come il Fondo per la terra e Legambiente. Nel gennaio del 2003 è nuovamente in TV e, su Rai Uno, conduce con Paolo Brosio il nuovo magazine del sabato pomeriggio: Italia che vai. A lei spetta il compito di girare il Bel Paese alla scoperta dei centri storici più interessanti e particolari. Nell’autunno 2003 conduce su Rete 4 il programma Solaris. Nel 2004 prosegue la sua avventura, che continua ancora oggi, su Retequattro, con Pianeta Mare. [www.mediaset.it]



    Tassa Gelisio, le strategie comunicative utilizzate nei programmi di divulgazione scientifica 


    Pianeta Mare è realizzato in modo molto simile a Lineablu: utilizza anch’esso una presentatrice e non più la voce narrante come nei documentari di Quilici e Cousteau.


    Tessa Gelisio, gira l’Italia alla scoperta dei segreti della “gente di mare” e un po’ raccontando un po’ intervistando propone i suoi argomenti.


    Anche in questo caso la modalità è indubbiamente partecipativa. È curioso notare come questa modalità, e Cousteau fu il primo ad utilizzarla negli anni ‘60, sia ritornata alla ribalta diventando quasi vincolante per i programmi di divulgazione.


    Tessa Gelisio, “scopre” i parchi marini più belli d’Italia, i consorzi dei pescatori e propone anche ricette tipiche per cucinare il pesce.


    Il suo linguaggio è ancora più semplice e informale rispetto a Lineablu sembra, in alcuni momenti sembra che non esista un vero e proprio copione.


    Pianeta Mare seppur mandato in onda a puntate non è come Lineablu, un programma che viene visto da famiglie che si ritrovano assieme durante un momento particolare della giornata come il pasto, che si ripete sempre alla stessa ora, ma piuttosto è visto più da persone che si interessano dell’argomento o dalle casalinghe che fra un lavoro e l’altro si concedono di vedere il mondo da casa.


    L’innovazione di questo documentario sono le rubriche che è stato in grado di proporre in ogni stagione, iniziando dalla Pesca Subacquea e dai Mestieri del Mare, curate entrambe da Umberto Pelizzari. Queste due rubriche però sono molto particolari perché nessuno aveva mai trattato questi argomenti prima: I mestieri del mare non tratta dei classici pescatori ma di tutte quelle unità che tutelano i cittadini durante le emergenze in mare, dalla guardia costiera, alla capitaneria di porto, dagli incursori della marina militare ai reparti sommozzatori dei vigili del fuoco, polizia e carabinieri. Anche in queste rubriche la modalità principale è sempre quella partecipativa.


    Tessa Gelisio con i suoi propositi di tutela della natura e del mare in particolare è riuscita a conquistare il pubblico italiano e ad avvicinarlo maggiormente al “Grande Blu”.


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  82. Pianeta Blu

    Pianeta Blu, una grande enciclopedia del mare


    Recensione Pianeta Blu:


    Pianeta Blu è una vera e propria enciclopedia del mare che saprà sorprenderti facendoti viaggiare attraverso gli oceani e i mari di tutto il mondo. Il cofanetto è composto da tre dvd:




    1. Oceani e abissi

    2. Dalle barriere coralline ai mari di ghiaccio

    3. Correnti di vita


    Con questo viaggio Alstair Forthegill e le sue squadre sono riuscite a farci conoscere la vita degli oceani e i loro misteri più belli e spettacolari. Assolutamente consigliato!!

    Strategie comunicative Pianeta Blu:


    Pianeta Blu è un documentario molto particolare, capace di unire innovazione e tradizione. La modalità descrittiva, con un narratore onnisciente che commenta le immagini, è unita a quella osservativa dove il regista cerca di non alterare la situazione con la presenza degli operatori.


    Sfruttando queste modalità narrative classiche, Alastair Forthegill propone il documentario come un serial televisivo cercando di conquistare l’attenzione del pubblico con una qualità di ripresa ad alta definizione e una novità d’immagini mai vista prima.


    La serie ha avuto successo grazie a un duro e costante lavoro che come vedremo in seguito, ha permesso agli operatori di immortalare scene di vita quotidiana degli animali marini, mostrandone i dettagli più curiosi. Il produttore è riuscito a creare un’atmosfera epica: lo spettacolo del mare racchiuso in otto episodi, realizzando immagini mai mostrate prima, delle profondità oceaniche e dei suoi abitanti. L’incontro di animali misteriosi e affascinanti, come il marlin striato mentre compie guizzi velocissimi nel tentativo di catturare le sardine o l’incontro con le ormai rare balenottere azzurre mentre peregrinano per i mari, regala emozioni forti. Inoltre, sono state sfruttate a fondo le tecniche cinematografiche di maggior impatto: le immagini del documentario hanno la capacità di coinvolgere emotivamente lo spettatore.


    L’intento del produttore, come dice lo stesso Forthegill in un’intervista, è quello di regalare un’esperienza cinematografica intensa ed emozionante: lasciare lo spettatore incredulo davanti alle opere d’arte della natura. Il punto di forza dell’intera produzione è però la rivelazione di nuovi luoghi e comportamenti animali mai documentati prima. A questo quadro si aggiunge una raccolta d’immagini svolta in più di 200 location, fatto che conferisce al documentario un interesse mondiale.


    Un altro elemento determinate del successo di questo documentario è stata l’intensa collaborazione con i biologi che da una parte consigliavano sui luoghi e i tempi in cui era più probabile incontrare i vari animali; dall’altra hanno potuto servirsi delle immagini realizzate per le loro ricerche. Le troupe di Pianeta blu sono riuscite a riprendere specie mai filmate prima, come alcuni squali di profondità o lo squalo salmone quasi sconosciuto ai ricercatori nonostante viva vicino alla superficie per cacciare i salmoni. Il gambero arlecchino con la sua “maschera carnevalesca” suscita simpatia nello spettatore, al pari di un curioso granchio che invece di vivere fra gli scogli, preferisce vagabondare per l’oceano trasportato dalle correnti e cimentandosi in balletti che ricordano i movimenti delle arti marziali giapponesi. Mentre nuota da un posto all’altro, si diverte a pizzicare con le sue lunghe chele le fregate che si riposano sull’acqua.


    Quindi dietro a ogni immagine c’è un lungo e impegnativo lavoro di squadra che a volte può sfuggirci. Nel caso delle balenottere azzurre, per esempio, è incredibile scoprire che di questo enorme cetaceo sappiamo pochissimo. Con i suoi 30 m di lunghezza, le 200 t di peso e la velocità di 50 Km/h, è l’essere vivente più grande del mondo e i biologi marini non sono ancora riusciti a scoprire del tutto le sue abitudini di vita, le rotte migratorie, i luoghi della riproduzione. Eppure un palazzo di dieci piani non dovrebbe essere difficile da seguire e invece l’oceano ci stupisce ancora una volta: trasformatosi in prestigiatore con chissà quale trucco, riesce a celare la sua figlia più grande avvolgendola in un mantello di mistero.


    A sollevare per un attimo questo telo ci ha provato la troupe di Pianeta blu recandosi in California per documentare la loro vita, aiutati come al solito dai migliori esperti in materia. Con l’ausilio di elicotteri individuavano i cetacei dall’alto e poi li raggiungono con piccole imbarcazioni per riprenderle e applicargli dei segnalatori satellitari che informeranno i ricercatori sui loro spostamenti. Proprio da un elicottero un cameraman ha immortalato una madre insieme al suo cucciolo, un evento raro da ammirare. I segnalatori hanno indicato ai biologi che le balenottere svernavano nel Golfo della California e l’intera troupe ha trovato il posto dove poter studiare e riprendere questi giganti dell’oceano.


    Nel frattempo, sempre al largo delle coste messicane, un’altra troupe inseguiva il predatore più veloce di tutti gli oceani: il marlin striato. Il famoso “Spada del Diavolo” che combatteva tenacemente con il mitico ragazzo-pescatore Sampei, nell’omonimo cartone animato, appartiene proprio a questa specie. Può raggiungere i 3,5 m di lunghezza ed è molto simile al pesce spada del Mediterraneo: si distingue per le striature blu sui fianchi e una pinna dorsale più regale. Questo pesce può guizzare a 110 Km/h sulle sue prede ferendole col suo rostro per consumarle con calma durante un secondo avvicinamento. Infatti, se è vero che la “spada” è un’arma micidiale, ha lo svantaggio di rallentare i movimenti della bocca che sono troppo lenti per catturare i pesci. Durante questi attacchi fulminei il Marlin assume una colorazione speciale con le striature dei fianchi che si tingono di un blu acceso che disorienta le sue prede. Questo splendido pesce vive nelle acque libere dell’oceano e la difficoltà maggiore è individuare dove si trovi.


    La troupe ha adottato uno stratagemma molto efficace: dopo svariate uscite a vuoto, ha deciso di iniziare a cercare dei branchi di delfini. Ma come, non dovevano filmare i Marlin? I delfini con il loro sonar, sono dei predatori infallibili: riescono a localizzare i banchi di sardine e sgombri da grande distanza, dopodiché si lanciano all’inseguimento e per i pesciolini non c’è scampo. Nell’oceano, dove le acque spesso sono dei veri e propri deserti di vita, questi banchi di sardine e sgombri richiamano tutti i predatori che vagano nelle acque alla ricerca di cibo. In questo caso i biologi hanno tratto insegnamento dai tonni pinna gialla che seguono costantemente i branchi di delfini per essere guidati al cibo.


    Ancora una volta il mare è stato maestro per l’uomo e la troupe di Pianeta blu è riuscita finalmente a girare le immagini tanto cercate. In effetti vi ho mentito, le uscite a vuoto non furono solo qualcuna: la troupe dovette prendere il largo per 400 giorni per realizzare queste riprese. Quindi se vi capiterà di poterle ammirare non distraetevi con i pop-corn ma rispettatele e godete a fondo della loro bellezza.




    [caption id="attachment_2061" align="alignleft" width="670"]Pianeta Blu - Una grande enciclopedia del mare (BBC) Pianeta Blu - Una grande enciclopedia del mare (BBC)[/caption]
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  83. Team Brunel vince la Leg 2 della Volvo Ocean Race (Cape Town-Abu Dhabi)http://youtu.be/ci8qNVDeKhI

    Dopo un regata difficilissima che ha visto i primi tre equipaggi combattere fianco a fianco durante i 23 giorni di navigazione, Team Brunel è riuscito ad avere la meglio su franco/cinesi di Dongfeng Race Team e sui padroni di casa del team Abu Dhabi Ocean Racing, al quarto posto è arrivato il team MAPFRE, quinti Team Alvimedica e in coda al gruppo Team SCA. La settima squadra partecipante alla Volvo Ocean Race, Team Vestas Wind, è stata invece costretta dalla collisione con una secca ad abbandonare la nave e la seconda tappa. In questa circostanza va sottolineato il grande fair play di Team Alvimedica che trovandosi nelle vicinanze del luogo dell'incidente, invece di proseguire con la gara, è rimasta nelle acque limitrofe per fornire supporto a Team Vestas Wind.


    Bouwe Bekking, lo skipper di Team Brunel, e il suo altrettanto esperto navigatore australiano Andrew Cape, che insieme assommano ben 11 partecipazioni al giro del mondo a vela in equipaggio, hanno sfruttato il loro know-how e sangue freddo per portare l'attacco finale a Dongfeng Race Team, che ha dovuto quindi “accontentarsi” del secondo posto. L'equipaggio franco/cinese che era già giunto secondo a Città del Capo con un ritardo di soli 12 minuti da Abu Dhabi Ocean Racing, questa volta è stato distanziato di 16 minuti, un distacco decisamente incredibile, dopo oltre tre settimane di regata.


    Abu Dhabi Ocean Racing, ha tagliato la linea del traguardo “di casa” con il velista emiratino Adil Khalid al timone alle 12.08.15 (ora italiana) ed è stato accolto da un folto pubblico locale. Lo skipper Ian Walker, in un collegamento dal mare pochi minuti prima dell'arrivo ha detto: “E' stata un'altra tappa relativamente facile, con vento leggero, ma molto lunga. E sempre a contatto con gli avversari. Vi mentirei se dicessi che non ho voglia di mettere piede a terra.” Alla domanda su come vivesse questo terzo posto, l'olimpionico britannico ha risposto: “Viviamo sentimenti contrastanti, in realtà, due giorni fa eravamo davanti a Dongfeng e ieri sera eravamo tornati sotto ai primi due, ma non abbastanza vicini da riuscire a riprenderli e passarli. Le ultime giornate sono state parecchio intense. Però siamo terzi, un primo e un terzo nelle prime due tappe non è affatto male, i ragazzi sono in forma, la barca non ha problemi. Certo avremmo voluto vincere questa tappa, ma era lunga e potevano succedere tante cose. Salire sul podio è una ragione abbastanza buona per un sorriso.” (tratto da www.volvooceanrace.com)


    Ecco il video dell'arrivo di Abu Dhabi Ocean Racing:


    http://youtu.be/CFUczd9DNkg

    Ora al comando della classifica generale, a pari punti, ci sono le tre squadre salite sui gradini del podio Abu Dhabi Ocean Racing, Dongfeng Race Team e Team Brunel e questo dimostra quanto siano competitivi i tre equipaggi e quanto sarà combattuta e appassionante la lotta fino all'ultima tappa.

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  84. Pesca in apnea alla spigola

    La pesca in apnea alla spigola è una delle tecniche più affascinanti da realizzare nel periodo che va, in base alle zone, dal tardo autunno alla fine dell'inverno. La spigola è un predatore con un comportamento molto particolare, a volte si avvicina con una curiosità disarmante, mentre in altre circostanze è inavvicinabile. In questa tecnica di pesca in apnea conoscere le abitudini della spigola è fondamentale, infatti questo predatore adatta comportamenti diversi in base alle condizioni meteomarine e rendendo la sua cattura sempre affascinante. Quante volte facendo l'aspetto in pochi centimetri d'acqua ci è sembrato quasi impossibile che un pesce potesse essere lì? E invece, all'improvviso, la spigola spuntava dal torbido, regalandoci un magnifico incontro. Non perdiamo altro tempo e tuffiamoci per scoprire come pescare la spigola in apnea.



    Chi è la spigola?


    Spigola o Branzino - Dicentrarchus labrax

    La spigola è un serranide, come la cernia, ed è un'eccellente predatore che compie brevi e velocissimi scatti per attaccare la prede. Predilige le zone costiere dove ama cacciare piccoli pesci nella risacca in condizioni di mare mosso. Riesce a sopportare forti sbalzi di salinità (eurialinità) e per questo popola spesso le foci dei fiumi e le zone portuali dove trova cibo in quantità. La spigola ha una areale di diffusione molto vasto che comprende il bacino del Mediterraneo zone dove la spigola è maggiormente presente sono le zone del Nord Europa e dell'Oceano Atlantico orientale. Ecco un video di pesca in apnea alla spigola realizzato nelle acque del Galles, dove potrete notare la grande presenza di questo predatore. La spigola può raggiungere i 12 Kg di peso e l'età di 15 anni.


    https://www.youtube.com/watch?v=GKOzqj9EM-Y#t=247

    Attrezzatura per la pesca in apnea alla spigola


    L'attrezzatura ideale per la pesca in apnea alla spigola può variare da zona a zona in base alle condizioni di visibilità dell'acqua che sarà il fattore determinante nella scelta del fucile da utilizzare. In generale, considerando che il momento migliore per insidiare la spigola è quando il mare si presenta mosso, ti troverai a dover fare i conti con un visibilità ridotta e spesso sarà necessario avere un arma che consenta un buon brandeggio perché scorgerai il pesce quando sarà già vicino. La scelta ricadrà quindi su fucili medi e corti compresi fra 90 cm e i 60 cm (83 cm, 95 cm), in alcune zone come la Sardegna, dove l'acqua rimane comunque abbastanza trasparente potrai valutare l'utilizzo anche di un fucile più lungo.
    La spigola è un pesce molto lunatico, ma quando verrà incuriosita ti arriverà veramente molto vicino e non avrai bisogno di un fucile particolarmente potente. L'importante sarà evitare i movimenti bruschi e non avere fretta di sparare.


    La muta utilizzata nel periodo invernale per la pesca in apnea alla spigola sarà spessa, solitamente una giacca da 7 mm abbinata a pantaloni da 5 mm e, siccome la pesca verrà effettuata principalmente in pochi metri d'acqua, sarà necessario avere una giusta zavorra suddivisa in due o tre punti in base alle abitudini, per evitare fastidiosi mal di schiena. La soluzione classica è quella di abbinare ai chili in cintura un comodo schienalino di 3 Kg di peso, alcuni utilizzano anche delle cavigliere da 0,5 Kg. In generale è bene avere un assetto leggermente negativo, ma senza esagerare, infatti le battute di pesca in apnea alla spigola spesso verranno realizzate con mare mosso e quando sarai a galla dovrai essere abbastanza positivo per poter recuperare le energie e ventilarti correttamente. Inoltre, anche durante la pesca vicino alla costa non dimenticarti mai la boa segnasub è fondamentale per la tua sicurezza.



    Periodo migliore per la pesca in apnea alla spigola


    https://youtu.be/rxrX9NTIz04

    (Video di Raffaele Seiello di pesca in apnea alla spigola realizzato con la nuova Intrepida DNA)


    Durante una battuta di pesca in apnea alla spigola potrai incontrarla in quasi tutti i tipi di fondale da quelli rocciosi alle praterie di posidonia alle spiagge basse. Il tardo autunno e l'inverno coincidono con l'avvicinamento alla costa delle spigole più grosse per la riproduzione. In questo periodo si avranno le migliori occasioni di incontro sia con pesci di taglia notevole che con pesci di taglia media. Nel periodo primaverile ed estivo gli incontri saranno molto sporadici e prevalentemente con esemplari di piccola taglia raggruppati in branco, anche se in condizioni di mare mosso può capitare di incontrare qualche bell'esemplare in caccia.



    Condizioni migliori per la pesca in apnea alla spigola


    Le condizioni migliori per la pesca in apnea alla spigola sono certamente le condizioni di mare mosso che producono schiuma nelle zone limitrofe agli scogli. Proprio in questa fascia di mare si potranno creare le migliori occasioni di incontro con la spigola. Gli orari migliori sono certamente l'alba e il tramonto anche se in alcune zone è possibile incontrare la spigola anche in altri momenti specialmente in condizioni di tempo nuvoloso e bassa pressione in concomitanza con la fase crescente di alta marea.



    Pesca in apnea alla spigola all'aspetto


    La pesca alla spigola all'aspetto è una tecnica molto efficace per insidiare questo predatore specialmente in condizioni di mare mosso. Per avere successo in questa pesca ci sono alcune accortezze, oltre alle condizioni meteomarine, che dovrai considerare per aumentare le possibilità di cattura:




    • devi realizzare l'aspetto in poca acqua (1-5 m)

    • cerca le zone con la maggiore presenza di schiuma, vicino a rocce isolate o alle costa.

    • cerca zone con dislivelli del fondale, dove la spigola è solita cacciare.

    • cerca le zone ricche di mangianza, cefali, acciughe e altri piccoli pesci.

    • adatta la tua tecnica all'ambiente di pesca (scogliera, fondale sabbioso, posidonia)


    Ecco un esempio in un bel video di pesca in apnea alla spigola all'aspetto realizzato nelle limpide acque della Sardegna da Michele Mozzoni.


    https://www.youtube.com/watch?v=w8JOUI6083A

    Pesca in apnea alla spigola all'agguato


    La pesca alla spigola all'agguato è un'ottima tecnica quando le non ci sono le condizioni che favoriscono la predazione. In queste circostanze la spigola potrebbe trovarsi in qualunque luogo e, solitamente staziona tranquilla o vicino alla superficie o nei pressi del fondale in luoghi le permettano una buona tranquillità e sicurezza. In queste occasioni dovrai eseguire brevi percorsi subacquei cercando le spigole che si riposano dopo aver cacciato. Sarà fondamentale muoversi con molta cautela e rimanere sempre ben nascosti. Le condizioni migliori per questa pesca sono quelle di mare poco mosso, con poca schiuma in superficie e scarsa corrente, oppure in situazioni di mare più mosso ma nella fase di bassa marea.



    Pesca in apnea alla spigola in tana


    La pesca alla spigola in tana è una tecnica che viene praticata con regolarità solo in alcune zone con caratteristiche ambientali particolari mentre generalmente è una tecnica che viene praticata occasionalmente. In alcuni luoghi, durante il periodo riproduttivo, la spigola può raggrupparsi in piccoli branchi di esemplari di taglia e colonizzare per breve periodo ampie tane e in queste occasioni la si può insidiare con la pesca in tana. In Italia queste condizioni si verificano in pochissimi luoghi e spesso la pesca in tana in tana alla spigola si effettua in tane di passaggio, mentre il pesce è intanto a stazionare fra i massi delle scogliere artificiali o naturali. In altre zone invece gli incontri sono molto più frequenti, come le coste del Portogallo dove la presenza della spigola è molto più marcata. Ecco un video di pesca in apnea proprio nelle acque del Portogallo realizzato da Ricardo Maio che mostra tutti i tipi di pesca: aspetto, tana e agguato.


    http://youtu.be/3o_WYmtLpdk

    Pesca in apnea alla spigola in inverno


    L'inverno sarà fra i momenti migliori per pescare la spigola, in questo periodo infatti potrai incontrarla nei pressi di zone rocciose, come le scogliere naturali o artificiali, mentre è intenta a cacciare la minutaglia, nascosta fra le rocce. Inoltre questi luoghi, specialmente se vicini a zone sabbiose sono quelli prescelti dalla spigola per la riproduzione che avviene proprio nel periodo invernale.



    Pesca in apnea alla spigola in primavera


    In primavera la spigola torna sui bassi fondali caratterizzata da spiagge e praterie di posidonia poiché presentano le caratteristiche adatta alla caccia e alle riproduzione che può avvenire, in alcune zone, anche all'inizio della primavera, quando le acque sono ancora fredde. In queste condizioni dovrai pescare la spigola cercando tutti i dislivelli presenti nel fondale perché proprio qui sarà in caccia la regina.

    Pesca in apnea alla spigola in autunno


    Nel periodo autunnale le spigole si riavvicinano alla costa, dopo essere fuggite dalla confusione estiva. In questo periodo potrai pescare la spigola nei bassi fondali, specialmente in prossimità delle spiagge fino all'arrivo della stagione invernale. Le spiagge sono un ambiente difficile per la pesca in apnea in quanto spesso non offrono ripari e l'acqua diventa torbida appena il mare si agita. In queste condizioni dovrai pescare la spigola cercando tutti i dislivelli presenti nel fondale perché proprio qui sarà in caccia la regina.



    Pesca in apnea alla spigola in estate


    Durante l'estate la spigola si allontana dalla costa e dalla confusione legata al turismo, dirigendosi verso acque più profonde. La possiamo incontrare occasionalmente con condizioni di mare mosso mentre caccia nella schiuma.



    Pesca in apnea alla spigola: i richiami


    Parlando dei richiami per la pesca alla spigola in apnea si entra i campo ricco di opinioni contrastanti, determinate dalle esperienze personali di ogni pescatore. In questo articolo ti indicheremo quelli che hanno avuto un maggior riscontro anche se crediamo che ogni pescatore debba testarli nei propri luoghi di pesca e valutare come risponde la spigola, adattando di conseguenza la sua tecnica.




    • Bolla d'aria: è fra i richiami più efficaci, dovrai emettere dalla bocca una piccola bolla d'aria che, grazie ai riflessi della luce, incuriosirà la spigola. É un richiamo molto silenzioso che non spaventa quasi mai la spigola che al massimo rimane indifferente.

    • Schiaffo sull'acqua: dovrai dare un forte schiaffo sull'acqua prima di immergersi riproducendo il rumore di un branco di minutaglia che salta fuori dall'acqua. É un richiamo rumoroso che in alcune zone può infastidire la spigola.

    • Battere il fucile sulla roccia: dovrai colpire la roccia due o tre volte con il calcio del fucile in modo da emettere un rumore che potrebbe incuriosire la spigola. Anche questo è un richiamo rumoroso che in alcune zone può essere controproducente.


    Se questo articolo ti è piaciuto condividilo sui social sarebbe un modo per apprezzare il nostro lavoro e rednerci molto felici. Grazie mille! :D

    P.S. Presto sarà disponibile anche una mini-guida in pdf che potrai scaricare gratuitamente, torna a trovarci! :)
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  85. Video Pesca in apnea Spigola 6,45 Kg

    Video Pesca in apnea Spigola 6,45 Kg


    Un bellissimo video di pesca in apnea con la cattura di una spigola di ben 6,45 Kg. Un aspetto in basso fondo con acqua limpida e la grossa spigola, quella che tante volte noi pescatori abbiamo cercato, si materializza all'improvviso. Questo è un video di pesca in apnea alla spigola davvero bellissimo! Buona visione!


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  86. "A precipizio negli abissi" con link a risorse esterne

    Potrai vivere l'emozione dell'avventura e scoprire i segreti del mare


    Ecco il trailer del libro "A precipizio negli abissi":


    "A precipizio negli abissi" è un romanzo che ti farà scoprire le meraviglie del mare attraverso un'avventura negli oceani di tutto il mondo. Questa versione in PDF è l'unica ad avere dei link gratuiti a risorse esterne così potrai scoprire tanti altri segreti sugli abitanti del mare e vivere ancora più intensamente questo viaggio. Ho realizzato nuovi contenuti per i personaggi principali del libro, mentre per i tanti personaggi secondari ho cercato dei contenuti già esistenti online.


    Hai mai sentito parlare del pesce civetta o delle aguglie? O delle lotte fra il capodoglio e il calamaro gigante? No? allora con ogni probabilità non hai ancora avuto il piacere di incontrare Oliver: lui è capace di raccontare le storie con tanta passione che è difficile non lasciarsi coinvolgere.


    Trama
    Oliver sapeva raccontare le storie in un modo davvero coinvolgente e aveva uno strano modo di farlo: parlava sempre come se fossi io il protagonista dei suoi racconti. amava profondamente il mare ed io, appena potevo, correvo da lui ad ascoltare le sue storie. Una volta me ne raccontò una che non dimenticherò mai: parlava degli abissi e delle bizzarre forme di vita che li popolano. mi fece vivere un’avventura che mi permise di scoprire le bellezze di questo mondo sconosciuto e di apprezzarne le infinite sfumature, cogliendo quella sottile differenza che distingue l’impossibile dall’improbabile.


    Prezzo di lancio: 5.00 € 3.00 € per i primi 10 giorni (Disponibile anche su Amazon e su Google Play)
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    Sappiamo più cose sulla Luna che sugli Oceani


    Anche se può sembrarti assurdo è proprio così. Gli oceani, con i loro mille segreti, riescono da millenni ad attrarre e affascinare i viaggiatori, uomini e donne liberi, che amano la scoperta e l'avventura. Tuttavia sappiamo pochissime cose e spesso ci perdiamo degli spettacoli davvero meravigliosi che sono proprio vicino a noi. Se solo immaginassi che splendidi animali si nascondono fra le acque del mar Ligure o del Mediterraneo sono certo che rimarresti incredulo. "A precipizio negli abissi" è un romanzo che ti svelerà tanti di questi aspetti affascinanti delle profondità marine, ma non solo, perché ci saranno anche brevi escursioni fuori dall'acqua nella giungla del Bengala e negli Altopiani del Nord America insieme agli Indiani.



    Il viaggio


    Se ti piace l'avventura, sarai contento di poter seguire Oliver in uno straordinario viaggio intorno al mondo passando per: Cavi, Santa Margherita Ligure, Portofino, San Fruttuoso, Genova, Sanremo e Bordighera in Liguria; Centuri, Tollare, Macinaggio, Bastia e l'isola di Lavezzi in Corsica; Capo Testa in Sardegna; St John's nell'isola di Terranova; Champawat nella giungla del Bengala; Tamatave in Madagascar; Billings nel Montana e infine il leggendario Capo Horn, in Cile.




    [caption id="attachment_1847" align="alignnone" width="670"]Cartina viaggio "A precipizio negli abissi" Cartina viaggio "A precipizio negli abissi"[/caption]

    Cosa otterrai acquistando il libro


    Acquistando subito A precipizio negli abissi in versione PDF potrai leggere una storia che ti porterà a visitare gli oceani di tutto il mondo e allo stesso tempo potrai scoprire tante curiosità del mondo sommerso e dei suoi abitanti.
    Il formato PDF è compatibile con tutti i tablet, PC e MAC.

    Cosa dice chi ha letto "A precipizio negli abissi"


    Alcune persone che hanno letto il libro hanno scritto i loro commenti e la cosa mi ha reso davvero molto felice, è davvero un'emozione straordinaria riuscire a regalare delle belle sensazioni attraverso la lettura, specialmente dopo aver impiegato otto mesi per scrivere il libro e per documentarmi sugli aspetti scientifici e storici!




    [caption id="attachment_1850" align="alignnone" width="670"]Opinioni lettori libro romanzo "A precipizo negli Abissi" Opinioni lettori libro romanzo "A precipizio negli abissi"[/caption]

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    Le recensioni del libro


    Il libro ha ricevuto diverse recensioni sia da istituti scientifici che da blog letterari, qui te ne riporto alcune:




    [caption id="attachment_1882" align="alignnone" width="670"]Recensioni libro "A precipizio negli abissi" Recensioni libro "A precipizio negli abissi"[/caption]

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    La pagina Facebook del libro per condividere la passione per il mare


    Ho realizzato anche una pagina Facebook dove pubblico dei contenuti inerenti al libro, puoi vederla a questo link.
    Se il mio libro ti è piaciuto oppure vuoi aiutarmi a farlo conoscere clicca mi piace sul pulsante qui sotto! Grazie mille! :)





    La pagina Pinterest del libro per vivere il viaggio


    Ho realizzato anche una pagina Pinterest con tutti i luoghi visitati durante il viaggio, puoi vederla a questo link.
    Se il mio libro ti è piaciuto oppure vuoi aiutarmi a farlo conoscere seguite la bacheca su Pinterest qui sotto! Grazie mille! :)


    Follow Leonardo Gatti's board A precipizio negli abissi - Libro on Pinterest.

    Due parole su di me


    Sono nato a Parma nel 1984, dove vivo tuttora. Dopo aver studiato Scienze delle Comunicazioni ho intrapreso la professione di pubblicitario lavorando con importanti aziende multinazionali. Appena posso mi immergo in apnea alla scoperta delle meraviglie celate sotto la superficie di quel mare di cui mi sono perdutamente innamorato sin da quando ero bambino. Nel 2009 ho pubblicato il mio primo libro intitolato “Documentari marini. Strategie comunicative e divulgazione scientifica“, PPS Editrice.
    Ecco un articolo che parla di me:




    [caption id="attachment_1884" align="alignnone" width="670"]Articolo Gazzetta di Parma Articolo Gazzetta di Parma[/caption]

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  87. Delfino comune (Delphinus delphis)

    CHI è IL DELFINO COMUNE?


    Nome scientifico
    Delphinus delphis


    Taglia
    Lunghezza max: 2,7 m
    Peso max:  2 q


    Identificazione
    Il delfino comune presenta una forma slanciata con il dorso di colore grigio e il ventre che tende al bianco, mentre sui fianchi presenta una una caratteristica macchia a forma di clessidra di colore grigio chiaro verso la coda e color ocra dalla testa al fianco. Due strisce scure percorrono la testa del delfino comune intorno agli occhi e alla bocca. Le pinne pettorali sono scure e la bocca è munita di 100 denti a forma conica. Il rostro distingue il delfino comune dal delfino del Capo, che fino a poco tempo fa si pensava essere una sottospecie.



    IL COMPORTAMENTO DEL DELFINO COMUNE


    Abitudini di vita
    Il delfino comune è un animali con abitudini spiccatamente sociali. I gruppi possono contare da una ventina di esemplari fino a centinaia o migliaia di individui. A volte possono associarsi a branchi di tursiopi o stenelle striate. In alcuni luoghi dell'oceano Pacifico sono stati osservati branchi misti composti da delfini comuni, tonni pinna gialla e globicefali.


    I delfini comuni sono animali molto intelligenti e si divertono a giocare fra di loro saltando e nuotando a prua delle imbarcazioni o delle balene. Emettono diversi suoni sia per comunicare che per cacciare. Il delfino comune è un ottimo nuotatore e può raggiungere i 40 Km/h, uno dei più veloce fra tutti i cetacei.


    Il delfino comune si nutre di piccoli pesci, cefalopodi e crostacei. La caccia è un'azione che viene eseguita in branco e ogni individuo a una funzione nel cercare di raggruppare le prede per poi catturarle più facilmente. Il delfino comune può mangiare fino a 4-5 Kg di cibo al giorno.


    Il delfino comune si riproduce durante il periodo estivo e la gestazione dura circa 11 mesi. Una volta partorito il cucciolo, la madre lo assiste aiutata anche dalle altre femmine del branco. Lo svezzamento del cucciolo dura circa un anno e mezzo. La maturità sessuale viene raggiunta verso i cinque anni.


    Il delfino comune può raggiungere i 20 anni di età.


    Distribuzione
    Il delfino comune è diffuso nelle acque tropicali e temperate, le maggiori concentrazioni si hanno nell'oceano Atlantico, nel mar Rosso e nel mar Nero, nel Mediterraneo invece la sua presenza è calata drasticamente a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. oggi la si può trovare con relativa frequenza solo nel mar Jonio, nel mar Egeo e nei pressi dello Stretto di Gibilterra. Il delfino comune predilige nuotare nelle zone della piattaforme continentale vicino alla costa.


    Particolarità
    Il delfino comune, come altre specie di delfino e di primati, si accoppiano solo per piacere anche senza doversi riprodurre.


    Video
    Ecco un bel video sul delfino comune, buona visione:


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  88. Corvina (Sciaena umbra)

    CHI È LA CORVINA?


    Nome scientifico
    Sciaena umbra


    Taglia
    Lunghezza max: 60 cm
    Peso max:  4 Kg


    Identificazione
    La corvina è un pesce con il corpo ovale sul dorso e piatto sul ventre con la pinna dorsale è divisa in due lobi e la pinna caudale è ampia e tondeggiante. La corvina presenta una colorazione bronzea sul dorso e sui fianchi e chiare sul ventre con le pinne di colore giallo. Le pinne ventrali sono invece scure e bordate da una striscia bianca. Le labbra sono carnose e di colore bianco.



    IL COMPORTAMENTO DELLA CORVINA


    Abitudini di vita
    La corvina è un pesce gregario che forma anche grossi branchi, chiamati voli per il modo sinuosi di nuotare di questi pesci. La corvina è un pesce bentonico che ama vivere vicino al fondale. Predilige le zone ricche di anfratti e di posidonia dove caccia e si nasconde.


    Distribuzione
    La corvina è diffusa in tutto il Mediterraneo, nel Mar Nero e nell’Atlantico orientale, a nord fino al Golfo di Biscaglia e a sud fino al Senegal. Solitamente staziona su batimetriche comprese fra i 5 e i 50 m.


    Particolarità
    La corvina appartiene alla stessa famiglia dell'ombrina è ed fra le specie più prelibate.


    Video
    Un bel video dove si può vedere la bellezza e l'eleganza della corvina.


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  89. Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi (Live)

    Segui live la Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi. Inseriremo gli aggiornamenti in modo da tenervi informati sull’evolversi di ogni giornata.



    DIRETTA VOLVO OCEAN RACE LEG 2 CAPE TOWN-ABU DHABI


    13.12.2014: TEAM BRUNEL SI AGGIUDICA LA LEG 2 DELLA VOLVO OCEAN RACE 


    [caption id="attachment_1990" align="alignnone" width="670"]Team Brunel vince (Volvo Ocean Race Leg 2) Team Brunel vince (Volvo Ocean Race Leg 2)[/caption]

    Dopo 23 giorni, 16 ore, 25 minuti e 20 secondi di navigazione e un finale combattuto con i franco/cinesi di Dongfeng Race Team, Team Brunel si aggiudica la Leg 2 della Volvo Ocean Race partita da Cape Town lo scorso 19 Novembre e conclusasi oggi, sabato 13 Dicembre ad Abu Dhabi; terzi i padroni di casa del Abu Dhabi Ocean Race. La regata è stata affrontata sempre a stretto contatto fra i primi tre equipaggi che si sono contesi la vittoria fino alla fine come già era avvenuto nella Leg 1 che aveva visto trionfare proprio il team Abu Dhabi Ocean Race.


    La Volvo Ocean Race Leg 2 è stata particolarmente impegnativa e ha messo gli equipaggi a dura prova dovendo affrontare il passaggio del Capo di Buona Speranza, la risalita dell'oceano Indiano, il passaggio delle calme equatoriali, il trafficato e insidioso stretto di Hormuz e il naufragio di Team Vestas Wind. ecco le parole dello skipper di Team Brunel, Bouwe Bekking, all'arrivo ad Abu Dhabi: “E' un buon feeling. Ho sempre detto che è meglio essere fortunati che bravi, ma in questo caso siamo stati bravi, abbiamo regatato bene, in una tappa così avremmo persino potuto arrivare ultimi. E' bello mettere in tasca una vittoria, il mio equipaggio ha lavorato benissimo, meglio che nella prima tappa. E questo è l'aspetto migliore.” Il velista olandese, alla domanda su come sia cambiato il giro con l'adozione delle barche monotipo ha riposto dicendo: “Si deve lavorare tanto. In passato forse ci si poteva rilassare un po', se si aveva una barca veloce, ma adesso devi spingere a tutta, sempre. Se fai un errore, qualcuno ne approfitta di sicuro. E' una cosa che mette pressione addosso, soprattutto ai giovani, che a volte sopportano male il fatto di perdere una o due posizioni. Ma i miei ragazzi hanno fatto un lavoro incredibile, anche in questa tappa.” (tratto da www.volvooceanrace.com)


    Ecco il video dell'arrivo della Volvo Ocean Race Leg 2 vinta da Team Brunel:


    http://youtu.be/ci8qNVDeKhI

    11.12.2014: NEL GOLFO DI OMAN, VERSO LO STRETTO DI HORMUZ


    [caption id="attachment_1981" align="alignnone" width="636"]Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi (Posizioni 11.12.2014) Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi (Posizioni 11.12.2014)[/caption]

    Dopo ventidue giorni di navigazione la flotta della Volvo Ocean Race Leg 2 naviga nel Golfo di Oman e si sta avvicinando allo stretto di Hormuz. Gli equipaggi dovranno affrontare ora una zona di vento leggero e capire quale sia la soluzione migliore per preparare la fase finale della regata una volta attraversato lo stretto di Hormuz in direzione di Abu Dhabi. Al momento Team Brunel guida il gruppo, ma i franco/cinesi di Dongfeng Race Team e la "squadra di casa" Abu Dhabi  Ocean Racing, li tallonano da vicino. Proprio Abu Dhabi  Ocean Racing potrebbe avere un piccolo vantaggio dato dal fatto di giocare in casa. Più staccati invece MAPFRE, Team Alvimedica e Team SCA.


    Al momento la regata è ancora apertissima, con i primi tre Team, racchiusi in poche miglia, che si daranno battaglia fino al traguardo. Ecco le parole dello skipper di Dongfeng Race Team Charles Caudrelier: “Le coste dell'Oman e dell'Iran sono famose per le loro montagne, ma al vento le montagne non piacciono tanto. Sarà difficile e chi navigherà meglio in questo tratto probabilmente vincerà la tappa.” Spiega ancor l'Onboard reporter della barca con bandiera cinese Yann Riou: “Abbiamo finito con quel lungo bordo sulle stesse mura, uno speed test che è stato un po' deludente ma anche molto istruttivo. Stiamo entrando in una zona di vento leggero e instabile, dove tutto e il contrario di tutto può accadere. Ovvio che preferiremmo entrarci con 15 miglia di vantaggio invece che 15 miglia di ritardo, ma siamo certi che rimangano aperte tutte le porte, e potremmo persino essere sorpassati da Abu Dhabi. Questa parte finale della tappa sarà divertente!” (tratto da www.volvooceanrace.com)




    5.12.2014: IN PROSSIMITà DELL'EQUATORE


    [caption id="attachment_1960" align="alignnone" width="637"]Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi (Posizioni 5.12.2014) Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi (Posizioni 5.12.2014)[/caption]

    A più di due settimane dalla partenza da Cape Town della Volvo Ocean Race Leg 2 gli equipaggi stanno ora navigando nel vento leggero e nella nottata il gruppo di testa potrebbe attraversare l'equatore. Abu Dhabi Ocean Racing guida la gara da ormai cinque giorni tallonata a poche miglia di distanza da Dongfeng Race Team e da Team Brunel. Nel secondo gruppo di inseguitori il distacco è decisamente più alto con MAPFRE staccata di 113 miglia, Team Alvimedica di 167 e Team SCA di 287. Dei tre inseguitori Gli spagnoli di MAPFRE sono gli unici che hanno tentato una via alternativa dirigendosi verso est e ora stanno aspettando l'occasione favorevole per provare a trarre vantaggio dalla loro scelta.




    [caption id="attachment_1961" align="alignnone" width="670"]MAPFRE (Volvo Ocean Race Leg 2) MAPFRE (Volvo Ocean Race Leg 2)[/caption]

    Ed ora ecco cosa dicono gli equipaggi della Volvo Ocean Race Leg 2:


    L'onboard reporter di Dongfeng Yann Riou, racconta così il cambiamento: “E' successo improvvisamente stamattina, la notte è passata tranquilla, poi appena prima dell'alba il vento è aumentato e ha cominciato a piovere. Un cambio di scena totale. Eccoci, siamo entrati nei Doldrum per la seconda volta nella regata. E stranamente, ne siamo piuttosto felici!” Il suo skipper, il transalpino Charles Caudrelier ha detto: “Per il momento va bene, siamo entrati nel vento da nord delle calme equatoriali. E' una bella sorpresa e magari questa volta saremo più fortunati che la prima, e il passaggio sarà più semplice. Le formazioni nuvolose non sono molto sviluppate, i temporali non tanto violenti. Ci aspettiamo che le condizioni peggiorino un po' nelle prossime 24 ore, ma ovviamente in questa zona tutto può cambiare velocemente.” (tratto da www.volvooceanrace.com)



    1.11.2014: TEAM VESTAS WIND SI INCAGLIA SU UN BASSO FONDALE, NESSUN FERITO


    [caption id="attachment_1931" align="alignnone" width="636"]Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi (Posizioni 1.12.2014) Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi (Posizioni 1.12.2014)[/caption]

    Alle 16.10 la barca dell'equipaggio Team Vestas Wind si è arenata su un basso fondale, le Cargados Carajos Shoals, nei pressi dell'isola di Mauritius nell'oceano Indiano. La barca è stata pesantemente danneggiata, ma fortunatamente i membri dell'equipaggio non hanno riportato ferite e sono stati costretti, poco prima che facesse giorno, ad abbandonare la nave. Team Alvimedica che si trovava in una zona limitrofa si è subito diretta verso il luogo dell'incidente per prestare soccorso all'equipaggio di Team Vestas Wind in caso di necessità.


    L'equipaggio di Team Vestas è rimasto a bordo per diverse mentre le onde continuavano a sferzare lo scafo incastrato nel corallo, con i timoni rotti e la prua rivolta verso il mare. Verso la mezzanotte italiana lo skipper Chris Nicholson, insieme all'equipaggio, ha deciso di abbandonare la barca. Ora si trovano sulla Ile du Sud in attesa di essere recuperati e e trasportati con un'imbarcazione alle Mauritius dove potranno valutare i danni della barca.


    Ecco il video dell'incidente di Team Vestas Wind



    Ecco cosa ha detto riguardo all'evacuazione della barca lo skipper Chris Nicholson raggiunto telefonicamente dagli organizzatori della Volvo Ocean Race Leg 2: "Sapevamo che l'acqua era bassa dall'altra parte del reef, nella laguna. Il problema è che per la maggior parte della notte eravamo nella parte dove l'acqua è più alta, dove la chiglia era incastrata nelle rocce e la barca continuava a picchiare per effetto delle onde, che vi si frangevano. Dovevamo tenere duro, con la barca che si rompeva intorno a noi. Ma non c'era modo di scendere, non in sicurezza. E poi, quando stava arrivando l'alba, due ore prima dell'alba, il bulbo si è staccato e la barca si è inclinata pesantemente da una parte. Mentre succedeva ci siamo resi conto che la poppa era andata, che la coperta cominciava a piegarsi e che la barca continuava a inclinarsi, quindi abbiamo deciso di scendere. Avevamo già fatto pratica con il sistema jonbuoy per vedere dove sarebbe andato e avevamo già gonfiato una zattera, che era andata oltre il reef e che avremmo potuto raggiungere. Abbiamo fatto pratica tutta la notte, per capire come fare. Quando abbiamo preso la decisione, ci siamo messi all'opera."  (tratto da www.volvooceanrace.com)




    [caption id="attachment_1959" align="alignnone" width="625"]Incidente Team Vestas Wind (Volvo Ocean Race Leg 2) Incidente Team Vestas Wind (Volvo Ocean Race Leg 2)[/caption]

    Nel frattempo Abu Dhabi Ocean Racing con lo skipper britannico Ian Walker ha preso la testa della flotta, sottraendola agli spagnoli di MAPFRE guidati da Iker Martínez. In questa fase si sono creati due gruppi compatti: Abu Dhabi Ocean Racing, Team Brunel e Dongfeng Race Team nelle prime posizioni e  Team Alvimedica, MAPFRE e Team SCA a chiudere.



    28.11.2014: mapfre guida il gruppo che è ancora compatto e si prepara ad affrontare la tempesta


    [caption id="attachment_1921" align="alignnone" width="636"]Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi posizioni 28.11.2014 Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi posizioni 28.11.2014[/caption]

    Ottavo giorno di navigazione per gli equipaggi della Volvo Ocean Race Leg 2 e dopo una nottata impegnativa, le squadre si preparano ad affrontare la tempesta prevista per domani. Alcuni problemi si sono già verificati e Dongfeng Race Team ha dovuto effettuare una riparazione in alto mare per sistemare la rotaia della randa. Un problema che avrebbe potuto fermare la corsa del team cinese, come ha raccontato Mark Covell, Watch Producer di Volvo Ocean Race: “Pensate alla rotaia di una tenda. Se si rompe significa che qualcuno sarà costretto a salire sull'albero per spostare manualmente la vela. Nelle condizioni attuali, è una manovra di certo non semplice e potenzialmente pericolosa. Di sicuro però è un problema che va risolto.” Fortunatamente la squadra è riuscita ad effettuare la riparazione anche se in maniera provvisoria.


    La tempesta che sta arrivando sugli equipaggi porterà con sé venti di 30 nodi con raffiche fino al 40% più forti, con un moto ondoso in deciso aumento e forti piogge. Insomma una situazione che sarà davvero difficile per tutti i gli equipaggi della Volvo Ocean Race Leg 2. I team sono tutti molto vicini con MAPFRE che guida il gruppo e Team SCA a chiudere in ultima posizione con solo poco meno di 13 miglia di svantaggio.



    26.11.2014: ABU DHABI SI PORTA IN TESTA


    [caption id="attachment_1893" align="alignnone" width="634"]Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi posizioni 26.11.2014 Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi posizioni 26.11.2014[/caption]

    Ancora cambi al vertice della Volvo Ocean Race Leg 2 con Abu Dhabi Ocean Racing che conquista la prima piazza recuperando tre posizioni. Nella giornata di ieri si era verificato un sorpasso da parte di MAPFRE che aveva tolto la prima posizione ad Abu Dhabi Ocean Racing, ma dopo qualche ora la squadra degli Emirati aveva già rimediato alla situazione riportandosi in prima posizione.


    Gli equipaggi sono comunque tutti molto vicini con uno svantaggio massimo di poco meno di 26 miglia accusato da Team SCA. Situazione equilibrata che mostra ancora una scelta molto conservativa e di studio da parte dei team in gara.




    [caption id="attachment_1894" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi (Team SCA) Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi (Team SCA)[/caption]

    23.11.2014: CAMBIO AL VERTICE ORA è TEAM BRUNEL A GUIDARE LA GARA


    [caption id="attachment_1874" align="alignnone" width="633"]Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi posizioni 23.11.2014 Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi posizioni 23.11.2014[/caption]

    La Volvo Ocean Race Leg 2 sta mettendo a dura prova gli equipaggi che devono continuamente trovare delle soluzioni tattiche ai continui mutamenti meteorologici. Le barche nelle prime posizioni sono tutte molto vicine e si controllano a vista formando un piccolo gruppetto formato da Team Brunel, Dongfeng Race Team, MAPFRE e Team Alvimedica. É evidente che i team si stanno studiando e optano più o meno per stesse scelte strategiche e tattiche.


    Questa giornata si è caratterizzata anche per delle rotture a bordo delle imbarcazioni, in particolare Abu Dhabi Ocean Racing ha riportato due rotture che hanno messo in difficoltà l'equipaggio, queste le parole del team: “Sottocoperta si lavora per tenere Azzam in forma. Se nella prima tappa non c'erano state rotture, all'inizio di questa seconda ne abbiamo avuta qualcuna. A un certo punto durante la notte Ian (Walker) correva fra il tavolo da carteggio e la coperta, urlando rotte e velocità, mentre gli altri cercavano pezzi di ricambio e adesivi nelle borse sotto le cuccette. Si sono rotti due pezzi importanti per Azzam, lo spinnaker A3 con un taglio di un metro e mezzo lungo l'inferitura proprio quando il bollettino dava 25 nodi e mare. Poi si è rotto il bozzello del cavo della timoneria, bella cosa quando timonare era importantissimo. Speriamo di non rompere altro...” (tratto da www.volvooceanrace.com)


    Video Volvo Ocean race Leg 2
    Ed ora saliamo a bordo con Team Brunel:




    22.11.2014: DONGFENG RACE TEAM CONQUISTA LA PRIMA POSIZIONE


    [caption id="attachment_1818" align="alignnone" width="634"]Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi posizioni 23.11.2014 Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi posizioni 23.11.2014[/caption]

    I team che stanno gareggiando nella Volvo Ocean Race Leg 2 sono tutti ancora vicini e raccolti in 20 miglia, tranne Team SCA che accusa uno svantaggio più importante. Al vertice c'è stato un cambio con Dongfeng race Team che ha preso il comando mentre Team Alvimedica è sceso in sesta posizione con un distacco di 20 miglia. L'ultima posizione  coccupata da Team SCA con uno svantaggio di circa 54 miglia.


    La situazione di classifica è questa: Dongfeng Race TeamTeam Brunel, MAPFRE, Abu Dhabi Ocean Racing, Team Vestas Wind, Team Alvimedica, Team SCA


    Ora condividiamo con voi la puntata Inside Track - Leg 2 Episode 3 | Volvo Ocean Race 2014-15, buona visione:




    21.11.2014: GLI EQUIPAGGI PASSANO NELL'OCEANO INDIANO E LE CONDIZIONI SONO DIFFICILI


    [caption id="attachment_1816" align="alignnone" width="634"]Volvo Ocean Race Leg 2 - Posizioni 21.11.2014 Volvo Ocean Race Leg 2 - Posizioni 21.11.2014[/caption]

    La seconda notte della Volvo Ocean Race Leg 2 si è rivelata molto dura per i velisti che hanno superato Capo Agulhas, passando all'oceano Atlantico a quello Indiano. Gli equipaggi sono stati accolti dall'oceano con mare formato, onde di 4 m, corrente intorno ai 5 nodi e raffiche di vento fino a 25/30 nodi. Queste condizioni estreme rendono difficile non solo la navigazione ma anche la vita di bordo come  ha raccontato Amory Ross da bordo del leader Team Alvimedica: “Lavorare è difficile, ci ho messo quasi un'ora a scrivere il mio blog oggi, e mangiare è ancora più difficile, nessuno si avvicina nemmeno al cibo e anche cose da nulla come versare il latte in polvere nella ciotola per mangiare un po' di cereali può essere un problema, Charlie (Enright, lo skipper) lo ha appena fatto e la cucina adesso sembra una scena di un film dell'orrore.” (tratto da www.volvooceanrace.com)


    Invece Francisco Vignale, Onboard reporter di MAPFRE, ha raccontato  “Le barche sono tutte molto vicine, ci sono cinque nodi di corrente e in coperta sembra di stare su un sottomarino, sottocoperta le cose volano di qua e di là.” (tratto da www.volvooceanrace.com)



    20.11.2014: TEAM ALVIMEDICA GUIDA LA VOLVO OCEAN RACE LEG 2 (CAPE TOWN-ABU DHABI)


    [caption id="attachment_1813" align="alignnone" width="637"]Volvo Ocean Race Leg 2 - Posizioni 20.11.2014 Volvo Ocean Race Leg 2 - Posizioni 20.11.2014[/caption]

    Dopo la partenza di ieri dalla Table Bay e nonostante l'andatura di bolina, con vento e fresco e mare formato, la prima notte di navigazione della Volvo Ocean Race Leg 2 è andata meglio del previsto, con venti di 10/15 nodi. I sette Team in gara sono ancora tutti molto vicini e hanno optato per le stesse scelte tattiche con piccole differenze, infatti Team Alvimedica, che ora guida il gruppo, insieme a MAPFRE e a Dongfeng Race Team si sono tenute leggermente più a nord rispetto rispetto agli altri equipaggi.


    Quindi scelte conservative di tutti gli equipaggi che si controllano a vicenda cercando di evitare danni e rotture nella prima fase del percorso. La direzione di corsa ha inoltre vietato alle imbarcazioni di passsare in alcune zone considerate pericolose, nelle zone più a sud per la possibile presenza di iceberg, mentre in altre zone per la presenza di pirati. Grazie a queste nuove disposizioni i team potranno affrontare la Volvo Ocean Race Leg 2 seguendo un percorso più rettilineo e sicuro rispetto al precedente.



    19.11.2014: PARTITA LA LEG 2 DELLA VOLVO OCEAN RACE CAPE TOWN-ABU DHABI


    Gli equipaggi della Volvo Ocean Race Leg 2 sono partiti e hanno dovuto fare i conti fin da subito con condizioni meteo difficili, con un vento che ha raggiunto i 35 nodi in alcuni tratti del percorso costiero, con mare molto formato. La prima notte sarà davvero dura per le imbarcazioni e gli equipaggi che si stanno dirigendo verso il Capo di Buona Speranza, infatti secondo gli esperti locali, le condizioni nella notte saranno pessime.


    Condizioni che lo skipper di Team Alvimedica, la barca, sui cui regata l'unico italiano di questo giro del mondo Alberto Bolzan, Charlie Enright ha definito come “orrende”. “Credo che adotteremo tutti una strategia piuttosto conservativa” ha detto il giovane skipper americano. “Potrebbero essere le peggiori condizioni, soprattutto di mare, che abbiamo preso con queste barche.” (tratto da www.volvooceanrace.com)


    Questo l'ordine al passaggio dell'ultima boa  del percorso costiero: Team Brunel, MAPFRE, Team SCA, Team Alvimedica, Dongfeng Race Team, Team Vestas Wind, Abu Dhabi Ocean Racing.



    VOLVO OCEAN RACE LEG 2: IL PERCORSO CAPE TOWN-ABU DHABI (5.185 MIGLIA NAUTICHE)


    [caption id="attachment_1805" align="alignnone" width="670"]Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi Rotta Volvo Ocean Race Leg 2 Cape Town-Abu Dhabi (www.volvooceanrace.com)[/caption]

    Dal Sudafrica agli Emirati Arabi passando dall'oceano Atlantico a quello Indiano e attraversando le rotte dei pirati. Nel mese di dicembre solitamente soffiano forti venti di sud-est tra l'alta pressione di St Helen e il sistema di bassa pressione Sudafricana e la flotta della Volvo Ocean Race Leg 2 potrebbe incontrare turbolenze difficili già nelle prime ventiquattrore di regata. I navigatori si troveranno a dover prender subito una decisone strategica: puntare verso sud cercando i venti occidentali o veleggiare vicino alla costa alla costa africana. Questa sarà una decisone molto difficile e condizionata anche da una buona dose di fortuna perché il tempo in quei luoghi varia molto velocemente e le condizioni che ottimali tramutarsi in condizioni sfavorevoli nel giro di poche ore.

    Probabilmente la flotta opterà per andare verso sud per cercare di cogliere le migliori opportunità di dirigersi poi a verso est, il rovescio di questa scelta potrebbe la corrente di Agulhas, un sistema di masse d'acqua oceaniche in movimento che raggiunge la velocità di 5 nodi. con forti venti occidentali opposti a questa corrente può produrre onde enormi che possono danneggiare le imbarcazioni.

    Il primo grande ostacolo che la flotta della Volvo Ocean Race Leg 2 dovrà affrontare è la zona con poco vento nell'oceano Indiano. La soluzione più probabile sarà quella di passare l'alta pressione sul lato occidentale e approfittare, a sud del Madagascar, dei venti freschi provenienti da nord-est. Una volta superato questo sistema la flotta dovrebbe trovare gli alisei provenienti da sud-est che dovrebbero permettere una navigazione veloce con angoli di vento ottimali.

    Un fattore di rischio in questa zona sono i cicloni tropicali, infatti questi grandi sistemi di tempesta prendono forma vicino alle zone di calma e girano sempre più velocemente mentre si dirigono verso sud provocando il caos. Inoltre queste masse di vento in movimento tolgono vento alle zone limitrofe quindi per le imbarcazioni della Volvo Ocean race Leg 2 sarà difficile trovare un buon vento senza avvicinarsi a queste pericolose formazioni.

    L'ultimo ostacolo saranno i Dolddrums, le zone di calma equatoriali dell'oceano Indiano formate dallo scontro fra gli alisei e i venti monsonici. Queste zone, poste a sud dell'equatore, sono caratterizzate da pioggia e brezze poco costanti. Dopo queste zone di calma gli equipaggi veleggeranno fino al Golfo sfruttando i venti monsonici di nord-est. Infine passeranno una zona con venti leggeri e mutevoli per arrivare ad incontrare Shamal, il vento locale predominante che soffia da nord-ovest e dopo Ormuz, sarà una lunga battaglia fino ad Abu Dhabi.
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  90. Manta gigante (Manta birostris)

    CHI È LA MANTA?


    Nome scientifico
    Manta birostris


    Taglia
    Larghezza max: 9 m
    Peso max:  oltre 1 t


    Identificazione
    La manta gigante è il più grosso raiforme (ordine della classe dei pesci cartilaginei, come le razze), e il suo corpo è formato da un disco piatto di forma romboidale di larghezza pari a 2,2-2,4 volte la sua lunghezza, con apici appuntiti verso le estremità laterali. La testa della manta invece è larga un terzo del disco. La bocca è posizionata nella parte inferiore della testa e presenta due pinne cefaliche, dette anche fanoni, che la manta tiene arrotolate durante il nuoto mentre are quando si nutre per convogliare il cibo verso la bocca. La manta birostris deriva il suo nome proprio da queste due peculiari appendici che sembrano per l'appunto due rostri. La manta ha inoltre una struttura cartilaginea.


    Le cinque fessure branchiali sono posizionate sul ventre e sono ampie e munite di un apposito filtro per trattenere il plancton di cui la manta si nutre. La parte posteriori del corpo è caratterizzata da una sottile coda lunga quasi quanto il corpo e con una piccola pinna caudale posta sull'attaccatura del corpo. non ha aculei veleniferi e la pelle è ricoperta da piccoli denticoli dermici di forma radiale.


    La manta ha una colorazione del dorso è scura, coloro bruno-nerastra o grigia, abbastanza uniforme, alle volte può presentare macchie più chiare. Il ventre invece è bianco con macchie scure che assumono forme e dimensioni differenti in ogni esemplare. Gli studiosi utilizzano proprio questi differenti colorazioni ventrali per distinguerle.


     La manta è il gigante della famiglia ed è uno dei pesci più grandi in assoluto e proprio le grandi dimensioni e alcune differenze nella dentatura e nella colorazione la distinguono dalla Manta alfredi riconosciuta come specie differente solo nel 2009.



    IL COMPORTAMENTO DELLA MANTA


    Abitudini di vita
    La manta gigante, nonostante sia un raiforme, non frequenta il fondale e predilige le acque pelagiche spingendosi anche in mare aperto sia in piccoli gruppi che da sola. Sono stati documentati anche gruppi con molti esemplari, in questi frangenti sembra che le mante si raggruppino per effettuare delle migrazioni a scopo alimentare.


    La manta è un'ottima nuotatrice e può compiere spettacolari salti fuori dall'acqua, probabilmente per cercare di liberarsi dei parassiti o delle remore. La manta si ciba prevalentemente di zooplancton, piccoli animali che si lasciano trasportare dalla corrente, utilizzando le due pinne cefaliche per convogliare l'acqua verso la bocca e poi filtrandola per trattenere il cibo.


    La manta è un animale ovoviviparo, infatti l'uovo, solitamente uno, si schiude all'interno del corpo della madre. Si riproduce da dicembre ad aprile.


    Distribuzione
    La manta gigante è presenta in tutti gli oceani e i mari della fascia temperata e tropicale. Ndell'oceano Atlantico si può incontrare la manta fino nel New Jersey e nello stretto di Gibilterra, ma solitamente non entrano nel Mediterraneo. Nella zona sud invece fino al Congo  e all'Uruguay. La manta è presente in tutte le zone dell'oceano indiano e nella zone del Pacifico fino al Giappone e alla California, a nord; e fino alla Nuova Zelanda e al Cile, nella zona sud.


    Cypron-Range Manta birostris.svg
    "Cypron-Range Manta birostris" di - www.iucnredlist.org. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

    Particolarità
    La manta è uno dei pesci più grandi del mondo e non ha paura dell'uomo con il quale spesso nuota.

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  91. Corto Maltese tornerà in mare nel 2015 con una nuova avventura

    Corto Maltese tornerà in mare nel 2015 con una nuova avventura


    13.05.2015: svelata la copertina italiana del nuovo corto maltese


    É di questa mattina la notizia che il quotidiano francese Le Figaro ha diffuso l'immagine la copertina del nuovo numero indedito di Corto Maltese, che verrà pubblicato in Ottobre. Ecco l'immagine della copertina italiana di Corto Maltese edita da Rizzoli Lizard.

    [caption id="attachment_3906" align="alignleft" width="380"]Copertina numero inedito Corto Maltese "Sotto il sole di mezzanotte" Copertina numero inedito Corto Maltese "Sotto il sole di mezzanotte"[/caption]

    Sembra dunque ormai certo che nella sua trentesima avventura - la prima pubblicata dopo la scomparsa del maestro Hugo Pratt - Corto Maltese tornerà in mare navigando nei luoghi del sole di mezzanotte, le regioni polari, come conferma Benoît Mouchart, direttore editoriale di Caterman: «Tutto quello che posso dirvi è che si svolge nel 1915, al freddo…»


    La nuova avventura di Corto Maltese, intitolata Sotto il sole di mezzanotte è stata sceneggiata da Juan Diaz Canales e disegnata da Rubén Pellejero. Le illustrazioni saranno a colori con una variazione in bianco e nero.


    Il biografo di Hugo Pratt, Dominique Petitfaux, ha dichiarato: «Ho avuto la possibilità di vedere le prime otto tavole. Sono splendide. Molto classiche. Da quello che ho visto, scopriamo il giovane Corto Maltese con Rasputin, nel Nord… Mi ha ricordato un po’ l’atmosfera di  Jesuit Joe. Devo dire che Pratt era molto affascinato dagli eschimesi e dagli Inuit. Sono molto curioso di continuare a leggere questa nuova avventura…»


    La nuova avventura di Corto Maltese verrà pubblicata in Italia dal 1° Ottobre dalla Rizzoli Lizard, in Francia e Olanda da Casterman e in Spagna dal 30 Settembre da Norma Editorial, con una tiratura minima di 300.000 mila copie.


    Clicca qui per scoprire tutti i libri della serie Corto Maltese visita questa pagina per trovare tutti i quadri su tela di Corto Maltese autorizzati dal diritto d'autore.




    [caption id="attachment_1602" align="alignnone" width="670"]Corto Maltese continua il suo viaggio Corto Maltese continua il suo viaggio (www.cortomaltese.com)[/caption]

    L'editore Casterman ha diffuso la notizia, graditissima a tutti gli appassionati di Corto Maltese, che il nostro marinaio riprenderà il mare a vent'anni dalla scomparsa del suo creatore Hugo Pratt. L'arduo compito di raccontare il nuovo capitolo della storia è stato affidato allo scenenggiatore Juan Diaz Canales e all'esperto disegnatore Ruben Pallejro.


    Il nuovo episodio svelerà cosa fece Corto Maltese fra il 1905, anno in cui è ambientato il racconto La giovinezza e il 1915, anno in cui è ambientato  Una ballata del mare salato, dieci anni durante i quali il nostro marinaio scompare dalla storia. Finalmente da ottobre dell'anno prossimo (2015) potremo scoprire cosa accadde a Corto Maltese in quei dieci anni che lo fecero diventare il personaggio che tutti noi oggi amiamo.


    Scopri di più su Corto Maltese e sul suo creatore Hugo Pratt. Clicca qui per vedere i libri di Corto Maltese o acquistarli direttamente da Amazon.


     


     
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  92. Tartaruga marina (Caretta caretta)

    Chi è la Caretta caretta?


    Nome scientifico
    Caretta caretta


    Taglia
    Lunghezza max:  80-140 cm
    Peso max: 100-160 Kg


    Identificazione
    La tartaruga marina Caretta caretta è un rettile completamente adattato alla vita acquatica grazie alla forma affusolata del suo corpo e alle zampe che si sono trasformate in pinne. La Caretta caretta ha una testa grossa con un rostro molto incurvato. Le pinne sono molto sviluppate, specialmente quelle posteriori e sono dotate di unghie. Ha un carapace molto robusto di colore rossiccio-marrone sul dorse, con striature più scure negli esemplari giovani, e un piastrone a forma di cuore dal colore giallastro con chiazze arancioni sul ventre. I maschi di Caretta caretta si possono distinguere dalle femmine grazie alla coda più lunga che si sviluppa durante la maturità sessuale, a 13 anni. La caretta caretta si riproduce durante il periodo estivo, fra giugno e agosto, ritornando sulle spiagge dove sono nate e deponendo moltissime uova.



    Il comportamento della Caretta caretta


    Abitudini di vita
    La Caretta caretta, essendo un rettile, è un animale a sangue freddo e per questo preferisce le acque temperate. Solitamente nuota in profondità e passa gran parte delle sua vita sott'acqua tornando in superficie solo per respirare. Se sulla terra ferma è goffa e pesante in acqua riesce a raggiungere la velocità di 35 Km/h.


    La Caretta caretta è onnivora e si nutre principalmente di molluschi, crostacei, gasteropodi, echinodermi, pesci e meduse. Purtroppo spesso scambia la plastica per meduse e la ingerisce rischiando di morire.


    Distribuzione
    La Caretta caretta predilige le zone profonde con acque tiepide vicino alle coste ed è diffusa nell'oceano Atlantico, nel mar Mediterraneo, nel mar Nero, nell'oceano Indiano e nell'oceano Pacifico. Le maggiori concentrazioni di Caretta caretta si trovano in Sudafrica, Florida, Australia, Mozambico e Oman.


    Particolarità
    Nel Mediterraneo la Caretta caretta è a rischio estinzione a causa dell'invasione dei luoghi di nidificazione da parte dell'uomo.

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  93. Globicefalo (Globicephala melas)

    Chi è il globicefalo?


    Nome scientifico
    Tursiops truncatus


    Taglia
    Lunghezza max: 7,5 m
    Peso max:  2 t


    Identificazione
    Il globicefalo è un Delfinide ed è uno dei più grandi della famiglia. Il corpo è massiccio con due pinne pettorali a forma di mezzaluna lunghe e robuste e a un rostro molto breve. Il capo è globoso, da cui deriva il nome, e presenta un evidente melone. Il globicefalo ha una colorazione nera su quasi tutto il corpo tranne nella zona ventrale dove si può notare una macchia biancastra a forma di ancora. La pinna dorsale è corta e larga con un apice leggermente arrotondato. Le dimensioni dei maschi sono decisamente maggiori rispetto a quelle delle femmine.



    Il comportamento del globicefalo


    Abitudini di vita
    Il globicefalo è un mammifero marino dal comportamento fortemente gregario che forma gruppi di medie e grandi dimensioni composti anche da centinaia di individui. Spesso si possono trovare questo gruppi fermi in superficie. Il globicefalo ricorre spesso a questi comportamenti: spyhopping (solleva la testa fuori dall'acqua per vedere cosa sta accadendo), il lobtailing (sbatte la pinna caudale sull'acqua per produrre rumori e comunicare), e gli esemplari più giovani compiono anche il breaching (saltano completamente fuori dall'acqua).


    Il globicefalo compie brevi immersioni di una decina di minuti per cacciare riuscendo ad arrivare fino a 600 m di profondità anche se solitamente stazione entro i 30 m. Il globicefalo si nutre prevalentemente di cefalopodi e solo secondariamente di pesci.


    Distribuzione
    Il globicefalo è stato fortemente cacciato in passato ed ora la sua presenza è divisa prevalentamente in due zone: una a Nord che comprende l'Atlantico settentrionale, escluse le aree polari, e il mar Mediterraneo; mentre nella parte sud è presente nell'oceano Atlantico meridionale, nell'oceano Pacifico meridionale e nell'oceano Indiano meridionale in una zona che può essere associata alla corrente di Humboldt che si muove dalle Falkland al Benguela.


    Cetacea range map Long-finned Pilot Whale.PNG
    "Cetacea range map Long-finned Pilot Whale". Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

    Particolarità
    Il globicefalo è molto curioso e non è spaventato dalle barche che spesso lascia avvicinare fino a pochi metri di distanza.

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  94. Tursiope (Tursiops truncatus)Nome scientifico
    Tursiops truncatus

    Taglia
    Lunghezza max: 2,5-3,8 m
    Peso max: 650 Kg

    Identificazione
    Il tursiope ha un corpo fusiforme e molto idrodinamico. La testa è pronunciata mentre il rostro è coro e tozzo dal quale deriva il suo nome inglese, Bottlenose Dolphin delfino dal naso a bottiglia. Sulla parte apicale della testa è presente lo sfiatatoio. Il muso è caratterizzato dal famoso "sorriso" che ha reso celebre questa specie. Il tursiope "sorride" a causa dell'impossibilità di muovere le mascelle in altre posizioni. Le due mascella presentano ognuna dai 18 ai 26 denti conici e appuntiti su ogni mascella.


    La pinna dorsale è ricurva e di forma triangolare ed è lunga circa 23 cm, mentre le pinne pettorali, chiamate anche flipper, sono lunghe dai 30 ai 50 cm. La pinna caudale è larga circa 60 cm ed è suddivisa in due lobi, chimati flukes. Sia la pinna caudale che quella dorsale sono fatte di tessuto connettivo e non sono presenti muscoli o ossa. Le pinne pettorali invece sono formate da ossa e derivano dai mammiferi terrestri, da cui i Cetacei si sono evoluti circa 50 milioni di anni fa.


    La colorazione del tursiope è grigia con varia sfumature, più scuro sul dorso è più chiaro lungo i fianchi, e bianco sul ventre. In mare il tursiope può essere confuso con la stenella striata o con il delfino comune.


    Il tursiope ha un udito molto sviluppato ed è in grado di emettere suoni di tre differenti tonalità: click (una serie di suoni ad alta frequenza),  fischi e scricchiolii. I primi vengono utilizzati per l'ecolocalizzazione mentre gli altri per comunicare e i ricercatori hanno scoperto che ogni tursiope ha un proprio timbro di voce.


    Le pupille sono poste ai lati della testa e gli permettono di vedere bene sia in acqua che in aria, oltre a permettergli di vedere a colori.


    Abitudini di vita
    Il tursiope è un delfino gregario che vive in gruppo, chiamati pods, composti generalmente da 2-6 individui, solitamente femmine con i piccoli, mentre i maschi si unisco solo per breve tempo e si possono trovare anche come esemplari solitari. Il tursiope a volte si unisce anche a gruppi di altri cetacei. Il tursiope è un cetaceo che può diventare aggressivo verso altri maschi della stessa specie quando combatte per una femmina e verso altre specie più piccole, come le focene, per ridurre la competizione alimentare.


    Il tursiope è un predatore molto opportunista e adattabile si nutre di pesci e cefalopodi, ma non disdegna i crostacei. Alcuni studi hanno dimostrato che in Mediterraneo i il tursiope si nutre prevalentemente di naselli, pesci sciabola e gronghi. Quando cacciano spesso cooperano fra di loro per facilitare la cattura delle prede e a volte collaborano persino con l'uomo. Il tursiope è a sua volta preda dello squalo tigre, dello squalo bruno e dello squalo zambesi o leuca, e in rarissime occasione anche delle orche. Il tursiope aiuta i membri del suo gruppo quando sono feriti tenendoli a galla per farli respirare. comportamenti analoghi sono stati riscontrati anche a favore di alcune persone in difficoltà.


    Distribuzione
    Il tursiope vive nei mari temperati e tropicali di tutto il mondo: nell'oceano Pacifico, dalla Nuova Zelanda al Cile; nell'oceano Atlantico, dalla Scozia e Norvegia fino alla Patagonia; nell'oceano Indiano, dalla costa orientale dell'Africa fino all'Australia. Il tursiope è diffuso è diffuso anche nel mar Nero e nel Mediterraneo con una buona presenza nella zona del Santuario dei Cetacei Pelagos.


    Particolarità
    Il delfino protagonista della fortuna serie televisiva Flipper è proprio un tursiope.
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  95. Abu Dhabi Ocean Racing vince la Leg 1 Alicante-Cape Town

    Abu Dhabi Ocean Racing conquista la Volvo Ocean Race Leg 1 dopo 26 giorni di regata che ha visto gli equipaggi passare dal Mar Mediterraneo all'oceano Atlantico, partendo da Alicante, In Spagna, per raggiungere Cape Town, in Sudafrica. La regata è stata combattuta, specialmente le prime tre imbarcazioni hanno ingaggiato una sfida che è durata per tutto l'attraversamento dell'Atlatico con capovolgimenti di fronte ma con una netto dminio di Abu Dhabi Ocean Racing che sulla linea del traguardo ha preceduto di soli 12 minuti Dongfeng Racing Team dopo aver percorso ben più delle 6.487 miglia nautiche preventivate. Un distacco quindi davvero minimo che diventa ancora più esiguo se si pensa all'incidente occorso nelle ultime giornata di gare al team franco/cinese che ha saputo comunque reagire alla grande, conservando il secondo posto.


    Uno stremato ma felice Ian Walker, skipper di Abu Dhabi Ocean Racing, non appena arrivato in banchina ha dichiarato: "Sono stati momenti veramente intensi, più di quanto mi sarei mai aspettato e gli ultimi giorni sono stati davvero duri, ci stavano tutti alle calcagna. Noi abbiamo regatato bene, il mio equipaggio è stato grande, Simon (Fisher) ha fatto delle scelte ottime e siamo riusciti a tenere a bada la tensione alla fine. E' stata una tappa molto bella." Walker ha avuto parole di elogio anche per gli avversari. "Devo fare i miei complimenti a Dongfeng, una performance fantastica, ci hanno davvero messo a dura prova nelle ultime ore. Ma devo dire che tutti quelli che arriveranno qui, non importa se primi o ultimi avranno portato a termine una bella impresa." (da volvooceanrace.com)


    "Siamo felicissimi di questo risultato, è fantastico per il nostro gruppo!" Ha detto Caudrelier, skipper di Dongfeng Racing Team. Lo skipper ha voluto inoltre sottolineare l'incredibile determinazione dei due velisti cinesi, che prima di questo battesimo dell'oceano non avevano pressoché alcuna esperienza di navigazione oceanica. "Il nostro obiettivo è anche formare dei cinesi alla vela e sviluppare lo sport in Cina. Sei mesi fa alcuni dei nostri velisti non avevano mai passato una notte in mare. Oggi hanno appena portato a termine una tappa incredibile della Volvo Ocean Race. Siamo molto orgogliosi di loro. Questa edizione è un po' un gioco nuovo con 
i monotipo, tutti hanno la stessa barca e ci siamo accorti subito, anche se è solo una tappa, che è facile fare errori. Chi vincerà questa Volvo Ocean Race sarà davvero la squadra più forte, sarà durissima." (da volvooceanrace.com)

    Video arrivo Abu Dhabi Ocean Racing (Volvo Ocean Race Leg 1)


    Il video della lotta finale fra Abu Dhabi Ocean Racing e Dongfeng Racing Team.





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  96. Hugo Pratt, la biografia del disegnatore di Corto Maltese

    Questo articolo è un omaggio al grande Maestro Hugo Pratt, l'inventore della letteratura illustrata e il disegnatore di uno dei personaggi più leggendari del fumetto, il marinaio Corto Maltese.



    Indice dell'articolo su Hugo Pratt



    1. Hugo Pratt, la biografia

    2. Il successo di Hugo Pratt

    3. I romanzi di Hugo Pratt

    4. Hugo Pratt e la pubblicità

    5. L'ultima storia di Hugo Pratt

    6. Frasi di Hugo Pratt

    7. Dicono di lui

    8. Interviste a Hugo Pratt



    Hugo Pratt, biografia


    Hugo Pratt è considerato uno dei più grandi disegnatori del mondo e i suoi lavori vengono esposti nei più famosi musei del mondo come il Grand Palais, Pinacothéche di Parigi, il Vittoriano di Roma, Cà Pesaro a Venezia e Santa Maria della Scala a Siena. L'opera di Hugo Pratt è stat considerata talmente importante e profonda che per definirla è stato coniato il termine di "letteratura disegnata". Artisti, registi e scrittori, come Tim Burton, Frank Miller,  Woody Allen, Umberto Eco, e Paolo Conte, lo hanno citato nel corso del tempo.



    Origini


    Hugo Pratt nasce a Rimini il 15 Giugno 1927, figlio di Rolando Pratt - romagnolo e militare di carriera con origini inglesi, morto nel 1942 in un campo di concentramento francese dopo essere stato fatto prigioniero in Africa orientale - e di Evelina Genero, appassionata di scienze esoteriche, dalla cabbala alla cartomanzia, e figlia del poeta dialettale veneziano di origine marrane Eugenio Genero. Hugo Pratt trascorse la sua infanzia a Venezia in una famiglia cosmopolita: il nonno paterno di origini inglesi, quello materno ebreo marrano e la nonna di origine turca, un garbuglio di culture, razze e credenze.



    Hugo Pratt e la seconda guerra mondiale


    Nel 1936 il padre venne trasferito in una colonia italiana in Abissinia e anche Hugo Pratt lo segue iniziando a vivere la sua giovinezza africana. A quattordici anni viene arruolato dal padre nella polizia coloniale dove conosce la vita militare e incontra diversi eserciti, come quello italiano, il francese, l'abissino, l'inglese, il senegalese. Certamente questo periodo ha lasciato un segno indelebile nella memoria di Hugo Pratt che spesso riporterà nella sua personaggi legati al mondo militare. Ma Hugo Pratt era ancora un ragazzino e impara a parlare la lingua locale in modo da poter fare amicizia con i ragazzi del posto. Proprio in questi anno si appassiona del romanzo d'avventura. Legge con passione i libri di James Oliver Curwood, Zane Gray, Kenneth Roberts e scopre anche i primi fumetti di avventura americani. In particolar modo, sarà la lettura di “Terry e i pirati” di Milton Caniff a fargli decidere di voler diventare un disegnatore di fumetti.


    Nel 1941, quando l'esercito italiano venne sconfitto nell'Africa Orientale, la famiglia Pratt viene internata nel campo di concentramento a Dire Daua, dove il padre morì nel 1942. L'anno successivo, nel 1943, Hugo Pratt rientra in Italia grazie all'intervento della Croce Rossa e frequenta un collegio militare a Città di Castello. Sempre nello stesso anno, dopo l'armistizio di Cassibile aderì alla Repubblica Sociale Italiana e per breve tempo si arruola nei marò della Xª Flottiglia MAS nel Battaglione Lupo, ma dopo alcuni mesi rientra a casa. Nell'autunno del 1944 rischia di essere fucilato dalle SS tedesche che temevano fosse una spia sudafricana. Nel 1944, grazie alla buona padronanza della lingua inglese viene scelto come interprete dell'esercito alleato, con il quale rimane sino alla fine del conflitto.



    Hugo Pratt inizia la sua carriera di disegnatore


    [caption id="attachment_1698" align="alignleft" width="150"]Hugo Pratt in Argentina (1950) Hugo Pratt in Argentina (1950)[/caption]

    Nel 1945 Hugo Pratt insieme ad un gruppo di amici, realizza la rivista di fumetti l'Asso di Picche ed inizia ufficialmente la sua storia di disegnatore. Proprio grazie a questo primo lavoro, il "gruppo di Venezia" verrà contattato da un'importante casa editrice argentina, la Editorial Abril, così Hugo Pratt parte alla volta dell'Argentina e si ferma a Buenos Aires per tredici anni.


    In questo periodo incontra diversi disegnatori come Salinas o i fratelli Del Castillo, diventa amico con il jazzista Dizzy Gillespie, frequenta i locali dove si balla il Tango, impara lo spagnolo e scopre i testi degli scrittori Octavio Paz, Leopoldo